Cosa ho fatto che non va?

11/17/2009

Molte cose potrebbero migliorare se di fronte ad un esito negativo ci domandassimo sempre “cosa ho fatto che non andava?“. In realtà vedo che questa reazione è abbastanza rara: spesso sembra che le persone non siano assolutamente interessate a migliorare le cose per sé stessi (e per gli altri).

Penso ad alcune esperienze recenti:

  • in una grande (anzi, grandissima) banca un cliente viene invitato ad un incontro con un consulente. L’incontro dura due lunghissime ore in cui parla quasi esclusivamente il consulente. Alla fine il cliente, spossato, guarda l’orologio e chiede al consulente di avere le sue proposte per e-mail. Le stesse arrivano dopo una settimana: il cliente le guarda, rileva che le stesse non rispecchiano le poche cose dette nel colloquio, e a quel punto chiude il conto. Per la banca, soggetta nell’ultimo anno ad una continua emorragia di clienti, è l’ennesima perdita (seppur piccola): pensi che qualcuno di loro abbia inviato una mail per sapere come mai il cliente se ne andava?
  • in una università di medie dimensioni alle prese con una cronica carenza di risorse un docente di ruolo dichiara l’intenzione di andarsene. Sostituirlo sarà difficile, visti i vincoli imposti alle nuove assunzioni dalla legge finanziaria. Pensi che l’Ufficio del personale o qualche autorità accademica abbiano fatto lo sforzo di capire cosa c’era dietro alla sua decisione?
  • una grande società di telecomunicazioni riceve da un abbonato la disdetta dell’abbonamento che durava da molti anni: pensi che abbiano inviato una mail o fatto una telefonata per fargli cambiare idea?

Situazioni del genere sono frequenti nella vita di ognuno di noi. Penso che varrebbe sempre la pena che chi “subisce la perdita” si sforzasse di capire come mai ci sia stata un’evoluzione negativa del rapporto. E’ vero, facendo una domanda del genere si correrà il rischio di passare per ingenui ma almeno di eviterà di rifare l’errore in futuro.


ContoBancoPosta Click

11/13/2009

Ho da qualche mese un conto on-line BancoPosta Click ( sito web): l’ho aperto perché avevo bisogno di fare dei vaglia postali e non volevo essere obbligato a recarmi presso l’ufficio postale. L’attivazione del conto non è stata immediata: dopo una prima registrazione on-line e le solite firme e fotocopie di documenti (allo sportello) come per un conto corrente bancario ho dovuto attendere che mi arrivassero due PIN tramite posta e, a quel punto, mi sono dovuto presentare all’ufficio postale per ritirare una macchinetta (un tastierino) da usare per le operazioni on-line. Tra una cosa e l’altra ci è voluto quasi un mese. Comunque il conto è interessante:

  • zero spese
  • carta postamat (bancomat da usare nei 4.000 sportelli automatici che trovi presso gli uffici postali) e Mastercard
  • 2% di interesse sul c.c. (per un saldo > 3.000 € e < 30.000)
  • mailbox posteMail con cui puoi scrivere lettere, raccomandate e telegrammi che verranno poi stampate su carta e recapitate
  • possibilità di fare versamenti e prelievi presso 14.000 uffici postali (quindi anche il sabato) senza spese

Come mai questo post? Semplice: il servizio mi sembra conveniente e efficiente.


Cercare persone nel deep web

10/31/2009

è quello che si propone Pipl (che starebbe per people): a differenza dei motori classici e di altre risorse come Whozat ( post Un metamotore per cercare persone), Pipl ( sito web) scandaglia il deep web per presentarti, organizzato in categorie informative, tutto quello che c’è su una persona. Oltre che in base a nome e cognome puoi fare ricerche anche conoscendo solo l’indirizzo di e-mail. Mi sembra notevole e quindi te lo segnalo.

PIPL > Homepage


Se lavori in un open space usa le cuffie

10/19/2009

e sentiti della buona musica: la tua produttività aumenterà. Questo è uno dei consigli che dà Julian Treasure nel suo intervento di soli 5 minuti alle TED Conferences: The four ways sound affects us. Julian lavora in un settore molto, molto particolare della consulenza: assiste aziende e organizzazioni su come usare il suono. Il sito web della sua società ( Sound Agency sito web) merita un’occhiata e un ascolto.

BTW: il video offre l’occasione per riflettere su quante cose intelligenti e interessanti si possono dire in soli 5 minuti a patto di avere qualcosa da dire e essere essenziali.


