11/06/2009
quando avevo 11-12 anni volevo fare il giornalista e così avevo creato il mio giornale “L’informatore di Via Maggiolini 4“. Usavo una macchina per scrivere con cui riuscivo a produrre 5-6 copie per volta grazie a vari fogli di carta carbone. Tu dirai: “che scemo non poteva usare le fotocopie?” Già, l’avrei fatto, ma all’epoca non esistevano le fotocopie. Comunque sia, il giornale andava benone: aprivo la campagna abbonamenti ad aprile, raccoglievo i soldi dai parenti (erano davvero tanti), stampavo 4-5 numeri e con giugno chiudevo l’annata (andavamo al mare). L’anno dopo ripetevo la storia. L’ho fatto per 2-3 anni e ho ancora dei numeri in archivio.
Se fossi un bambino oggi avrei di sicuro il mio blog. Già ma come fare con le zie e gli zii generosi ma un po’ rintronati che dicono “Ma come si fa a leggere a video?“. Presto fatto: a loro venderei gli articoli del mio blog in forma di giornalino ovvero di zine (suona meglio ma è sempre nient’altro che un giornalino). A questo punto immaginati che fatica esportare i post del blog e confezionarli in forma di giornalino ovvero su due colonne. E poi, senza spese o software costosi (Adobe Acrobat) convertire il tutto in un bel file pdf stampabile su carta con grande soddisfazione degli zii e delle professoresse cartacee. Per molti studenti e docenti il compito sarebbe immane! Invece con Zinepal (→ sito web) è davvero foolproof. Guarda qua sotto cosa salta fuori e poi, se vuoi, vai sul sito e arrangiati come ho fatto io:

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10/20/2009
un tempo, quando capitava un evento in grado di influire sulla vita quotidiana era prassi mettere un cartello sulla porta dell’ufficio: 20 anni fa avrei dovuto fare così. Oggi abbiamo altri mezzi a disposizione: alcuni mandano una mail a amici-conoscenti-colleghi, altri usano gli SMS. Altri ancora non dicono nulla e producono fraintendimenti: “Chissà perché non risponde…“, “Ma dove è finito?“, ecc. Io ho preferito usare un post → I crepacci della vita): in questo modo sono convinto di aver informato tutti quelli che in qualche modo sono interessati a me e a quello che faccio. Vantaggio dei blog.
A tutti quelli che hanno inviato commenti o hanno espresso i loro sentimenti un grazie sincero.
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10/05/2009
Leggo su New York Times (→ articolo di Tamar Lewin M.I.T. Taking Student Blogs to Nth Degree) che il MIT usa i blog dei suoi studenti come strumento di marketing:

MIT > Student Blogs
Non è un caso isolato:
Dozens of colleges — including Amherst, Bates, Carleton, Colby, Vassar, Wellesley and Yale — are embracing student blogs on their Web sites, seeing them as a powerful marketing tool for high school students, who these days are less interested in official messages and statistics than in first-hand narratives and direct interaction with current students. (cit.)
Mi sembra un’idea interessante che varrebbe la pena copiare: ma forse qualcuno che tu sai lo fa già. Ah dimenticavo: al MIT gli studenti bloggers vengono pagati 10$ all’ora per 4 ore alla settimana. Se hai un blog che pubblica contenuti interessanti perché non ti proponi alla preside per l’anno prossimo?
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09/23/2009
Quanti siti web ci chiedono di definire e poi usare una password? Tanti. La cosa non è un problema se usiamo sempre lo stesso PC: Firefox permette di salvare nome utente e password usate per ciascun login. La faccenda si complica quando viaggiamo: anche portando con noi il notebook non è detto che ci sia sempre un wi-fi disponibile. Ci capita di dover usare il primo PC che capita, magari in un Internet café.
Ecco allora una soluzione sempre a portata di mano anche quando non abbiamo con noi il portatile: il blog. Come già scritto altrove (→ post Un blog come taccuino degli appunti) la soluzione blog è ottima per archiviare le password. Penso ad un blog con accesso protetto dove, per ulteriore sicurezza, posso registrare le password in post a loro volta protetti.
