10/08/2009
Il tasso disoccupazione (disoccupati e persone in cerca di prima occupazione come percentuale della forza lavoro) è l’indicatore principale dello stato del mercato del lavoro. Per gli USA disponiamo del dato (comparabile) a partire dal 1948. L’infografico che ho visto su Wall Street Journal mostra l’evoluzione dell’indicatore, mese per mese:

Wall Street Journal > US Unemployment Rate 1948-2009
A colpo d’occhio vediamo i periodi di elevata disoccupazione e la loro durata: ad esempio nel biennio 1982-1983 il tasso didisoccupazione ha oscillato tra il 9 e il 10%. I livelli elevati attuali (9.8% nel settembre 2009) non sono dunque un fenomeno eccezionale.
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07/09/2009
In fuga dalla polvere, dal rumore e dalle brutture del solito cantiere (→ post Coppia naif offresi) siamo andati sino nelle Marche a trovare Marco e Eva. Hanno comprato un casale a Ripatransone e Eva lavora lì come agente immobiliare (→ Benedictus sito web).

Colline nei dintorni di Ripatransone, luglio 2009
Il viaggio è stato istruttivo e abbiamo scoperto varie cose:
- San Benedetto del Tronto ha un magnifico lungomare di alcuni km con pista ciclabile e splendide palme, alla sera il centro è scintillante di luci e pieno di gente, i negozi stanno aperti sino a tardi e la crisi sembra lontana anni luce
- le colline nell’entroterra sono un patchwork di colori: vigne, campi gialli di girasoli in piena fioritura, filari, e case isolate. Una fonte cui ha attinto Tullio Pericoli e che ritrovi nei suoi dipinti in mostra a Ascoli Piceno (→ presentazione)
- i casali tornano a nuova vita grazie ad un mercato immobiliare vivace: chi non sogna una casa isolata in cima ad una collina? Guarda ad esempio le case in vendita a Ripatransone su questo sito inglese.
Peccato che io sia fissato con la montagna e lo sci se no mi trasferirei qui subito: sulle colline marchigiane una bella casa con terreno costa come uno di questi bilocali in “baita” → fotoblog Villaggio Tantané.
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07/04/2009
a quanto pare è quello che sta avvenendo in Italia grazie agli incentivi. Negli USA invece si è solo rallentato il calo. Pensa che nel giugno 2005 erano stati venduti oltre 1.677.000 autoveicoli contro gli 860.000 del giugno 2009.

Wall Street Journal > Vendite di auto negli USA (grafico)
Parlo delle vendite di auto solo per segnalarti questo grafico di Wall Street Journal: ti fa capire come un grafico a barre interattivo sia infinitamente superiore alla versione statica cui sei abituato su libri e articoli.
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06/01/2009
lo sappiamo bene: i centri sono magari pieni di gente che gironzola e guarda le vetrine ma di sacchetti se ne vedono pochi. New York Times affronta il tema della caduta delle vendite nei mall (centri commerciali) statunitensi con un grafico: a colpo d’occhio vedi la caduta delle vendite nei negozi dei marchi più famosi

New York Times > 31.05.2009 > The Fall of the Mall
ah già, dimenticavo: di solito i grafici sono parte di un articolo dove fanno da “ciliegina sulla torta”. Qui no: l’articolo non c’è proprio, tutto si riduce al grafico: un altro esempio di come stia cambiando il modo di fare informazione e di quanta creatività trovi spazio oggi grazie alla comunicazione visuale.
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05/11/2009
E’ il succo di un articolo a firma di Ian Johnson (→ China Faces a Grad Glut After Boom at Colleges, Wall Street Journal 28.04.2009). Qui qualche highlight:
- Up to one-third of last year’s 5.6 million university graduates are still looking for work, and this year will see another 6.1 million hit the labor market.
- In 1998, 3.4 million Chinese attended university. By last year, the number was 21.5 million.
- While experts say the country needs midlevel technical staff, many of these universities have tended to lure tuition-paying students with programs such as English, tourism, government, journalism and law. These are cheap — no large outlays for equipment are necessary — and appeal to Chinese sensibilities, which see education as a path to a government or other white-collar position, and not as training for a technical job.
C’è qualcosa che suona familiare?
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03/06/2009
In inglese il titolo dell’articolo di Bloomberg è India Failing to Control Open Defecation Blunts Nation’s Growth. Un eccellente servizio giornalistico con foto e video che analizza le implicazioni della mancanza di gabinetti in India: inquinamento, malattie, mortalità infantile, perdita di tempo e quindi di produttività, ecc.

