Già, all’inizio avevo in mente di creare un file cumulativo che riunisse tutti gli e-book consegnati prima della fine del corso di Editoria multimediale. Il file l’ho creato: a dire il vero con qualche problema a causa di un pdf che, aggiunto agli altri, non permetteva il salvataggio. Individuato il file l’ho lasciato a parte e ho potuto salvare il file dei 38 e-book: 960 pagine per complessivi 856 Mb. La soluzione più semplice a questo piunto è di metterlo su una chiavetta USB e di passarlo giovedì 7 a chi vuole.
Facendo questo lavoro, mentre il Mac impacchettava tutta sta’ roba, avevo tempo per pensare e sono arrivato alla conclusione che fosse meglio fare dei pdf dedicati a singoli aspetti del lavoro: copertina, sommario, pagina autore. E così ho fatto. Poi, per stimolare una volta di più il confronto ho pensato che fosse utile riunire in un file cumulativo due pagine di ciascun e-book: ho scelto le pagine che mi sembravano più interessanti escludendo copertina, sommario e CV già riunite negli altri file di sintesi.
EM 2009 > E-book > pagine scelte
Il file pdf che ne risulta contiene i link e gli eventuali filmati e quindi pesa parecchio (51 Mb). Perché non ho creato un pdf che riunisse due pagine su un singolo foglio? Semplice: in fase di stampa appariva un messaggio di errore dovuto all’uso di font non embedded e non sostituibili e la stampa si bloccava.
Molti dei 38 e-book prodotti dagli studenti di Editoria multimediale 2009 contengono una pagina di presentazione in cui l’autore/autrice dice qualcosa di sé. Non si tratta di CV veri e propri ma sono un modo per stabilire un primo contatto con l’interlocutore/lettore. Anche in questo caso la fantasia è andata a briglia sciolta: era proprio quello che volevo.
EM 2009 > E-book degli studenti > L. Alberici
Non tutti i 38 e-book avevano una pagina di presentazione dell’autore/autrici. Il file Pdf (4,4 Mb) riunisce quelli che c’erano.
Il sommario di un e-book deve essere visuale o testuale? Dipende. Il file pdf (4,3 Mb) che puoi scaricare riunisce i sommari dei 38 e-book del corso di Editoria multimediale. Le soluzioni scelte sono le più diverse. Alcune sono molto, molto attraenti.
EM 2009 > e-book > i sommari degli e-book di R. Paolucci e R. Parisi
Il file è il risultato di una stampa a 2 pagine per foglio e non contiene quindi link o bookmark.
Il corso di Editoria multimediale 2009 termina l’8 maggio (→ post Il potluck di fine corso). Ho ricevuto 38 e-book: tutti creativi e diversi tra loro. Alcuni davvero belli dall’inizio alla fine. Ho riunito in un file cumulativo le 38 copertine: l’obiettivo, come sempre è dare visibilità e stimolare a fare bene attraverso il confronto del proprio lavoro con quello degli altri.
EM 2009 > e-book > le copertine degli e-book di E. Corea e E. Corradini
Le due copertine che vedi qui sopra mi sono piaciute molto: ma il file Pdf (4,8 Mb) ne contiene altre 36!
per risollevare le vendite negli USA. Per il lancio 2010 della Fiesta negli Stati Uniti, Ford ha dato il via ad una campagna innovativa (Fiesta Movement → sito web): ha scelto 100 giovani cui dare in uso (gratuito) una Fiesta per 6 mesi in cambio di video e foto. Video e foto verranno postati su siti di social content (YouTube, Flickr, ecc.) senza alcun controllo da parte di Ford. So far so good.
Ford > Fiesta Movement > homepage
Quello che è interessante è anche il modo con cui sono stati scelti i 100 giovani: tramite i video che gli stessi hanno messo su YouTube. Alcuni sono davvero brillanti e sono certo che i loro autori sono già stati adocchiati da qualche agenzia pubblicitaria. Guarda, ad esempio, il video di TimothyDeLaGhetto:
è questo il messaggio che ricavo da One in 8 Million, un’iniziativa di The New York Times dedicata alla gente di New York. Ogni settimana il quotidiano on-line pubblica la storia di qualcuno “with something to say“. Ma perbacco chi non ha qualcosa da dire? Se gli/le lasci solo 5 minuti per raccontarsi anche la persona più insulsa e omologata ha qualcosa da dire e finisce per essere interessante. Comunque sia è una bella idea:
New York Times > One in 8 Million
Di ciascun personaggio senti la voce e vedi uno slideshow: le voci stesse, con i loro diversi accenti, ti fanno capire che razza di melting pot sia stata e sia tuttora l’America. L’idea mi piace anche perché mi sembra proponibile come tema dell’e-book di Editoria multimediale del prossimo anno: “storie di vita” (ma la decisione deve essere ancora presa).