Va da sé che la password di accesso al blog dovrai ricordarla a qualsiasi costo. Se la memoria ti fa difetto una soluzione c’è sempre: fatti tatuare la password su una chiappa (poi, però, ricordati di portare sempre con te uno specchio per poterla leggere).
Naturalmente se sei giovane a questo punto penserai: “ma perché questo fesso non usa il telefonino?”. Certo che lo uso! Ci tengo registrata anche qualche password ma trovo scomodo usare un tastierino e un videino di pochi cm. E poi, se ti fregano il cellulare mi dici dove vai a ripescare tutte le tue password?
? Idee per una relazione di stage diversa dal solito? Dopo qualche giorno di stage incomincia a chiedere in giro alle persone con cui lavori che soluzioni usano per conservare le password. Ne sentirai delle belle: agende, foglietti, password demenziali (pippo, nome e cognome, ecc.).
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09/20/2009
Ogni giorno nelle università italiane (come di qualsiasi altro paese) si tengono convegni, seminari e incontri. Non entro qui nel merito del rapporto costi-benefici di questa modalità di incontro e disseminazione delle conoscenze. Guardo piuttosto alle possibilità oggi esistenti per ottimizzare sia il lavoro preparatorio che i prodotti intellettuali realizzati.
Lavoro preparatorio
Con questo termine penso all’insieme di informazioni e materiali da produrre, aggiornare e disseminare:
- argomento dell’iniziativa
- promotori
- partecipanti
- call for papers
- abstracts degli stessi
- logistica: sede, mappe, transfer
- programma
- attività collaterali, ecc.
Grandi eventi: sito web
Se l’iniziativa è di dimensioni tali da coinvolgere centinaia di persone e, soprattutto, è dotata di risorse le informazioni di cui sopra verranno gestite da un backoffice e saranno pubblicizzate tramite un sito web. So far so good: almeno si creerà così un’opportunità di guadagno per qualche giovane webmaster.
Piccoli eventi: e-mail
Ma cosa succede per incontri di piccole dimensioni (poche decine di partecipanti) e prive di risorse finanziarie? In questi casi (numerosissimi) mi pare di poter affermare che la prassi usuale sia quella di far circolare i materiali tramite la posta elettronica. Sistema a prima vista economico ma in realtà costoso in termini di tempo e poco produttivo in termini di interazione e feedback. Ogni soggetto presente sulla mailing list riceve così le informazioni relative all’evento in forma di e-mail. Sarà poi sua cura archiviarle in modo da poterle reperire.
La catena delle e-mail
Ma la scarsa produttività si accentua per quanto riguarda commenti e feedback: immaginiamo di inviare con una mail gli abstract o le proposal di paper di 10 ricercatori ad una mailing list di 50 persone. Commenti e osservazioni saranno oggetto di una sequenza di infinite e-mail.
Un blog come repository interattivo
Perché non razionalizzare il tutto creando un blog? Un blog permetterà di raccogliere e disseminare man mano tutte le informazioni. Si freerà così un repository fatto di infiniti post: un post (articolo) per ciascuna unità informativa (scheda partecipante, proposta di paper, attività, ecc.). Ogni post potrà essere richiamato tramite link nelle mail e in qualsiasi documento web o pdf.
Ad ogni post potranno fare seguito infiniti commenti che appariranno in ordine cronologico. Ed è proprio questa interattività la caratteristica che valuto come preziosa nella fase preparatoria: le proposal e gli abstract dei paper (ognuno in un post) saranno infatti commentabili e i commenti saranno visibili, linkabili e ricercabili.
Trasparenza eccessiva
Vi possono essere casi in cui non sia opportuno rendere tutto di dominio pubblico: nessun problema, le piattaforme blog permettono di rendere un intero blog (o un singolo post) accessibile solo tramite password. Analogamente i commenti possono essere vincolati a forme varie di controllo da parte dell’amministratore: si può così richiedere la registrazione di ciascun utente e in ogni caso i commenti vengono segnalati via mail all’amministratore.