Bloomberg > Open Defecation in India
Le cifre riportate per l’India sono agghiaccianti:
- 100.000 tonnellate di escrementi umani lasciati ogni giorno all’aperto
- 100 milioni di famiglie non hanno servizi igienici in casa
- più di 600 milioni di indiani evacuano all’aperto.
L’articolo citato, come tutti gli articoli di Bloomberg, è scritto con professionalità e competenza: capoversi corti, strutturato in sezioni brevi e titolate chiaramente, link esterni (parole in grassetto e colore) con tanto di tip, assenza di banner pubblicitari.
PS: ricordo ancora con disagio le condizioni terrificanti dei “bagni” di università e ministeri che mi era capitato di dover usare quando alla fine degli anni ‘90 partecipavo ad un progetto di cooperazione internazionale in Russia: un indicatore implacabile delle condizioni del paese aldilà della retorica dei discorsi e delle statistiche ufficiali che ci propinavano durante le riunioni di lavoro.
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03/01/2009
“Whether we’re talking about socks or stocks, I like buying quality merchandise when it is marked down” parla così Warren E. Buffett, il mitico presidente di Berkshire Hathaway Inc (→ Bloomberg, Buffett says Economy ‘in Shambles’). E così devo dire che mi è venuta voglia di comprare un’azione della società. Una sola azione? Sì un’azione costava venerdì scorso, ai prezzi di saldo della borsa americana, solo 78.000 $: un bel passo indietro rispetto al picco di 147.000 $ raggiunto il 19.09.2008 (→ BRK.A Bloomberg).
Perché ti parlo di questa società e di questo signore di 78 anni? Perché la lettera agli azionisti che sto leggendo è davvero interessante: le frasi di Warren Buffett sono secche e dirette come delle schioppettate. Beccatene qualcuna:
“By yearend, investors of all stripes were bloodied and confused, much as if they were small birds that had strayed into a badminton game.”
“The watchword throughout the country became the creed I saw on restaurant walls when I was young: “In God we trust; all others pay cash.””
“In poker terms, the Treasury and the Fed have gone “all in.” Economic medicine that was previously meted out by the cupful has recently been dispensed by the barrel.“
“Lenders happily made loans that borrowers couldn’t repay out of their incomes, and borrowers just as happily signed up to meet those payments. Both parties counted on “house-price appreciation” to make this otherwise impossible arrangement work. It was Scarlett O’Hara all over again: “I’ll think about it tomorrow.” The consequences of this behavior are now reverberating through every corner of our economy.”
[Warren Buffett, → Shareholder Letter 2008]
Ah, dimenticavo, il sito della società (→ Berkshire Hathaway) è davvero no frills, vuoto di multimedialità e gadgets inutili ma pieno di concretezza (tra cui 24 miliardi $ di liquidità):

Berkshire Hathaway > Homepage
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02/27/2009
Mi segnalano questo infografico multimediale:

Jonathan Jarvis > The Crisis of Credit Visualized (video su Vimeo)
Bello, interessante, chiaro! E’ in inglese ma non avrai problemi a capirlo: potenza dell’immagine e, soprattutto, di un’ottima struttura espositiva!
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02/16/2009
sono l’ammontare del pacchetto di finanziamenti vari che il presidente Obama è riuscito a far approvare da Camera e Senato degli USA. Lasciando in sospeso la domanda se questo intervento servirà a contenere la crisi in atto rimane valida l’altra domanda: dove andrà a finire questa montagna di soldi?
Per cercare di dare una riposta puoi guardare questo grafico (con un click lo scarichi in formato pdf):

