11/30/2008
Nevica alla grande e domani ci saranno in giro i soliti assatanati: paletta appesa allo zaino, sonda e arva si buttano giù da pendii improbabili pensando che quelle tre cose bastino a portare a casa la pelle. Dipende: se è una valanghina sì. Ma se è una mega valanga come quella di questo video no. Lo snowboarder non è morto solo perché un amico dall’elicottero ha visto dov’era finito.

Skipass > L'avalanche di Xavier Delerue
per finire, dopo che hai visto il video, ti segnalo una risorsa preziosa dei soliti svizzeri → Bollettino Valanghe Svizzera
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Pubblicato da cordef
11/30/2008
[16^ lezione del corso di Editoria multimediale → scheda]
I collegamenti o link sono la caratteristica principale degli ipertesti e del web: anche nei file pdf puoi inserire link interni (tra punti del documento) e esterni (con pagine web). Hai già avuto modo di incontrare link interni nella lezione sui segnalibri (bookmark). Ti sarai anche già reso conto di come Acrobat mantenga i link presenti nella pagine web che salvi con Web Capture.
Se usi Acrobat per convertire un testo scritto con Word (o altra videoscrittura) e contenente link interni (sommario, collegamenti ipertestuali) e esterni (URL o indirizzi di posta elettronica) avrai notato che Acrobat converte automaticamente questi link che ritroverai quindi nel file pdf. Se invece hai scritto un testo direttamente nel file pdf avrai visto che URL e indirizzi di e-mail non contengono automaticamente i link come avviene quando usi Word. In questo caso i link vanno creati con la funzione Create Links from Url’s (Advanced > Document Processing > Create Links from URLs).
Per creare un link devi definire: punto di lancio, destinazione, aspetto del link. Punti di lancio possibili: singole parole, frasi, aree di un’immagine, simboli, ecc. La destinazione può essere interna al documento (una pagina o una sua parte zoomata) o esterna (pagina web o altro file).
Saperi
- punto di lancio
- destinazione
- link interno
- link esterno
- aspetto del link (Link Properties)
- articoli.
Saper fare
- creare e modificare link interni
- creare e modificare link esterni
- posizionare link multipli su aree di un’immagine
- creare link con pagine web (Create Links from URLs)
- definire l’aspetto dei link interni e esterni
- creare articoli (sequenze di testi non contigui).
Da fare
Con Acrobat Professional:
- nel file Fonti in una delle pagine in cui appaiono 6 foto insieme inserisci su ciascuna foto il collegamento alla pagina con la singola foto in modo da produrre una sorta di sommario visuale;
- nel file Fonti con lo strumento articolo realizza uno o più percorsi di lettura e inserisci il relativo segnalibro;
- nel file E-book crea collegamenti interni e esterni. Se hai una mappa puoi creare link su punti diversi della mappa e pagine dell’e-book. Così come potresti avere link tra punti di un’immagine (ad esempio) una panoramica e singole immagini. Fai in modo che i punti di lancio siano facilmente visibili (intervieni sulle proprietà del link).
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Pubblicato da cordef
11/29/2008
Se non hai bambini piccoli la crisi di quest’anno ti dà l’alibi per un taglio netto alle spese per regali di Natale: pensa a quante inutili carabattole in meno da comprare e da ricevere! E’ vero, se non compri il PIL rimane depresso ma almeno non ti deprimerai tu a gennaio quando arriveranno i conti delle carte di credito.
Se proprio vuoi spendere un po’ soldi, spero solo per il tuo partner/fidanzata/amico/moglie/marito, guarda un po’ il PogueOmatic, ennesimo lampo di creatività di David Pogue (New York Times):

New York Times > PogueOmatic
Ah già: non fare click su uno dei tab del PogueOmatic ma guarda un po’ cosa succede se tieni fermo il mouse: David è sempre brillante e creativo!
Sei un neo-luddista e la tecnologia non ti attrae? O meglio, ai gadget high tech preferisci l’attrezzatura sportiva? Bene, in tal caso dai un’occhiata al gift center di REI, una fantastica cooperativa USA dovi trovi tutto su tutti gli sport (→ post Comprare articoli sportivi):

REI > Gift center
Cosa mi piace di REI? Tutto: i negozi senza fronzoli dove puoi passare ore. I prezzi bassi. E on-line la possibilità di confrontare tra loro gli articoli che ti interessano:

REI > Compare skis
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Pubblicato da cordef
11/28/2008
[17^ lezione del corso di Editoria multimediale → scheda]
Descrivere il contenuto di un testo con le immagini invece che con le parole. Questa l’idea alla base dei sommari visuali. Se hai provato e apprezzato l’idea di una scaletta visuale sono certo che apprezzerai anche l’idea di rappresentare con un’immagine il contenuto del tuo e-book.
La forma più semplice di sommario visuale non è altro che una fotografia di più pagine rimpicciolite: con Acrobat vai sul pannello pagine e allargalo in modo da far apparire più pagine per riga. Ma un sommario visuale può essere una mappa con l’indicazione delle tappe di un percorso e su ciascuna tappa il link alla relativa pagina (→ post Frugale New York). Ancora, immagina un sommario visuale dei tuoi libri o CD o DVD preferiti: mettili in pila e fotografali! E perché non pensare ad una foto di gruppo presa durante un evento da cui partono i link alle pagine dei singoli personaggi? Insomma, hai già capito: le possibilità sono infinite (→ post Foto mosaici come sommari visuali).
Saperi
- link
- punto di lancio
- destinazione.
Saper fare
- inserire più link su un’immagine
- creare un sommario visuale.
Siti web
- Google Maps → http://maps.google.it
queste mappe sono dei sommari visuali ideali!
Da fare
Con Acrobat e file Fonti crea un sommario visuale che testimoni la tua capacità di realizzarli. Ad esempio:
- crea un sommario visuale stampando Acrobat PDF 6 0 9 pagine per foglio (File > Print > Adobe Pdf & Page scaling = Multiple pages per sheet). Aggiungi il file pdf così creato al file Fonti e inserisci i link alle relative pagine.
- Crea un sommario visuale delle 6 foto che consideri migliori e inserisci i link alle foto originali.
- Oppure, crea un sommario visuale su un’immagine a tua scelta (foto di gruppo, foto panoramica o altro): definisci punti di lancio su aree distinte dell’immagine e crea link con singole pagine o immagini.
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Pubblicato da cordef
11/27/2008
Magari non sei interessato agli Stati Uniti e ai problemi di quel paese. Forse sei interessato solo o soprattutto all’Italia e ai suoi problemi. E per chiarirti le idee senti ogni tanto il bisogno di dati. Sull’Italia sai che la fonte di partenza è l’Istat e il suo Annuario Statistico (→ post Annuario Statistico Italiano 2008). Ma quelle tabelle lenzuolo non ti convincono. Pensi che di quei problemi vorresti sapere di più e che i dati dovrebbero essere presentati in modo diverso.
Se hai provato questa sensazioni ti consiglio di dare un’occhiata all’equivalente USA del nostro Annuario Statistico: mi riferisco allo Statistical Abstract of the United States ( → scheda) che il Census Bureau (l’equivalente USA dell’Istat) pubblica ogni anno.

US Census Bureau > Statistical Abstract of the US 2008
Puoi scaricare i file pdf di ogni capitolo: se ti interessa scaricare l’intero annuario sai che con Acrobat è sufficiente creare un file pdf della pagina che contiene i link ai singoli file pdf e aggiungere al file i file pdf che ti interessano.
Utilizzando l’eccellente subject index (indice analitico) cerca le tavole di dati su un argomento che ti interessa: guarda come sono realizzate, osserva gli arrotondamenti, rifletti sulla precisione con cui sono redatte le note e le fonti (source) di ogni tavola. Usa il subject index come un utile tesauro di keywords per le tue ricerche sul web!
? Da quando insegno a Reggio Emilia non ho ancora trovato uno studente che fosse interessato ai dati e agli indicatori sociali, tuttavia non dispero. Se i dati non ti spaventano e, anzi, li consideri una risorsa essenziale per qualsiasi comunicatore che miri ad una comunicazione efficace e razionale, perché non pensi a un e-book in cui mettere a confronto le diverse modalità di presentazione dei dati in questi due annuari? Magari limitando la tua attenzione ad un’area tematica definita: università, Internet, demografia, lavoro, ecc.?
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Pubblicato da cordef
11/26/2008
Se ti interessa avere un quadro della diffusione dei social media (blog, RSS, social networks, video and photo sharing, ecc.) ti segnalo lo slideshow di McCann International in cui sono presentati i dati di una rilevazione effettuata su 17.000 utenti internet in 29 paesi.

