10/15/2009
o, se preferisci la Frankurter Buchmesse o in inglese Frankurt Book Fair (Francoforte, 14-18 ottobre 2009) è un evento di portata mondiale dove affluiscono migliaia di editori da tutto il mondo. Guarda il blog: troverai tanti articoli su temi interessanti (se ti interessano i libri). E poi mi sembra da segnalare la sezione in cui trovi concisi ma completi reports sul mercato editoriale di tanti paesi, tra cui l’Italia, ecc.
Ennesima risorsa utile per una tesina della laurea triennale.
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Pubblicato da cordef
10/10/2009
Il termine e-book (o ebook) ha significati diversi per soggetti diversi. Per gli editori cartacei significa sic et simpliciter la versione digitale di un libro cartaceo. E’ già qualcosa: un libro in formato pdf non è di per sé un e-book vero e proprio ma almeno è ricercabile, annotabile e trasportabile facilmente. E’ questa la strada che, ad esempio, ha seguito in Italia FrancoAngeli (→ post Gli e-book di FrancoAngeli): una soluzione di questo tipo permette di realizzare con Acrobat Pro digital collections personali (→ post Creare una digital collection).
Diversa invece la soluzione su cui si sta muovendo Il Mulino (→ sito web): il loro progetto Darwin Books (→ info) prevede solo la lettura on-line dei volumi. Non è prevista la possibilità di acquistare la versione digitale del volume. Al momento il progetto permette l’accesso a circa 300 titoli: su questi posso cercare full-text o su singole parti (note, figure, titoli, ecc.). Quando faccio una ricerca i risultati sono presentati occorrenza per occorrenza invece che aggregati per volume (nell’immagine che segue vedi che lo stesso volume compare due volte di seguito) e non sono riordinabili (in base a volume, autore, anno…).

IL MULINO > Darwin Books > Risultati di ricerca
E infine, ohibò, in questa fase per accedere ai risultati devo essere fisicamente in università. Bizzarro modo di procedere che limita ulteriormente l’utilità e usabilità dell’iniziativa. Perché non hanno optato per la soluzione del formato pdf così come, del resto, avevano già fatto per l’archivio degli articoli (→ Riviste web)? In quel caso l’utente ha la possibilità, se vuole, di fare il download del file pdf dell’articolo (6€ l’uno).
In conclusione DarwinBooks mi sembra un’iniziativa lodevole ma limitata. Chissà che prima o poi non appaia sul mercato editoriale italiano un soggetto capace di svolgere quel ruolo di integrazione oggi svolto solo da Google con Google Books e Google Scholar.
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Pubblicato da cordef
09/14/2009
Qualche anno fa, ricordando il tempo che avevo perso da studente e poi da docente per definire lo standard grafico di tesi e tesine ho scritto un manuale con allegati file in formato doc e rtf (→ Tesi e tesine con Pc e web, FrancoAngeli, Milano, 2004): non sono certo diventato ricco ma almeno ho evitato di ripetere a voce le stesse cose a tanti laureandi e ho fatto risparmiare un sacco di tempo a tanta gente.
Poi in questi anni molti studenti mi hanno chiesto di seguirli nel lavoro per realizzare e-book creativi come prova finale della laurea triennale: in genere li ho sempre lasciati liberi di definire il layout. Continuerò su questa strada per quanti scelgono di realizzare una relazione sull’esperienza di stage (→ post Relazione di stage come prova finale). Ma per gli altri che scelgono invece di realizzare una classica tesina (paper) ritengo preferibile uno standard e ho deciso per questo ultimo anno di definire limiti ben precisi (post → Se vuoi fare la tesi con me).
Non volevo però tornare al modello di documento tesi che avevo a suo tempo definito: mi sembra poco stimolante e pensato per qualcosa da stampare su carta ma inadatto per un e-book da leggere a video. Pensa e ripensa ho optato per un modello di documento basato su una pagina A5. I vantaggi sono tanti:
- formato “libro”
- ottima leggibilità a video
- visualizzazione (e eventuale stampa) a pagine affiancate
- ottimizzazione dei link (segnalibri) nella versione pdf.
Il vantaggio principale è quello di abituare i laureandi a scrivere entro i confini e i limiti della classica pagina di libro evitando la loro tendenza a tabelle e paragrafi “a lenzuolo” come invece avviene usando il formato A4 verticale.
Ovvio che molti arricceranno il naso: nessun problema, non gli sto vendendo nulla e quindi vadano pure altrove. Se vorranno che io li segua nel loro lavoro di tesi(na) della triennale l’adozione di questo standard sarà alla fine un bel vantaggio: seguendo un formato già definito avranno più tempo per concentrarsi sui contenuti. Ecco il file COGNOME_Nome_Anno_mese_giorno_Paper > (file doc 200 Kb). Buon lavoro!
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Pubblicato da cordef
09/11/2009
è da anni una risorsa eccellente per chiunque voglia parlare di scuola e università in un’ottica comparativa. Come già per le precedenti edizioni, anche Education at a Glance 2009 è disponibile gratis in formato pdf (3,7 Mb): un e-book di 475 pagine ricco di grafici e tabelle di dati, realizzato in maniera esemplare (→ scheda volume).
Guarda ad esempio il grafico seguente e la posizione dell’Italia per quanto riguarda l’indicatore studenti per docente: nelle scuole secondarie (inferiori e superiori) i nostri valori (circa 10 studenti per docente) sono ben inferiori a quelli degli USA, mentre a livello di istruzione terziaria (università) siamo a circa 20 iscritti per docente.

