Appelli di esame 2008-09

10/06/2008

Nella pagina Esami trovi le date degli appelli di esame per i miei corsi.

Dopo aver pubblicato su Dolly gli orari ho pensato che era meglio pubblicarli anche qui sul blog. Perché? Semplice: questo post può essere la destinazione di un link che inserisco in una mail o in qualsiasi testo, con Dolly non avrei la possibilità (visto che c’è sempre da fare un login e da inserire una password). Inoltre là le informazioni sugli esami sono separate su tre sezioni diverse (una per insegnamento qui no). A partire dall’appello di novembre pubblicherò qui (sul blog) l’elenco degli iscritti all’appello e l’ora cui presentarsi (per evitare di far perdere tempo ad aspettare il proprio turno).


Fannie Mae e Freddie Mac

07/15/2008

non sono una coppia di agricoltori del midwest ma due grandi società Usa leader nel settore dei mutui immobiliari e ora in una situazione disastrosa che rischia di avere riflessi di enorme portata non solo negli Usa ma anche all’estero. Dai un’occhiata a questi grafici di New York Times e te ne renderai conto.

Un’altra occasione per rendersi conto di come i grafici siano ormai uno strumento eccellente per spiegare fenomeni complessi.


Da leggere prima di sposarsi

07/04/2008

L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha appena pubblicato Evoluzione e nuove tendenze dell’instabilità coniugale ( scheda). Puoi scaricare il volume (gratuito) in formato pdf (non protetto). Se fossi il ministro della pubblica istruzione lo farei leggere nelle scuole secondarie per rendere edotti gli studenti della crescente probabilità di incocciare in un fallimento matrimoniale:

se nel 1995 in una coorte di mille matrimoni si verificavano circa 158 separazioni e 80 divorzi, dieci anni dopo le proporzioni sono cresciute, arrivando rispettivamente a 272 separazioni e a 151 divorzi ogni mille matrimoni” (Istat, cit., p. 34).

Ne consegue una forte crescita del numero di giovani coinvolti in una separazione o in un divorzio:

Nel 2005 sono stati 99.257 i figli coinvolti in un procedimento di separazione e 44.848 quelli che hanno vissuto l’esperienza del divorzio dei propri genitori.” (Istat, cit., p. 91).

Un dato importante che, se conosciuto, diminuirebbe lo stigma che ancora oggi molti figli di separati e divorziati sentono su di sé.


I questionari di valutazione della didattica

06/18/2008

da questo anno sono compilati da tutti gli studenti all’atto dell’iscrizione ad un appello di esami. Forse questa obbligatorietà ha infastidito qualcuno che se l’è presa con me. E così dopo aver fatto tutte le lezioni dei miei tre corsi senza saltarne una e senza MAI un quarto d’ora accademico mi trovo comunque chi alla domanda “Gli orari di svolgimento dell’attività didattica sono rispettati?” risponde “NO” (1 su 17 a Editoria multimediale, 1 su 42 a Nuovi media). Mah: ma dov’era?

Ciò detto, visto che magari sei uno di quelli che hanno dovuto compilare il questionario, penso che sia giusto farti conoscere i risultati ( post Valuta i prof). Eccoli qua.

  • Nuovi media, hanno compilato il questionario 42 studenti frequentanti:
    • 83% ritiene “Il carico di studio di questo insegnamento proporzionato ai crediti assegnati
    • 74% ritiene “Il materiale didattico (indicato o fornito) adeguato per lo studio della materia
    • 98% ritiene “Il docente effettivamente reperibile per chiarimenti e spiegazioni
    • 83% ritiene che “Il docente stimola / motiva l’interesse verso la disciplina
    • 76% ritiene che “ll docente espone gli argomenti in modo chiaro e rigoroso
    • 69% si dichiara “complessivamente soddisfatto di come è stato svolto questo insegnamento“.
  • Editoria multimediale, hanno compilato il questionario 18 studenti frequentanti:
    • 94% ritiene “Il carico di studio di questo insegnamento proporzionato ai crediti assegnati
    • 94% ritiene “Il materiale didattico (indicato o fornito) adeguato per lo studio della materia
    • 94% ritiene “Il docente effettivamente reperibile per chiarimenti e spiegazioni
    • 94% ritiene che “Il docente stimola / motiva l’interesse verso la disciplina
    • 94% ritiene che “ll docente espone gli argomenti in modo chiaro e rigoroso
    • 94% si dichiara “complessivamente soddisfatto di come è stato svolto questo insegnamento“.
  • Dati e testi on-line, hanno compilato il questionario 13 studenti frequentanti:
    • 77% ritiene “Il carico di studio di questo insegnamento proporzionato ai crediti assegnati
    • 77% ritiene “Il materiale didattico (indicato o fornito) adeguato per lo studio della materia
    • 100% ritiene “Il docente effettivamente reperibile per chiarimenti e spiegazioni
    • 62% ritiene che “Il docente stimola / motiva l’interesse verso la disciplina
    • 62% ritiene che “ll docente espone gli argomenti in modo chiaro e rigoroso
    • 62% si dichiara “complessivamente soddisfatto di come è stato svolto questo insegnamento“.