McCann > Social media
NB: il termine “utente internet” è di per sé ambiguo. Per limitare tale ambiguità McCann ha considerato nella sua rilevazione solo chi usa il web ogni giorno o un giorno sì e uno no. Anche così avrei da ridire: uno che si collega 10′ al dì per controllare le mail è uguale a uno che lavora sul web e con il web per 7-8 ore al giorno? Comunque sia le differenze tra i paesi sono interessanti e potrebbero dare lo spunto per una tesina centrata sui dati e gli indicatori (ma so che qui trovo sempre una porta chiusa).
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Pubblicato da cordef
11/26/2008
[18^ lezione del corso di Editoria multimediale → scheda]
Inserire filmati nei file pdf è un’opportunità fantastica! Con una qualsiasi fotocamera digitale puoi realizzare videoclip da inserire nel tuo e-book. Il videoclip che non potrà mancare è una tua breve presentazione: rivedersi sullo schermo è il modo migliore per migliorare la propria comunicazione verbale e non verbale. Un esempio all’insegna della creatività? Il CV di Andrea Pacchioni (→ post Facoltà di Comunicazione? I video!). Non ti basta? Beccati questo → post La fantasia al potere.
Ma altri filmati potranno essere realizzati registrando ciò che appare sullo schermo utilizzando SnagIt o Camtasia come ha fatto Gilberto Mazzoli nel suo e-book (→ post In viaggio tra le interfacce grafiche).
Il problema dei filmati è la loro dimensione: per fare fronte a questo inconveniente la versione Pro Extended di Acrobat permette di convertirli in Flash con una notevole riduzione delle dimensioni (→ post David Gilmour live in un file pdf).
Saper fare
- Inserire filmati in un file pdf (Movie Tool).
Siti web
- esempi di file pdf (ebrochures) con video li puoi trovare nella sezione ebrochures di PDF Pictures
Da fare
vai sul sito PDF Pictures e scarica almeno 3 ebrochures complete di video: con SnagIt fai un ritaglio delle pagine contenennti il video e inseriscile nel file fonti: aggiungi le tue annotazioni e commenti.
Con la tua fotocamera digitale:
- produci un videoclip di autopresentazione e salvalo con il nome InizialeTuoNomeInizialeTuoCognome_2009_EM_Video.mpg;
con Acrobat Professional e file E-book:
- inserisci il videoclip nel file: scegli tu dove e con quali modalità di visualizzazione
- utilizza un file di immagine per creare una copertina (poster) invece di usare il primo fotogramma del filmato.
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Pubblicato da cordef
11/25/2008
è il succo di un breve video che Davide Ragusa (→ post That’s Oslo!) mi consiglia di far vedere a lezione: lo farò di sicuro intanto te lo raccomando qui e ora. Cosa dice? Semplice, ricorda che nella comunicazione tra persone le parole pesano per il 7% contro il 38% del tono e il 55% del visuale. Problema: le e-mail usano solo parole e quindi “comunicano poco” o lo fanno spesso in maniera inadeguata quando non si tratta di comunicare dati o fatti ma emozioni o temi “sensibili”, da questa inadeguatezza nascono facilmente scazzi (fights).