OECD, Education at a Glance 2009, p. 375.
BTW: i dati dell’edizione 2008 mostravano come l’Italia fosse un caso limite per quanto riguardava la spesa per studente universitario (→ post La spesa per studente nei dati OECD). E’ ancora così un anno più tardi?
Come puoi intuire, questa pubblicazione può essere la fonte primaria per ottime tesine della laurea triennale che vogliano analizzare aspetti del sistema scolastico e universitario italiano basandosi su dati e indicatori. Scegli un set di indicatori per alcuni paesi e presenta i dati con grafici essenziali: sarebbe un’ottima occasione per apprendere un saper fare raro.
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Pubblicato da cordef
07/30/2009
Istat (Istituto Nazionale di Statistica) ha pubblicato la nuova edizione e versione del Compendio Statistico Italiano (→ pagina web): un file pdf di 368 pagine e 2,6 Mb scaricabile gratuitamente. La novità principale è rappresentata dal fatto di contenere il testo non solo in italiano ma anche in inglese:

Istat > Compendio Statistico 2009 > Pagina
Come vedi il testo in inglese è sempre a lato e può rappresentare un valido aiuto per studenti e laureandi che “lavorino con i dati” e che vogliano imparare a scrivere in inglese. Il testo in inglese è presente anche nelle tabelle:

Istat > Compendio Statistico 2009 > Tabella
Segnalo anche l’esistenza di un utile glossario bilingue.
So far so good. Cosa manca? I segnalibri qui non ci sono, così come manca un subject index. Per inciso entrambi sono invece presente nell’Annuario Statistico Italiano (→ post).
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Pubblicato da cordef
06/04/2009
è quello che emerge dall’indagine del consorzio AlmaLaurea sui laureati italiani del 2008. Visto che molti sparano a zero sulle lauree triennali vediamo qualche dato relativo ai 100.245 laureati delle lauree brevi che hanno preso parte all’indagine (su una popolazione complessiva di 109.140 laureati)(→ profilo dei laureati triennali per facoltà).
I dati sulla soddisfazione per gli studi seguiti sono contradditori rispetto all’immagine negativa che l’università italiana ha sui media: l’86% si dichiara soddisfatto o abbastanza soddisfatto del corso di laurea seguito (il 34% è “decisamente soddisfatto”, il 52% si dichiara “più sì che no”).
Quello che ho appena riportato è il valore medio globale: come è intuibile ci sono differenze tra le facoltà. La quota di laureati “decisamente soddisfatti” tocca il livello minimo nelle facoltà di Architettura (16%) e Scienze della Comunicazione (19%) mentre supera il 50% a Chimica Industriale (54%), Scienze Biotecnologiche (52%), Economia e gestione Aziendale (68%), Scienze sociali (59%), Scienze statistiche (54%). E comunque sia anche nelle Facoltà di Comunicazione il 74% dei laureati triennali del 2008 si dichiara “soddisfatto o abbastanza soddisfatto”.
Come spiegare questa diffusa soddisfazione per un’esperienza in un’istituzione tanto spesso criticata? Penso che la soddisfazione dipenda dai punti di riferimento posseduti dai laureati: famigliari e personali.
- Punti di riferimento famigliari: quando ero studente ricordo che parlavo con mio padre delle condizioni di studio e di lavoro in università. La mia esperienza di studente di Scienze Politiche nei primi anni ‘70 era distante anni luce da quella che aveva fatto mio padre come studente del Politecnico di Milano 40 anni prima. Questa occasione di confronto manca a molti laureati di oggi: 4 laureati su 5 sono figli di genitori non laureati che vedono l’università come un’entità mitica.
- Punti di riferimento personali: quando ho vinto una borsa Fulbright e sono andato a studiare alla University of California (Loas Angeles, prima e Berkeley dopo) ho scoperto un altro pianeta. E mi sono reso conto della distanza abissale che separava la mia esperienza universitaria: di colpo mi è apparsa totalmente inadeguata e insoddisfacente. Da questo punto di vista Erasmus può essere un momento importante per rendersi conto di quanto le nostre università siano distanti da quelle di altri paesi: ma si tratta di un’esperienza che è stata fatta solo dal 5% dei laureati del 2008. (Su quanto un’esperienza all’estero renda gli studenti più critici verso la realtà universitaria nostrana ti rimando al video di Mattia Bacchetti & Co. Unimore Vs. Oslo).
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Pubblicato da cordef
05/22/2009
E’ la domanda che spesso ci facciamo. Non lo sappiamo. In Italia i dati sul reddito sono tenuti gelosamente nascosti anche se sarebbero attendibili e facilmente disponibili almeno per quanto riguarda i lavoratori dipendenti: sarebbe sufficiente che l’Agenzia delle Entrate (→ sito web) si desse una mossa e incominciasse a rendere pubblici i dati raccolti con la dichiarazione dei redditi. In mancanza di dati per il nostro paese può essere interessante dare un’occhiata ai dati USA. Mi riferisco a Occupational Employment and Wages 2007 (→ file pdf 230 Kb) del Bureau of Labor Statistics (→ sito web). Di 800 occupazioni qui puoi sapere quanti erano gli occupati nel 2007, quali erano i loro redditi medi annui e orari (valori medi e mediani). NB: i valori si riferiscono ai redditi lordi (su cui poi si pagano le tasse).
BTW: se vuoi fare un confronto con l’Italia ci sono da tenere presenti vari altri aspetti come ferie, giornate effettive di lavoro, anzianità, ecc. Sul tema dei confronti internazionali tornerò fra qualche giorno.
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05/13/2009
Istat (Istituto Nazionale di Statistica) ha pubblicato la nuova edizione di Italia in cifre: 35 pagine di dati da conoscere sul tuo paese (→ Scheda e file pdf). Come studente di Comunicazione qui trovi un sacco di dati interessanti e utili per acquisire quella “cultura da laureato” che spesso manca ai laureati nostrani: leggono un articolo che riporta dei dati sballati e non sono in grado di accorgersene. Non hanno la minima idea dei principali dati del paese in cui vivono.
Tu dirai: ma a che me ne frega? Purtroppo ci sono dati che ti riguardano fin troppo. Non ci credi? Guarda ad esempio la piramide demografica della popolazione italiana per sesso e età e capirai che bel pasticcio sarà per i giovani di oggi pagare le pensioni ai loro genitori e insegnanti:

Fonte: ISTAT, Italia in cifre 2009, p. 4.
Come vedi, la popolazione di 40-45 anni è ben più numerosa di quella di 20-24 anni… Sai che pasticcio fra 20 anni quando sarai sulla quarantina e incominceranno ad andare in pensione gli attuali quarantenni?
Ah già: Italia in cifre è una pubblicazioncella divulgativa pensata per gli studenti delle medie inferiori. Se vuoi qualcosa di un po’ più serio c’è sempre l’Annuario Statistico Italiano: 858 pagine che non costano neanche un euro (→ post ).
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03/26/2009
Unimore, come molte università, è abbonata a diverse banche dati che raccolgono gli articoli pubblicati sulle riviste scientifiche o meglio su quelle soggette a peer review (→ Wikipedia peer review).
Qui sotto l’elenco (parziale) delle banche dati disponibili presso le biblioteche di Unimore (→ banche dati) e accessibili tramite la rete di Ateneo:

UNIMORE > Biblioteca > Banche dati
In particolare, come studente (o docente) di Unimore puoi accedere a:
- Business Source Premiere di EBSCO: 2.300 periodici (1.100 peer reviewed) nell’area Business
- Communication and Mass Media di EBSCO: 350 periodici disponibili full-text nell’area Comunicazione e mass media
- Computers and Applied Sciences di EBSCO: 730 periodici disponibili full-text.
L’accesso a queste banche dati è libero per chi si collega tramite la rete di ateneo ma può avvenire anche da casa (→ finestra di login) tramite una connessione VPN (virtual private network → Answers VPN):

Unimore > Biblioteche > accesso VPN
NB: come saprai, Google Scholar (→ advanced search) permette di fare ricerche tra gli articoli scientifici. In molti casi il full-text dell’articolo è però accessibile solo a pagamento o previo abbonamento. Fin quando sei iscritto all’università l’accesso alle banche dati a pagamento suindicate è un fringe benefit davvero interessante: sfruttalo!
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02/19/2009
è il titolo di un libro che ho scritto qualche anno fa con Giovanni Delli Zotti (→ FrancoAngeli scheda libro). Il libro è adesso disponibile (limited preview) con Google Book Search. Ad esempio, se vado su Google e cerco “siti web per cercare libri” trovo la pagina in cui c’è questa frase.

