Un house stager fa vendere le case

10/28/2009

Chiunque abbia provato a cercare casa sa quanto sia importante la prima impressione. Una casa arredata in modo banale o addirittura sciatto porta con sé un’impressione negativa. E non vi è dubbio che una casa desolatamente vuota colpisca meno di una casa ben arredata. E’ su queste banali considerazioni che negli USA si è diffusa l’attività di house stager ovvero una sorta di scenografo che arreda le case (soprattutto quelle di alto valore) per facilitarne la vendita: questo e altro nell’interessante articolo  The Story Teller di Mark Oppenheimer per New York Times.

NYT > 2009 > House stager (video)

NYT > 2009 > House stager (video)

Potrebbe avere spazio anche da noi? Guardando lo squallore degli arredamenti di molte case e seconde case offerte dalle agenzie immobiliari c’è da pensare di sì.

Dimenticavo, questo è il sito web dell’agenzia di house staging di Meredith Baer:

MEREDITH BAER > Homepage

MEREDITH BAER > Homepage

Dai un’occhiata alla sezione “Tour Our Homes” dove trovi una ventina di case “Dressed to sell” e in vendita presso diverse agenzie immobiliari: è un’occasione per vedere come le agenzie di fascia alta usano web, immagini e layout. Pensa un po’: ogni casa in vendita ha il suo bravo sito web! E poi, se non l’hai già fatto, torna al New York Times e leggiti la parte dell’articolo in cui si racconta la storia di Meredith.


50 lavori in 50 stati in 50 settimane

10/16/2009

e così un laureato disoccupato USA è finito sui giornali di tutto il mondo e, sono certo, ha trovato la sua strada per un posto al sole. Io ho letto la sua storia su La Stampa, ma se fai una ricerca su Google News vedrai che un sacco di media parlano di Daniel Seddiqui e del suo sito web Living the Map:

Living the Map > Homepage

Living the Map > Homepage

Se fossi la ministra Gelmini (si fa per dire) lo inviterei per un ciclo di conferenze nelle università italiote da cui da sempre escono torme di gente alla ricerca perenne di un posto da laureato.


Scribd pubblica e vende e-book

06/14/2009

Leggo che un grande editore USA come Simon & Schuster ha deciso di vendere i propri libri in formato digitale su Scribd. L’editore ha preferito questa soluzione a Amazon per motivi di convenienza economica: Scribd riconosce all’editore l’80% del ricavato contro circa il 50% di Amazon e il prezzo è stabilito dall’editore mentre Amazon definisce un prezzo di 9,99$ per singola copia ( Brad Stone, Simon & Schuster to Sell Digital Books on Scribd.com, The New York Times, 11.06.2009).

Scribd è un sito visitato ogni mese da 60 milioni di utenti. Come con YouTube anche con Scribd è possibile “inserire” (embed) un documento nel proprio blog o sito. Puoi pubblicare e-book della dimensione massima di 100 Mb e in vari formati (pdf, rtf, ecc.): il file uploaded viene poi convertito nel formato iPaper e in altri formati (pdf, ecc.).

Il pagamento della quota di competenza (80%) dell’autore avviene tramite assegno o PayPal. Per un quadro completo sulle modalità di pubblicazione con Scribd ti rimando al suo support desk: guarda, in particolare, le caratteristiche consigliate per i tuoi e-book o il video qui sotto:

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Scribd non è ovviamente l’unico sito che permette di pubblicare ed eventualmente vendere e-book on-line: ci sono anche le soluzioni Issuu ( post Pubblica on-line con Issuu) e Lulu ( sito web). Da notare che Lulu offre anche la stampa su carta mentre Issuu e Scribd pubblicano e vendono solo e-book in formato digitale (pdf).


Cibo di strada

06/07/2009

I cibi di strada non sono certo una novità per noi italiani: quelli che vendono panini con la porchetta ci sono da sempre e da sempre fanno ottimi affari (e se vuoi saperne di più c’è un blog che si chiama, appunto, Cibi di strada). E’ probabile che fra non molto anche da noi il cibo da strada venduto da carrettini e furgoni diventerà sempre più multietnico. Questa almeno è la tendenza negli Usa come leggo (e vedo) su Food Truck Nation, un bell’articolo con video e slideshow (Katy McLaughlin, Wall Street Journal, 5.06.2009). Lo stesso articolo mette anche in evidenza l’utilizzo dei siti di social network e la crescente qualità dei cibi proposti.