Medici e dati dei pazienti

10/17/2009

sono un paziente paziente ma neanche troppo. Ci sono delle cose che non sopporto. Una è accorgermi che il medico che ho davanti per la seconda volta non ha nessun dato su di me anche se l’altra volta mi aveva già interrogato e visitato. Chiaro indizio di sciatteria e scarsa professionalità. Non voglio che abbia un computer acceso davanti agli occhi, mi basta una scheda di carta. Quando mi capita uno che mi fa ripetere le cose due volte perché non le ha scritte da nessuna parte mi dico: “questo qui non mi vedrà mai più”.

Questa introduzione per dirti che ho letto con interesse il post di David Pogue (New York Times) Computerized Health Records. Nell’articolo ci sono brani di interviste fatte da Pogue:

  • We found that about 17 percent of physicians in 2008 had adopted an electronic health record, and about ten percent of hospitals.
  • … every American will have the benefit of an electronic record by 2014.

Quando l’ho letto non ci credevo! E ho apprezzato una volta di più il mio medico di base qui in val d’Aosta che pesca subito la mia cartella clinica sul suo notebook e la aggiorna con i dati della visita.

BTW: il discorso fatto per i medici vale anche per tanti altri professionisti: avvocati, consulenti, giornalisti, architetti, ecc. ecc. Per non parlare poi degli insegnanti e dei docenti universitari…


Password sottomano anche in viaggio

09/23/2009

Quanti siti web ci chiedono di definire e poi usare una password? Tanti. La cosa non è un problema se usiamo sempre lo stesso PC: Firefox permette di salvare nome utente e password usate per ciascun login. La faccenda si complica quando viaggiamo: anche portando con noi il notebook non è detto che ci sia sempre un wi-fi disponibile. Ci capita di dover usare il primo PC che capita, magari in un Internet café.

Ecco allora una soluzione sempre a portata di mano anche quando non abbiamo con noi il portatile: il blog. Come già scritto altrove ( post Un blog come taccuino degli appunti) la soluzione blog è ottima per archiviare le password. Penso ad un blog con accesso protetto dove, per ulteriore sicurezza, posso registrare le password in post a loro volta protetti.

Va da sé che la password di accesso al blog dovrai ricordarla a qualsiasi costo. Se la memoria ti fa difetto una soluzione c’è sempre: fatti tatuare la password su una chiappa (poi, però, ricordati di portare sempre con te uno specchio per poterla leggere).

Naturalmente se sei giovane a questo punto penserai: “ma perché questo fesso non usa il telefonino?”. Certo che lo uso! Ci tengo registrata anche qualche password ma trovo scomodo usare un tastierino e un videino di pochi cm. E poi, se ti fregano il cellulare mi dici dove vai a ripescare tutte le tue password?

? Idee per una relazione di stage diversa dal solito? Dopo qualche giorno di stage incomincia a chiedere in giro alle persone con cui lavori che soluzioni usano per conservare le password. Ne sentirai delle belle: agende, foglietti, password demenziali (pippo, nome e cognome, ecc.).


Gli incontri con i laureandi

09/21/2009

sono una buona cosa cui vale la pena di dedicare tutto il tempo necessario anche se poi i risultati saranno spesso inferiori alle attese. Lo dico per esperienza diretta: a distanza di tanti anni ricordo ancora con gratitudine i docenti che, quand’ero studente, mi dedicavano il loro tempo senza mettersi a guardare l’orologio.

Blog e e-mail hanno permesso di razionalizzare gli incontri rispetto a quanto vedevo da studente: allora capitava di aspettare per ore il proprio turno di ricevimento. E poi come non ricordare che si andava dal prof solo per consegnare il capitolo appena ultimato? Demenziale. Ma era così che le cose andavano nell’università pre-Internet. Allora non era possibile prenotare on-line l’orario di ricevimento e inviare per e-mail la bozza del proprio lavoro in formato doc o pdf.

Ma la razionalizzazione degli incontri con i laureandi non si ferma qui. Penso alla necessità per entrambi (prof e studente) di tenere nota di quanto detto e stabilito in ciascun incontro. Prima del PC era prassi che il relatore registrasse su una scheda di carta le sue note su ciascun incontro. Molti, penso, faranno così anche oggi usando un file Word invece di un pezzo di carta. Io facevo qualcosa di simile usando un infobase. Alla fine dell’incontro facevo una stampa degli appunti dell’incontro e la consegnavo. In questo modo eliminavo discordanze e misunderstandings.

Adesso però sono alla ricerca di un’altra soluzione visto l’infobase gira sotto Windows e sul nuovo MacBook l’installazione di Windows XP su una partizione disco non è andata a buon fine. Ho quindi bisogno di qualcosa di semplice, gratuito e efficace per annotare quando dico al laureando/a.