Il 20 e 21 marzo 2009 si terrà a Parma un BarCamp (→Answersdefinizione)
“dedicato ai rapporti fra il mondo del lavoro e il web. Idealmente si vorrebbero coinvolgere il maggior numero di attori: le aziende e le istituzioni che offrono lavoro tramite il web e che lo utilizzano come strumento di recruiting, chi cerca lavoro tramite web, chi usa il web come strumento di lavoro quotidiano e chi il lavoro grazie al web l’ha già trovato.”
La segnalazione del ParmaWorkCamp (→ sito web) mi arriva da Aurora Ghini (→il suo blog): una laureata in Scienze Politiche che ha lavorato con me quando mi occupavo di ipertesti e che da una decina d’anni vive di Internet e per Internet (→ belle le sue foto su Flickr!). Aurora farà un intervento su come scrivere un cv 2.0 per lavorare nei nuovi media. Mi sembra un’eccellente occasione per conoscere un sacco di gente interessante: non lasciartela scappare!
Marco Monti, nostro neolaureato ora felicemente inserito in Yoox, mi segnala un sito davvero interessante. Office Snapshots (→sito web), come dice il nome stesso, raccoglie istantanee di luoghi di lavoro: qui non troverai foto di reparti di fabbriche (→ post Fuggire dalla fabbrica) ma un sacco di foto di uffici. Ci sono slideshow su aziende grandi e piccole. Ad esempio, ho potuto vedere come sono combinati gli uffici di Adobe a San Jose (California) e ho scoperto che c’è pure un campo da basket:
Adobe > San José > Headquarters
certo, un campo per 3.000 impiegati non è tanto ma in quante università italiane lo trovi?
Oltre alle foto ci sono anche dei video: ad esempio questo tour degli uffici di Google a New York.
? Marco mi suggerisce anche di proporre il tema per qualche e-book che valga come tesina della laurea triennale: ottima idea anche se temo che molte aziende sarebbero restie a far fotografare i propri uffici. Giriamo allora la questione: perché non mettersi nei panni di un neolaureato e provare a vedere cosa le grandi aziende italiane mostrano di sé stesse a chi vorrebbe andare a lavorare da loro?
Wall Street Journal ha deciso di seguire 8 persone, tutte con MBA (Master of Business Administration), che hanno perso il lavoro: ognuno di loro ha scritto un breve articolo sulla propria esperienza da licenziato. La lettura è utile e significativa: i licenziamenti e la percezione della gravita/unicità della crisi in corso portano gli interessati a cambiare aspirazioni e attese.
Wall Street Journal > Laid Off and Looking
In definitiva si tratta di una sorta di blog con 8 autori e infiniti commenti: per esperienza personale so che l’essere senza lavoro porta con sé una sensazione devastante di isolamento e di inutilità. Il blog non cambia la realtà delle cose ma di sicuro aiuta a ridurre queste sensazioni e la depressione ad esse associata.
Anche se il New York Times rimane uno dei principali quotidiani a livello mondiale ciò non risolve i suoi problemi di debiti crescenti e di ricavi calanti. E così si sono adattati a sbattere in prima pagina la pubblicità:
New York Times on-line > 3 marzo 2009 > Homepage
Ma un’altra strategia (complementare alla prima) consiste nel “radicarsi nel territorio” e tra la gente che di solito non legge il quotidiano. Così sono stati lanciati alcuni siti di informazioni locali chiamati appunto The Local (→pagina web). Se l’esperimento ti interessa e vuoi saperne di più ti segnalo l’articolo di Andy Newman, giornalista del NYT e blogger →Hey Kids, Let’s Put on a Blog!