Wall Street Journal > Food Truck Nation

Wall Street Journal > Food Truck Nation

Questo modo di vendere cibo ha successo: un paio di giorni fa leggevo Il porchettaio (Magazine del Corriere della Sera, 4.06.2009, p. 56-57) un servizio sui panini alla porchetta che un intraprendente terremotato abruzzese con tanto di laurea in legge continua a vendere con ottimi risultati “il camion del dottor Gianni dà da mangiare a 26 persone” tra famigliari e dipendenti. E mi viene in mente il camion verde di “Peccati di gola” che vedo tutti i sabati mattina al mercato di Antey e i venerdì a quello di Valtournenche: loro ci sono sempre e davanti alla loro vetrina viaggiante c’è sempre gente.

A questo punto un interrogativo: possibile che a nessuno sia venuto in mente che le tigelle con salame, prosciutto e pancetta sarebbero un fantastico cibo da strada? Chissà che la crisi non spinga qualche brillante laureato disoccupato a provare…


Consulenza per protestare

04/10/2009

Davvero curioso: un ex attivista di GreenPeace ha trovato il modo di mettere a frutto la sua esperienza. E’ diventato consulente/formatore per chi vuole protestare meglio: per pochi soldi ti permette di partecipare ad un corso (Desobeir.net sito web) in cui imparerai a fare un sit-in con i fiocchi, ad attirare l’attenzione dei media, ecc.

Wall Street Journal > Protesters training

Wall Street Journal > Protesters training

Sono sempre un po’ sorpreso davanti all’incredibile capacità della società contemporanea di fare soldi su qualsiasi cosa. Così come mi stupisce la quantità di gente disposta a pagare per stare a sentire qualcuno che insegna le attività più strampalate: dal nordic walking al kamasutra passando per le buone maniere.


10 posti di lavoro a 3.883 metri

02/22/2009

è quello che hanno creato gli Svizzeri aprendo il nuovo bar ristorante al Klein Matterhorn (Piccolo Cervino). Ci hanno messo meno di un anno a tirare su la struttura e a coprirla di pannelli fotovoltaici ( post Albergo a 3.883 metri). Il risultato potrà piacere o meno come accade per funivie, impianti e costruzioni in quota ma una cosa è certa: adesso a Zermatt ci sono 10 posti di lavoro in più. Ah questi svizzeri come sanno far fruttare la loro polvere bianca!

Klein Matterhorn cafe

Klein Matterhorn cafe

A dirla tutta i posti di lavoro sono solo 9 visto che prima c’era già una persona nella baracca di metallo del Rote Nase Cafe che vedi ancora uscendo da questo post high tech:

Klein Matterhorn > Rote Nase cafe

Klein Matterhorn > Rote Nase cafe

a me piaceva di più ma lì ci lavorava solo una persona. Mi consolo pensando  che magari tra qualche settimana l’elicottero l’aggancerà per riportarla a casa: Rote Nase è un fantastico luogo sulla cresta morenica tra i ghiacciai di Findel e di Gorner (ma di questo posto ti dirò un’altra volta).

? Ah già dimenticavo! Come vedi, al café ristorante svizzero i piatti sono rappresentati da belle fotografie con solo un numero (il costo in franchi svizzeri). Cosa ci vuole a proporre ai ristoratori emiliani dei bei menu fotografici ad uso degli stranieri (termine che comprende anche milanesi, toscani, e compagnia bella)? Non sarebbe un bel lavoro per uno studente di Comunicazione? E se poi oltre al prezzo in euro di un piatto di tigelle e gnocco fritto con affettati, stracchino e lardo ci fosse anche il numero di calorie non sarebbe male. Dai, già che ne parliamo, perché non pensi ad un e-book multimediale che presenti i piatti del territorio (Reggio Emilia, Parma, Modena) e che ti valga come prova finale? ( post La prova finale della laurea triennale). Certo, non sarà la classica tesi di laurea ma chi fa mai una vera tesi per la laurea triennale?