Soluzione? Yes! Google Mail o Gmail ( post Gmail) mi permette di scrivere in una mail gli appunti dell’incontro insieme ai link a pagine web da vedere o ai file consegnati. Quando l’incontro è finito con un send spedisco la mail al laureando. L’archiviazione è elementare ma efficace: mi basta creare una categoria (label) con cui classificare tutte le mail relative a quel laureando/a ( post Classificare le e-mail con Gmail). Per permettere una ricerca trasversale tra le mail di laureandi diversi sarà bene definire sempre in modo standard i subjects:

  • TESI > argomento
  • TESI > scaletta
  • TESI > fonti
  • TESI > metodo
  • TESI > layout
  • TESI > prima bozza, ecc.

Ah già, dimenticavo: delle mail scritte e inviate avrò sempre una copia non solo sul server ma anche sul Mac ( post Gmail lavora anche off-line). Non male: a inizio ottobre collaudo il sistema e poi lo vendo alla ministra Gelmini.

? Spunto per una tesi? Intervista una ventina di tuoi compagni di corso che stanno lavorando alla tesi o l’abbiano terminata da poco e raccogli elementi sull’organizzazione degli incontri e del loro lavoro di tesi. Se la razionalizzazione del lavoro intellettuale ti attira vedrai che l’università è un potenziale cliente…


I blog per convegni e seminari

09/20/2009

Ogni giorno nelle università italiane (come di qualsiasi altro paese) si tengono convegni, seminari e incontri. Non entro qui nel merito del rapporto costi-benefici di questa modalità di incontro e disseminazione delle conoscenze. Guardo piuttosto alle possibilità oggi esistenti per ottimizzare sia il lavoro preparatorio che i prodotti intellettuali realizzati.

Lavoro preparatorio

Con questo termine penso all’insieme di informazioni e materiali da produrre, aggiornare e disseminare:

  • argomento dell’iniziativa
  • promotori
  • partecipanti
  • call for papers
  • abstracts degli stessi
  • logistica: sede, mappe, transfer
  • programma
  • attività collaterali, ecc.

Grandi eventi: sito web

Se l’iniziativa è di dimensioni tali da coinvolgere centinaia di persone e, soprattutto, è dotata di risorse le informazioni di cui sopra verranno gestite da un backoffice e saranno pubblicizzate tramite un sito web. So far so good: almeno si creerà così un’opportunità di guadagno per qualche giovane webmaster.

Piccoli eventi: e-mail

Ma cosa succede per incontri di piccole dimensioni (poche decine di partecipanti) e prive di risorse finanziarie? In questi casi (numerosissimi) mi pare di poter affermare che la prassi usuale sia quella di far circolare i materiali tramite la posta elettronica. Sistema a prima vista economico ma in realtà costoso in termini di tempo e poco produttivo in termini di interazione e feedback. Ogni soggetto presente sulla mailing list riceve così le informazioni relative all’evento in forma di e-mail. Sarà poi sua cura archiviarle in modo da poterle reperire.

La catena delle e-mail

Ma la scarsa produttività si accentua per quanto riguarda commenti e feedback: immaginiamo di inviare con una mail gli abstract o le proposal di paper di 10 ricercatori ad una mailing list di 50 persone. Commenti e osservazioni saranno oggetto di una sequenza di infinite e-mail.

Un blog come repository interattivo

Perché non razionalizzare il tutto creando un blog? Un blog permetterà di raccogliere e disseminare man mano tutte le informazioni. Si freerà così un repository fatto di infiniti post: un post (articolo) per ciascuna unità informativa (scheda partecipante, proposta di paper, attività, ecc.). Ogni post potrà essere richiamato tramite link nelle mail e in qualsiasi documento web o pdf.

Ad ogni post potranno fare seguito infiniti commenti che appariranno in ordine cronologico. Ed è proprio questa interattività la caratteristica che valuto come preziosa nella fase preparatoria: le proposal e gli abstract dei paper (ognuno in un post) saranno infatti commentabili e i commenti saranno visibili, linkabili e ricercabili.

Trasparenza eccessiva

Vi possono essere casi in cui non sia opportuno rendere tutto di dominio pubblico: nessun problema, le piattaforme blog permettono di rendere un intero blog (o un singolo post) accessibile solo tramite password. Analogamente i commenti possono essere vincolati a forme varie di controllo da parte dell’amministratore: si può così richiedere la registrazione di ciascun utente e in ogni caso i commenti vengono segnalati via mail all’amministratore.