Confrontare per migliorare
Nel caso delle proposal e degli abstract un blog può rappresentare un eccellente modo per massimizzare il confronto tra i prodotti intellettuali dei partecipanti. Basterà evitare che questi testi di piccole dimensioni vengano pubblicati in formati diversi (rtf, doc, docx, pdf, ecc.) e inserirli con un semplice copia e incolla in un post. Ciascun post verrà poi classificato con la categoria “CONVEGNO XYZ > abstract”: con un click sulla categoria apparirà a video la sequenza dei post così categorizzati. La visione sinottica dei prodotti realizzati dai singoli partecipanti permetterà un immediato e impietoso confronto.
Troppo semplice per essere vero?
Un blog non richiede l’acquisto di software, la registrazione di un sito è gratuita, così come lo spazio web che viene messo a disposizione. La gestione di post e commenti si impara nel giro di poche ore. Lo strumento è potente, semplice e gratuito: quest’ultima caratteristica lo rende assai interessante per l’ambiente universitario.
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05/02/2009
Molti quotidiani pubblicano on-line testi che sono nati per la carta e che non sfruttano le potenzialità del web. A cosa mi riferisco? Ad esempio all’assenza di link alle fonti. Tu mi dirai che da sempre gli articoli dei quotidiani non riportano mai le fonti utilizzate. Su carta posso spiegare questa pessima abitudine con la carenza di spazio. Su una pagina web no. Cosa costa creare un link che porti alla fonte? Nulla. Guarda come lavora Mark Penn di Wall Street Journal. Il suo articolo “America’s Newest Profession: Bloggers for Hire” è ricco di link:

Ritaglio dell'articolo di Mark Penn su Wall Street Journal
Indicare le fonti può essere un’arma a doppio taglio. In questo caso mi è bastato un click per scaricare le tavole di dati del Bureau of Labor Statistics che avrebbero dovuto essere la fonte su cui si basava il numero di bloggers che vivono di quella attività: 452.000. Storie: la fonte non dice nulla del genere ma fornisce solo i numeri relativi alle altre professioni. Il numero di 452.000 è una stima basata su due dati (da prendere con le molle):
- i bloggers USA sarebbero 22,6 milioni (secondo una stima di eMarketer)
- il 2% dei rispondenti ad una survey on-line condotta da Technorati nel 2008 e a cui hanno risposto 1.290 bloggers campa di questo lavoro (→ Technorati, State of the Blogosphere 2008)
- il 2% di 22,6 milioni fa 452.000 (così ha calcolato Penn).
Come vedi il metodo seguito da Penn è stato a dir poco sbrigativo. L’indicazione delle fonti mi ha permesso di non prendere per oro colato quello che il giornalista scriveva. Viva i link!
Capisci allora le potenzialità del web e dei collegamenti ipertestuali? Ti rendi conto di come dovrebbero essere scritti tutti i testi giornalistici? Avverti la razionalità e serietà di questo modo di lavorare in cui ogni affermazione mette in chiaro le fonti su cui si basa?
BTW: vale davvero la pena leggere l’articolo di Penn nella sua versione originale saltando a pié pari le traduzioni/riassuntini che sono apparse qua e là sulla stampa italiana.
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04/20/2009
Questo blog ha avuto inizio nell’ottobre 2007. E’ passato un po’ di tempo e vale la pena fare il punto. Innanzitutto, qualche numero:
189.000 visite
1914 commenti
560 post (circa uno al giorno)
7 pagine
31 categorie
890 tag.
Il blog mi ha permesso di realizzare vari obiettivi e cammin facendo ha rivelato la sua natura e utilità (→ post che cos’è un blog). Tra le sue utilità maggiori rilevo le seguenti:
Last but not least, un blog è a costo zero e può offrire gratificazioni simboliche non indifferenti: in un’università in cui la didattica è vista spesso come attività secondaria da studenti e docenti, il vedere che ciò che si scrive interessa studenti e non studenti fornisce feelings positivi. Oggi è lunedì e piove: scrivere questo post non fa venire il sole ma di sicuro migliora il mio mood. Penso che sia la stessa sensazione che provano milioni di bloggers in giro per il mondo. O no?