Blurb fa diventare libro qualsiasi cosa

01/30/2009

basta avere una carta di credito e essere disposti a pagare. Ah già: bisogna anche pensare che qualsiasi cosa con una copertina e un po’ di pagine rientri in automatico nella categoria “libro“. Ma si sa, la gente è di bocca buona e ha spesso una carta di credito: ecco spiegato come ha fatto Blurb a pubblicare nel 2008 ben 300.000 libri realizzando un giro d’affari di 30 milioni $: così almeno riporta l’articolo Self-Publishers Flourish as Writers Pay the Tab apparso su New York Times ( articolo).

Blurb > Homepage

Blurb > Homepage

Dal sito scarichi il software (gratuito) che ti permette di impaginare testo e immagini, sul sito scegli poi tipo di volume, qualità di carta, rilegatura, copertina e numero di copie. Detto fatto: non pretendere di avere a disposizione un editor che ti segua nella fase di redazione. Tutto quello che Blurb fa è di confezionare un prodotto di carta. Il contenuto dipende solo da te. I risultati sono molto variegati (eufemismo).

? Idea per guadagnare? Fai le foto di un matrimonio, impaginale, scrivi qualche veloce didascalia, fai stampare (da Blurb) le copie che gli invitati ti hanno ordinato (fatti pagare una caparra) e quando arrivano consegnale dopo aver calcolato un giusto ricarico: vedrai come le zie, nonne e suocere saranno contente e con il borsellino aperto!


Faceva il medico ora fa il blogger

07/22/2008

Leggo su New York Times la storia di Arnold Kim, un giovane medico Usa che ha deciso di mollare la medicina per dedicarsi a tempo pieno al suo blog ( My Son the Blogger). La cosa mi ha colpito perché negli Usa una laurea in medicina costa e vale ancora molto. C’è da dire che il blog di cui si parla è MacRumors: qualcosa che attrae 40 milioni di views al mese e, quindi, soldi. Eh sì perché come spiega Arnold sul suo blog personale:

Normalkid > traffic, power, money

Normalkid > traffic, power, money


Paesi di montagna senza macchine

03/02/2008

di Chamois ti ho già parlato ( post Fare la spesa a Chamois). A noi italiani un paese di montagna senza auto fa impressione, agli svizzeri no: in Svizzera di paesi di montagna senza auto ce ne sono tanti. Tra i grossi cito Zermatt (post Zermatt e Cervinia) e Saas Fee (post Saas Fee ti fa dimenticare l’auto). Tra i piccoli, paragonabili a Chamois, ne ricordo cinque del canton Vallese che si raggiungono solo in funivia: Belap, Bettmeralp, Rosswald e Rothwald, Riederalp.

Pliz cam tu vizit Itali“: ti ricordi questo Borat nostrano? L’hai dimenticato? Meno male, visto che le elezioni si avvicinano. In attesa che il portale Italia.it rispunti in uno dei programmi elettorali guarda che bel portale hanno gli svizzeri per il Vallese e poi per l’intera Svizzera. Toh, guarda un po’: le pagine in italiano avrebbero bisogno di un editor… Se conosci bene l’italiano, perché non gli scrivi (in italiano e inglese) e ti proponi tu? Per fargli capire cosa sai fare, scarica una pagina o una brochure in formato pdf e usa gli strumenti di editing di Acrobat. Magari il tuo saper fare gli serve e ti ingaggiano: chissà che non ci scappi una vacanza gratis…


Vendere abiti da sposa in Cina

02/26/2008

sembrerebbe impossibile e invece noi italiani ci riusciamo. Questo è il messaggio di un interessante articolo di Rosamaria Mancini ( How Small Italian Firms Married Style to Globalism, Wall Street Journal, 25.02.2008). Leggilo per capire come le piccole aziende, così diffuse in Italia, possono sopravvivere nell’epoca della globalizzazione.