New York Times > The Local > Fort Green > Hey Kids, Let's Put on a Blog
Chi fa queste edizioni locali? La formula è semplice:
qualche giornalista del NYT + qualche stagista (intern) +lettori=The Local
Può funzionare? Forse sì: in questo modo molti lettori hanno una ribalta su cui apparire. Pensa a quante trasmissioni radiofoniche o televisive fanno lo stesso con successo.
stiamo parlando degli USA: per motivi che non è il caso di andare a sviscerare, in quel paese è normale andare via da casa per frequentare l’università. E siccome là (a differenza che in Italia) le università sono tantissime e molto diverse tra loro capisci come mai il problema della scelta da parte di milioni di studenti abbia stimolato (da tanto tempo) un business floridissimo fatto di guide, siti web, ecc. Pensa che nel 2005 gli iscritti a college e università erano più di 17 milioni (→US Department of Education, Fast Facts)
Il sito che ti segnalo oggi si chiama Unigo (→sito web) e ha la caratteristica di essere gestito da studenti. Ovvio quindi che dia molto spazio a video e foto. Su questa linea (video) c’era già un altro sito: Theu (→sito web). Ma Unigo non si limita ai video. Ci sono reviews scritte da studenti in cui vengono a galla i pro e contro di infinite università (> 250) e facoltà. Molto interessante anche per capire le differenze tra l’esperienza universitaria che stai facendo qui e quella che faresti là.
Unigo > Brown University > review
Il ritaglio che vedi è una review di sintesi relativa a Brown University: il redattore che l’ha scritta ha usato ampiamente le opinioni di altri studenti (le vedi in blu) con un click puoi leggere la recensione da cui la frase citata è stata estrapolata. Bel modo di lavorare!
Chi c’è dietro Unigo? Un tale di 26 anni e una quindicina di giovani redattori (pagati). Come si regge? Sulla pubblicità. Potrebbe funzionare qualcosa di simile in Italia? Chissà… Ma forse no: molti da noi scelgono l’università sotto casa: una ragione di più, poi, per trovarla una noia mortale che non vale proprio la pena frequentare.
Il ministero della difesa degli USA (US Department of Defense) ha un sito (→Defense Imagery.mil) dedicato ad accogliere immagini e video prodotti dai militari USA. Lo segnalo per gli aspetti di metodo nella denominazione e classificazione dei file:
criteri di denominazione: tutte le immagini devono essere denominate in base ad un →VIRIN (Visual Information Record Identification Number: data, corpo di appartenenza del militare, identificazione dell’autore, numero progressivo)
criteri di classificazione: le immagini e i video devono essere classificate in base a →metadata ed essere associate ad una didascalia (→caption) che ne descriva il contenuto in base ai tre principi di accuratezza, brevità e chiarezza.
Come mai ti segnalo questo sito? Non solo per i motivi suindicati ma anche per il suo contenuto. Ieri sera ho visto un film che mi ha colpito molto: The Hurt Locker di Kathryn Bigelow (→scheda IMDB). Di cosa parla? Di cos’è la giornata di un artificere a Baghdad e della dipendenza da adrenalina. Stile da documentario. Magnifico! Chissà se la regista si è documentata anche sul sito del Department of Defense?
l’information overload è qualcosa che mi pesa addosso sempre di più. Sedermi davanti allo schermo alle 7 di mattina e trovare 30-35 e-mail non è una bella sensazione visto che altre decine arriveranno durante il giorno. Se poi aggiungo le centinaia di schermate di informazioni varie che leggo giornalmente, capirai che il mio desiderio è di frenare rispetto a qualsiasi novità che porti con sé altre videate. Quindi, per me, niente Facebook e niente Twitter. Ciò non toglie che Twitter possa essere interessante e valga la pena comunque sapere di cosa si tratti. Se ne hai sentito parlare e vuoi saperne di più ti segnalo questo articolo di David Pogue →Twittering Tips for Beginners.
Gilberto Mazzoli mi segnala questo bell’articolo che ha letto in italiano (con il pessimo titolo Scemo chi legge) su Internazionale e che era apparso su New York Times Magazine con il titolo Becoming Screen Literate. Cosa dice? Ecco qua qualche micro estratto:
Everywhere we look, we see screens.
When technology shifts, it bends the culture.
A new distribution-and-display technology is nudging the book aside and catapulting images, and especially moving images, to the center of the culture.
…tens of millions of people have in recent years spent uncountable hours making movies of their own design.
With the new screen fluency enabled by digital technology, however, a movie scene is something more flexible: it is like a writer’s paragraph, constantly being revised. Scenes are not captured (as in a photo) but built up incrementally.
The rich databases of component images form a new grammar for moving images.
If text literacy meant being able to parse and manipulate texts, then the new screen fluency means being able to parse and manipulate moving images with the same ease.