NB: le percentuali riportate aggregano le risposte “decisamente sì” e “più sì che no“.

Mi servono questi dati? Certo! Mi è utile sapere, ad esempio, che Editoria va meglio di Nuovi media: è uno stimolo a migliorare questo secondo corso. Visto che sto lavorando proprio in queste settimane ai programmi 2008-09 se hai suggerimenti invia un commento. Lascia però perdere il corso di Dati e testi on-line che con questo a.a. va a morire.

NB: ho perso più di un’ora a calcolare le % e a scrivere questo post. L’ho fatto perché da nessuna parte ci sono dati insegnamento per insegnamento. Non mi sembra carino raccogliere dati e poi non restituirli a chi li ha forniti. Non sarebbero dati utili per i nuovi studenti? E ancora: che senso ha raccattare dati se poi gli stessi rimangono nel cassetto e non danno luogo né a sanzioni né a premi?


Meglio affittare o comprare casa?

06/10/2008

Il New York Times si è posto la domanda e ha cercato di aiutare i suoi lettori a trovare una risposta razionale con un notevole grafico interattivo:

New York Times > Grafico interattivo > Comprare o affittare?

L’utente può personalizzare a suo piacimento le variabili in gioco: prezzo della casa, incremento di valore (stimato), inflazione e così via. Vale la pena osservare il peso percentuale delle property taxes che partono dall’1,35% annuo: un bel disincentivo al possesso di seconde case ( post Basta seconde case lasciate vuote).

Grafici interattivi come questo sarebbero stati molto, molto utili per evitare i comportamenti demenziali di milioni di individui che sono alla radice dell’attuale crisi economica e finanziaria.


Istat: Università e lavoro 2008

06/05/2008

Università e lavoro 2008: orientarsi con la statistica è un utile e-book pubblicato dall’Istituto Nazionale di Statistica ( scheda). Tre i messaggi che leggo nell’introduzione:

  • la laurea serve
  • non tutte le lauree sono uguali
  • non tutti i corsi universitari presentano le stesse difficoltà.

Tra i dati degni di nota:

  • in calo la propensione a proseguire gli studi dopo il diploma: gli immatricolati al 1° anno nel 2006-07 erano il 68,6% dei diplomati dell’anno scolastico precedente (Istat, p. 5)
  • il tasso di abbandono rimane elevato: 19,9% tra gli iscritti al 1° anno nel 2005-06 (Istat, p. 15)
  • il 66% dei laureati nel 2006 era fuori-corso (Istat, p. 16).

? L’e-book di cui sto parlando ha una grafica chiara e attraente: ciònonostante, anche in questo caso, si possono apportare modifiche per aumentarne la leggibilità. Tu cosa faresti? E ancora: quale delle statistiche presentate ti sembra più utile per un efficace orientamento?


Disoccupazione fa rima con istruzione

04/21/2008

Qualche decennio fa (stavo preparando la tesi) avevo notato come in Italia, a differenza che negli altri paesi, il tasso di disoccupazione dei giovani fosse correlato al livello di istruzione. Oggi la situazione è ancora così. Nel 2007 il tasso disoccupazione dei 25-34enni era:

9,5% tra i laureati (laurea breve, laurea, dottorato)
7,0% tra i diplomati (corsi di 4-5 anni)
5,9% tra i diplomati (corsi di 2-3 anni)
(Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro. Media 2007, tab. 4.12).