Sei perplesso sul fatto che ci sia chi prospera sugli abiti da sposa? Vuol dire che non hai letto gli altri post sui matrimoni

? L’articolo contiene un video e uno slideshow: davvero utili per arricchire il testo e per saperne di più sull’azienda di cui si parla. Così si lavora adesso al Wall Street Journal. Sullo stesso tema (le piccole aziende italiane) hai da segnalare altri articoli on-line con video e foto? Hai spirito d’iniziativa? Bene, perché non proponi a qualche azienda di piccole dimensioni un articolo con video e foto in formato pdf (protetto). Non sai quale azienda scegliere? Ma su: le piccole aziende sono talmente tante in Italia che avrai bene un famigliare o parente che ci lavora e che ti può fare da apriporta…

E ancora: se hai letto con attenzione l’articolo di WSJ avrai notato un punto in cui sarebbero davvero utili le competenze che voglio che tu acquisisca con Editoria multimediale (progettare e realizzare testi multimediali in formato pdf): quale?


Fai parlare le e-mail

02/05/2008

L’oggetto della mail di oggi è “suggerimento per libro di testo“. Ne deduco che non si tratta di un mio studente: non usa le sigle. Ma chi è? Boh: nella mail non me lo dice:

Salve prof.,
la contatto per chiederle, vista la sua esperienza nell’ambito, se era a conoscenza di qualche libro di testo che tratti il tema delle interfacce grafiche.
La ringrazio per la sua attenzione e nell’attesa di una sua risposta le porgo i miei
Cordiali saluti

quel “prof” mi dice che si tratta di studente o di insegnante. Poi la “captatio benevolentiae” di quel “vista la sua esperienza nell’ambito” mi suggerisce che si tratta di un adulto, impressione avvalorata dalla formula di chiusura “ La ringrazio per la sua attenzione e nell’attesa di una sua risposta le porgo…“.

Il punto principale è che io non ho nessuna esperienza di interfacce grafiche, le uso e basta. Infine, quel “se era a conoscenza di qualche libro di testo“. Curiosa l’espressione “libro di testo“: forse voleva dire “manuale“. E cosa vuol dire “essere a conoscenza“? Ma chi mi scrive è a conoscenza di “qualche libro” sul tema? Immagino di no e ne deduco che non ha mai letto nulla di quanto ho scritto sulla ricerca delle informazioni. Pessimo. Quando si scrive a qualcuno bisogna avere un’idea di chi diavolo sia. Con il blog è facile: ho messo apposta un post ( About).

Se facessi ancora il consulente penserei “Ottimo!“: la mail rivela un/una potenziale cliente che non sa nulla non tanto delle interfacce grafiche (che non conosco) ma della ricerca di informazioni (che conosco). Per la serie “Piccoli consulenti crescono” immagina di proporre a questo punto due ore di consulenza personalizzata: che argomenti tratteresti e che risorse web insegneresti ad usare?


Salvare le password

01/31/2008

e note, contatti e corrispondenza è un problema che devi affrontare visto che non puoi ricordare tutto. Quando usavo Windows risolvevo la faccenda con Folio Views (post su Folio): un infobase crittografato conteneva tutto ciò che dovevo conservare (e proteggere). Con Mac sto impostando una soluzione di cui ti parlerò un’altra volta. Se, come è probabile, usi Pc Windows e cerchi un prodotto semplice e economico ti segnalo StoreItAll che puoi acquistare su PcMag.com a 8$. Ah già, con StoreItAll, oltre alle password, puoi salvare anche segnalibri (bookmark), pagine web, note, file di vari formati.

PS: per i segnalibri ti ho già segnalato ( post) una soluzione a costo zero.

? € Il problema delle password, dei contatti e delle note esiste in qualsiasi ufficio e la gente fa le cose più stupide (scrive tutto sull’agenda, usa sempre la stessa password, appiccica un post-it sul pc, ecc.). Pensa ad una rosa di soluzioni: durante lo stage avrai modo di metterle in pratica (della serie Piccoli consulenti crescono).