Google > ricerca di "siti web per cercare libri"
a questo punto con un clic sul link arrivo alla pagina del mio libro dove compare la frase cercata:

de Francesco & Delli Zotti, Tesi e tesine con PC e web, 2005, p. 72.
Come vedi, questa funzionalità apre scenari davvero interessanti: i link che creiamo nei nostri documenti elettronici possono avere come destinazione anche testi originariamente stampati su carta e ora disponibili in formato digitale.
Forse, il fatto di poter disporre di questi ritagli elettronici per i riferimenti e le citazioni che un laureando vuole avere nella sua tesi o tesina ridurrà la tendenza (che molti laureandi anno) a copiare blocchi di testo dai libri altrui: in questo caso il blocco di testo apparirà come un ritaglio preso da un testo altrui. Vedremo…
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11/27/2008
Magari non sei interessato agli Stati Uniti e ai problemi di quel paese. Forse sei interessato solo o soprattutto all’Italia e ai suoi problemi. E per chiarirti le idee senti ogni tanto il bisogno di dati. Sull’Italia sai che la fonte di partenza è l’Istat e il suo Annuario Statistico (→ post Annuario Statistico Italiano 2008). Ma quelle tabelle lenzuolo non ti convincono. Pensi che di quei problemi vorresti sapere di più e che i dati dovrebbero essere presentati in modo diverso.
Se hai provato questa sensazioni ti consiglio di dare un’occhiata all’equivalente USA del nostro Annuario Statistico: mi riferisco allo Statistical Abstract of the United States ( → scheda) che il Census Bureau (l’equivalente USA dell’Istat) pubblica ogni anno.

US Census Bureau > Statistical Abstract of the US 2008
Puoi scaricare i file pdf di ogni capitolo: se ti interessa scaricare l’intero annuario sai che con Acrobat è sufficiente creare un file pdf della pagina che contiene i link ai singoli file pdf e aggiungere al file i file pdf che ti interessano.
Utilizzando l’eccellente subject index (indice analitico) cerca le tavole di dati su un argomento che ti interessa: guarda come sono realizzate, osserva gli arrotondamenti, rifletti sulla precisione con cui sono redatte le note e le fonti (source) di ogni tavola. Usa il subject index come un utile tesauro di keywords per le tue ricerche sul web!
? Da quando insegno a Reggio Emilia non ho ancora trovato uno studente che fosse interessato ai dati e agli indicatori sociali, tuttavia non dispero. Se i dati non ti spaventano e, anzi, li consideri una risorsa essenziale per qualsiasi comunicatore che miri ad una comunicazione efficace e razionale, perché non pensi a un e-book in cui mettere a confronto le diverse modalità di presentazione dei dati in questi due annuari? Magari limitando la tua attenzione ad un’area tematica definita: università, Internet, demografia, lavoro, ecc.?
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Pubblicato da cordef
11/26/2008
Se ti interessa avere un quadro della diffusione dei social media (blog, RSS, social networks, video and photo sharing, ecc.) ti segnalo lo slideshow di McCann International in cui sono presentati i dati di una rilevazione effettuata su 17.000 utenti internet in 29 paesi.

McCann > Social media
NB: il termine “utente internet” è di per sé ambiguo. Per limitare tale ambiguità McCann ha considerato nella sua rilevazione solo chi usa il web ogni giorno o un giorno sì e uno no. Anche così avrei da ridire: uno che si collega 10′ al dì per controllare le mail è uguale a uno che lavora sul web e con il web per 7-8 ore al giorno? Comunque sia le differenze tra i paesi sono interessanti e potrebbero dare lo spunto per una tesina centrata sui dati e gli indicatori (ma so che qui trovo sempre una porta chiusa).
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Pubblicato da cordef
11/22/2008
Il 12 novembre l’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) ha pubblicato l’edizione 2008 dell’Annuario Statistico Italiano: la prima fondamentale fonte di dati per qualsiasi fenomeno sociale, demografico o economico del nostro paese.