Viaspire > Why E-mail Start Fights (video)
Insomma con le e-mail la comunicazione è scarsa e quindi inadeguata. Guarda un po’ la mail che ho ricevuto qualche giorno fa:
“Buongiorno,
sono uno studente iscritto al secondo anno di Comunicazione e Marketing.
In questo periodo sto valutando che esame opzionale dare per esaurire i crediti a libera scelta, e il suo corso di NM mi incuriosisce molto.
Crede che questo possa essere adeguato al mio Corso da Laurea?
Sinceramente penso, dati i miei obiettivi (Relazioni Pubbliche, Marketing, Consulenza, R&S, Pubblicità…) che cominciare a sapere come e dove trovare le informazioni adeguate e come gestire la multimedialità mi sarebbe/mi sarà molto utile.
L’eventuale costruzione di un blog potrebbe poi essere interessante come strumento di marketing non convenzionale.
Cosa ne pensa?
Eventualmente, ha altri corsi verso i quali indirizzarmi?
Grazie in anticipo”
Quando uno studente mi dice che vorrebbe scegliere un mio corso come esame opzionale sono combattuto da due sentimenti contrapposti:
- negativo: un esame in più
- positivo: il corso che faccio interessa.
Siccome alle mail rispondo subito dopo averle lette, ho risposto:
“buongiorno xxxx,
il corso di Nuovi media risulta in genere utile a chiunque lo frequenti, indipendentemente dal corso di laurea di appartenenza. Idem per Editoria multimediale. Per entrambi i corsi ho avuto ed ho studenti che provengono dal corso di Comunicazione e marketing, specie FAD.
Per quanto riguarda altri corsi di altri docenti e di taglio simile non so proprio cosa consigliarle: al suo posto cercherei innanzitutto di vedere i sillabi pubblicati (ammesso che esistano).”
Adesso che rileggo le due mail mi rendo conto che la mail va bene come trasmissione di dati e fatti ma andrebbe sempre integrata con una comunicazione faccia faccia: solo così lo studente si può fare un’idea più precisa di chi sono.
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E-mail |
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Pubblicato da cordef
11/24/2008
[19^ lezione del corso di Editoria multimediale → scheda]
Scegli la modalità di apertura più adatta! Se il tuo e-book è narrativo va bene la visualizzazione full screen. Ma per un e-book di documentazione meglio vedere insieme la pagina e la struttura (pannello dei segnalibri). E poi, se disattivi la visualizzazione della barra degli strumenti guadagni spazio a video. Quando la visualizzazione è a pieno schermo l’avanzamento automatico può essere utile. In tutti i casi è sempre bene che in cima alla finestra appaia il titolo del documento invece del nome del file.
E poi ci sono le impostazioni di sicurezza: per gli e-book che mi invii è bene che tu non inserisca protezioni tali da inibirmi la possibilità di inserire note e commenti. Insomma hai capito: una volta che l’e-book sarà finito vale la pena perdere un paio d’ore per trovare le impostazioni di apertura e protezione che fanno al caso tuo. E infine: hai controllato davvero tutto il tuo e-book? (→ post Check list per file pdf). Da ultimo: hai letto ad alta voce tutto quello che hai scritto? (→ post Correggere gli errori e → post Pessimo incipit)
Saperi
- password
- titolo del documento
- pieno schermo (full screen)
- adatta alla pagina
- adatta alla larghezza.
Saper fare
- impostazione delle modalità di apertura e visualizzazione
- definire adeguati livelli di protezione.
Da fare
Con Acrobat Professional e file E-book:
- definisci il titolo del documento
- definisci keyword
- imposta le modalità di apertura e visualizzazione
- imposta il livello di protezione.
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11/23/2008
me lo domando spesso. E se l’è domandato David Pogue in un articolo di qualche giorno fa (→ Why we shoot home videos). I lettori del suo blog hanno apprezzato e hanno inviato centinaia di commenti che hanno spinto David a scrivere un altro post (→ Readers react).
Quando ero un ragazzino mi ricordo come un incubo le proiezioni di filmini che lo zio medico con 5 figlie ci invitava a vedere: per fortuna abitavano al piano sotto di noi quindi non era un gran disturbo. Ma la noia era mortale: le mie cugine le conoscevo e mi erano tutte (quasi tutte) molto simpatiche ma vederle sullo schermo in salotto era una pizza mortale. Per fortuna alla fine c’era il gelato.
Qualche anno dopo avevo un amico sul Lago Maggiore che faceva belle diapositive e si divertiva a stampare da sé le foto in bianco e nero. Anche lui ogni tanto tirava fuori schermo e proiettore e ci sparava addosso 300 o 400 dia. In quel caso però la noia non era un sentimento presente. Le foto parlavano di montagna e rivedere i giri che avevamo fatto con il sole mentre fuori pioveva era molto rassicurante. Prima o poi avrebbe smesso di piovere e saremmo tornati in montagna.
Quando mi sono sposato (la prima volta) ho fatto un sacco di foto alle Seychelles con la mia Minox: una bellissima macchinetta tascabile che, una volta tanto, non ho buttato via. Rientrati in Italia ho spedito i miei rullini di dia: con la posta sono tornate tante scatolette di diapositive tutte nere. Cazzo! La pila dell’esposimetro era scarica! Segno del destino: dopo tre anni ero separato.
Ma ci sono foto che per fortuna resistono al tempo e che non butterei mai via. Qui nella mansarda dove sto scrivendo ho una foto in bianco e nero che mi ha seguito negli infiniti traslochi

Tommaso de Francesco, Saluzzo, 12 agosto 1914
il tipo a cavallo è mio nonno un anno prima di andare in guerra e di finire sottoterra. La foto ha sul retro una dedica a mio padre che all’epoca aveva 6 anni. Quando la leggo mi vengono le lacrime agli occhi. E capisco perché scattiamo.
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La passione si sente |
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11/22/2008
Il 12 novembre l’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) ha pubblicato l’edizione 2008 dell’Annuario Statistico Italiano: la prima fondamentale fonte di dati per qualsiasi fenomeno sociale, demografico o economico del nostro paese.

Istat > Annuario Statistico Italiano 2008
Rispetto alle edizioni precedenti non ci sono novità: si tratta di un e-book in formato pdf che puoi scaricare gratis insieme ai file xls delle tabelle di dati (→ file zip 22 Mb). Ti può servire? Certo! Se vuoi lavorare nella comunicazione non credi che dovresti avere un’idea dei principali fenomeni e dei loro ordini di grandezza? Studenti, famiglie, anziani, negozi, quotidiani, disoccupati, musei, ecc.: l’Annuario fornisce i dati di base su questi e infiniti altri soggetti.
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Pubblicato da cordef
11/22/2008
[20^ lezione del corso di Editoria multimediale → scheda]
Questa lezione riguarda solo i frequentanti. Eh sì perché a questo punto ciascun frequentante mi avrà consegnato il proprio e-book e potremo ora riunirli insieme in un file cumulativo. Perché? Semplice: in questo modo ciascuno avrà il lavoro di tutti e potrà farsi un’idea chiara di come è andato il corso. Non solo: un file cumulativo mi renderà più agevole la correzione e la successiva valutazione. Per creare questo file sarà necessario che i singoli e-book non siano protetti.
Creato il file vedremo anche come sfruttare la funzione di Catalog per permettere una ricerca veloce e potente.
Saperi
- file indice
- ricerca avanzata
Saper fare
- creazione di un file indice
- ricerche avanzate su file pdf.
Da fare
Con Acrobat Professional e i file pdf sinora prodotti:
- usa la funzione Catalog per indicizzare i file e prova la modalità di ricerca avanzata (Maiusc+Ctrl+F).
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Pubblicato da cordef
11/21/2008
e a partire da febbraio 2009 esisterà solo on-line con il nome di PcMag Digital Network (→ sito).