Gli esami universitari

01/18/2008

che faccio da un paio d’anni sono solo orali. Evito il problema che la gente cerchi di copiare e mi risparmio la vista su calligrafie illeggibili e la testa su fesserie di ogni genere. Viste le cose di cui mi occupo per tutti i corsi ci sono file da preparare e presentare all’esame ( Sillabi). Spesso chiedo che i file mi vengano inviati prima e così ho tutto il tempo per guardarmeli e annotarli. Esaminare un prodotto intellettuale (file) e vedere poi come una persona sa usare il web e il pc mi sembra, nelle mie materie, l’unico modo sensato per valutare i saperi e le capacità degli studenti in un paese che per cena si nutre di quiz demenziali.

Problemi? Sì purtroppo mi trovo talvolta faccia a faccia con studenti che si trascinano nel loro percorso scolastico come degli zombie sprecando in università anni preziosi di vita e poi con autentici margniffoni abituati a scopiazzare e a far finta ( Tanto il prof non legge). Una situazione che affonda le sue radici in una scuola secondaria sgangherata e alla deriva ma in cui sopravvivono ancora docenti capaci, ricchi di humor e di umanità ( Blog Vita da prof).

? € Ti piacciono le inchieste giornalistiche? Sei uno/una che reagisce davanti all’assurdità e alla mala fede? Gli esami universitari: studenti e docenti potrebbero essere il titolo di un reportage multimediale e perché no diventare il tema di un bestseller sul genere di “Io speriamo che me la cavo” (88.000 pagine su Google…).


Il business dei matrimoni a Kabul

01/15/2008

Boom Times for Afghan Weddings è un bel video ( New York Times) che potrebbe essere stato girato in Italia: a Kabul come del resto a Milano, Brescia o Napoli la gente fa debiti per un pranzo di matrimonio. Che poi alla fine diventa una palla colossale per gran parte degli invitati tolti gli anziani che rivelano una capacità incredibile di ingollare cibi e bevande oltre ogni limite. Almeno da noi i pranzi sono un’occasione per cuccare, ma gli afgani non hanno neppure questa chance visto che vige la separazione dei sessi anche quando si mangia e si balla. Ma c’è qualcuno che se la passa bene? Certo: il proprietario del ristorante: un afgano molto, molto intraprendente che farebbe un sacco di quattrini anche da noi.

Già che ci siamo, visto che ai matrimoni la gente beve e quindi è ben disposta a spendere, perché non pensi di sfruttare l’occasione per scattare foto e comporre un reportage in tempo reale con tanto di interviste a invitati e sposi? Non pensi che un sacco di invitati, a Kabul come a Modena comprebbe un tuo bell’articolo illustrato, magari stampato su carta fotografica in formato A3 e poi plastificato così da servire da tovaglietta all’americana?

? Devi lavorare all’e-book per il corso di Editoria multimediale e hai vista un matrimonio (di altri)? Perchè non metti insieme le due cose? Il tema dell’e-book per il corso è “il viaggio” e il matrimonio è di sicuro il viaggio più interessante (e rischioso) che si possa fare (lo so per esperienza…).


Idee per guadagnare

01/14/2008

è la nuova Categoria che ho creato oggi. Mi sono reso conto che qua e là alcuni post davano degli spunti che potevano avere risvolti concreti. E allora mi sono detto: “dai mettiamo le cose in chiaro“. Per farlo ho semplicemente messo davanti all’idea un . E’ un modo come un altro per suscitare interesse e coinvolgere gli studenti in una situazione che fa di tutto per lasciarli quieti a dormire. Vediamo un po’ se funziona e cosa viene fuori.


Consumer Electronics Show 2008

01/12/2008

a Las Vegas (Nevada, USA) è l’occasione per vedere in anteprima i prodotti che fra qualche mese arriveranno sui mercati di tutto il mondo: TV, telefoni, fotocamere e videocamere, lettori, gadgets vari… Per un quadro d’insieme ti segnalo lo slideshow di PcMag: un modo molto efficace per parlare di un evento, o no? E non perderti l’articolo e il video di David Pogue sul New York Times.