All’estero non è così: “Se nell’Ue a 25 più elevati livelli di istruzione assicurano maggiori probabilità di occupazione già per le classi giovanili, in Italia accade esattamente il contrario.” ( La precarietà nel mercato del lavoro italiano). Per dati (aggiornati al 2005) sulla disoccupazione per livello di istruzione in diversi paesi cfr. OECD, Education at a Glance 2007, tab, A8.2b.

? Come mai in Italia la disoccupazione tra i laureati è maggiore che tra i diplomati? Se vuoi inviare un commento, prima di spedirlo documentati in modo da trovare dati a supporto di quanto affermi: e indica la fonte dei dati che usi. Per favore: evitare l’aneddottica del tipo “anche mio cugino…” BTW: sarebbe un ottimo tema per una tesina che meriti il nome di research paper.


Google, Yahoo e Microsoft

04/12/2008

sono tre aziende di cui si parla molto e di cui usi i prodotti. Hai un’idea delle loro dimensioni? Se no, dai un’occhiata a questa tabellina e ai grafici annessi ( Wall Street Journal).

? Per avere dati completi su queste società ti possono servire le risorse web segnalate nel post Le grandi aziende quotate in borsa. Vuoi visitare il quartier generale di Yahoo: dai un’occhiata al loro tour virtuale. Per Google hai addirittura una playlist di video su YouTube. E video su come sia lavorare in Microsoft? Se ci sono, io non li ho trovati. Se trovi tu un tour virtuale della sede di Microsoft a Seattle, segnalalo.


I commenti degli studenti di DT

04/07/2008

con la lezione di lunedì 7 aprile è terminato il corso di Dati e testi on-line ( post del corso). Ciascun frequentante ha realizzato una digital collection (file fonti), una scaletta e una bibliografia. La valutazione terrà conto di questi materiali oltre che della partecipazione in aula. Un ulteriore elemento di valutazione è offerto dalla partecipazione al blog. Vediamo qui di seguito chi ha inviato almeno una decina di commenti nel periodo gennaio-aprile 2008:

A chiusura dell’esperienza penso che chi legge sarà d’accordo sul riconoscere l’utilità che i blog possono avere per la didattica: i commenti che uno studente fa in aula non hanno la stessa strutturazione, utilità e usabilità dei commenti in un blog.


I documenti non legislativi del Senato

04/01/2008

sono più di 230 ( elenco relazioni): si va dal “Rapporto sull’attività delle Forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata” ( scheda) alla “Rel. generale sulla situazione economica del Paese per il 2006” ( scheda). Sono tutti file pdf: ma perché al Senato usano Acrobat come una banale fotocopiatrice e non si decidono a produrre testi pdf ricercabili e navigabili (segnalibri)? Chissà quanti soldi pubblici sono stati spesi per produrre tutte queste relazioni: non aveva senso fare uno sforzino in più per renderli usabili?

? € Sai usare Acrobat e sei uno/una che per indole punta a migliorare? Perché non pensi ad una tesi/na che analizzi la situazione attuale dei documenti pdf del Senato e che quindi individui gli spazi di miglioramento magari intervenendo su alcuni documenti e ottimizzandoli? Perché poi non pensare di inviare il risultato del tuo lavoro al Senato? Il documento pdf ottimizzato che avrai creato sarà uno strumento utile per comunicare il tuo saper fare.


Rassegne stampa in Italia: il Palazzo cosa legge?

03/31/2008

Quando ero studente la “rassegna stampa” era un fascicolo in formato A4 con un sommario all’inizio e tante pagine, una per ciascun articolo, ritagliato con le forbici, appiccicato con la Coccoina su un foglio di carta: quando la rassegna era finita qualcuno fotocopiava tutte le pagine e le fascicolava. Nelle aziende e negli enti pubblici (comuni, province, regioni, ministeri, ecc.) la rassegna era uno status symbol: il fascicolo non arrivava sulla scrivania di tutti gli impiegati ma solo su quelli dei dirigenti.Ha ancora senso ritagliare e fotocopiare articoli nell’epoca di internet? Forse no e infatti vedo che esistono rassegne stampe on-line in cui, almeno si risparmia la carta. Incominciamo da quelle del Palazzo:

  • Presidenza del consiglio ( RS): la rassegna stampa (curata da l’Eco della stampa) copre i principali quotidiani italiani (Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore, ecc.). Prime pagine e articoli in formato pdf: solo file singoli, non ricercabili full-text (immagini). Nessuna possibiltà di ricerca sui titoli.
  • Camera dei deputati ( RS): la rassegna stampa copre i principali quotidiani italiani. Ricerca in base a testata, data, autore, titolo e full-text.
  • Senato ( RS): la rassegna copre i principali quotidiani italiani (sono sempre gli stessi). Nessuna possibilità di ricerca. Articoli in formato immagine (tiff): illeggibili. La rassegna del giorno è scaricabile in un unico file (pdf) privo di segnalibri e NON ricercabile (sono immagini).
  • Ministero della Pubblica Istruzione ( RS): gli articoli sono consultabili in formato immagine. Ricerca in base a data, testata e titolo, niente ricerca full-text.
  • Ministero dell’Università e della ricerca ( RS): come per il MPI (niente ricerca full-text)

Conclusione provvisoria:

  • il Palazzo non legge a video (gli articoli e le prime pagine sono in formato immagine)
  • il Palazzo non fa ricerche full-text (solo la rassegna della Camera ha una primitiva ricerca full-text)
  • il Palazzo non legge quello che si scrive all’estero (le rassegne coprono solo testate italiane, comprese le microtestate tipo Il Riformista, Il Foglio, Europa, Avvenire, Liberazione, ecc.)
  • il Palazzo non risparmia: che senso hanno tre rassegne (Camera, Senato e Presidenza)? Non ne basterebbe una? Perché far fare a una società privata la rassegna stampa del Governo quando la Camera dispone già di una rassegna più funzionale?

? Chissà quante rassegne stampa ci sono negli enti pubblici italiani: sono tutte fatte così? Possibile che nessuna sia capace di sfruttare al meglio le potenzialità del formato pdf e di Acrobat? Perché non pensi ad una rassegna delle rassegne come tema per una tesi/na di laurea?


360.000 studenti fantasmi nel 2006

03/28/2008

La banca dati dell’Ufficio di statistica del MIUR ( sito) ci dice quanti sono stati nel 2006 (a.a. 2005-06) gli studenti universitari italiani che non hanno acquisito crediti ovvero superato esami: 359.882. Quanti si trovano in questa situazione non se la prenderanno se li considero fantasmi. Qui non mi interessa indagare sulle cause che portano così tante persone a rimanere iscritte all’università pur senza sostenere esami. Mi colpisce piuttosto il comportamento del ministero e degli atenei che fanno finta di niente e si limitano a considerare questi iscritti come normali studenti gonfiando così il numero degli studenti universitari in Italia.

Ah già questa degli studenti fantasmi non è una novità: nel 2002-03 erano 351.000 (de Francesco & Trivellato, Università: cose da sapere, cose da fare, Milano, Apogeo, 2006, p. 64 scheda libro).


Il talento dei laureati in Comunicazione cambia con le sedi

03/25/2008

Nel 2006 hanno conseguito la laurea (triennale) in Comunicazione 9.578 laureati: questo il dato del Ministero dell’università e della ricerca ( Ufficio di statistica). Le due sedi universitarie con il maggior numero di laureati (triennali) sono state Roma La Sapienza (816) e lo Iulm di Milano (759). Unimore sarebbe a quota 238. E fin qui nulla da dire anche se sarebbe interessante calcolare il rapporto tra docenti (solo di ruolo e poi in complesso) e i laureati.

Ma c’è un indicatore che si può calcolare scaricando la tabella (formato xls) con i laureati per voto di laurea. Mi riferisco alla bravura, ovvero alla percentuale di laureati con 110 e lode. Toh, l’Italia non è tutta uguale viene da pensare vedendo che i laureati con lode sono:

  • 0% a Arcavacata (Università della Calabria)
  • 4% allo Iulm di Milano
  • 8% a Modena e Reggio Emilia
  • 39% a Palermo
  • 45% a Roma La Sapienza (ovvio, con un nome così…)
  • 48% a Messina e alla Luiss di Roma

una bella varianza, non c’è che dire. Peccato che la % di laureati bravi sparisca (0%) all’università della Calabria (Arcavacata) se no verrebbe da pensare che il talento sia in relazione con la latitudine. Ma il ministro (Mussi ancora per poco) lo sa? Se non lo sa si potrebbe suggerirgli di migliorare la bravura dei laureati traslocando un po’ di laureandi dalle sedi “a basso talento” verso quelle “ad alto talento“. Già, ma chi è così stupido da pensare che il talento di un laureato sia segnalato da un voto, quando questo voto viene dato a un laureato su due?