Wall Street Journal > 13.02.2009 (file pdf 80 Kb)
Se vuoi vedere con precisione anche i rigagnoli su cui questo fiume di denaro si riverserà guarda l’elenco che, con santa pazienza, Wall Street Journal ha ricostruito.
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02/11/2009

Geithner presenta il nuovo financial stability plan
Magari non sai che è il Treasury Secretary degli Stati Uniti (→ sito web): diciamo l’equivalente del nostro ministro dell’economia. E’ forse la persona più importante al mondo per quanto riguarda la crisi in corso. Se non lo hai mai sentito parlare penso che sarebbe la volta buona per farlo. Guarda il video in cui presenta le linee guida del piano di intervento per dare stabilità al sistema finanziario degli USA. Guarda come parla, ascolta ciò che dice, se non capisci tutto tieni a lato il testo (→ testo di presentazione del Financial Stability Plan). Pensa all’impressione finale che ti dà e confrontala con quella che ricavi da tanti politici nostrani che conosci e che vedi troppo spesso alla televisione.
Tutto bene? No. Molti hanno criticato Geithner per la mancanza di dettagli
→ Market Pans Bank Rescue Plan, Wall Street Journal, 11.02.2009.
→ Geithner Leaves Questions on Bank Plan and Markets Make Him Pay, Bloomberg, 11.02.2009.
E dopo il discorso di Geithner la borsa USA ha subito un forte calo (chiusura dell’10.02.2009: Dow Jones -4,6%, Nasdaq -4,1%).
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02/07/2009
a non ripetere i suoi errori: questo il succo dell’articolo Japan’s Big-Works Stimulus Is Lesson che leggo sul New York Times (5.02.2009). Di cosa parla? Dell’esperienza che il Giappone ha fatto negli ultimi 20 anni per superare la crisi della bolla immobiliare degli anni 80′. Un’esperienza di opere pubbliche (strade, ponti, aeroporti, ecc.) che ha portato il debito pubblico di quel paese a quasi il doppio (180%) del suo PIL creando una spaventosa zavorra finanziaria per le future generazioni. Problema di quell’approccio? Come dice un intervistato “roads and bridges are attractive, but they create jobs only during construction”.
Cosa mi viene in mente? Il ponte di Messina. Cosa vorrei invece? Che a me, lavoratore dipendente, diminuissero le tasse: preferirei essere io a decidere dove spendere i miei soldi. E stai sicuro, se avessi una riduzione di tasse oggi, quei soldi li spenderei domani non fra qualche anno come avverrebbe con un programma di opere pubbliche.
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01/29/2009
Quanto sta succedendo in Spagna adesso, capiterà anche in Italia fra qualche mese? E’ quello che mi sono chiesto dopo aver finito di leggere questo articolo (→ Spain’s Jobs Crisis Leaves Immigrants Out of Work) apparso qualche giorno fa su Wall Street Journal. Mi hanno colpito 3 punti:
- il tasso di disoccupazione in Spagna a dicembre 2008 ha sfiorato il 14%
- gli spagnoli si mettono in coda per lavori prima rifiutati (come, ad esempio, raccogliere le olive)
- il governo paga i lavoratori extra-comunitari che accettano di rientrare ai paesi di origine (e di rimanerci per almeno 3 anni).