Istat > Annuario Statistico Italiano 2008
Rispetto alle edizioni precedenti non ci sono novità: si tratta di un e-book in formato pdf che puoi scaricare gratis insieme ai file xls delle tabelle di dati (→ file zip 22 Mb). Ti può servire? Certo! Se vuoi lavorare nella comunicazione non credi che dovresti avere un’idea dei principali fenomeni e dei loro ordini di grandezza? Studenti, famiglie, anziani, negozi, quotidiani, disoccupati, musei, ecc.: l’Annuario fornisce i dati di base su questi e infiniti altri soggetti.
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Pubblicato da cordef
10/25/2008
Me lo domando ogni giorno e come me milioni di persone. Eh sì perché l’andamento del dollaro non influenza solo il costo del gasolio con cui mi riscaldo e vado su e giù da Reggio Emilia a caccia di colesterolo ma anche un sacco di altre cose prodotte negli USA: software, hardware, attrezzatura da montagna, informazione (abbonamenti a riviste e quotidiani, libri). E poi ci sono i risparmi: un po’ li ho fatti quando il $ aveva toccato il record di 1.57 per 1 € ma altri (purtroppo) quando con 1 € mi davano solo 1.20 $. Quindi hai già capito che verso l’attuale risalita del dollaro ho mixed feelings anche se, tutto sommato, preferisco un suo netto rafforzamento. E questo mio sentire è anche patriottico perché se il $ si rafforza e € si indebolisce noi riusciremo a vendere più borsette, scarpette, abitini, saliere a forma di paperette, jeans con le toppe, occhiali da sole e altre carabattole costosissime.
Detto ciò, i grafici non servono certo a predire il futuro ma almeno ci danno un’idea immediata di come sono cambiate le cose in poco tempo. E poi, visto che mi pagano per fare il parroco/badante di un po’ di studenti capisci che devo anche usare un po’ del mio tempo per temperargli le matite ovvero cercare l’informazione che, spesso, non trovano abituati come sono a usare la prima schifezza che salta fuori da una ricerca con Google.
Sull’andamento del tasso di cambio euro-dollaro ho cercato con santa pazienza e ho trovato un ottimo grafico interattivo sul sito della Banca Centrale Europea:

Banca Centrale Europea > Euro - Dollaro 2006-2008
La stessa fonte fornisce dati (aggiornati e storici) su molte altre valute → pagina web. Ah, dimenticavo, la Banca Centrale Europea è una (anzi LA) fonte attendibile di dati sull’argomento di cui stiamo parlando.
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Pubblicato da cordef
10/15/2008
The Chicago Manual of Style è la bibbia di chi scrive e di chi lavora sui testi: autori, ricercatori, laureandi, editor, redattori, ecc. Adesso questo eccellente manuale redazionale è disponibile on-line (→ sito): gratis per 30 giorni e in abbonamento (30$ annui). Un’ottima risorsa che i laureandi italiani di facoltà umanistiche e di comunicazione farebbero bene a conoscere e usare.

The Chicago Manual of Style > Table of contents
Se preferisci avere una versione elettronica consultabile off-line sappi che esiste: solo per Windows e al costo di 60$. Troppo? OK. C’è anche un manuale di stile in formato pdf e gratuito: parlo del Manual of Style di Rand (→ scheda).
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10/07/2008
Me lo diceva sempre la mamma e io ridevo. Poi un giorno ho perso tutto e da quel momento le faccio sempre. Come? Se sono in giro e sto lavorando ad un file ne faccio una copia ogni due ore di lavoro dando al file un nome diverso rispetto al precedente. Se sono in ufficio faccio una copia su disco rigido esterno. Dici che è troppo fare una copia del file ogni due ore di lavoro? Vuol dire che non hai mai provato la sgradevole sensazione di dover rifare qualcosa che ti aveva portato via due ore di vita.
A casa uso un sistema ancora più pratico: visto che uso Mac, qualche mese fa ho comprato un’unità esterna chiamata Time Capsule (→ scheda su sito Apple). A cosa serve? A due cose: fa da router mettendomi a disposizione una rete wireless in casa per condividere con Bianca (mia moglie) l’accesso alla rete e poi mi fa in automatico un backup incrementale del disco rigido.
A chi è rivolto questo post? Ai laureandi: perdere il file della tesi è la cosa peggiore che possa capitare ma è anche l’occasione per incominciare a fare le famose copia di sicurezza!
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06/17/2008
può creare problemi. Ecco allora un pro-memoria.
Qua sotto vedi un fac-simile per una tesina della laurea triennale: la dicitura “Tesi di laurea” non compare perché la trovo semplicemente grottesca. Se ci tieni proprio aggiungila tu.

