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Quotidiano cartaceo o digitale?

02/12/2011

Sino a pochi mesi fa ero a favore dei quotidiani su carta: una semplice forza dell’abitudine senza nessuna giustificazione logica. Una piacevole abitudine quando ero a Reggio Emilia in albergo: al mitico Morandi ( sito web) sapevo che alle 6.30 potevo scendere a fare colazione e che il simpatico Socol mi avrebbe consegnato con un sorriso il Sole 24 Ore e, a scelta, Repubblica o Corriere della Sera. Vuoi mettere?

A La Magdeleine le cose sono però un po’ differenti: i giornali arrivano alle 8.30-9 e bisogna uscire per acquistarli. Tu dirai: ma così fai due passi e non ti viene la pancia. Vero, ma per la pancia preferisco sciare. E poi uscire a comprare il giornale mi fa sentire pensionato: orrore visto che lo sono quasi.

La ragione della migrazione al digitale è però diversa: se non vivi da solo/sola sai che non c’è nulla di peggio che aspettare il tuo turno per leggere il giornale. Per me e Bianca è così e quindi per evitare la seccatura dell’attesa ci eravamo adattati a comprare due quotidiani.

Per un paio d’anni abbiamo fatto così. Poi una mattina mentre mi facevo la barba ho fatto due conti: 1,20 € x 2 x 365 giorni. Due quotidiani costano circa 900 euro all’anno! NOVECENTO EURO! Cioè come due paia di sci! Una follia scomoda e poco ecologica visto che si tratta di un paio di quintali di carta all’anno.

Detto fatto, mi sono abbonato a La Stampa in formato pdf: per  93 euro all’anno posso leggere l’edizione Aosta anche quando sono fuori valle ( abbonamenti).

Tu dirai ma così leggi un solo quotidiano. Vero, ma basta e avanza: il secondo lo leggevo solo per avere qualcosa da fare mentre Bianca leggeva La Stampa. Adesso mi basta fare la copia del file pdf e passargliela su una chiavetta.

Mi dispiace non passare più al bar a prendere i giornali ma ho pensato che posso entrare ogni tanto a comprare qualche gelato: con 800 euro risparmiati posso riempire il frigo tutte le settimane.

Scegliere una laurea magistrale

02/10/2011

oggi ricevo una mail che mi chiede aiuto circa la scelta di una laurea magistrale in pubblicità. Ohibò: per me la pubblicità è come la TV, un mondo sconosciuto che da ignorante non sono in grado di apprezzare e giudicare. Ho risposto così:

non sono la persona giusta per darle una mano in un percorso formativo relativo alla pubblicità. Posso solo dirle cosa farei se fossi al suo posto e dovessi scegliere una laurea magistrale che miri a professioni moderne:

  1. aldilà delle etichette dei corsi guarderei contenuti e metodi: mi aspetterei di trovare un sillabo (programma analitico) per ciascun insegnamento e vorrei che il programma fosse chiaro e completo.
  2. guarderei i CV dei singoli docenti (almeno di quelli che insegnano i corsi obbligatori) per capire se sono solo creature accademiche o se hanno fatto altre esperienze
  3. confronterei il sito web del corso di laurea e della facoltà con quello dei suoi competitor
  4. darei molta, molta importanza alla sede: per professioni moderne escluderei le sedi periferiche in cittadine di provincia e punterei su città dove trovare ambiti di lavoro/stage e massa critica di gente interessante/interessata alla mia professione
  5. su Tesionline cercherei di vedere che cosa sono le “tesi” in quella sede
  6. per quello che può servire darei un’occhiata ai dati di Almalaurea con riferimento agli sbocchi occupazionali
  7. da ultimo, ma fondamentale, andrei di persona a vedere la sede, assisterei a delle lezioni per vedere in faccia almeno 3-4 docenti, magari parlerei anche con loro e, dulcis in fundo, parlerei con gli studenti per sapere cosa c’è che non va.

PS: a dire il vero, quanto ho appena scritto vale anche per la scelta della laurea triennale.