Ah già, ma tu hai idea di che razza di posto sia Las Vegas? No? Dai un’occhiata qui. E dato che a Las Vegas (come del resto ovunque) ci vanno le persone più diverse ecco dei profili di visita. Non è una bella idea da proporre a qualche ufficio turistico nostrano?


Baby sitting per anziani?

01/11/2008

Leggo su Wall Street Journal ( Finding Day Care for Your Parents) che negli USA ci sono 3.500 centri di day care che permettono a chi ha in casa anziani non autosufficienti di avere un’assistenza diurna specializzata. Non lo immaginavo e sono andato a dare un’occhiata alle pagine gialle USA ( Yellow Book), così ho anche colto l’occasione per vedere come funzionano.

Tu dirai: ma noi in Italia abbiamo le badanti. Vero, le ho avute anch’io per i miei e so per esperienza che si tratta di una soluzione tutt’altro che semplice: costa un sacco di soldi, non sai chi ti prendi in casa e di punto in bianco puoi rimanere a terra. Se l’anziano non è bloccato a letto, il day care può essere un’opzione valida: costa meno (circa la metà dell’assistenza domiciliare), dà maggiori garanzie (i centri sono soggetti a controlli), offre maggiori servizi (grazie alle economie di scala viene in genere garantita la presenza di un infermiere), permette migliori relazioni e risulta più stimolante rispetto a stare soli in casa con una badante.

Possibile che in Italia qualcuno non ci abbia ancora pensato? Che ne dicono i media italiani? E gli enti locali (comuni, province, regioni)? Tu dirai: “ma perché mi parla degli anziani?“. Ovvio: fra qualche anno sarà un problema anche per te e prima che lo diventi potrebbe anche essere un’opportunità. In un paese vecchio come l’Italia c’è un bisogno di imprenditoria in questo campo.


Cercare casa in Italia: che cas..o!

01/02/2008

Eh sì è proprio così! Per avere un’idea dei prezzi sarebbe prezioso un sito come Zillow che (negli USA) permette di sapere quanto costano le case in una certa area, ad esempio a Mammoth Lake (sulla Sierra CA). Ma da noi Zillow non c’è.

In assenza di Zillow si può ricorrere agli annunci immobiliari pubblicati sui quotidiani: impietoso il confronto tra la sezione Real Estate di The New York Times e Trovo case di Il Corriere della Sera. E Il Sole 24 Ore, quotidiano della classe dirigente? Sì, la sua rubrica Casa 24 è meglio, ma guarda con quale frequenza invece di indicare il prezzo dicono “Trattativa riservata“…

Certo, ci sono anche i siti delle agenzie immobiliari: Tecnocasa è un franchising con migliaia di agenzie associate eppure lo standard delle schede sulle case in vendita non è molto alto. Certo, se passo a agenzie di fascia alta le informazioni possono aumentare: è quello che vedo su un sito come Italian Network. Ma non è sempre così: un’agenzia come Santandrea che si dice specializzata in luxury houses di informazioni ne offre pochine (e mai che compaia il prezzo).

Da cosa pensi che dipenda questa scarsità di informazioni e di usabilità delle agenzie immobiliari italiane? Ci sono esempi che si avvicinano agli standard esteri?

Se sai fare foto, scrivere e usare Acrobat perché non proponi a qualche agenzia immobiliare di fare delle schede (pdf) complete di planimetria, foto, descrizione, ecc.?


Lavorare con i blog

12/29/2007

sembra essere un’opportunità crescente: negli USA il 95% delle imprese con meno di 100 dipendenti NON ha un blog. (E se è così negli USA figuriamoci da noi…). E’ quindi probabile che molte imprese apriranno un loro blog ma è improbabile che lo possano fare da sole visto che, come scrive M. Alboher ( The New York Times 27.12.2007) “Blogging requires a large time commitment and some writing skills, which not every small business has on hand.” Sulla base della mia esperienza di questi tre mesi devo dire che miss Alboher ha proprio ragione: penso di saper leggere e scrivere in modo decente e in fretta, ciònonostante per tenere alimentato questo blog devo dedicargli tra 1 e 2 ore al giorno ovvero almeno 500 ore all’anno. Se fossi un professionista, un imprenditore o un dirigente non potrei farcela da solo.