? A questo punto, magari ti sarai domandato: ma in Italia quant’è il tasso di disoccupazione? Me lo sono domandato anch’io e sono andato a vedere sul sito di Istat: i dati più recenti disponibili sono migliori di quelli per la Spagna. Il nostro tasso di disoccupazione era infatti pari al 6,1% (→ Rilevazione delle forze di lavoro): l’imperfetto è d’obbligo visto che questo dato si riferisce al mese di settembre 2008… Sul secondo punto (ritorno a lavori prima rifiutati) non so come stiano le cose anche se un collega di un’altra università mi raccontava ieri di laureati della specialistica/magistrale che accettano stage gratuiti (e non stiamo parlando di avvocati o aspiranti commercialisti o farmacisti).
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01/07/2009
Contenere le spese sembra essere la parola d’ordine per tutti: privati cittadini, imprese e organizzazioni. Se fossi uno studente declinerei così la frugalità:
- corsa alla laurea senza perdere tempo
- selettività nello studio: più tempo su qualsiasi esame/corso appaia utile e/o interessante a scapito dei corsi ritenuti inutili/noiosi
- scelta oculata dei siti web da seguire: limitazione dei segnalibri (preferiti) e uso di PageFlakes o iGoogle (→ post Pagina web personale)
- parsimonia nel software: meglio pochi programmi usati a fondo rispetto a un po’ di tutto
- risparmio nei consumi (di telefono, abbigliamento, tempo libero, fumo, bevande, ecc.) per accumulare risorse da dedicare a progetti significativi (viaggi, hardware, autoformazione, sviluppo personale).
Naturalmente quanto ho appena scritto deriva solo dal desiderio di mettermi nei panni degli altri visto che il mio tempo da studente è trascorso da un pezzo. E riflette la mia ricerca di fare una didattica utile in questo periodo di crisi (→ post La crisi all’università). Sarebbe comunque interessante capire meglio le diverse strategie che gli studenti adottano per fare fronte ad una crisi di imprevedibile durata e intensità. Tu cosa consigli di fare?
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12/20/2008
Stamattina, c’è un rialzo termico in corso con cielo coperto e vento da nord: insomma condizioni davvero scarse. In attesa di vedere cosa facevano gli impianti di Valtournenche ho dato un’occhiata alla stampa e ho trovato un paio di cose interessanti:
- Wall Street Journal riporta nel suo blog le dichiarazioni di GM, Chrysler e Ford sul piano di aiuti finanziari (14 miliardi $) del governo USA a GM e Chrysler
Oh guarda, alla fine (sono le 9.10) si sono decisi ad aprire a Valtournenche (→ Situazione piste Cervinia e Valtournenche): andiamo a provare il pistone che scende in paese.
h. 17: il pistone è magnifico! Vario e veloce va fatto senza troppa gente altrimenti, temo, diventa pericolosino: si vedrà fra una settimana…
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12/12/2008
ieri il Senato Usa ha respinto il piano di finanziamento straordinario di General Motors e Chrysler: le ripercussioni sono state immediate non solo sui corsi azionari a Wall Street e sul dollaro ma all’estero come puoi leggere in questo articolo di Bloomberg “Asian Stocks, U.S. Futures, Dollar Tumble as Auto Bailout Fails“.
Confronta l’articolo di Bloomberg con quello di Wall Street Journal: “Rescue Bid for Detroit Collapses in Senate“.
La giornata, sono le 7 e 30 incomincia all’insegna del “chi l’avrebbe mai detto“: va beh, dopo due giorni ha smesso di nevicare
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12/10/2008
quando ho letto ieri sera la notizia sul sito di Bloomberg ho pensato: sono stanco, la tesi di semiotica che ho provato a leggere mi ha mandato in confusione, devo andare a dormire. Stamattina ho ritrovato la notizia su New York Times e mi sono detto: caspita è vero! Non l’avrei mai detto!