Confrontare per migliorare

Nel caso delle proposal e degli abstract un blog può rappresentare un eccellente modo per massimizzare il confronto tra i prodotti intellettuali dei partecipanti. Basterà evitare che questi testi di piccole dimensioni vengano pubblicati in formati diversi (rtf, doc, docx, pdf, ecc.) e inserirli con un semplice copia e incolla in un post. Ciascun post verrà poi classificato con la categoria “CONVEGNO XYZ > abstract”: con un click sulla categoria apparirà a video la sequenza dei post così categorizzati. La visione sinottica dei prodotti realizzati dai singoli partecipanti permetterà un immediato e impietoso confronto.

Troppo semplice per essere vero?

Un blog non richiede l’acquisto di software, la registrazione di un sito è gratuita, così come lo spazio web che viene messo a disposizione. La gestione di post e commenti si impara nel giro di poche ore. Lo strumento è potente, semplice e gratuito: quest’ultima caratteristica lo rende assai interessante per l’ambiente universitario.


File Word per tesine formato libro

09/14/2009

Qualche anno fa, ricordando il tempo che avevo perso da studente e poi da docente per definire lo standard grafico di tesi e tesine ho scritto un manuale con allegati file in formato doc e rtf ( Tesi e tesine con Pc e web, FrancoAngeli, Milano, 2004): non sono certo diventato ricco ma almeno ho evitato di ripetere a voce le stesse cose a tanti laureandi e ho fatto risparmiare un sacco di tempo a tanta gente.

Poi in questi anni molti studenti mi hanno chiesto di seguirli nel lavoro per realizzare e-book creativi come prova finale della laurea triennale: in genere li ho sempre lasciati liberi di definire il layout. Continuerò su questa strada per quanti scelgono di realizzare una relazione sull’esperienza di stage ( post Relazione di stage come prova finale). Ma per gli altri che scelgono invece di realizzare una classica tesina (paper) ritengo preferibile uno standard e ho deciso per questo ultimo anno di definire limiti ben precisi (post Se vuoi fare la tesi con me).

Non volevo però tornare al modello di documento tesi che avevo a suo tempo definito: mi sembra poco stimolante e pensato per qualcosa da stampare su carta ma inadatto per un e-book da leggere a video. Pensa e ripensa ho optato per un modello di documento basato su una pagina A5. I vantaggi sono tanti:

  • formato “libro”
  • ottima leggibilità a video
  • visualizzazione (e eventuale stampa) a pagine affiancate
  • ottimizzazione dei link (segnalibri) nella versione pdf.

Il vantaggio principale è quello di abituare i laureandi a scrivere entro i confini e i limiti della classica pagina di libro evitando la loro tendenza a tabelle e paragrafi “a lenzuolo” come invece avviene usando il formato A4 verticale.

Ovvio che molti arricceranno il naso: nessun problema, non gli sto vendendo nulla e quindi vadano pure altrove. Se vorranno che io li segua nel loro lavoro di tesi(na) della triennale l’adozione di questo standard sarà alla fine un bel vantaggio: seguendo un formato già definito avranno più tempo per concentrarsi sui contenuti. Ecco il file COGNOME_Nome_Anno_mese_giorno_Paper > (file doc 200 Kb). Buon lavoro!


Cercare lavoro con Twitter

09/09/2009

sembra diventare sempre più comune in questi tempi: Twitter si sta rivelando per le aziende un canale economico e efficiente per ricevere risposte alle proprie offerte di lavoro. Su questo aspetto e altro ancora ti segnalo l’articolo A New Job Just a Tweet Away (Sarah Needleman, Wall Street Journal).


Riunire i programmi dei corsi in un unico file pdf

09/07/2009

usando Adobe Acrobat è un processo semplice e foolproof come sa qualsiasi studente che abbia seguito il corso di Nuovi media ( Lezione Strategie di ricerca) o di Editoria multimediale ( Lezione Catturare le pagine web con Acrobat). Non capisco quindi perché non lo si faccia per i programmi degli insegnamenti di un corso di laurea. Mi riferisco in primis al corso di laurea di Scienze della comunicazione: mettere insieme i programmi in un solo file pdf permette di avere un quadro di insieme, di confrontare tra loro i programmi e di aggiungere note e commenti (ricercabili). Un file cumulativo del genere dovrebbe essere molto utile non solo a chiunque abbia compiti di direzione e organizzazione ma anche ai semplici utenti.