? I dati dell’ufficio statistico del Ministero sono una fonte primaria per analisi impietose del sistema universitario italiano: non solo la distribuzione diseguale dei voti di laurea, ma anche i carichi di lavoro dei docenti, gli studenti fantasma (zero crediti), gli abbandoni, ecc. ecc. Tutti temi ideali per tesi e tesine che mirino alla verità basata sui dati.


Ad Aosta un professore ogni 5 studenti

03/20/2008

scrive il Corriere della Sera (20 marzo 2008, p. 23). Una bella differenza rispetto al dato nazionale che, secondo il Corriere, sarebbe di 1 docente ogni 31 studenti. Ma è davvero così? No. Il dato per l’università della Valle d’Aosta è ottenuto considerando tutti i docenti, anche quelli a contratto, mentre il dato nazionale comprende solo i docenti di ruolo. Scorretto. Oppure semplicemente pasticcioni questi giornalisti del Corriere: e sì che i dati li avevano (li riportano nell’articolo): 55 docenti di ruolo a fronte di 1.183 studenti, ovvero un docente ogni 21 studenti.

Ciò detto, ci sono in Italia realtà universitarie con un docente ogni 5 studenti? Certo che ci sono: a Chimica Industriale nel 2005-06 c’erano 4 studenti per docente (ordinari, associati e ricercatori). Valori superiori ma comunque privilegiati erano registrati a Scienze Ambientali (10 studenti per docente) e a Medicina con 11,5 studenti per docente (Istat, Annuario Statistico Italiano 2007, tavola 7.7 p. 187,  link).

Vogliamo parlare dei laureati e del loro costo? Benissimo. Cosa dire dei 13.200 docenti di ruolo di Medicina (ordinari, associati, ricercatori) e dei loro 28.727 laureati (lauree triennali+specialistiche+lauree vecchio ordinamento)? Se la matematica non è un’opinione fa 2,2 laureati per docente. Se poi escludiamo le tesine delle lauree triennali, le tesi (lauree specialistiche e vecchio ordinamento) discusse nel 2005-06 nei corsi di laurea del gruppo medico sono state 8.366: 0,6 laureati per ogni docente.


Cambio di aula

03/06/2008

Wow! La lezione del lunedì cambia aula e non è più in via Fogliani:

  • Dati e testi on-line -> laboratorio 12 (Zucchi)
  • Nuovi media -> aula 8 (Zucchi)
  • Editoria multimediale -> aula 1 (Zucchi)

Il cambio di aula ci permette di lavorare in condizioni adeguate (connessione Internet, proiettore e schermo funzionanti) e quindi siamo tutti contenti. La vicenda è però un’occasione per riflettere:

  • nessuno aveva testato l’aula in via Fogliani per vedere se tutto funzionava
  • l’uso del proiettore e della connessione web è considerato ancora oggi (2008) un’esigenza particolare.

? Nelle aule dove faccio lezione trovo sempre una lavagna luminosa messa davanti alla cattedra: mi sembra una tecnologia superata (da almeno 10 anni). Secondo te perché si continua ad usarla?


Thinkforce in Italia: che pochi!

02/06/2008

OECD utilizza il termine thinkforce per indicare i ricercatori “engaged in the conception and creation of new knowledge,
products, processes, methods and systems, spanning civil, military and business interests
“. Per permettere il confronto tra paesi diversi OECD li rapporta agli occupati in complesso. Vediamo la situazione in alcuni paesi nel 2005:

  • Italia: 3 per 1.000 occupati
  • Francia: 8
  • Germania: 7
  • Regno Unito: 5,5
  • Stati Uniti: 9,7

Fonte: OECD, OECD in Figures 2007, Paris, OECD, 2007, p. 40-41 (file pdf scaricabile da http://caliban.sourceoecd.org/pdf/figures_2007/en/oif.pdf)(link).