PcMagazine > december 2008
Il comunicato dell’editore Ziff Davis (→ comunicato stampa) è un’ulteriore conferma di come la crisi in corso sia destinata ad accelerare tendenze già in atto. Negli USA come altrove quotidiani e periodici cartacei fanno sempre più fatica a far quadrare i bilanci. Il passaggio al digitale è un modo per abbattere costi sempre meno sopportabili e sempre più onerosi: carta, stampa tipografica, trasporto, distribuzione, vendita nelle edicole.
Leggo PcMagazine da quasi 20 anni: per un po’ sono stato abbonato alla versione su carta. Ho poi deciso di non rinnovare l’abbonamento visto che molti numeri “si perdevano per strada”. Sono così passato alla versione digitale (Zinio) di PcMagazine: non male anche se si trattava di un layout pensato per la carta e non per il video. E poi la versione digitale ha anche altri vantaggi (→ post Riviste digitali). Adesso sono proprio curioso di vedere che evoluzione ci sarà. Change is progress!
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Pubblicato da cordef
11/20/2008
L’editore Liguori di Napoli è molto attivo sul tema degli e-book (→ presentazione) e su questo tema, insieme al Dipartimento di Informatica e Sistemistica dell’Università di Napoli, ha organizzato un convegno che si tiene oggi 20 novembre 2008 a Napoli.