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03/31/2009
non sto parlando dell’Italia dove si può liberamente entrare in quasi qualsiasi facoltà senza alcuna limitazione o selezione. Non hai studiato il latino alle secondarie? E che problema vuoi che sia se ti interessa iscriverti a Lettere Classiche? La nostra atavica capacità di arrangiarci (e arrampicarci sugli specchi) ti permetterà di farlo. Difficilmente arriverai alla laurea ma questa è un’altra storia: a parole il nostro sistema universitario rimarrà il più aperto e democratico che ci sia al mondo.
E’ nelle migliori università USA che è diventato più difficile entrare e questo malgrado la crisi che dovrebbe spingerle a minore selettività per aumentare il numero dei clienti paganti. Leggo tutto ciò in For Top Colleges, Economy Has Not Reduced Interest (or Made Getting in Easier) un post pubblicato sul blog The Choice di New York Times. Qualche curiosità:
- le migliori università comunicano in questo periodo (inizi aprile) ai candidati l’esito delle loro domande di ammissione
- Harvard accetterà l’8% delle oltre 29.000 domande ricevute
- i candidati ammessi devono decidere se accettare di iscriversi entro il 1° maggio.
Ah già, curiosa l’idea del New York Times di dedicare un blog al problema dell’ammissione all’università: quale quotidiano nostrano prenderebbe mai un’iniziativa del genere?
PS: oggi leggo un articolo (→Paying in Full as the Ticket Into Colleges, New York Times, 31.03.2009) secondo cui la crisi faciliterebbe l’ammissione degli studenti di mediocre capacità ma in grado di pagare le tasse universitarie.
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03/07/2009
Wall Street Journal ha deciso di seguire 8 persone, tutte con MBA (Master of Business Administration), che hanno perso il lavoro: ognuno di loro ha scritto un breve articolo sulla propria esperienza da licenziato. La lettura è utile e significativa: i licenziamenti e la percezione della gravita/unicità della crisi in corso portano gli interessati a cambiare aspirazioni e attese.

Wall Street Journal > Laid Off and Looking
In definitiva si tratta di una sorta di blog con 8 autori e infiniti commenti: per esperienza personale so che l’essere senza lavoro porta con sé una sensazione devastante di isolamento e di inutilità. Il blog non cambia la realtà delle cose ma di sicuro aiuta a ridurre queste sensazioni e la depressione ad esse associata.
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02/14/2009
è una cosa da evitare: non è mai simpatico trovarsi nella mail-box e-mail con allegati di diversi megabyte (diciamo > 3 Mb). Molto meglio ricevere una mail che contiene un link da cui scaricare il file. Le soluzioni sono tante:
Se hai già un blog, che magari usi come contenitore di informazioni digitali sempre disponibili (→ post Un blog come taccuino degli appunti), e devi inviare un file (dimensione max 75 Mb, formato jpg, jpeg, png, gif, pdf, doc, ppt, odt) puoi fare così:
- crea un post
- inserisci il file nel post con “Aggiungi media file”.

WordPress > aggiungi media
- Quando scegli “Inserisci nell’articolo” verrà aggiunto il nome del file con il link: nell’esempio qui sopra il file si chiamava xx3_parmiggiani_cesare_fonti
- definisci una password per il post
- salva il post e, dopo un clic sul titolo, copiane l’indirizzo (Ctrl+C)
- scrivi una mail al destinatario inserendo il link al post (Ctrl+V) e la password
- anche se il blog è aperto a tutti il post in questione apparirà “protetto” → esempio.
E per finire: nella mail, di fianco al link da cui scaricare il file, indica la dimensione del file.
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Blog, Produttività | Messo il tag: Inviare file, Wordpress |
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02/02/2009
Giovani e vecchi sono categorie sociali generiche e assai poco precise: a 25 anni si può essere ancora all’università e come tali si appartiene alla categoria giovani ma si può anche essere sposati, con due figli e con una decina di anni di anzianità lavorativa. Il titolo di questo post fa riferimento ai giovani nel senso di quanti non hanno ancora superato alcune tappe. Quali? Molto banalmente i corsi che tengo per il corso di laurea in Comunicazione. Il target di questo blog sono i giovani che nel 2008-09 sosterranno gli esami di Nuovi media e di Editoria multimediale (come frequentanti o non frequentanti).