New York Times > 10.12.2008 > Investors Buy U.S. Debt at Zero Yield
Una curiosità: i tuoi genitori, nonni o zii comprerebbero dei BOT o dei CCT a rendimento zero? Prova a chiederglielo e poi digli che risparmiatori/investitori di tutto il mondo stanno facendo così con i titoli di stato USA. Prendi nota delle loro reazioni…
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12/02/2008
caspita! Quando ho letto la notizia sui giornali sono rimasto di sasso. Pensavo che gli abbonamenti a Sky pagassero da sempre il 20%. Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché mai sull’abbonamento per l’accesso a Internet devo pagare il 20% di IVA così come per l’acquisto di software che uso per lavorare (l’università non ha una lira e quindi me lo pago io) mentre dovrei continuare ad avere un’IVA al 10% per vedere film o partite di calcio con Sky. Boh!
Ah già, sulla storia dell’IVA al 20% sul software avevo scritto una mail lo scorso anno a Prodi (→ post Regali di Natale): adesso la rimando a Berlusconi, vediamo un po’ se risponde…

Cordef > mail del 1° dicembre > Iva software
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11/03/2008
Leggo su New York Times un articolo (→ Challenging the Crowd in Whispers, Not Shouts) di Robert J. Shiller (professore di Economia) che offre una spiegazione circa la non previsione della crisi in corso da parte dei numerosi panel di esperti:
“From my own experience on expert panels, I know firsthand the pressures that people — might I say mavericks? — may feel when questioning the group consensus.”
In termini più accademici, Shiller nota che:
“The field of social psychology provides a possible answer. In his classic 1972 book, “Groupthink,” Irving L. Janis, the Yale psychologist, explained how panels of experts could make colossal mistakes. People on these panels, he said, are forever worrying about their personal relevance and effectiveness, and feel that if they deviate too far from the consensus, they will not be given a serious role. They self-censor personal doubts about the emerging group consensus if they cannot express these doubts in a formal way that conforms with apparent assumptions held by the group.”
Maverick? Sai cosa vuol dire? Io, purtroppo, sì, visto che sono uno di loro (→ definizione).
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Economia | Messo il tag: New York Times |
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10/25/2008
Me lo domando ogni giorno e come me milioni di persone. Eh sì perché l’andamento del dollaro non influenza solo il costo del gasolio con cui mi riscaldo e vado su e giù da Reggio Emilia a caccia di colesterolo ma anche un sacco di altre cose prodotte negli USA: software, hardware, attrezzatura da montagna, informazione (abbonamenti a riviste e quotidiani, libri). E poi ci sono i risparmi: un po’ li ho fatti quando il $ aveva toccato il record di 1.57 per 1 € ma altri (purtroppo) quando con 1 € mi davano solo 1.20 $. Quindi hai già capito che verso l’attuale risalita del dollaro ho mixed feelings anche se, tutto sommato, preferisco un suo netto rafforzamento. E questo mio sentire è anche patriottico perché se il $ si rafforza e € si indebolisce noi riusciremo a vendere più borsette, scarpette, abitini, saliere a forma di paperette, jeans con le toppe, occhiali da sole e altre carabattole costosissime.
Detto ciò, i grafici non servono certo a predire il futuro ma almeno ci danno un’idea immediata di come sono cambiate le cose in poco tempo. E poi, visto che mi pagano per fare il parroco/badante di un po’ di studenti capisci che devo anche usare un po’ del mio tempo per temperargli le matite ovvero cercare l’informazione che, spesso, non trovano abituati come sono a usare la prima schifezza che salta fuori da una ricerca con Google.
Sull’andamento del tasso di cambio euro-dollaro ho cercato con santa pazienza e ho trovato un ottimo grafico interattivo sul sito della Banca Centrale Europea:

Banca Centrale Europea > Euro - Dollaro 2006-2008
La stessa fonte fornisce dati (aggiornati e storici) su molte altre valute → pagina web. Ah, dimenticavo, la Banca Centrale Europea è una (anzi LA) fonte attendibile di dati sull’argomento di cui stiamo parlando.
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Economia, Tesi e tesine - risorse | Messo il tag: Banca Centrale Europea, Grafici interattivi |
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10/18/2008
Nel trimestre terminato il 30 settembre 2008, Google ha aumentato del 31% il fatturato rispetto allo stesso trimestre 2007, il 51% del fatturato è stato realizzato al di fuori degli USA e gli utili sono stati pari a 1,35 miliardi $ (→ comunicato stampa). Come vedi anche nelle crisi c’è chi riesce a sviluppare utili e fatturato.
I risultati trimestrali di Google e altri (Microsoft, Apple, Yahoo, ecc.) sono disponibili in un formato sintetico (cheat sheet) su Wall Street Journal: chiarezza esemplare da guardare e copiare per un sacco di altre esigenze di comunicazione.