 

Sciatteria e abitudine

02/02/2011

stamattina mi sono svegliato dopo un sonno profondo di dieci ore: come se avessi dovuto smaltire una salita di sci alpinismo fatta senza il necessario allenamento. A dire il vero in questi ultimi 10 anni mi sono fatto un bell’allenamento agli esami ma a quanto pare non ci ho fatto l’abitudine. E’ un bel problema, per fortuna che ho finito.

Eh sì, perché è l’abitudine quella cosa che permette a noi italiani di sopravvivere senza prendercela troppo. “Non te la prendere” è una frase che non sentirete mai dire a un tedesco o a un giapponese. Ma a me un collega penpal ( definizione) la ripeteva sempre. Aveva ragione. Se te la prendi vuol dire che non ti sei ancora abituato: insomma, non sei fatto per l’università (italiana) e, anzi, sarebbe meglio che emigrassi.

Quindi non me la dovrei prendere a vedere sulla homepage del quotidiano cui sono abbonato questa ennesima dimostrazione di sciatteria:

LASTAMPA > 2.02.2011 (dalla homepage)

Ma non hanno uno stagista che rilegga per filo e per segno tutto quello che mettono online?

Mai più esami

02/01/2011

è davvero un grande, grandissimo sollievo sapere che oggi ho fatto gli ultimi esami (universitari) della mia vita. Certo ci sono attività assai più sgradevoli e faticose ma questa non scherza, specie se si tratta di esami orali. Avevo la sensazione, non costante ma frequente, di fare un lavoro ripetitivo e inutile.

Quando ero studente gran parte degli esami orali era compito degli “assistenti”: il docente titolare del corso si occupava della parte finale dell’esame. Adesso no: gli esami li fai da solo dall’inizio alla fine. Un sistema forse “democratico” ma davvero poco produttivo.

Gli esami che oggi ho finito di fare da docente sono ben diversi da quelli che avevo sostenuto da studente: allora gli appelli erano pochi (2-3), i voti non potevano essere rifiutati, le bocciature c’erano, agli esami si arrivava preparati. Passo la palla a qualcun altro più resistente e accomodante.

Case invendute in Italia: 120.000 o 2 milioni?

01/26/2011

ieri e oggi i media hanno ripreso la notizia dell’ANSA (Parlamento, boom di appartamenti invenduti) in cui si citava un’indagine della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera secondo cui in Italia c’è una “giacenza” di circa 120.000 appartamenti invenduti. Questo ad esempio il titolo apparso su La Stampa di oggi:

La Stampa > 2011.01.26 > Mattone in crisi

E nell’edizione on-line del quotidiano dove il titolo è ancora più forte:

So far so good. In Spagna gli appartamenti invenduti sarebbero infatti 700.000.

In realtà se si va a vedere il sito della Camera si trovano dati assai più allarmanti. Nell’audizione tenuta alla Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera (nell’ambito dell’indagine di cui parlano ANSA e quotidiani) il dr. Paolo Righi presidente della Federazione italiana agenti immobiliari professionali (FIAIP) ha dichiarato:

“Oggi, in Italia ci sono circa 2 milioni di immobili invenduti (appartamenti e unità immobiliari)” (fonte)

Mah, chissà chi ha ragione.

Comuni virtuosi

12/27/2010

sono quelli che gestiscono i soldi pubblici con il buonsenso e l’oculatezza del buon padre di famiglia. In cui sindaco e assessori usano i soldi dei cittadini pensando sempre al rapporto costi-benefici e a come risparmiare. L’articolo di Michele Brambilla (Il club dei comuni virtuosi, La Stampa, 27.12.2010) in cui si parla di loro (Colorno, ad esempio) e si intervista un assessore virtuoso (Marco Boschini di Colorno) fa ben sperare. E ancor più fa sperare l’Associazione dei Comuni Virtuosi ( sito web).

Risorse per le feste

12/21/2010

Il titolo è The Holiday Entertaining Arsenal: un insieme di slideshow e articoli (New York Times) utili per capire come gli americani fanno festa (a tavola). Le cosine che mangiano là sono molto diverse dalle nostre: un motivo (una volta tanto) per essere felici di essere italiani.