Mi fa piacere che ci siano anche diversi vecchi studenti che leggono e commentano ma non vorrei che la loro costante presenza intimidisse i giovani studenti. Fra un paio di settimane inizierò i corsi e mi troverò davanti il problema di coinvolgere e motivare circa 250 studenti: il blog mi deve servire a questo. Quindi, per cortesia, se non hai più a che fare con i miei corsi lascia spazio ai nuovi studenti (che, ovvio, faranno la cortesia di inviare commenti firmati e non anonimi).
Non sei d’accordo e vuoi continuare a inviare commenti? Sorry ma li cancellerò. Questo blog nasce con finalità didattiche e voglio che serva allo scopo. Non ho aperto questo blog per trovare un passatempo fine a se stesso come certi dibattiti a ruota libera che capita di fare in treno con i compagni di viaggio. Una conclusione un po’ harsh e secca ma sono certo che tu, al mio posto, faresti lo stesso.
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10/13/2008
Ricevo e-mail da indirizzi bizzarri: cicci, pippo, e compagnia bella. Idem per i commenti: si firmano con nomini e nicknames demenziali. Fin che mandano una mail o un commento a questo blog passi, mi rendono solo difficile capire se nella risposta devo usare il genere maschile o femminile ma essendo all’asilo mariuccia (i.e. università) va benissimo così. Ma quando manderanno il proprio CV a un’azienda faranno un’impressione davvero naif come quelli che nella firma mettono davanti il cognome e dietro il nome stile Fantozzi Pierugo.
Davvero non riesco a capire perché la gente, specie i giovani (categoria che ormai arriva fin dopo i 50 anni) non riescano ad usare il proprio nome e cognome. Ma te lo vedi Massimo d’Alema che scrive una mail firmandosi “Icarus” (dal nome della sua barca) o Silvio Berlusconi che manda un commento ad un blog usando come avatar il simbolo di una valuta ($ o € o £) e come nome “Soldo“? Boh.
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10/08/2008
Degli stage avevo già parlato (→ post Razionalizzare gli stage universitari). Torno sulla questione dopo aver letto una pagina di riflessioni di Mattia Bacchetti sulla sua esperienza di stage in cui Mattia, ex stagista e ora laureando si interroga sull’utilità degli stage. Lui mi sembra scettico. Io lo sono di sicuro: la vera utilità che ravviso negli stage sulla base della mia esperienza di tutor accademico con qualche decina di studenti è:
- per l’università il fatto di avere 10 CFU in meno da erogare in forma di corsi (un bel risparmio di soldi) e la gradevole sensazione di aver fatto di tutto per facilitare l’inserimento occupazionale dei laureandi,
- per lo stagista l’occasione di fare finalmente qualcosa di concreto e di essere magari valutato giorno per giorno e, perché no, apprezzato,
- per l’azienda/ente ospitante un regalo fantastico: 250 ore in cui si insegna poco (non c’è tempo) ma in cui si prende molto (250 ore x 10 euro = 2.500 €) e, se va bene e ce n’è davvero bisogno, si prova a costo zero il candidato da assumere come apprendista o simili.
Detto ciò, anche per avere la voce degli studenti, non credi che sarebbe interessante se ciascuno stagista mettesse a disposizione di tutti le sue impressioni sullo stage, man mano che lo stage si sta svolgendo? Meglio ancora sarebbe se un gruppo di 3-4 stagisti coinvolti in esperienze simili creassero un blog condividendo il privilegio di amministratori/autori e naturalmente lasciando a tutti la possibilità di lettura e di commenti. Va da sé che se la cosa funzionasse e i materiali acquistassero un certo peso alla fine il tutto potrebbe portare ad una tesina (→ post Parlami del tuo stage). Un solo problema: i post andrebbero poi riordinati a mano visto che WordPress li ordina cronologicamente mettendo il più recente in cima.
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10/02/2008
l’idea che un blog (con accesso riservato) possa servire come un taccuino degli appunti mi girava in testa da tempo. Del resto uno dei motivi che mi ha spinto verso questo strumento è stato il desiderio di disporre di un repository in cui inserire unità testuali aggiornabili facilmente, sempre disponibili e a portata di link quando scrivo una mail a uno studente.