The holy grail of visuality is to search the library of all movies the way Google can search the Web.
[Kevin Kelly, Becoming Screen Literate, New York Times Magazine, 21.11.2008]
Basta, mi fermo qui per non sottrarti il piacere della lettura. Solo una domanda. A chi piacerà questo articolo? Chi penserà (come Gilberto) ma questa è musica per le mie orecchie!? Qualche nome? Di sicuro Andrea Pacchioni e Andrea Bacchetti, ma anche Roberta Guerzoni, e per non farla tanto lunga, tutti i miei studenti che nel 2008 hanno realizzato e-book ricchi di immagini e di passione. A tutti loro e a te un 2009 ricco di emozioni!
Il titolo dell’articolo che sto per segnalarti è There’s Lots of Tech Help, Yes, on the Internet: ho pensato di tradurlo in italiano ma suonava malissimo (qualcosa come c’è un mucchio di assistenza tecnica su Internet). Ennesima occasione per riflettere sul conflitto tra una bellissima lingua (l’italiano) e la sua incapacità di mirare alla comunicazione sintetica. E quindi vai con il testo in inglese (→ articoloNew York Times). Utile? Sì, ti segnala vari siti cui fare riferimento quando hai un problema con il PC, il Mac o altro hardware.
L’intero dei settori dei media è colpito dalla crisi. In periodici, quotidiani, reti radio televisive, siti web o agenzie ci sono licenziamenti e sostituzioni. Per cercare di stare dietro a questo movimento c’è chi ha pensato di usare Twitter e ha creato The media is dying.
The media is dying > 15.12.2008
Un altro bel caso di user created content che scopro grazie a New York Times (→News About News, in 140 Characters) titolo esemplare, vero?
Se ti interessa avere un quadro della diffusione dei social media (blog, RSS, social networks, video and photo sharing, ecc.) ti segnalo lo slideshow di McCann International in cui sono presentati i dati di una rilevazione effettuata su 17.000 utenti internet in 29 paesi.
McCann > Social media
NB: il termine “utente internet” è di per sé ambiguo. Per limitare tale ambiguità McCann ha considerato nella sua rilevazione solo chi usa il web ogni giorno o un giorno sì e uno no. Anche così avrei da ridire: uno che si collega 10′ al dì per controllare le mail è uguale a uno che lavora sul web e con il web per 7-8 ore al giorno? Comunque sia le differenze tra i paesi sono interessanti e potrebbero dare lo spunto per una tesina centrata sui dati e gli indicatori (ma so che qui trovo sempre una porta chiusa).
Zagat (→sito) e Yelp (→sito) raccolgono migliaia di recensioni (reviews) di esercizi pubblici (ristoranti, bar, locali, hotel, ecc.) delle maggiori città Usa. La differenza principale tra i due siti è che Zagat vende le sue informazioni mentre Yelp le fornisce gratis.
Entrambi i siti sono un esempio di UCC (User created content: post →UCC e giovani) così come l’eccellente TripAdvisor (→sito): quest’ultimo non si limita agli Usa ma ha informazioni su alberghi e ristoranti di tutto il mondo (quasi tutto il mondo: La Magdeleine non compare, ma Reggio Emilia sì).
? Argomento per una tesina: che caratteristiche hanno i reviewers di questi siti? Cosa spinge una persona a dedicare tempo e energie alla redazione di recensioni? Esiste una sorta di traiettoria professionale o addirittura una vera e propria carriera? Che visibilità ottengono i migliori reviewers?
Stamattina leggendo il Wall Street Journal online ho visto un banner “You decide”. Boh, andiamo a vedere di cosa si tratta. Sono finito su un sito di American Express dove trovi 1.190 progetti che potrebbero avere un impatto positivo nel mondo.
American Express > Members Project > About
Ne ho visti un po’: questo, ad esempio, ha un titolo accattivante “Good food in schools“. Viste le schifezze che si mangiano nelle scuole (non solo Usa…) mi sembra buona l’idea di:
to bring fresh and healthy foods to school cafeterias across the United States. We can do this by creating links between the country’s 2 million farmers and their local schools, growing fresh food in school yards and teaching kids how to prepare and cook healthy and delicious food in school.
Il motivo per cui ti segnalo l’iniziativa è che la scheda di qualsiasi progetto è di esemplare chiarezza. In una videata trovi 4 sezioni:
My project
The problem
The impact
My inspiration
Perché non fai qualcosa di altrettanto chiaro anche quando prepari la scaletta di una tesina?