NYT > The Holiday Entertaining Arsenal

Idee per regali sul Guardian

12/17/2010

Come tanti, anche il Guardian pubblica una guida ai regali di Natale. A differenza di tanti il suo sommario è multimediale e attraente agli occhi di piccoli e grandi rimasti piccoli: i singoli elementi (calze, decorazioni, ecc.) contengono link a specifici slideshow.

The Guardian > Christmas Gift Ideas

I regali suggeriti fanno riflettere sui temi del kitsch e del consumismo fine a sé stesso, ma tant’é il Natale è anche questo.

Se non conosci il Guardian questa è un’occasione per dare un’occhiata a questo ottimo quotidiano dalla bella grafica e – udite, udite- gratuito!

Ma come scrivi…

12/15/2010

e chi dice che i giovani non sanno più scrivere? Senti qua che poesia (per alcuni):

Nessuno prova pietà per qualche suv sfasciato sul Lungotevere, per una Jaguar che brucia, per i bancomat presi a colpi di sampietrini: sono simboli di un potere odiato oggi più di ieri, rappresentano anch’essi un modello diseguale, ingiusto, basato sul furto ai poveri, tanti, per dare ai ricchi, pochi.

Però, che giornalismo… Da dove arriva? Trovalo tu.

Perbacco, questo tipo è nato nel 1948 e quindi ha la bellezza di 62 anni: forse è per questo che non gli piace il bancomat.

In conclusione, visto che si avvicina l’anno nuovo, prometto di non leggere mai più il tipo di cui sopra. Preferisco nettamente lo stile di Roberto Saviano nella sua Lettera ai ragazzi del movimento:

I ragazzi delle università, le nuove generazioni di precari, nulla hanno a che vedere con i codardi incappucciati che credono che sfasciare un bancomat sia affrontare il capitalismo.

Laureati: in Cina come in Italia?

12/12/2010

è quello che mi sono chiesto leggendo China’s Army of Graduates Struggles for Good Jobs (Andrew Jacobs, New York Times, 11.12.2010). Diverse frasi potrebbero valere anche per i laureati italiani:

  • The economy, despite its robust growth, does not generate enough good professional jobs to absorb the influx of highly educated young adults. And many of them bear the inflated expectations of their parents,[...]
  • “College essentially provided them with nothing,”
  • Between 2003 and 2009, the average starting salary for migrant laborers grew by nearly 80 percent; during the same period, starting pay for college graduates stayed the same, although their wages actually decreased if inflation is taken into account.
  • Their undergraduate degrees, many from the growing crop of third-tier provincial schools, earn them little respect in the big city. And as the children of peasants or factory workers, they lack the essential social lubricant known as guanxi, or personal connections

in realtà di differenze tra Cina e Italia ce ne sono tante e grandi: magari potresti fare l’esercizio di individuarle.

Gli eccezionali dizionari Larousse

12/08/2010

altrove avevo già segnalato un paio di risorse web utili per cercare parole straniere e magari sentirne anche la pronuncia. Oggi sono però capitato per caso sulla pagina web dei dizionari Larousse: strepitosi! Eh sì perché  qui non trovi solo la traduzione e la pronuncia di un termine ma intere frasi.

La riforma Gelmini distruggerà l’università?

12/01/2010

è quello che si chiede Irene Tinagli sulla Stampa all’indomani del voto alla Camera:

La domanda che molti cittadini si fanno di fronte a questo drammatico acutizzarsi delle proteste è se davvero, come suggeriscono i leader dell’opposizione, questa riforma distruggerà l’Università italiana, rendendola meno competitiva, meno efficace, meno accessibile, finendo addirittura per dimezzare nei prossimi anni le già basse iscrizioni universitarie, come hanno profetizzato alcuni. No, la riforma non ucciderà l’Università italiana.  (Irene Tinagli, La Stampa, 1° dicembre 2010 Gli scontri che rovinano le riforme)

Est modus in rebus

11/28/2010

dopo analogo annuncio di un paio di giorni fa ecco qua una replica:

messaggio secco senza commenti o informazioni aggiuntive. Per una facoltà di comunicazione mi sembra troppo scarno e poi perché non dare la possibilità di  inviare commenti? Grazie al cielo sono agli sgoccioli con questa esperienza.