La lampadina del blog-taccuino mi si è riaccesa ieri leggendo la tesina (assai interessante) che Mattia Bacchetti sta scrivendo sulla sua esperienza di stage presso un quotidiano di Reggio Emilia. In una pagina (Gestire i contatti: un’operazione necessaria e utile) Mattia parla del problema quotidiano di ogni giornalista: annotarsi informazioni sulle persone con cui si viene a contatto. All’inizio si scrive tutto su un taccuino, poi si passa al cellulare e magari ad un palmare. E infine ci sono soluzioni software di text-base come AskSam (→ sito).
Tutto OK, sono contento che l’esperienza di stage sia un’occasione per pensare a come si può lavorare meglio e a cercare software pensato per lo scopo. Ma visto che AskSam costa e WordPress è gratis forse un blog potrebbe essere un’eccellente soluzione per avere tutto a portata di mano (basta una connessione Internet), e condividere le informazioni con altri colleghi (previa condivisione della password di accesso). Che ne dici?
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Blog, Stage | Messo il tag: AskSam |
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09/30/2008
è quasi un anno che sto usando WordPress: da semplice end user privo di qualsiasi competenza informatica mi sembra che lo strumento sia semplice e robusto. Ciò non toglie che mi piacerebbe disporre di alcune funzioni che al momento non ci sono:
- ricerca avanzata: sia come utente che come amministratore sarebbe molto utile la possibilità di cercare non solo full-text (come avviene oggi) ma anche tra i titoli e tra tag e categorie
- ricerca e sostituzione (search replace): se, con il passare del tempo, decido di scrivere un termine in un certo modo (ad esempio in corsivo grassetto) oggi non ho altra possibilità che quella di cercare le occorrenze una per una, cancellare la vecchia e con un copia e incolla manuale inserire la nuova stringa.
- riordino dei risultati: i post appaiono sempre e solo in ordine cronologico discendente, ovvero dal più recente al più vecchio. Mi piacerebbe poter invertire l’ordine: è quello di cui ho bisogno per i post relativi ai miei sillabi ma aprirebbe la possibilità di scrivere racconti e altro in forma di blog.
- tabelle: quando scrivo un post mi farebbe molto comodo disporre di una tabella standard senza dover usare l’html
- visitatori unici: come scritto altrove (→ post Superata la soglia di 100.000 views) sarebbe questo un dato assai più utile delle page views.
Ci sono altre funzionalità che sarebbe utile avere? Di sicuro sì ma al momento non mi viene in mente nient’altro.
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09/29/2008
qualche giorno fa il blog ha toccato la soglia di 100.000 views (pagine viste). Bon, anche se preferirei sapere quanti sono i visitatori unici mensili invece delle pagine viste. Ciò detto, le views giornaliere sono passate da una media di 65 nel primo mese (ottobre 2007) a 127 il mese seguente (novembre 2007) per poi toccare quota 300 nel gennaio 2008. Nel mese di settembre 2008 siamo a quota 420 views giornaliere. In complesso, le views mensili sono arrivate a quasi 11.000 nel marzo 2008 e nei mesi seguenti sono rimaste su questo livello.
Tutti questi dati da soli mi dicono poco: avrebbero un po’ più di utilità se fossero messi a confronto con dati omologhi relativi ad altri blog simili. Qualcosa che WordPress potrebbe fare. Chissà che prima o poi non ci pensino.
In ogni caso l’unico dato certo è che, quale che sia il significato di “page view”, il traffico di questo blog sta aumentando: di sicuro non avrei avuto tanti lettori se avessi continuato a occuparmi di sociologia…
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09/23/2008
Ho aperto questo blog con l’obiettivo, tra l’altro, di

Bene, questo obiettivo è stato raggiunto. Su cosa mi baso per dirlo? Sul numero di download raggiunto dagli e-book degli studenti: 213 per Hong Kong di Mattia Bacchetti e 173 per Thailandia di Roberta Guerzoni. Ma stanno sopra i 100 anche gli e-book di Sara Serluca e Andrea Bovaia. E non pensare che gli ultimi arrivati (anzi, pubblicati) stiano a guardare: New York di Valentina Rossetti in una settimana è a quota 50 e Viaggio di rinascita di Valentina Genovese è già a 45.