Liguori > Convegno
Se vuoi puoi anche seguire il convegno in diretta. Il tema è di attualità viste le norme approvate nell’agosto scorso (→ post Libri scolastici digitali).
? Le iniziative in corso presso gli editori italiani per la diffusione degli e-book, così come gli e-book rivolti al mercato universitario possono costituire un bel tema per una tesi(na) della laurea triennale: pensaci!
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Pubblicato da cordef
11/20/2008
[21^ lezione del corso di Editoria multimediale → scheda]
Era ora! Ultima lezione del corso di Editoria multimediale (→ scheda)! Pensa un po’: nel 2007-08 questo corso durava 24 lezioni, mentre dal 2008-09 vale 21 lezioni (→ post 1 CFU = 7 ore in aula). Una bella riforma all’italiana che fa contenti tutti! Io ho lavorato di meno, tu hai lavorato di meno, le aule sono state usate di meno. Imparare/insegnare lo stesso stando in aula meno ore è un’idea da brevettare! E’ così che si fa per aumentare la produttività! Stai a vedere che la copieranno anche a Oxford, Cambridge, Harvard, ecc. Quindi coglieremo l’occasione (se l’orario della lezione lo permette) per fare un brindisi così faremo finta che anche questa débacle sia un ennesimo successo.
Prima del brindisi ci sarà l’occasione per fare il punto su cosa si è fatto, per chiarire dubbi, per sapere se la tua partecipazione al corso è sufficiente per una valutazione complessiva. La valutazione si basa su tre elementi:
- partecipazione attiva alle lezioni: non basta essere presenti in aula, occorre saper intervenire in modo produttivo
- commenti inviati al blog del corso
- e-book realizzato e consegnato entro la data prevista.
Sei venuto a lezione un po’ ma non sempre? C’eri ma era come se non ci fossi? Venivi ma senza aver fatto quanto previsto dal sillabo giorno per giorno? Niente paura: siamo in Italia e, come sai da quando eri piccolo, qui da noi si può fare qualsiasi cosa a proprio piacimento. E’ una bella soluzione per sentirsi liberi, peccato che poi a lungo andare, i risultati per tutti siano deludenti, anche per te: non continui a lamentarti delle “cose che non vanno“? Hai sprecato un’occasione per imparare giorno per giorno e evitare il classico esame: preparati e vieni ad uno dei prossimi appelli → Esami.
NB: dai l’esame il prima possibile senza aspettare anni. Ti immagini che pasticcio (per te) se aspetti un paio d’anni e io nel frattempo me ne sono andato via o sono finito sotto una valanga?
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Pubblicato da cordef
11/19/2008
il punto interrogativo è d’obbligo visto che i prezzi in Svizzera sono espressi in Franchi e questa valuta da un paio di mesi si sta rafforzando rispetto all’euro. Sabato scorso, quando sono andato a Zermatt (→ post Fare la spesa a Zermatt) 1 € valeva 1,5 Frs, un anno fa (16 novembre 2007) 1 € comperava 1,64 Frs (→ BCE cambio Euro – FRS): in 12 mesi la Svizzera è diventata più cara del 10%.
Ciò detto, ho guardato qualche prezzo in vigore alla Coop svizzera (→ Coop on-line):
- Cioccolato Lindt alle nocciole (tavoletta da 100 g) > 1,95 Frs
- CocaCola classic o Zero (6 bottiglie da 0,5 l) > 7,2 Frs
- Birra Heineken (6 lattine da 0,5 l) > 13,2 Frs
- Dadi Knorr (5 scatolette da 2 dadi) > 3,5 Frs
- Tea Earl Grey Twinings (50 bustine) > 5,95 Frs
- Latte fresco intero Coop (1 l) > 1,5 Frs
- Burro Coop (250 g) > 2,95 Frs
OK, si potrebbe andare avanti un pezzo. Per cercare però di dare una risposta alla domanda iniziale ho deciso di tralasciare i prodotti particolari che in Italia non trovo (il punch alle mele, la panna acida, i biscotti allo zenzero, ecc. ecc.). Vediamo un po’ adesso cosa costano i prodotti suindicati alla Coop italiana. Incontro subito un problema: il servizio di spesa on-line è disponibile solo a Roma e bisogna prima registrarsi. Toh, io volevo solo sapere i prezzi in vigore nei supermercati Coop. Visto che non me li dicono, andrò altrove, ad esempio dal loro concorrente Esselunga:
- Cioccolato Lindt alle nocciole (tavoletta da 100 g) > 1,39 € ovvero (al cambio di 1 € = 1,5 Frs) 2,08 Frs (+7%)
- CocaCola classic o Zero (6 bottiglie da 0,5 l) > 4,85 € ovvero 7,27 Frs (+1%) ma per la Coca Zero la differenza è maggiore visto che costa 6,3 € pari a 9,45 Frs (+31%)
- Birra Heineken (6 lattine da 0,5 l) > 6,54 € per 3 lattine da 0,33 L ovvero 3.3 € / L: l’equivalente delle 6 lattone da 0,5 l qui costerebbe 9,9 € pari a 14,85 Frs (+12%)
- Dadi Knorr (5 scatolette da 2 dadi) > 1,39 € pari a 2,08 Frs Caspita! Chi ha mai detto che conviene comprare i dadi in Svizzera? In Italia costano il 41% in meno!
- Tea Earl Grey Twinings (50 bustine) > 4,88 € (per due scatole da 25 bustine cad) ovvero 7,32 Frs (+23%)
- Latte fresco intero Esselunga (1 l) > 1,15 € cioé 1,72 Frs (+15%)
- Burro Esselunga (250 g) > 1,35 € cioé 2,02 Frs (-32%).
Morale della favola: l’anno scorso fare la spesa in Svizzera costava (a causa del cambio) il 10% in meno di oggi. Nonostante il cambio, ci sono articoli come cioccolato, té, birra che mantengono prezzi sensibilmente diversi. L’affare? La Coca Zero! I dubbi? Tanti: perché il latte costa di più in Italia mentre il burro è molto più caro in Svizzera?
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Pubblicato da cordef
11/17/2008
qualche giorno fa ho ricevuto una mail da uno studente fuori-corso che chiedeva lumi circa il programma di esame da preparare per uno dei miei corsi. In teoria chi mi scriveva avrebbe dovuto seguire il corso e sostenere l’esame nel lontano 2005. Caspita! Sono passati tre anni buoni da allora! Forse, la normativa universitaria, demenziale come tante leggi e leggine italiane, permette di “portare all’esame” il programma di allora ma il buon senso lo sconsiglia. Visto che anno dopo anno mi faccio il mazzo a migliorare i programmi mi sembra che sia nell’interesse dello studente prepararsi sul programma più recente. D’altronde i miei corsi non parlano del diritto romano o di teologia ma di faccende (web, software…) che cambiano di continuo e in fretta.
Ti dirò di più: se devi sostenere l’esame di uno dei miei corsi nell’appello di gennaio-febbraio 2009 a me va bene se, a tua scelta, decidi di prepararti sul programma 2008-09 invece che su quello 2007-08. In questo caso tieni solo presente che prevedo di completare la pubblicazione del sillabo (sillablog) 2008-09 nelle prossime settimane, diciamo entro la metà di dicembre.
Consiglio finale: nel caso degli esami universitari è buona regola scaramantica non lasciar passare troppo tempo prima di dare l’esame. Se il docente (io, ad esempio) finisce sotto una valanga sai che casino dare un esame come Editoria multimediale con un rimpiazzo?
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Pubblicato da cordef
11/16/2008
quando diciamo a qualcuno che andiamo a fare la spesa a Zermatt ci guardano come dei matti.
Ieri, ad esempio, era sabato e a sciare c’era la solita buzza (termine usato sul Lago Maggiore per indicare la massa di legname che arriva nel lago trasportata dal Toce in piena).