Giro del mondo in tre anni

11/24/2010

Fabio Bich di Cervinia ( ModusDomus) mi segnala l’avventura di Fabrice Dupuis: un francese che ha fatto due volte il giro del mondo con un Land Rover Defender 110, prima in coppia e poi in famiglia con due bimbi ( Tour du Monde en Land Rover). Bello davvero! Per i meno avventurosi c’è la possibilità di fare qualcosa di simile insieme ad altri ma con la propria auto: è quello che offrono Karen e William di Self Driven Expeditions ( sito web). Con loro puoi scegliere cosa fare nei prossimi mesi: Londra-Sydney, Alaska-Brasile o Londra-Città del Capo? Tutte e tre gli itinerari richiedono: 40 settimane, 10.000 sterline di quota, un’auto fuoristrada. Non hai l’auto e vuoi spendere meno? Perfetto, c’è chi ti offre simili itinerari in bus 4×4: Londra-Sydney richiede solo 16 settimane, una tenda e 4.000 sterline ( UKtoOZ). In tutti casi indispensabile è avere un’ottima capacità di adattamento.

Che bello stage!

11/16/2010

è quello che ho pensato leggendo l’e-book che Federica Bartolini ha preparato per l’esame di Editoria Multimediale. Anzi, mi correggo: un bello stage raccontato in modo eccellente. Un mix di impegno e di passione che non lascia indifferenti. Ecco un paio di pagine:

Ed ecco  l’e-book di Federica (14Mb).

Grafici e rifiuti

11/07/2010

l’infografico che vedi qui sotto l’ho ritagliato da un articolo sui rifiuti apparso su primario quotidiano. Se sei attento ti accorgerai che non è fatto con la testa ma con i piedi e che andrebbe messo subito tra i rifiuti.

Comunque non starebbe solo ma in compagnia con questo che ho pescato qualche giorno dopo su un altro quotidiano nazionale:

Il cherpumple come cura per diabete e obesità

11/06/2010

gli americani hanno scoperto una cura risolutiva per diabete e obesità. Con un mese di dieta a base di Cherpumple risolvi per sempre i tuoi problemi e te ne vai all’aldilà. Guarda un po’ l’ennesima porcheria che sono riusciti a inventare in campo gastronomico:

WSJ > 6.11.2010 > Cherpumple

La geniale invenzione è scaturita da un’attenta osservazione delle abitudini alimentari alla cena del Thanksgiving: visto che a tavola ogni commensale voleva assaggiare un pezzetto di ciascuna torta perché non pensare ad una torta fatta di tre torte? Detto fatto. Il video, foolproof, spiega come si fa.

Class action dei docenti a contratto

10/27/2010

tra il 2001 e il 2004 sono stato docente a contratto in alcuni atenei: Milano Bicocca, Milano Statale, Genova, Reggio Emilia. Le condizioni di lavoro non erano esaltanti: circa 6.000 euro lordi per tenere un corso e relativi esami. Il compenso veniva pagato a fine anno ed era onnicomprensivo di qualsiasi spesa sostenuta (hardware, software, viaggi, pernottamenti, libri, ecc.). Un vero affare per le università che in questo modo hanno garantito la copertura di insegnamenti senza dover procedere ad assunzioni.

Il gioco è andato avanti per diversi anni: da sempre ci sono caterve di soggetti disposti ad insegnare a qualsiasi prezzo, alcuni (non pochi) anche gratis. I motivi sono diversi: c’è chi non ha niente da fare e si dedica alla didattica con la devozione di un missionario benestante, c’è chi si mette in coda dietro la carota del concorso di ricercatore, c’è chi pensa (a torto o ragione) che scrivere “docente universitario” sul biglietto da visita aumenti la redditività nella sua professione (di medico, architetto, ecc.), c’è anche chi non saprebbe cos’altro fare per portare a casa 6.000 €.