Ovvio allora che aprire e gestire un blog sia molto più naturale e fattibile per chi ha 20 anni che per un tradizionale adulto. Aprire e gestire un blog non richiede certo corsi universitari: e d’altronde quanti docenti universitari hanno un blog?

Cosa aspetti per proporre un blog a qualche aziendina o organizzazione? Perché non proporre l’idea di blog universitari a qualche ente locale (comune, provincia, regione)? Non sai che finanziano di tutto? Che ne pensi?


3 articoli e 1193 commi: questa sì che è una legge!

12/27/2007

Sto parlando della Finanziaria 2008: un guazzabuglio di interventi che il Sole 24 Ore ha organizzato in ordine alfabetico vista la difficoltà di strutturare il testo in modo logico. Sul sito del Governo ( link) trovi il testo originale in formato pdf e altri documenti (ad esempio il DPEF: Documento di Programmazione Economico-Finanziaria).

Si tratta di documenti importanti che incidono sulla vita di tutti e che un laureato dovrebbe conoscere.

A questo punto due domande:

  1. Cosa c’è che ti riguarda in quanto studente universitario?
  2. Questi documenti sono in formato pdf: come suggerisci di intervenire per migliorarne la leggibilità e l’usabilità?

PS: 1193 commi (e qualche centinaio di pagine) in una sola legge! E poi dicono che noi italiani siamo poco produttivi…

Quando sarà pubblicato il testo definitivo della Finanziaria 2008 perché non prendere il file pdf, sistemarlo a regola d’arte, proteggerlo e inviarlo a qualche signore del Palazzo per far vedere cosa sai fare e come potresti essere utile?


Le università USA non sono tutte uguali

12/22/2007

secondo la classifica di US News al 1° posto c’è Princeton, un ateneo privato dove:

  • il 94% degli studenti era tra i primi della classe al liceo
  • il 96% delle matricole arriva alla laurea
  • il 72% delle classi ha meno di 20 studenti
  • c’è un prof ogni 5 studenti
  • viene ammesso solo il 10% di quelli che fanno domanda
  • l’università ha fondi (endowment) per 13 miliardi $
  • le tasse annuali costano 33.000$.

“Caro” dirai tu: vero, ma studiare a Princeton è un investimento che poi rende nel tempo. Se uno, bravo, vuole spendere meno può andare in eccellenti università pubbliche come Berkeley o UCLA: lì uno studente californiano studia in un ambiente splendido spendendo in complesso (tra tasse, stanza e vitto) 23.000$ ovvero 15.000 €. E se scendi in graduatoria al 124° posto trovi università che costano ancora meno: uno studente della Arizona State University spende (tasse+vitto+alloggio) 9.000 €.

In Italia costa meno? Se si sta in famiglia forse sì, come pendolare certo no. Ma l’esperienza è uguale? Visita i siti web di queste università di cui ho parlato e te ne fai un’idea.

Nei paesi avanzati la scelta di dove iscriversi è talmente complessa che si è creato un mercato editoriale e di consulenza molto ricco e articolato. Da noi ci sono un po’ di guidine (Espresso, Repubblica, Il Mulino) ma mancano servizi ad personam che su richiesta forniscano un quadro dei pro e contro dei singoli corsi di laurea. Eppure il web dà un sacco di informazioni…


I lavori con Scienze della Comunicazione

11/30/2007

sono molto variegati: giornalista, redattore, account, copywriter, webmaster, addetto stampa, ecc. Il problema è che molti (studenti e laureati) non hanno la più pallida idea di che cosa si nasconda dietro un’etichetta. Per saperne di più si può fare riferimento a repertori sulle professioni come Orientaonline dell’Isfol o l’Occupational Outlook Handbook del US Department of Labor (il ministero del lavoro USA). A queste iniziative a livello nazionale si aggiungono iniziative locali. In Italia, ad esempio, il Servizio Orientamento dell’Università degli Studi di Milano mette a disposizione di tutti un nutrito numero di profili professionali con informazioni analoghe a quelle disponibili sul sito Isfol.