Wall Street Journal > Cheat sheet 2008
Vuoi vedere i dati di borsa di Google e Apple? Con Google ti basta scrivere la sigla del titolo (goog per Google, aapl per Apple) e fare click: prova!
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Aziende, Economia, Quotidiani | Messo il tag: Wall Street Journal |
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10/03/2008
In questi giorni sto leggendo un sacco di articoli sulla crisi in corso. Più o meno dicono tutti le stesse cose. Ma questo articolo di Davide Leonahrdt mi sembra una spanna sopra gli altri. Bello il titolo “Lesson From a Crisis: When Trust Vanishes, Worry” (New York Times 30.09.2008) e chiaro il messaggio: questa crisi toccherà tutti. (In 3 giorni l’articolo ha ricevuto quasi 500 commenti…).
L’articolo mi sembra anche esemplare per i link utili e appropriati che contiene: un bel pezzo di giornalismo che mi convince dell’utilità di mettere il naso fuori di casa quando debbo leggere un quotidiano.
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Economia, Quotidiani | Messo il tag: New York Times |
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06/19/2008
Il video sulle università di Oslo e di Modena-Reggio Emilia (→ post Unimore vs Oslo) ha messo il dito nelle piaghe del nostro sistema universitario. So far so good, per completezza penso però che sarebbe bene anche riflettere su alcune differenze tra Italia e Norvegia e sulle implicazioni che tali differenze possono avere per i sistemi universitari dei due paesi:
- Prodotto nazionale lordo (PNL) pro-capite 2007 ($)
- Italia 30.400
- Norvegia 53.000
- Crescita % PNL 2007 rispetto al 2006 (stima)
- Debito pubblico come % del PNL 2007
- Disavanzo commerciale 2007 (miliardi $)
- Spese militari come % del PNL 2005 (stima)
(Fonte: CIA, The World Factbook, Italy, Norway).
In una parola: l’Italia è un paese povero rispetto alla Norvegia. Dovremmo/potremmo compensare la nostra povertà con la creatività: ma la creatività da sola non basta a far funzionare le organizzazioni.
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06/16/2008
era il messaggio elettorale di alcuni partiti un po’ di anni fa. Ma allora c’erano il comunismo e l’Unione Sovietica: a molti veniva l’orticaria solo a pensarci. Adesso lo stesso messaggio ha un suono ben differente: Russi = soldi. Eh sì perché in Russia ci sono oggi milioni di persone con soldi da spendere e libere, finalmente, di viaggiare dove vogliono. Sull’argomento segnalo Free and Flush, Russians Eager to Roam Abroad (The New York Times 15.06.2008). Secondo dati riportati nell’articolo, nel 2006 7,1 milioni di russi si sono recati all’estero per turismo: nel 1995 erano 2,6 milioni…
Una vera e propria manna per tutta l’Italia vista l’importanza del turismo. Ma quanti turisti russi vengono da noi? Ho cercato un po’ in giro e ho trovato un documento del Ministero degli Affari Esteri (MAE) realizzato in collaborazione con l’ENIT:
“Nel 2006, la destinazione Italia e` salita al quarto posto nelle preferenze dei turisti Russi dopo Turchia, Cina e Egitto, con il 8,3% delle preferenze. [...] Nel 2006 gli esercizi ricettivi italiani hanno registrato circa 670.000 arrivi di turisti russi, per un totale di presenze pari a 2.500.000 (circa) ed una permanenza media di 4,7 giorni.” (Ministero degli Affari Esteri, Russia, file pdf scaricato il 15.06.2008, p. 3)
Sempre nel 2006 le presenze di turisti provenienti dagli USA sarebbero state pari a 4,5 milioni (Ministero degli Affari Esteri, USA, file pdf scaricato il 15.06.2008, p. 3). Chissà cosa succederà quest’anno stante la minore propensione dei cittadini USA a recarsi all’estero. Speriamo che la propensione a spendere dei russi possa compensare la tardiva propensione al risparmio degli americani…
? Ah già: i due documenti pdf citati li ho trovati facendo una banale ricerca con un motore. Poi, visto, che riportavano anche il logo dell’ENIT sono andato sul sito di ENIT: lì, a differenza che nel sito del MAE, c’è una pagina da cui si può accedere, previa registrazione e login, ai rapporti per questi e altri paesi. Domanda, ma perché richiedere login e password quando i file sono liberamente scaricabili dal sito di MAE? E ancora, se stai pensando alla tesina per la prova finale (→ Tesi di laurea) perché non utilizzare i rapporti MAE-ENIT per un quadro di sintesi dei principali flussi turistici verso l’Italia? Vista la piattezza grafica e comunicativa dei rapporti MAE-ENIT avrai spazio per mettere alla prova le tue capacità.
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Economia, Tesi e tesine - idee e spunti | Messo il tag: ENIT, MAE, Ministero degli Affari Esteri, New York Times |
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06/12/2008
Nel caso dell’iPhone chi ha aspettato ha fatto bene: negli USA il prezzo di un iPhone è sceso da 599$ (giugno 2007) a 199$ (prezzo attuale). Apple ha risposto così ad un mercato diventato pessimista e poco propenso a spendere.