UNIMORE_SCO_2009_pdf

UNIMORE_SCO_2009_pdf

Bon: detto fatto! Ecco qua il file UNIMORE_SCO_2009-2010 (2 Mb) prodotto da Acrobat tramite la funzione Create PDF > From Web Page (scegliendo 2 livelli). Ovviamente non sono stato a perdere tempo ripulendo il file così ottenuto da parti inutili. E lascio a te la possibilità di inserire commenti, rilevare difformità e incongruenze, indicare possibili miglioramenti.

Ah dimenticavo: il costo di produzione e diffusione di un file siffatto è zero. Perché molte università non realizzano le guide di facoltà e di ateneo in questo modo invece di buttare via tempo e soldi con la carta? Mah!


Le lettere sulla riconsegna dell’agente libico

09/02/2009

Oggi la mia attenzione è stata attratta da un articolo di Wall Street Journal ( Memo Says UK Backed Lockerbie Release) in cui si menzionava la pubblicazione di lettere ufficiali relative all’agente libico detenuto in Scozia per terrorismo (attentato dinamitardo Lockerbie del 1988 in cui morirono 270 persone) e recentemente riconsegnato alla Libia. Oltre alla faccenda in sé (la posizione del governo inglese) mi incuriosivano vari aspetti: come vengono gestiti i file di corrispondenza, lo stile con cui sono redatte le lettere, e così via. Non la faccio tanto lunga ho fatto click sul link presente nell’articolo e sono andato a vedere (BTW: che bella abitudine quella di indicare sempre in modo chiaro le fonti).

UK Ministry of Justice > Correspondence on prisoner transfer agreement with Libya

UK Ministry of Justice > Correspondence on prisoner transfer agreement with Libya

Cosa ho visto? Tante cose che ti possono interessare se sei uno studente e non hai mai messo piede in un’organizzazione:

  • la pagina web è di esemplare chiarezza
  • per ciascun file sono indicate formato e dimensioni (n. di pagine e mb)
  • ciascun file è denominato in modo da faciltare la gestione (data nel formato anno-mese-giorno, mittente, destinatario e oggetto)
  • per ciascun file i campi delle proprietà sono compilati: nota, in particolare, le keyword
  • in tutte le lettere, la formula di saluto di apertura e chiusura è manoscritta
  • in tutte le lettere il testo è strutturato in capoversi ben distanziati e di giusta lunghezza
  • tutte le lettere sono scritte con uno stile lontano anni luce dal burocratese vigente al paesello.

Twitter per le microimprese

07/26/2009

Non uso Twitter: non mi va di essere limitato a 140 caratteri. Sono troppo pochi. Ma se avessi una gelateria mi basterebbero per segnalare i gusti disponibili. Se facessi l’ambulante mi basterebbero per dire dove mi trovo. Se avessi un bar o una trattoria potrei usare quello spazio per dire i piatti del giorno. E se facessi l’apicultore potrei usarlo per avvisare i miei clienti:

Miele: Tarassaco (12 barattoli) Rododendro (30 barattoli). Gelato: miele di acacia e albicocca. Oggi: in laboratorio 16-19.

(questo messaggio occupa 122 caratteri spazi inclusi).

Fantasie? Per nulla, almeno negli Stati Uniti dove tanti “small businesses” stanno scoprendo il potenziale di marketing insito in Twitter e nel passa-parola che esso permette: Mom-and-Pop Operators Turn to Social Media (Claire Cain Miller, New York Times, 22.07.2009).


Trasferire tutto su un nuovo Mac

07/25/2009

è un gioco da ragazzi facile anche per chi ragazzo non lo è più da un pezzo. Nelle Utility c’è Assistente migrazione con cui trasferisci sul nuovo Mac tutto quello che avevi sul vecchio. TUTTO vuol dire davvero tutto, impostazioni e password incluse. Per farlo puoi collegare i due Mac usando una rete o un cavo Fire Wire.

Ho iniziato la procedura tramite la rete wireless che ho a casa ma l’altra sera c’era temporale e così ho subito un paio di interruzioni. A quel punto ho optato per la migrazione tramite cavo Fire Wire (che però non avevo). S..t!

Bene ieri mattina di buon’ora siamo andati ad Aosta a cercare il cavetto in questione: nel paio di centri dove siamo capitati non c’era. Il fatto è che ad Aosta, anzi in tutta la Valle d’Aosta non esiste un rivenditore Apple per i Mac. C’è da pensare. Il reseller più vicino si trova a Martigny (Svizzera) dall’altra parte delle Alpi. Dovevamo andare lì. Invece siamo finiti inutilmente ad un centro Unieuro a Ivrea dove vendevano solo iPod. A quel punto il posto più vicino era Milano: ci siamo sciroppati 200 km di autostrada per andare in via Marghera da Mondadori dove abbiamo finalmente trovato il maledetto cavetto.