Cervinia > 15.11.2008 > la solita coda Italian style alla biglietteria
Per fortuna, grazie allo stagionale, la coda la guardiamo solo. Certo che non capisco come mai il biglietto non lo facciano on-line (→ e-skipass). Boh.
Una volta su, abbiamo sciato un po’ fuori pista sul Furgggletscher (il ghiacciaio svizzero sotto il Cervino) fin che è stato tutto macinato. Neve splendida: 30 cm di polvere leggerissima, 6-7 gradi sottozero, sole. La gente della coda alla biglietteria dove diavolo è finita? Qui non c’è mai e quando arriva basta spostarsi a sinistra dove il ghiacciaio è più ripido.

Furggsattel > 15.11.2008
Lasciati gli sci a Trockener Steg, siamo scesi a Zermatt in funivia.

Trockener Steg > 15.11.2008 > Funivia verso Zermatt
La funivia arriva in fondo al paese e per raggiungere la Coop (→ sito) bisogna prendere il bus elettrico (gratis per gli sciatori) o farsi una camminatina di 20 minuti. Vale sempre la pena andare a piedi: per arrivare alla Coop si deve attraversare il paese e così ci si rende conto della distanza abissale che separa oggi Cervinia da Zermatt: due mondi che hanno in comune solo il Cervino (→ post Zermatt e Cervinia).
Cosa compriamo alla Coop? Tante cose: i Wienerli (wurstel), il carré di maiale affumicato, la mayonnaise Tomy, il puré Stocki, i dadi, il cioccolato, l’apfelpunch (una bevanda calda a base di mele), la frutta secca, il muesli, i biscotti allo zenzero, ecc.. Se fossi più giovane comprerei anche zucchero, birra bianca, patate, yoghourt, avocado ecc. ecc.: tutta roba che però pesa. Conviene comprare lì? Direi proprio di sì ma di questo parlerò in un prossimo post facendo il confronto tra i prezzi di alcuni articoli in Svizzera e in Italia.
Tornati a Plateau Rosa la discesa a Cervinia la facciamo tranquilli con il nostro sacco in spalla bello pieno. Ogni tanto penso a quando facevo la spesa alla Coop (italiana) di Pioltello e concludo che vivere qui ha i suoi vantaggi.
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11/15/2008
Lara Barilli (laurea specialistica in Nuovi media e comunicazione multimediale) ha terminato la sua tesi I blog universitari nei migliori atenei americani. Esperienze didattiche nell’era del Web 2.0. La tesi è ora scaricabile dal blog di Lara in forma, ovviamente, di e-book (→ post).

Lara Barilli, I blog universitari > TOC e introduzione
Per me è stato un piacere seguire come relatore il lavoro di Lara e spero di cuore che la sua tesi venga apprezzata anche dalla commissione di laurea il prossimo 16 dicembre.
PS: la tesi è stata apprezzata e Lara si è laureata con 110 e lode.
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Pubblicato da cordef
11/13/2008
è il titolo (bello!) di un video (bello!) realizzato da Emilio Corradini, Gilberto Mazzoli e Marco Ticci: tre studenti di Comunicazione all’università di Modena e Reggio Emilia. Di cosa parla? Di 10 eventi degli ultimi 20 anni.