Tieni comunque presente che dopo che ti sarai laureato potrai passare all’ufficio tesi e recuperare la tua copia cartacea.
Come mai ho perso tempo a scrivere questo post? Ho pensato ai miei laureandi che, poveretti, non sapevano dove sbattere la testa e ripetevano le stesse domande, infinite volte, alla povera Daniela dell’Ufficio tesi.
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05/24/2008
Se ti stai guardando interno per decidere dove andare a fare la specialistica tra le tante cose da tenere in conto per una scelta razionale c’è la tesi (→ Tesi di laurea). Mi spiego. Come sai la riforma del 3+2 ha eliminato la tesi dalla triennale e l’ha posticipata alla specialistica ridimensionandola alquanto. In genere, per una tesi della laurea specialistica o magistrale sono previsti 20-24 CFU equivalenti a un impegno di 500-600 ore. Non molto per una tesi decente anche se compilativa e troppo poco per una tesi di ricerca. Il problema è che anche una tesuccia da 500 ore e 100 pagine richiede il suo tempo al laureando e al suo relatore. Voilà allora la soluzione: ridurre i CFU a 10-12 in modo che la tesuccia diventi una tesina: cos’altro si riesce a fare in 250 ore?
Un consiglio, se vuoi imparare qualcosa la tesi è un’opportunità da non sprecare: evita le specialistiche in cui la tesi è così poco considerata già sul piano di studi da meritarsi 10-12 CFU. Secondo consiglio: anche quando alla tesi sono attribuiti (sulla carta) tanti CFU non fermarti alle apparenze. Cerca su Tesionline tesi di quel corso di laurea e esaminale attentamente per desumere la cura con cui sono state redatte dallo studente e supervisionate dal relatore (→ post Ma come scrive!). Se ne hai la possibilità vai anche sul posto e assisti a un esame di laurea per capire se è un esame serio o un gioco delle parti davanti a famiglie vestite a festa (→ post L’esame di laurea).
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Pubblicato da cordef
04/02/2008
è una richiesta di molti laureandi. Visibilità può avere più significati:
- far assistere parenti e amici alla discussione
- presentare il proprio lavoro di tesi nei modi e tempi opportuni
- pubblicare su Internet la tesi.
All’università di Bologna, come altrove, le prime due richieste si scontrano con la pressione dei numeri: troppi laureati con troppi parenti e amici (vedi su questo punti le lettere apparse su La Repubblica ediz. Bologna del 1° aprile e l’articolo del 2 aprile 2008 → Rassegna stampa MIUR). Più semplice invece dare visibilità comunicativa alle tesi: tutte le università hanno siti web e mettere on-line un file pdf richiede pochi minuti. Vediamo allora quali atenei, facoltà, dipartimenti o corsi di laurea dispongono di digital repository di tesi.
- Com.pass: è il sito del Corso di laurea specialistica in Scienze della Comunicazione, pubblica, sociale e politica dell’Università di Bologna. L’archivio delle tesi di laurea specialistica permette di scaricare un file pdf per ogni tesi: sommario, abstract, bibliografia.
? Esplorare se e in che modo le università italiane diano visibilità comunicativa alle tesi di laurea potrebbe essere un ottimo tema per un’ottima tesi. Che ne dici? Guarda se trovi realtà che valga la pena segnalare.
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Pubblicato da cordef
03/31/2008
Quando ero studente la “rassegna stampa” era un fascicolo in formato A4 con un sommario all’inizio e tante pagine, una per ciascun articolo, ritagliato con le forbici, appiccicato con la Coccoina su un foglio di carta: quando la rassegna era finita qualcuno fotocopiava tutte le pagine e le fascicolava. Nelle aziende e negli enti pubblici (comuni, province, regioni, ministeri, ecc.) la rassegna era uno status symbol: il fascicolo non arrivava sulla scrivania di tutti gli impiegati ma solo su quelli dei dirigenti.Ha ancora senso ritagliare e fotocopiare articoli nell’epoca di internet? Forse no e infatti vedo che esistono rassegne stampe on-line in cui, almeno si risparmia la carta. Incominciamo da quelle del Palazzo:
- Presidenza del consiglio (→ RS): la rassegna stampa (curata da l’Eco della stampa) copre i principali quotidiani italiani (Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore, ecc.). Prime pagine e articoli in formato pdf: solo file singoli, non ricercabili full-text (immagini). Nessuna possibiltà di ricerca sui titoli.