Certo, trattandosi di e-book visuali abbiamo il vento a favore. Ma sono certo che in qualsiasi corso ci siano prodotti intellettuali realizzati dagli studenti che varrebbe la pena mettere on-line e che, spero, qualcuno si è preso la briga di fare. Ennesimo tema per una tesina giornalistica, da realizzare, ça va sans dire, in forma di e-book.
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08/30/2008
Forse ti sarai accorto/a che qualche tuo commento non c’è più. Ieri ho incominciato a fare un po’ di pulizia, eliminando commenti fuori tema: andando a ritroso nel tempo, ne ho cancellati diverse decine. Non ho tenuto conto (ci mancherebbe) della paternità dei commenti cancellati: comunque, stai sicuro, non erano SOLO i tuoi commenti.
Un blog didattico serve se permette di condividere informazioni e conoscenze e se gli interventi sono in tema con il post. Io la penso così. D’altronde gli studenti che leggeranno nei prossimi mesi i post dei corsi rischiavano di trovarsi discussioni di decine di commenti che nulla hanno a che fare con il tema del post (e quindi della lezione): sono certo che al mio posto avresti fatto lo stesso.
Purtroppo, come sappiamo da tempo, noi italiani siamo alquanti restii a seguire degli standard e a osservare un minimo di disciplina, nelle code come nei blog. E quando ci dicono di stare alle regole lo prendiamo come qualcosa di personale.
Non c’è proprio niente di personale ma casomai c’è solo una mia attenzione all’utilità sociale del blog: questo blog ha finalità didattiche e i commenti sono un’occasione per socializzare informazioni e conoscenze. I commenti fuori luogo o che mirano ad esprimere solo il proprio parere sono poco utili. Li accetto senza problemi per qualche giorno ma poi li cancello. Faccio così perché mi metto nei panni di chi ascolta: spesso i commenti a ruota libera fanno passare la voglia di andare avanti con la lettura. Un po’ come capita alla radio in certe trasmissioni a costo zero in cui ogni ascoltatore spara la sua in una conversazione senza capo né coda. Io dopo un po’ cambio frequenza.
Per concludere sarebbe bello se ogni commento fosse:
- firmato
- in tema
- ben scritto
- utile.
Chi l’ha detto che un blog deve contenere solo la prima cosa che ci passa per la testa?
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07/22/2008
Leggo su New York Times la storia di Arnold Kim, un giovane medico Usa che ha deciso di mollare la medicina per dedicarsi a tempo pieno al suo blog (→ My Son the Blogger). La cosa mi ha colpito perché negli Usa una laurea in medicina costa e vale ancora molto. C’è da dire che il blog di cui si parla è MacRumors: qualcosa che attrae 40 milioni di views al mese e, quindi, soldi. Eh sì perché come spiega Arnold sul suo blog personale:

Normalkid > traffic, power, money
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Blog, Idee per guadagnare | Messo il tag: Macrumors, Normalkid |
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06/30/2008
è quello che genitori, amici, amiche, datori di lavoro ti chiederanno dopo che avrai fatto uno stage. Per caso mi sono trovato sullo schermo i dialoghi di una stagista in casa editrice (di Rossella Messina): un racconto, reale e ciononostante delicato, che ti consiglio per avere un quadro di cosa può capitare a fare lo stage da un editore.
? Come forse ricordi, tempo fa avevo espresso alcune idee sugli stage (→ post Razionalizzare gli stage universitari). Quello che ho in mente oggi è un po’ diverso. Perché non sfrutti l’occasione dello stage per scrivere un racconto/diario, magari con immagini? Ovvio: non potrai usare nomi veri e l’azienda rimarrà anonima ma anche così sarà l’occasione per scrivere qualcosa di utile. Pensaci! Non è un bel tema per la prova finale della laurea triennale o per l’e-book del prossimo corso di Editoria multimediale?
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Blog, Corso EM, Stage, Tesi e tesine - idee e spunti |
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06/27/2008
Spesso gli studenti mi chiedono: “devo scriverle al suo indirizzo privato o a quello universitario?“. Come tanti ho due indirizzi di mail: uno dell’università e uno personale:
- quello dell’università è corrado.defrancesco@unimore.it e, per i miei gusti, è troppo scomodo da usare e far usare
- il mio indirizzo mail personale è cordef@gmail.com e su questa mailbox viene reindirizzata tutta la posta che mi arriva nella mailbox universitaria.