Tutto bene quel che finisce bene: collegati i due Mac con il cavetto sono sceso in cucina. Due ore dopo la nuova macchina aveva tutto quello che c’era sulla vecchia. Fantastico!

Morale della storia: se hai già un Mac quando ne compri uno nuovo ricordati di comprare anche un cavo Firewire…


Usa Bing USA non Bing IT

07/15/2009

traduzione: se vuoi usare Bing e capire cosa ti offre rispetto a Google ( post Meglio Bing di Google?) non fare l’errore di scegliere la versione italiana. Se lo fai non avrai a disposizione funzioni importanti presenti invece nella versione USA: ad esempio, non potrai fare ricerche di filmati e non avrai l’anteprima delle pagine web.

BING > versione italiana

BING > versione italiana

Questa è invece la versione USA:

BING > versione USA

BING > versione USA


Non usare lo standby

07/06/2009

Come tutti ho l’abitudine di lasciare il Pc in standby: è una bella comodità premere un tasto e vedere che ritorniamo all’ultima videata. Ormai ci siamo abituati a usare lo standby anche per TV, radio, stampanti e in genere per tutte le apparecchiature elettriche che abbiamo in casa. Il problema è che così facendo consumiamo energia elettrica. Ma c’è un’altra cosa cui non pensiamo. Mi riferisco al rischio di guasti e incendi. E’ quello che è successo a mio fratello qui nelle Marche: la radio in standby si è surriscaldata e ha preso fuoco durante la notte. Ha preso fuoco anche il carrellino su cui era appoggiata. Per fortuna il pavimento era di cotto e non di legno. Nessun danno alle persone che si sono accorte del fumo durante la notte e sono uscite all’aperto ma 30.000 € di danni alla casa. Non a causa dell’incendio ma per il fumo e la polvere che ha invaso dappertutto:

Effetti di una radio lasciata in standby > la cucina

Effetti di una radio lasciata in standby > la cucina

E così magnifiche ragnatele si sono formate su soffitti e muri:

Effetti di una radio lasciata in standby > ragnatele

Effetti di una radio lasciata in standby > ragnatele

In conclusione, l’uso dello standby può farti guadagnare tempo ma rischia anche di farti perdere un sacco di soldi. In questo caso c’era un’assicurazione che ha coperto tutte le spese ma non il tempo perso e lo spavento.


Bing non ha più i video

06/16/2009

accidenti! Ero rimasto così bene impressionato da Bing ( post Meglio Bing di Google?). Una delle cose che mi erano piaciute di più era la modalità con cui venivano presentati i risultati quando la ricerca riguardava i video: bastava far scorrere il mouse sulla miniatura per attivare il video e farsene un’idea!

BING > Risultati di ricerca video > "ski couloir"

BING > 4.06.2009 > Risultati di ricerca video > "ski couloir"

L’imperfetto è d’obbligo visto che oggi la ricerca sui video non è più possibile:

BING > 15.06.2009 > homepage

BING > 15.06.2009 > homepage

Suvvia Microsoft, questo non è un bel modo di fare!


Comodo vedere più finestre affiancate

06/10/2009

quando navighi su Internet. E’ per questo motivo che fino a poco tempo fa consigliavo Opera: ( scheda) lì basta fare click su un’icona che puoi avere sulla barra degli strumenti per suddividere la finestra del browser. Purtroppo questa funzione non è disponibile nella versione Mac di Opera. Adesso la stessa funzionalità esiste (sia per Mac che per Win) in Firefox grazie ad un add-on ( Split Browser di Hiroshi Shimoda):

FIREFOX > finestre affiancate grazie a Split Browser

FIREFOX > finestre affiancate grazie a Split Browser

Vuoi mettere la comodità delle finestre affiancate quando vuoi o devi confrontare due o più siti? Certo, potresti anche aprire una nuova finestra per ogni sito e poi ridimensionarle e affiancarle manualmente ma con Split Browser fai prima.


Meglio Bing di Google?

06/05/2009

o viceversa? Bella domanda. Con entrambi i motori hai a disposizione operatori di ricerca avanzata (advanced search keywords):

  • filetype: per cercare in base al formato del file
  • intitle: per cercare nel solo titolo del documento
  • site: per limitare la ricerca ai siti che contengono quella stringa
  • url: per cercare in base alla url dei file

e con entrambi puoi usare operatori logici (and, or, not) e cercare frasi (usando le virgolette “). Detto ciò mi rimane da capire perché la ricerca di “reddito dei laureati” dia 599 risultati con Google e 40 risultati con Bing se imposto gli USA come paese di riferimento, 78 risultati se il paese è l’Italia.