- Camera dei deputati (→ RS): la rassegna stampa copre i principali quotidiani italiani. Ricerca in base a testata, data, autore, titolo e full-text.
- Senato (→ RS): la rassegna copre i principali quotidiani italiani (sono sempre gli stessi). Nessuna possibilità di ricerca. Articoli in formato immagine (tiff): illeggibili. La rassegna del giorno è scaricabile in un unico file (pdf) privo di segnalibri e NON ricercabile (sono immagini).
- Ministero della Pubblica Istruzione (→ RS): gli articoli sono consultabili in formato immagine. Ricerca in base a data, testata e titolo, niente ricerca full-text.
- Ministero dell’Università e della ricerca (→ RS): come per il MPI (niente ricerca full-text)
Conclusione provvisoria:
- il Palazzo non legge a video (gli articoli e le prime pagine sono in formato immagine)
- il Palazzo non fa ricerche full-text (solo la rassegna della Camera ha una primitiva ricerca full-text)
- il Palazzo non legge quello che si scrive all’estero (le rassegne coprono solo testate italiane, comprese le microtestate tipo Il Riformista, Il Foglio, Europa, Avvenire, Liberazione, ecc.)
- il Palazzo non risparmia: che senso hanno tre rassegne (Camera, Senato e Presidenza)? Non ne basterebbe una? Perché far fare a una società privata la rassegna stampa del Governo quando la Camera dispone già di una rassegna più funzionale?
? Chissà quante rassegne stampa ci sono negli enti pubblici italiani: sono tutte fatte così? Possibile che nessuna sia capace di sfruttare al meglio le potenzialità del formato pdf e di Acrobat? Perché non pensi ad una rassegna delle rassegne come tema per una tesi/na di laurea?
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Pubblicato da cordef
03/20/2008
ma come si fa a fare una tesi di ricerca in 500 ore (ovvero 20 CFU)? Non si può: se la vuoi fare metti in conto di dedicare molto più tempo. Ciò detto:
“Se la tua tesi è di ricerca (o sperimentale) la sua struttura tenderà a seguire un modello abbastanza costante, basato in genere su sei parti: introduzione, metodo, risultati, discussione, bibliografia e appendici.
- Introduzione: oltre a quanto già detto, in questo caso l’introduzione conterrà lo stato dell’arte per quanto riguarda l’ambito in cui si colloca la tesi, con riferimento alla letteratura scientifica sull’argomento e evidenziando le ipotesi di lavoro. Alcuni di questi contenuti, possono diventare capitoli a sé stanti, se nell’ambito della tesi meritano particolare rilievo: pensiamo a capitoli di inquadramento teorico, oppure legislativo o anche sulla rilevanza o diffusione del fenomeno in esame.
- Metodo ovvero esplicitazione di:
. soggetti analizzati;
. metodologie e procedure utilizzate nelle diverse fasi del lavoro.
- Risultati: presentazione dei dati raccolti e di quanto emerso dalle analisi in forma di tabelle e grafici.
- Discussione e cioè:
. esame di come i dati supportano le ipotesi di lavoro;
. interpretazione e implicazioni di quanto scoperto;
. conclusioni.
- Bibliografia: elenco alfabetico degli articoli e libri consultati. Eventuale sitografia.
- Appendici o allegati, se necessari, per contenere:
. criteri di scelta del campione;
. tempi e fasi della ricerca;
. questionario utilizzato con eventuali distribuzioni di frequenza;
. procedure di analisi;
. risultati statistici completi;
. trascrizione delle interviste;
. note o schede sui singoli casi, ecc.“
(de Francesco C., Delli Zotti G., Tesi (e tesine) con Pc e web, Milano, FrancoAngeli, 2004, p. 28).
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Pubblicato da cordef
03/19/2008
Il termine compilativo piace a pochi ma come si fa a fare qualcosa di diverso (ovvero una tesi sperimentale o di ricerca) se si pretende di dedicare alla tesi (laurea specialistica o magistrale) il lavoro equivalente a 20 CFU (circa 500 ore)? C’è anche da dire che i più non hanno la più pallida idea di cosa sia una tesi compilativa:
“Una tesi compilativa avrà di sicuro quattro parti, ovvero introduzione, corpo centrale, conclusioni, bibliografia.
- Introduzione dove puoi chiarire:
. motivi che hanno portato alla scelta del tema;
. delimitazione spazio-temporale;
. percorso logico;
. struttura e contenuti dei capitoli;
. fonti di dati ed informazioni (interviste, siti web, articoli, programmi televisivi, ecc.);