La scarsità di ricercatori in Italia non è certo dovuta al loro costo: un dottore di ricerca arriva sì e no a 1.000 € al mese ( ADI) e un ricercatore universitario all’inizio della carriera ha uno stipendio netto mensile di 1240 € ( link).


L’accesso a Internet nelle famiglie italiane e europee

02/04/2008

Leggo su una recente pubblicazione Istat (Istat, Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione: disponibilità nelle famiglie e utilizzo degli individui anno 2007, Istat, 16 gennaio 2008 link) che nel 2007, “in base a dati Eurostat“, la % di famiglie (con almeno un componente tra 16 e 64 anni) con accesso a Internet era il 43% in Italia contro il 71% della Germania, il 67% del Regno Unito e il 49% della Francia. La distanza che ci separa da tedeschi e inglesi è dunque rilevante.

NB: la fonte Istat che ho riportato non è la fonte primaria dei dati citati. Sono andato a cercarmi la fonte sul sito di Eurostat (Statistical Office of the European Communities) e ho trovato:

Eurostat, Level of Internet access – householdsPercentage of households who have Internet access at home, Eurostat, 5 luglio 2007 ( link).

? I dati si riferiscono a accessi di qualsiasi tipo: qual è la situazione dell’Italia se si considerano solo le connessioni a banda larga? Eurostat fornisce dati circa la diffusione dell’e-commerce nelle famiglie europee? Ci sono altri dati sul sito di Eurostat o di altre organizzazioni internazionali che ti sembrano degni di nota? In prima battuta limita il confronto ai maggiori paesi europei (Italia, Francia, Germania, Regno Unito).


Google ha 16.800 dipendenti e 14 miliardi $

02/01/2008
di mezzi propri al 31 dicembre 2007 ( press release 31.01.2008). Altri dati significativi nel 4° trimestre 2007:

  • fatturato = 4,8 miliardi $ (+51% rispetto al 4° trimestre 2006)
  • profitto = 1,2 miliardi $

Dati su Google e l’andamento del titolo azionario GOOG:

? Hai un quadro chiaro dei punti di forza di Google rispetto ai suoi concorrenti? Prova un po’ ad elencarli partendo da quelli realizzati nel 2007. Se hai difficoltà vai sul sito: quello in lingua inglese!
BTW: il post di ieri riguardava Amazon, anche per quell’azienda dovresti avere un’idea chiara dei punti di forza…


Le grandi aziende quotate in borsa

01/30/2008

interessano milioni di risparmiatori in tutto il mondo. Capisci allora come mai tutti i siti di borsa e di informazione economico-finanziaria siano alla ricerca costante di maggiori informazioni e di modalità sempre più efficaci per comunicarle: i grafici interattivi (interactive charts) si sviluppano e si arricchiscono sempre di più. Come sempre è il confronto a far emergere le linee di tendenza e le novità.

In questa ottica, ho preso in esame una grandissima banca come Citigroup ( post su Citigroup) e ho visto il grafico interattivo che SmartMoney mette a disposizione per seguire l’andamento del titolo azionario (C). L’ho poi confrontato con quello di MSN MoneyCentral (di proprietà di Microsoft) e con quello di Yahoo Finance: tra i tre non è migliore e più completo SmartMoney?

? Bene, adesso vai tu su altri siti esteri di informazione economica e prova un po’ a vedere se trovi qualcosa di meglio di SmartMoney. L’esercizio consiste anche nell’obbligarti a scegliere “buone fonti” sfruttando la ricchezza e gratuità del web. Se trovi qualcosa che meriti di essere segnalato, invia un commento dicendo cosa c’è in più.


Dove e quali sono i sovereign funds

01/28/2008

Wall Street Journal pubblica una mappa dei sovereign funds (fondi di investimento statali) e dei loro maggiori affari (deals). Appare in modo chiaro il rapido aumento degli importi delle singole acquisizioni.