Entrambi i motori permettono di cercare tra le news e le immagini. Ecco, forse è nella ricerca tra le immagini che Bing mi piace di più. Non tanto in termini di risultati ma solo per quanto riguarda la presentazione degli stessi, assai più neat (pulita, essenziale):

BING > ricerca di immagini > "baite walser"

BING > ricerca di immagini > risultati "baite walser"

come puoi vedere, Bing (a differenza di Google) fa vedere solo l’anteprima delle immagini trovate, basta far scorrere sopra il mouse per vederne i metadati.

Qualcosa di analogo esiste anche nelle ricerche web tradizionali: a destra di ciascun risultato appare (se ci vai sopra con il mouse) una sorta di anteprima della pagina:

BING > ricerca web > risultati "baite walser"

BING > ricerca web > risultati "baite walser"

Bing è superiore a Google anche per quanto riguarda la presentazione dei risultati delle ricerche di video: i video sono presentati anch’essi in forma di thumbnails. Se sposti il mouse sopra la miniatura attivi la riproduzione del video: una bella comodità per farsi un’idea del contenuto.

BING > Risultati di ricerca video > "ski couloir"

BING > Risultati di ricerca video > "ski couloir"

in più, come puoi notare qua sopra, puoi scegliere i video in base a lunghezza, dimensione schermo, risoluzione, lunghezza e fonte (funzionalità disponibili anche con Google)

Conclusione: Microsoft non mi è mai stata “simpatica” ma questa volta ha realizzato un ottimo prodotto che userò.


Wifi in università

05/25/2009

Flavio Maiocco mi scriveva tempo fa:

[segnalo] questo articolo/indagine http://www.pitelefonia.it/p.aspx?i=2242134 su un argomento che mi sta molto a cuore, ovvero quello del WiFi nelle Università italiane, con numerose testimonianze dirette degli studenti di tutt’Italia (ma Reggio Emilia se non ho letto male manca, e si potrebbe colmare in qualche modo questa lacuna) sul tema.

Ho tenuto questo commento nel cassetto per qualche mese. Ma adesso mi è tornato di attualità. Un paio di giorni fa ho letto che, grazie al terremoto, gli studenti dell’università dell’Aquila avranno (entro tre mesi) una rete wi-fi gratuita! Wow! Non mi auguro il terremoto per avere altrettanto nelle altre università italiane, Reggio Emilia inclusa. Mi domando solo come mai nei campeggi dove sto girando in questo periodo il wi-fi c’è nel 90% dei casi. Di solito è gratis, in qualche caso a pagamento: questo che sto usando adesso è lo stesso servizio che mi ero già trovato in un albergo a Venezia (3 euro per 1 ora, ottimo segnale e buona velocità). Mah.


Come cambia il viaggio grazie a Internet

05/19/2009

Ma pensa un po’ come è cambiato il viaggiare rispetto a pochi anni fa, non parlo della preparazione del viaggio e della quantità di informazioni disponibile sul web grazie a siti come Lonely Planet o Trip Advisor e non parlo neanche dell’acquisto di biglietti aerei o di voucher alberghieri e noleggi auto tramite siti tipo Expedia. No, parlo di due altre cose come:

  • continuare a lavorare grazie a e-mail e blog
  • leggere i quotidiani in formato pdf spendendo mezzo euro invece dei soliti 2-3 euro a copia per un giornale del giorno prima (quando va bene).

E tutto ciò viaggiando nel modo più economico possibile ovvero dormendo nei campeggi. Certo, dirai tu, gli Internet Café c’erano già 10 anni fa. Vero, li ho usati un sacco ma le tastiere erano sempre unticce e poi si pagava. Il viaggiatore business osserverà che gli alberghi che usa lui offrono da anni la connessione compresa nel prezzo. Vero, ma io non voglio andare nel solito albergo da catena USA: abbiamo deciso per un viaggio al risparmio e di alberghi non ne vogliamo usare neanche uno. Vuoi mettere l’incredibile comodità di trovare una connessione wireless anche nel camping in mezzo alle montagne e di poter navigare davanti alla tenda senza dover pagare nulla?

CdF in campeggio

CdF in campeggio

Tu dirai: ma perché non stare seduto al tavolo? Troppe domande e poi, credimi, sul parafango si sta seduti benissimo e il segnale arriva più forte.