La situazione era di soddisfazione per tutti: gli studenti si trovavano di fronte individui smaniosi di farsi benvolere, i docenti ufficiali potevano scaricare i corsi meno graditi su questa ciurma, i docenti a contratto erano contenti di sentirsi professori, le università aumentavano l’offerta didattica con logiche di “paghi 1 prendi 3“.

Adesso però questo tipico gioco all’italiana rischia di essere arrivato al capolinea. Stamattina ho ricevuto questa mail del Codacons:

Pregiatissimo Professore ,
Ter.mil.cons., Le scrive la presente lettera per conto dell’associazione Codacons, dopo aver rinvenuto il suo indirizzo mail dall’elenco ufficiale del MIUR e Le comunica che è intenzione del CODACONS promuovere ed organizzare un’azione collettiva (c.d. class action) contro il MIUR e le Università Italiane, con la quale chiedere il riconoscimento della giusta retribuzione per i professori c.d. a contratto (definiti dall’art. 25 del DPR 380/1982 e s.m.i.) , che  hanno ricevuto incarichi presso i suddetti Atenei, svolgendo in sostanza tutti i compiti di un professore di ruolo, tuttavia percependo in cambio un compenso notevolmente basso, senza neppure il riconoscimento dei diritti previdenziali.
Tale azione sarà avviata a breve nei confronti delle suddette istituzioni con ricorsi presso il giudice competente.
Si tratta di recuperare decine di migliaia di euro fino a raggiungere i compensi almeno dei ricercatori universitari con gli interessi e la rivalutazione.
Comunque, Le segnaliamo l’urgenza – per non far decadere i suoi diritti e anche se non avvierà l’azione ora – di immediatamente procedere all’invio di una lettera interruttiva della prescrizione del suo diritto a percepire tali somme (che ai sensi del codice civile, art. 2948, nn. 4 e 5) matura in 5 anni, con decorrenza dalla cessazione del rapporto di lavoro. Potrà scaricare gratuitamente e senza alcun impegno il modello di lettera per l’interruzione compilando l’apposito form presente all’indirizzo internet http://www.termilcons.net/index.php?pagina=page_publicForm&idForm=49&css=1
Al contempo, La invitiamo, se conosce colleghi che hanno diritto a partecipare a tale azione ad informarLi oppure a metterli in contatto con il CODACONS inoltrandogli questa mail da Lei ricevuta.
Personalmente la cosa non mi interessa ma penso che molti attuali o ex docenti a contratto saranno molto interessati e aderiranno. Cosa succederà nei prossimi mesi? Sono proprio curioso di vederlo.
 

 

ANSA non rilegge?

10/26/2010

guarda la notizia riportata dall’ANSA circa la banca svizzera UBS:

ANSA > 26.10.2010 > UBS

ci sono due errori davvero grossolani. Per trovarli basta un po’ di buon senso e dare un’occhiata alla fonte primaria (il comunicato di UBS e poi il financial report). Se vuoi lavorare nel settore finanza o nell’informazione dovresti beccarli subito.

Un paese fuori corso

10/24/2010

è il titolo di un articolo di Francesco Giavazzi apparso oggi (24 ottobre) sul Corriere della Sera. Non parla dei fuori-corso ma del disastro universitario. Leggilo: magari ti accorgerai anche di un paio di errorini (o erroroni) che il caporedattore responsabile della supervisione ha lasciato scappare via e che tu, studente o laureando in Scienze della comunicazione, certamente avresti trovato:

CORSERA_2010-10-24_Giavazzi

Miliardi? Sono milioni: ma tanto fa lo stesso...

Bon: ho inviato un commento all’articolo del Corriere. Vediamo un po’ se qualcuno in redazione corregge i refusi: sì, adesso è corretto.