Un grafico esemplare delle possibilità ipertestuali: chissà che prima o poi non si possa realizzare qualcosa di simile anche con Acrobat…

? Hai incontrato grafici ipertestuali di qualità analoga o superiore ( post su tabelle e grafici: esempi da seguire)? Perché non realizzare un portfolio dei migliori? Non potrebbe essere una bella tesi(na) di laurea triennale? ( post su tesi e tesine)


Crea la tua homepage con Pageflakes

01/25/2008

e, se vuoi, condividila. Pageflakes permette di creare una homepage personale (da far apparire all’apertura del browser) che riunisca informazioni provenienti da fonti diverse (hai 237.000 siti a disposizione): una sorta di super RSS che puoi scegliere se tenere riservata solo per te o aperta a tutti. Questa la mia homepage aperta a tutti: www.pageflakes.com/cordef. La facilità con cui puoi modificare il layout della pagina è eccezionale!

? Pensa ad una homepage per studenti di comunicazione: tu come la faresti? Perché non provi a realizzarla e a segnalarla qui?

  • Alessandra ha fatto così
  • nei commenti trovi altri esempi di homepage realizzate con Pageflakes

ICT nelle famiglie italiane

01/23/2008

Istat ha pubblicato i risultati di un’indagine multiscopo svolta nel febbraio 2007 su un campione di 19.000 famiglie italiane (49.000 individui) per quanto riguarda la disponibilità e l’uso delle nuove tecnologie ( comunicato). Nel febbraio 2007 il 48% delle famiglie disponeva di Pc e il 39% di accesso a Internet: il 23% aveva una connessione a banda larga ( Istat, Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione: disponibilità nelle famiglie e utilizzo degli individui anno 2007, Istat, 16 gennaio 2008).

Come già in precedenti rilevazioni la disponibilità di connessione aumenta nelle famiglie in cui era presente almeno un minorenne (56%) e diminuiva nelle famiglie di soli anziani (5%). La % di famiglie con ICT varia in relazione alla professione del capofamiglia:

  • la connessione a banda larga va dal 48% tra imprenditori, dirigenti, liberi professionisti al 18% tra gli operai
  • il possesso di Pc va dall’82% tra imprenditori, ecc. contro il 48% tra gli operai

differenze notevoli, ma è ancora più notevole che anche dove il capofamiglia è un imprenditore, dirigente o libero professionista più della metà non disponga di accesso a banda larga.

Da notare anche come le risorse di ICT che costano in termini di uso (telefono cellulare e decoder) abbiano, nelle famiglie operaie, livelli di presenza elevati:

  • telefono cellulare: 97% in entrambe le fasce di famiglie
  • decoder: 21% tra le famiglie di operai contro il 29% di imprenditori, ecc.

Due conclusioni: famiglie di fascia alta che spendono per l’ICT meno di quanto certamente potrebbero, famiglie operaie che spendono per ICT abbastanza tanto (in relazione al reddito di cui dispongono).

? Istat non dice nulla circa la spesa per ICT e la sua incidenza sul reddito: tu sai quanto spendi ogni anno per il telefono cellulare e per l’accesso alla rete? E per l’acquisto di PC, software, telefoni, lettori, materiali di consumo (CD, DVD, toner, cartucce di inchiostro)?


Il Sole 24 Ore riceve dallo stato 19 milioni

01/19/2008

19.222.787 euro nel 2006, leggo sul blog di Beppe Grillo ( 17 gennaio 2008)(è la citazione di un brano di Beppe Lopez, La casta dei giornali). Perbacco! Non lo sapevo e mi ha dato molto fastidio saperlo. Mi consideravo un lettore part-time del Sole 24 Ore per due motivi: lo leggevo 2-3 volte per settimana e poi molti articoli li saltavo a pié pari visto che li avevo già letti su New York Times o Wall Street Journal.

In una situazione di information overload eliminare il Sole 24 Ore mi fa risparmiare tempo e anche soldi: è vero che durante la settimana la lettura era frutto di una squisita cortesia dell’albergo Morandi (un piccolo ma gradevolissimo albergo di Reggio Emilia dove domina la simpatia) ma la copia del sabato me la pagavo io qui ad Antey.

Ma veniamo ai risparmi. Se non compro più il Sole al sabato risparmio 75 € all’anno. Mica pochi. Potrò usarli per comprarmi qualche rivista di sci (forse loro non ricevono quattrini dallo stato). Già e poi c’è il tempo dedicato a leggere notizie già lette e comunque vecchie visto il costante ritardo del cartaceo rispetto all’on-line: 20 minuti per 250 volte fa 5.000 minuti ovvero 83 ore all’anno: perbacco, più di un corso universitario!