Per tornare al progetto di American Express: in complesso, i quattrini sono pochini (2,5 milioni $), eppure lor signori si rendono conto che:
un sito così è un ottimo metodo per farsi pubblicità
la selezione dei progetti può basarsi sui voti espressi da chi visita il sito.
? Chissà se fanno qualcosa del genere anche le nostre beneamate fondazioni bancarie che ogni anno, grazie agli utili delle rispettive banche, finanziano migliaia di progetti con molte centinaia di milioni di euro? Tengono conto, ad esempio, di come la pensano i correntisti? Ammesso e non concesso che l’elenco dei progetti finanziati sia pubblico, non potrebbe essere un bel tema da esplorare con una tesi?
da questo anno sono compilati da tutti gli studenti all’atto dell’iscrizione ad un appello di esami. Forse questa obbligatorietà ha infastidito qualcuno che se l’è presa con me. E così dopo aver fatto tutte le lezioni dei miei tre corsi senza saltarne una e senza MAI un quarto d’ora accademico mi trovo comunque chi alla domanda “Gli orari di svolgimento dell’attività didattica sono rispettati?” risponde “NO” (1 su 17 a Editoria multimediale, 1 su 42 a Nuovi media). Mah: ma dov’era?
Ciò detto, visto che magari sei uno di quelli che hanno dovuto compilare il questionario, penso che sia giusto farti conoscere i risultati (→ post Valuta i prof). Eccoli qua.
Nuovi media, hanno compilato il questionario 42 studenti frequentanti:
83% ritiene “Il carico di studio di questo insegnamento proporzionato ai crediti assegnati“
74% ritiene “Il materiale didattico (indicato o fornito) adeguato per lo studio della materia“
98% ritiene “Il docente effettivamente reperibile per chiarimenti e spiegazioni“
83% ritiene che “Il docente stimola / motiva l’interesse verso la disciplina“
76% ritiene che “ll docente espone gli argomenti in modo chiaro e rigoroso“
69% si dichiara “complessivamente soddisfatto di come è stato svolto questo insegnamento“.
Editoria multimediale, hanno compilato il questionario 18 studenti frequentanti:
94% ritiene “Il carico di studio di questo insegnamento proporzionato ai crediti assegnati“
94% ritiene “Il materiale didattico (indicato o fornito) adeguato per lo studio della materia“
94% ritiene “Il docente effettivamente reperibile per chiarimenti e spiegazioni“
94% ritiene che “Il docente stimola / motiva l’interesse verso la disciplina“
94% ritiene che “ll docente espone gli argomenti in modo chiaro e rigoroso“
94% si dichiara “complessivamente soddisfatto di come è stato svolto questo insegnamento“.
Dati e testi on-line, hanno compilato il questionario 13 studenti frequentanti:
77% ritiene “Il carico di studio di questo insegnamento proporzionato ai crediti assegnati“
77% ritiene “Il materiale didattico (indicato o fornito) adeguato per lo studio della materia“
100% ritiene “Il docente effettivamente reperibile per chiarimenti e spiegazioni“
62% ritiene che “Il docente stimola / motiva l’interesse verso la disciplina“
62% ritiene che “ll docente espone gli argomenti in modo chiaro e rigoroso“
62% si dichiara “complessivamente soddisfatto di come è stato svolto questo insegnamento“.
NB: le percentuali riportate aggregano le risposte “decisamente sì” e “più sì che no“.
Mi servono questi dati? Certo! Mi è utile sapere, ad esempio, che Editoria va meglio di Nuovi media: è uno stimolo a migliorare questo secondo corso. Visto che sto lavorando proprio in queste settimane ai programmi 2008-09 se hai suggerimenti invia un commento. Lascia però perdere il corso di Dati e testi on-line che con questo a.a. va a morire.
NB: ho perso più di un’ora a calcolare le % e a scrivere questo post. L’ho fatto perché da nessuna parte ci sono dati insegnamento per insegnamento. Non mi sembra carino raccogliere dati e poi non restituirli a chi li ha forniti. Non sarebbero dati utili per i nuovi studenti? E ancora: che senso ha raccattare dati se poi gli stessi rimangono nel cassetto e non danno luogo né a sanzioni né a premi?