. metodologia impiegata (se non costituisce capitolo a sé stante);
. ringraziamenti (non al relatore) a persone resesi utili nel corso del lavoro di realizzazione della tesi senza esserne tenute istituzionalmente.
- Corpo centrale: uno o più capitoli strutturati a seconda del taglio espositivo scelto. L’esposizione può seguire uno dei seguenti criteri logici:
. cronologico (periodi);
. spaziale (dal quadro nazionale o internazionale a quello regionale, provinciale o locale);
. comparativo (paesi, fenomeni, correnti);
. tematico (teorie, autori).
- Conclusioni: se la tesi ha un taglio descrittivo, le conclusioni si riducono ad una sintesi, se la tesi è invece una disamina di diverse posizioni teoriche o critiche le conclusioni riassumeranno gli elementi che ti spingono a propendere per una di esse.
- Bibliografia: elenca in ordine alfabetico (in base all’autore) tutte le fonti (articoli e libri) consultate e ritenute utili. Se hai fatto riferimento a siti web e non a specifici documenti scaricati dal web, sarà opportuno prevedere una sitografia nella quale riportare i siti (nome e indirizzo) in ordine alfabetico.
- Appendici o allegati, se necessario, per contenere:
. legislazione sul tema;
. schede di lettura;
. tabelle di dati;
. commenti critici, ecc.“
(de Francesco C., Delli Zotti G., Tesi (e tesine) con Pc e web, Milano, FrancoAngeli, 2004, p. 27).
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Pubblicato da cordef
03/18/2008
La scaletta (in inglese outline) della tesi è un’entità sconosciuta a molti, troppi laureandi (della laurea magistrale o specialistica):
“La scaletta è il progetto del lavoro che hai in mente, ma che non hai ancora incominciato a fare. Idealmente, una buona scaletta non dovrebbe limitarsi a presentare la struttura logica del testo, ma anche chiarire come verranno affrontati e sviluppati i singoli titoli. E pertanto una buona scaletta dovrebbe presentare chiaramente tutti i seguenti elementi:
– area tematica e argomento della tesi;
– tema con gli obiettivi del tuo lavoro dal punto di vista scientifico: ovvero cosa vuoi dimostrare e perché;
– titolo provvisorio: costruito a partire dal tema e contenente le parole chiave essenziali (come il titolo di questo libro) con eventuale sottotitolo (contenente eventuali specificazioni: contesto territoriale, metodo, periodo, ecc.);
– metodo che intendi seguire;
- indice (o sommario) con l’articolazione del lavoro in punti principali e secondari (ovvero i titoli dei capitoli e delle rispettive sezioni);
– fonti (bibliografia e siti web) e dati su cui pensi di lavorare;
– risorse di cui disponi (tempo, conoscenza di lingue straniere, eventuali esperienze di ricerca sull’argomento, possibilità di spostamenti, operatività nell’uso di programmi software, accesso a Internet e posta elettronica).
Infine, sarebbe anche assai utile definire la lunghezza di ciascun capitolo e il tempo previsto per la sua realizzazione“.
(de Francesco C., Delli Zotti G., Tesi (e tesine) con Pc e web, Milano, FrancoAngeli, 2004, p. 22).
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Pubblicato da cordef
03/17/2008
mi riferisco qui alle tesi della laurea magistrale o specialistica e cerco di fare fronte all’enorme confusione che i laureandi rivelano sull’argomento:
“Scegliere su cosa fare una tesi significa individuare un’area tematica, un argomento e un tema specifico:
– area tematica: coincide spesso con la materia (disciplina o corso) ad esempio Sociologia del lavoro;
– argomento: ad esempio, per una tesi nell’area tematica Sociologia del lavoro, un argomento può essere Il lavoro degli studenti universitari. Ma l’argomento “lavoro degli studenti universitari” è un po’ troppo ampio e generico per una tesi;
– tema: l’intervento del relatore è determinante per definire l’obiettivo su cui focalizzare il lavoro. Ad esempio, una tesi che affronta l’argomento “lavoro degli studenti universitari” può avere come tema da sottoporre a verifica la seguente affermazione o enunciazione (in inglese si parla di thesis statement): “La crescente diffusione del lavoro tra gli studenti universitari dipende dalla percezione che i rendimenti dei titoli di studio (lauree) sono calanti”.
(de Francesco C., Delli Zotti G., Tesi (e tesine) con Pc e web, Milano, FrancoAngeli, 2004, p. 19).
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Pubblicato da cordef