Ho solo un dubbio: 150 copie del Sole 24 Ore all’anno fanno grosso modo 250 € (100 a 1 € + 50 a 1,5 €). Ho fatto abbassare il PIL di ben 250 €? Quasi quasi mi sento in colpa…

PS: il blog di Beppe Grillo è interessante ma NON è una fonte primaria. Sono andato a cercare la fonte dei dati sui finanziamenti ai quotidiani. Ne ho trovate due: un servizio RAI del 2006 ( Report del 23.11.2006). Nel servizio si riporta la fonte primaria dei dati: il Dipartimento per l’informazione e l’editoria – Presidenza del Consiglio. Da quanto ho potuto vedere il finanziamento ai quotidiani come il Sole 24 Ore prende la forma di rimborsi per le spese postali di invio del quotidiano agli abbonati e contributi per l’acquisto della carta. Toh: in un mondo digitale si finanzia la sopravvivevza del cartaceo… Contributi diretti se li prendono invece i quotidiani politici e gestiti da cooperative di giornalisti.

Anche in questa occasione si tocca con mano la scarsa chiarezza comunicativa dei siti istituzionali: perché non pubblicano una tabellina che riporta i contributi (diretti e indiretti) assegnati alle singole testate? Ma è troppo chiederlo a chi approva leggi di 1.193 commi ( post del 27.12.2007).


    Apple stupisce ancora con MacBook Air

    01/16/2008

    il portatile ( video 13,3″ ) più sottile al mondo (< 2 cm) ricco di piccole (ma utilissime) novità:

    • si accende aprendo lo schermo
    • la tastiera è retroilluminata (ottimo per presentazioni in aula e per lavorare in aereo)
    • muovendo le dita sul touchpad puoi zoomare il testo (con il browser Safari) o zoomare, sfogliare e ruotare le foto (con iPhoto).

    L’oggetto è poi bello. Difetti? Qualcuno c’è:

    • la connessione Internet è solo wireless
    • non ha lettore di CD-DVD (esiste, esterna, nel modello MacBook Air Pro)

    ma entrambi i difetti sono marginali: la connessione wireless permette di leggere CD inseriti in un altro PC. Davvero chiari e ben fatti lo spot e il demo tour. E poi magari leggi l’articolo di Walt Mossberb ( Wall Street Journal 24.01.2008)

    MacBook Air è stata una notizie che Steve Jobs ha dato a Macworld 2008:

    • 5 milioni di copie di Leopard (il nuovo sistema operativo) vendute nei primitre mesi
    • Time Capsule: un’unità backup wireless
    • 4 milioni di iPhone venduti nei primi 200 giorni
    • 4 miliardi di brani musicali venduti su iTunes
    • noleggio films su iTunes (ma non per noi in Italia).

    ( presentazione di Steve Jobs).

    ? Perché il governo non ingaggia qualcuno di Apple per migliorare la propria comunicazione? Non ci sono soldi? Prendere esempio non costa nulla.

    ? Ci sono differenze tra i quotidiani italiani e quelli USA? Guarda un po’ l’articolo apparso oggi su La Repubblica e confrontalo con quello di New York Times, poi fai lo stesso con due quotidiani economici (Il Sole 24 Ore e Wall Street Journal).


    Musicista fa rima con regista

    01/08/2008

    questa è la conclusione cui sono arrivato ascoltando Denis Dercourt musicista e regista del film La tourneuse de pages: una storia di vendetta e di musica. L’ho trovato un bellissimo thriller con l’eleganza e lo stile dei migliori film francesi.

    Il Dvd del film contiene un eccellente e ricco backstage in cui puoi sentire la passione di Denis Dercourt. La sua intervista vale da sola il costo del noleggio.

    Per questo film le informazioni disponibili sul solito Internet Movie Database non mi sembrano granché. Se vado su Amazon trovo più commenti su Amazon.com che su Amazon.fr. Tralasciando la solita Wikipedia che è ormai come la rucola nei ristoranti di serie B, a quali siti fai riferimento per trovare informazioni complete su film francesi? Per cortesia, lascia perdere i sitini dei vari Corsera, Repubblica, La Stampa e simili, passa il confine e vai in Francia: guardati bene intorno prima di inviare un commento.