Hai quindi già capito che è meglio se scrivi direttamente a cordef@gmail.com
BTW: come mai ho una mailbox con Gmail? Semplice: Gmail è un eccellente servizio (→ post Gmail) che mi mette a disposizione ben 7 gigabyte sul server e non mi costa nulla a differenza di Tin.it (che tengo in vita ancora per qualche mese sino alla scadenza del contratto annuale).
? Questo post è un esempio di come un blog, oltre ad essere un ottimo strumento per aprire e mantenere un dibattito con gli studenti su temi attinenti il corso, possa diventare un eccellente repository di informazioni aggiornabili e, soprattutto, a portata di link quando si scrive una mail. Un piccolo ma efficiente strumento di content management system condivisibile a piacere (→ caratteristiche di WordPress). E’ in questa ottica (e non tanto in quella inflazionata del diario personale) che il tema del blog verrà trattato nel corso di Nuovi media 2008-2009.
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06/02/2008
Sto definendo il programma del corso di Nuovi media per il prossimo anno. Spero di tenere il corso nel 1° semestre ma non è detto. Quest’anno ci viene richiesto di indicare per ogni insegnamento i cosiddetti “descrittori di Dublino” ovvero i risultati attesi. Ecco qua i risultati che mi attendo dal corso:
OBIETTIVI FORMATIVI
Il corso mira ad aumentare le capacità dei partecipanti nell’utilizzo delle informazioni testuali oggi disponibili in Internet. La 1ª parte (lezioni 1-12) fornisce saperi e saper fare utili per lavorare con i testi digitali. La 2ª parte (lezioni 13-24) è dedicata alla ricerca di informazioni on-line.
RISULTATI
Conoscenza e capacità di comprensione: visione d’insieme dei diversi tipi di testi digitali disponibili oggi su Internet e delle loro specificità rispetto ai testi cartacei tradizionali. Esame degli elementi di qualità del testo e loro standard.
Applicazione: Capacità di individuare le risorse web ottimali per il reperimento di testi digitali diversi (notizie, articoli peer reviewed, letteratura grigia, libri, user created content, ecc.). Capacità di svolgere ricerche avanzate con i motori di ricerca. Capacità di gestire i risultati delle ricerche on-line per il loro uso off-line. Capacità di creare digital collections a fini documentalistici.
Autonomia di giudizio: la conoscenza e l’utilizzo delle diverse risorse informative (quotidiani e periodici on-line, librerie virtuali, blog, ecc.) esplorate durante il corso aumentano la capacità di analisi critica degli studenti.
Abilità comunicative: realizzando una digital collection, gli studenti migliorano la propria capacità di organizzare le idee, rendono più produttivo e razionale il loro lavoro, realizzano prodotti intellettuali condivisibili. I prodotti realizzati durante il corso verranno presentati e analizzati in aula.
Al momento i temi oggetto delle singole lezioni sono i seguenti:
- Leggere file pdf
- Fotografare una videata
- Gestire file e cartelle
- Cercare i file
- Leggere le pagine web
- Salvare le pagine web
- Creare una digital collection
- Strutturare e ottimizzare una digital collection
- Quotidiani on-line
- Periodici on-line
- Strategie di ricerca
- Usare lo strumento giusto
- Ricerca avanzata con i motori
- Metarisorse e metamotori
- Tesi on-line
- Librerie virtuali
Come vedi si tratta di 16 argomenti, aggiungendo anche una lezione di presentazione e una di conclusione arrivo a 18 lezioni. Visto che il corso è di 24 lezioni (48 ore = 6 CFU) ne rimangono 6 disponibili.
? Cosa diresti se le dedicassi al tema “realizzare un blog“? Il grosso punto a favore è la totale gratuità del software necessario per i blog (questo blog non mi è costato nulla). Fammi avere la tua opinione sia che tu abbia già seguito il corso di Nuovi media o che tu debba ancora seguirlo.
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Blog, Corso EM, Didattica |
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Pubblicato da cordef