Scrivo dall’aeroporto di Vancouver usando la wireless pubblica nell’area voli internazionali che vedi nel filmato qui sotto:
Fra poche ore la sensazione di ordine che si prova qui in Canada sarà un pochino sfumata: qui guidare è un piacere, le indicazioni sono sempre chiare, non vedi spazzatura in giro e neanche un kleenex nei boschi, mai vista una scritta sui muri né a Vancouver né in giro. Diciamo che tutto dipende dal fatto che Vancouver Island è un’area grande come Lombardia, Piemonte e Veneto messi insieme ci vivono solo 200.000 persone.
In compenso il pane lascia a desiderare, il formaggio e il salame non sanno cosa siano per nor parlare dei prosciutti e dei primi piatti. Per motivi a me ignoti la loro valuta (dollaro canadese) è debole rispetto all’euro anche se è chiaro a chiunque che la nostra economia non è poi così forte. Comunque, finché dura, cogliete l’occasione per venire qui (o andare negli USA).
Ah già, dimenticavo: il video è stato fatto con Flip (→ post Flip la videocamera basic) che ho comprato stamattina da Wal-Mart per circa 100 €. La videocamerina è un vero piacere da usare e conferma le recensioni favorevoli che sono apparse sui media. Dispone di un software di editing video essenziale e intuitivo. Il libretto di istruzioni è un pieghevole di mezza pagina che non ho nenache letto. D’altra parte se ne hanno vendute 1.000.000 un motivo ci sarà stato…
Ho messo questo post nella categoria produttività. Come mai? Semplice: per me è un’occasione per riflettere su come è cambiato il modo di lavorare oggi grazie a:
L’articolo che ho letto qualche giorno fa su Wall Street Journal parla di blog su cucina e cibo: Cook-Through Blogging. Te lo segnalo non tanto e soltanto per il tema ma anche perché è un buon esempio di cosa potrebbe essere una sitografia: titolo (del blog o sito con URL), autore, descrizione o citazione significativa, immagine (o miniatura).
Free spirit è il titolo di un’iniziativa del Royal BC Museum a Victoria (British Columbia, Canada).
L’idea è semplice e affascinante:
We are looking for stories that take place in BC, or are about British Columbians: stories that help tell about our past and present, such as: memories of historic events or prominent British Columbians, tales of everyday life or extraordinary adventure, first impressions upon arrival and lasting traditions that enrich your community. You can tell your story in writing, by sending a photograph and description, by submitting an audio recording or by producing a short video presentation. Your story will appear on this web site. (→freespiritbc.ca)
? Se hai dato un’occhiata al sito avrai pensato: “Ma perché non hanno fatto degli e-book?“. Se l’hai pensato (o se ci stati pensando adesso), perché non realizzi un e-book sulla storia della tua famiglia? E se tu non sei nato in Italia, perché non pensi a un e-book che racconti il tuo arrivo in Italia e le tue esperienze in questo paese? Non potrebbe essere il tema della tua tesi(na) della laurea triennale?
Su Howcast trovi video che spiegano come fare infinite cose. Se preferisci leggere apprezzerai le guide (gratuite). Guide e video possono essere inviati dagli utenti o prodotti da Howcast: questi ultimi sono un mix di ironia e professionalità (ad esempio, How to look great in photographs, How to speak in public).
Se poi scegli la modalità full screen puoi avere a destra gli step ovvero le miniature e i sommari delle diverse sezioni del video. Il sito è di esemplare chiarezza: guarda la pagina delle categorie:
I video firmati Howcast insegnano divertendo: un approccio molto, molto diverso da quello in uso nelle università (→ post I video delle lezioni).
? L’argomento dei video che spiegano ti interessa? Bene, ti segnalo allora l’articolo di Walt Mossberg: How to Teach Yourself How to Do Almost Anything (→ Wall Street Journal, 7.05.2008). Perché non pensare ad una tesi(na) della laurea triennale che presenti e compari i siti di cui parla Walt?
Pangea Day l’avevo segnalato a gennaio (→post). Oggi, 10 maggio 2008, è il giorno dell’evento: la diretta girata in 7 città (Cairo, Kigali, London, Los Angeles, Mumbai, e Rio de Janeiro) verrà trasmessa via televisione e Internet. In Italia l’evento sarà trasmesso alle h. 20: cerca qui un luogo dove poter assistere alla trasmissione. Già da ora puoi guardare i 24 film selezionati tra i 2.500 inviati: perchè non ci segnali quelli che ti piacciono di più?