Può darsi che un calo della domanda e quindi dei prezzi sia all’orizzonte anche per benzina e gasolio: in autostrada ho la netta sensazione che adesso molti tengano il piede leggero sull’acceleratore e pur andando a 120 Kmh supero molte più auto di un mese fa. Negli USA e in Canada questi comportamenti sono meno percepibili visti i limiti di velocità ma la maggiore sensibilità verso il costo della benzina (salita a 4 $ al gallone ovvero 0,67 € al litro) ha già prodotto un crollo delle vendite di SUV e pickup (→ Auto sales plunge in face of 4$ gas, CNNMoney.com 3.06.2008). Non oso immaginare cosa succederebbe se un litro di benzina arrivasse a 2 $ (1,3 €).
Con il gasolio da riscaldamento avrei essere ancora più drastico e aspettare fino a settembre. Purtroppo non avevo più gasolio in cisterna e in casa c’erano 11°: un po’ pochini. Così oggi ho dovuto comprare a 1,25 € il gasolio che a settembre avevo pagato 0,95 € al litro. Mi dispiace di aver stimolato nel mio piccolo la spirale di crescita dell’energia: l’unica soluzione che avevo era andare al mare.
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Economia | Messo il tag: iPhone |
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06/10/2008
Il New York Times si è posto la domanda e ha cercato di aiutare i suoi lettori a trovare una risposta razionale con un notevole grafico interattivo:

L’utente può personalizzare a suo piacimento le variabili in gioco: prezzo della casa, incremento di valore (stimato), inflazione e così via. Vale la pena osservare il peso percentuale delle property taxes che partono dall’1,35% annuo: un bel disincentivo al possesso di seconde case (→ post Basta seconde case lasciate vuote).
Grafici interattivi come questo sarebbero stati molto, molto utili per evitare i comportamenti demenziali di milioni di individui che sono alla radice dell’attuale crisi economica e finanziaria.
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Corso DT, Economia, Quotidiani | Messo il tag: Grafici interattivi, Interactive Charts, New York Times |
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Pubblicato da cordef