BTW: Sono partito che ne avevo fin sopra i capelli: pian pianino mi accorgo che le idee si stanno smatassando e prendono forma. Con il Mac sotto mano le fisso subito. E’ sempre stato così: quando lavoravo a Parigi mi pagavano benissimo ma mi chiedevano di pensare dalle 9 alle 17 stando seduto ad una scrivania. Ho resistito un anno e poi me ne sono andato. Era tanto tempo fa ma sono contento di averlo fatto.


Vai sul menu x e poi su quello y

05/16/2009

quante volte capita di dover spiegare cosa occorre fare per svolgere una certa funzione con un software. Se uso Acrobat e voglio indicare come si fa a inserire i metadati posso scrivere: File > Properties > Description. Un altro modo è quello di fotografare la sequenza dei menu. Con Snagit posso farlo facilmente:

SNAGIT > Menu capture

SNAGIT > Menu capture

Per inciso, la grande chiarezza con cui SnagIt spiega le sue funzioni ( Welcome to SnagIt) è un modello da seguire quando fai i tuoi ritagli: impara da loro!


Le fonti in un articolo on-line

05/02/2009

Molti quotidiani pubblicano on-line testi che sono nati per la carta e che non sfruttano le potenzialità del web. A cosa mi riferisco? Ad esempio all’assenza di link alle fonti. Tu mi dirai che da sempre gli articoli dei quotidiani non riportano mai le fonti utilizzate. Su carta posso spiegare questa pessima abitudine con la carenza di spazio. Su una pagina web no. Cosa costa creare un link che porti alla fonte? Nulla. Guarda come lavora Mark Penn di Wall Street Journal. Il suo articolo “America’s Newest Profession: Bloggers for Hire” è ricco di link:

Ritaglio dell'articolo di Mark Penn su Wall Street Journal

Ritaglio dell'articolo di Mark Penn su Wall Street Journal

Indicare le fonti può essere un’arma a doppio taglio. In questo caso mi è bastato un click per scaricare le tavole di dati del Bureau of Labor Statistics che avrebbero dovuto essere la fonte  su cui si basava il numero di bloggers che vivono di quella attività: 452.000. Storie: la fonte non dice nulla del genere ma fornisce solo i numeri relativi alle altre professioni. Il numero di 452.000 è una stima basata su due dati (da prendere con le molle):

  • i bloggers USA sarebbero 22,6 milioni (secondo una stima di eMarketer)
  • il 2% dei rispondenti ad una survey on-line condotta da Technorati nel 2008 e a cui hanno risposto 1.290 bloggers campa di questo lavoro ( Technorati, State of the Blogosphere 2008)
  • il 2% di 22,6 milioni fa 452.000 (così ha calcolato Penn).

Come vedi il metodo seguito da Penn è stato a dir poco sbrigativo. L’indicazione delle fonti mi ha permesso di non prendere per oro colato quello che il giornalista scriveva. Viva i link!

Capisci allora le potenzialità del web e dei collegamenti ipertestuali? Ti rendi conto di come dovrebbero essere scritti tutti i testi giornalistici? Avverti la razionalità e serietà di questo modo di lavorare in cui ogni affermazione mette in chiaro le fonti su cui si basa?

BTW: vale davvero la pena leggere l’articolo di Penn nella sua versione originale saltando a pié pari le traduzioni/riassuntini che sono apparse qua e là sulla stampa italiana.


Come organizzare una riunione nel 2010

04/29/2009

Sto parlando di una riunione in università dove i partecipanti spesso abitano fuori sede e non sono presenti tutti i giorni. E quindi una riunione a cui parte degli interessati non parteciperà. La modalità classica di un tempo prevede:

  • fotocopiatura dei documenti di base
  • prenotazione di un’aula
  • incontro: distribuzione dei documenti, lettura, dibattito aperto
  • stesura di un verbale
  • invio del verbale a tutti (presenti e assenti)

Come vedi ci sono problemi di tempi e costi. E poi c’è la questione complessa del “verbale”: ci vorrebbe uno stenografo professionale della Camera dei Deputati per trascrivere esattamente tutto quello che si dice.

? Se sei uno studente di Comunicazione il problema ti dovrebbe attrarre, specie se hai un’inclinazione per l’efficienza e la razionalizzazione: e a questo punto nella tua testa stanno prendendo forma le diverse opzioni disponibili. Che ne dici di scrivere un commento indicando quale pensi sia la migliore e perché?


Protetto: UCAS (Ufficio Complicazione Affari Semplici)

04/23/2009

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