Ipad in Italia

10/22/2010

non è così semplice come speravo. Le reti wi-fi sono scarse e richiedono sempre una registrazione, talvolta su carta e con persona in carne e ossa (sulle reti wi-fi in Italia vedi M. Sideri, La regola dei clienti schedati, Corriere della Sera, 23.10.2010). A quel punto uno opta per la connessione tramite micro SIM. Pensavo che fosse facile ma non lo è. Quando ho comprato l’iPad ho acquistato anche una SIM 3G prepagata. La copertura, girando per l’Italia, è risultata scarsina e qui a casa in Val d’Aosta inesistente. A quel punto visto che un week-end ero a terra (un topo aveva rosicchiato il cavo dell’antenna) e dato che a casa vedevo il segnale di Vodafone durante il week-end ho comprato una SIM Vodafone. per fare fronte al blackout da ratto. Già: il segnale c’è ma l’attivazione della micro-SIM è problematico: compare un messaggio di errore e buona notte. Sta a vedere che mi toccherà passare a TIM. Domanda: come mai è così semplice comprare su Amazon ed è così difficile far guadagnare 3G e Vodafone? Non sarebbe logico che sul display comparisse una schermata in cui inserire i dati della carta di credito, definire ID e password e via? Mah.

Un ultimo interrogativo: con queste due SIM sottoscritte e inutilizzate ho contribuito ad alzare il dato italiano sulla diffusione di Internet e telefonia mobile?

Novità a La Grave

10/20/2010
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La Grave è un posto dove ho lasciato il cuore: un paesino delle alpi Francesi con una sola funivia che ti porta a 3200 metri in un ambiente maestoso di vero sci. Da poco hanno un nuovo sito web (BELLO!) dove trovi tutto quello che ti serve per saperne di più.

LA GRAVE > homepage

Sulla home appare un video di Jordan Manley che ti consiglio di guardare a schermo intero. Tu dirai: ma tutte le stazioni di sci hanno un video promozionale. Vero. Questo però è outstanding come La Grave: un concentrato di passione e emozione che non ti può lasciare indifferente se ami la montagna e lo sci. Guardalo e vediamo se non ti viene voglia di andarci subito. Jordan Manley ha un blog: questo è il post dove vedi anche il video.

 

La foto che vedi

10/06/2010

 

è stata scattata in un posto noto, anzi notissimo. Vediamo se indovini… Brava Tania: che occhio! Vuoi dare un’occhiata ai prezzi delle case lì sia per gli acquisti che gli affitti? Guarda che botte! Come sai ci sono anche quelli che sono capaci di fare ottimi affari… Consolati pensando che il posto, anche se da straricchi, fa piuttosto schifo.

La laurea rende di più

09/27/2010

leggo sul New York Times che, negli USA, la laurea rende di più rispetto a qualche anno fa:

“the pay premium for those with bachelor’s degrees has grown substantially in recent years. Among those ages 25 to 34, women with college degrees earned 79 percent more than those with high school diplomas, and men, 74 percent more. A decade ago, women with college degrees had a 60 percent pay premium and men 54 percent.” (Lewin T., Value of College Degree Is Growing, Study Says, New York Times, 21.09.2010).

Negli USA il bachelor’s degree è l’equivalente di una laurea triennale italiana. E in Italia cosa succede? Un laureato triennale guadagna assai più di un diplomato? Difficile dirlo. Sappiamo solo che un laureato non guadagna molto: secondo l’indagine Almalaurea sui laureati del 2009 intervistati un anno dopo la laurea, il loro reddito medio netto mensile era di 1.020 € e di 998 € per quanti avevano iniziato a lavorare dopo il termine degli studi (Almalaurea, Condizione occupazionale dei laureati XII indagine 2009, p. 63).

Uno spot da non perdere

09/15/2010

odio la pubblicità e non sopporto la TV che, infatti, non ho a casa. In questo caso sono contento di contraddirmi e quindi ti segnalo un video pubblicitario che non mi stancherò di vedere e rivedere. Chi l’ha fatto? Il mitico Nicholas Belli ( post Le sorprese di Nicholas Belli). Ecco qua il video che ha fatto per i miei amici della Locanda4 di Valtournenche ( sito web):

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