Utile è anche far parlare chi già fa quel lavoro: qui a Reggio Emilia avevamo fatto tempo fa un ciclo di incontri sulle professioni in cui pubblicitari, redattori editoriali, giornalisti, addetti alla comunicazione parlavano del loro lavoro: i loro discorsi sono stati poi trascritti dagli studenti e sono scaricabili da Dolly > Scienze della comunicazione > 2° anno > Nuovi media > 5 Testi (per il login: ID = “studente”, password = “studente”).

Vere e proprie interviste sono state realizzate dal Servizio Orientamento di UNIMI:

Tu hai trovato siti e iniziative analoghe a queste appena indicate? Se sì, perché non condividerle?

  Perché non pensare a interviste video che permettano di vedere anche l’ambiente di lavoro, momenti e attività della giornata, “stili di lavoro”? Infine, non preferiresti interviste a giovani invece che a adulti? Non è un buon tema per una tesi della laurea triennale?


Foto panoramiche e di gruppo

11/15/2007

Molte fotocamere digitali permettono ora di scattare foto panoramiche come se l’obiettivo fosse un grandangolo. Con la mia macchina un po’ vecchiotta questo non è possibile. Certo, potrei risolvere la faccenda scattando foto separate e poi riunendole in una foto unica facendo un lavoro certosino con un editor di immagini. Se voglio fare prima oggi posso usare Adobe Photoshop Elements 7 ( scheda):  sarà il programma a riunire le foto in una panoramica.

Ma c’è di più: ti sarà capitato di fare foto di gruppo e di vedere che c’è sempre qualcuno che “è venuto male”. Bene, con questo software puoi scegliere la foto in cui è riuscita meglio la persona 1, idem per la persona 2 o 3 e poi riunire in una sola foto i tre soggetti.

Dai un’occhiata ai filmati di Adobe Photoshop Elements: se vuoi puoi scaricare la versione prova 30 giorni (solo per Windows).

Ti sarà capitato di andare a matrimoni e riunioni famigliari: pensa quanti dei presenti avrebbero pagato qualche € per avere una bella foto di gruppo stampata al momento. Se lo fanno in Svizzera sulle piste perché non deve funzionare da noi (anche se non abbiamo i cani San Bernardo)?


Che PC devo comprare?

11/10/2007

Tanti anni fa quando scrivevo guide all’uso del personal computer, mi sentivo fare questa domanda molto, molto spesso. La risposta incominciava sempre con un “dipende…“: da quanto vuoi spendere, da cosa devi fare, da dove lavori e quanto ti sposti, ecc. ecc. In ogni caso una scelta razionale richiede informazioni sulle opzioni disponibili. Benedetta allora la rassegna che PcMag dedica a 41 PC (anche laptop). Niente male anche Pc World nella sua comparazione di portatili ultraleggeri. Infine, se non hai ancora deciso che tipo di Pc acquistare ti segnalo la guida all’acquisto del Pc di Consumer Reports.

   Se ti consideri un consumatore razionale e informato sai che un sacco di gente compra a caso e c’è chi sarebbe disposto a pagare pur di essere assistito nella scelta di hardware e software. Prova con i tuoi parenti e vedi se sei tagliato a fare un po’ di consulenza spicciola.


PDF solo con Acrobat?

11/01/2007

La risposta è no. Open Office, ad esempio, dispone di un driver di stampa con cui puoi creare file PDF. E poi ci sono prodotti alternativi a Acrobat e assai meno costosi: PcMag ha dedicato a questo argomento un’ottima rassegna. Tieni però presente che la licenza education di Acrobat 8 Professional costa 189 € e che con 199 € puoi comprare Creative Suite 3 (che comprende Acrobat 8 Professional + Photoshop + InDesign, ecc.). Certo, sono sempre soldi, ma spesi bene se poi impari a usare davvero un programma che troverai in qualsiasi ambiente di lavoro.

Qualsiasi organizzazione o azienda “pubblica” file pdf: il più delle volte i file pdf rivelano un sotto utilizzo di Acrobat. Prendi un file recente, sistemalo a regola d’arte e invialo a chi ha il potere di decidere (non certo al tecnico informatico).