CMT > Dieci e 20 > Video
Quando l’ho visto ho pensato una cosa sola: caspita che creatività!
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La passione si sente |
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Pubblicato da cordef
11/12/2008
Per diventare ricercatore ci sono esami scritti e una prova didattica. Per diventare professore associato c’è un colloquio sui titoli e una prova didattica. Per diventare professore ordinario c’è solo la valutazione dei titoli (pubblicazioni). In cosa consiste la prova didattica? Si tratta di tenere una lezione di un’ora davanti alla commissione (5 professori: 3 ordinari e 2 associati). Per preparare la lezione ci sono 24 ore di tempo. L’argomento viene scelto da ciascun concorrente tra tre preparati dalla commissione.
Quando ho fatto la mia prova didattica i commissari mi guardavano malino perché usavo PowerPoint: ho fatto tesoro di quegli sguardi e non lo uso più (sono un tipo molto obbediente). A distanza di qualche tempo (l’ho fatta 5 anni fa, o giù di lì) mi sorgono alcuni interrogativi:
- Perché non avere lì anche qualche studente, magari senza diritto di voto ma con diritto di parola?
- Perché non fornire ai concorrenti un videoclip di 10-15 minuti di ciascun commissario mentre fa lezione, così da capire che stile tenere?
- Perché non filmare la lezione di ciascun concorrente e mettere il video agli atti o, anzi, su YouTube?
- Perché non sottoporre alla prova didattica anche gli aspiranti ordinari?
Su quest’ultimo punto qualcuno potrà obiettare che loro (gli aspiranti ordinari) la prova didattica l’hanno già fatta per diventare associati. Ma a questa obiezione si può controbattere che si può diventare ordinari anche senza essere mai stati professori associati o ricercatori, e che comunque la capacità didattica non è costante nel tempo ma può aumentare o calare (lo so per diretta esperienza).
Se sei arrivato fin qui avrai capito che questa storia della prova didattica mi intriga un po’. Ti voglio dire la verità. Avevo dato la mia disponibilità a “essere votato” come membro di una commissione concorsuale per professori associati perché almeno una volta nella vita (accademica) volevo vedere siffatta prova da commissario e sentire un po’ i criteri di valutazione considerati far passare il vincitore.
PS: il decreto legge pubblicato lunedì 10 novembre sulla Gazzetta Ufficiale (→ scheda sito Governo) prevede che i professori associati (come me) non facciano più parte delle commissioni giudicatrici per i posti di professore associato. La commissione sarà composta solo da professori ordinari. Per ridurre i rischi di nepotismo et similia verranno eletti 12 ordinari e tra questi ne saranno sorteggiati 4. Fantastico! Non ci tenevo proprio a tornare a Milano a fare questo ennesimo gioco delle parti.
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Didattica, Università | Messo il tag: concorsi universitari, prova didattica |
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Pubblicato da cordef
11/10/2008
Leggendo le notizie sulle manifestazioni studentesche di questi giorni mi sono domandato più volte cosa farei io se fossi studente oggi. Con la memoria sono andato indietro nel tempo per ricordare cosa mi faceva arrabbiare quando ero studente. I docenti! Spesso erano loro il motivo di tanta insofferenza per noi studenti. Non tutti, per fortuna. Ma alcuni ci facevano proprio girare le scatole. Perché? In breve: perché capivamo che a loro non piaceva insegnare e che per loro noi studenti eravamo una perdita di tempo.
Toh, una volta laureato sono diventato così anch’io. Un tempo io odiavo insegnare e volevo fare solo ricerca: così almeno è stato nella prima fase della mia vita accademica. Diciamo per i primi dieci anni dopo la laurea. Come molti colleghi, scrivevo, leggevo, pubblicavo e limitavo scientificamente il tempo da dedicare alla didattica: a differenza di tanti ero un maverick senza un capo (padrone, barone) e potevo fare quello che volevo senza dover portare la borsa di nessuno. A dire il vero, un po’ di didattica la facevo: sceglievo 2-3 studenti brillanti e li ingaggiavo come collaboratori nei progetti di ricerca che svolgevo per enti pubblici vari. Siccome ero stupido li pagavo anche (troppo).
Poi mi sono stufato di studiare una cosa che non cambiava mai. Eh sì perché il mio settore di ricerca era la sociologia dell’educazione e mi occupavo del mio dito indice: mercato del lavoro dei laureati, abbandoni, condizione degli studenti, efficienza del sistema universitario, classe accademica, ecc. E il mio dito indice era infilato in quel barattolo di melassa che era e rimane l’università italiana. Stufarmi di quei temi e di quel Piccolo Mondo Antico è stata una fortuna: ho scoperto i database, gli ipertesti, la consulenza in ambito informatico, la formazione extra-universitaria. Ho guadagnato tanto, ho speso troppo, mi sono reso conto di quanto valesse l’efficienza all’esterno dell’università italiana.
Forse è stata proprio questa fase di lavoro extra-universitario a farmi apprezzare la didattica: ho capito che quello che mi piaceva (gli ipertesti) piaceva a tanta gente. E’ stato un attimo scoprire che mi piaceva insegnare quello che mi piaceva e che piaceva a chi avevo davanti.
Quando poi sono rientrato in università (2001) e ho ripreso ad insegnare la situazione non è cambiata: mi piaceva e mi piace insegnare oggi molto di più di una volta. Certo, ho fatto un sacco di errori nella conduzione d’aula e negli esami. Nel 2001-2003 ero stressato da problemi economici e questo si rifletteva sulla didattica. Pian pianino ho cercato di ricordare cosa, da studente, mi faceva arrabbiare e mi sono imposto di non fare mai lo stesso. In concreto, ricordando alcuni emeriti cialtroni, oggi evito come la peste certi comportamenti. Quali? Questi:
- fare lezione stando seduto e guardando un libro
- parlare sempre con lo stesso tono di voce
- non fare domande in aula
- fare domande solo in forma di quiz a crocette
- guardare l’orologio mentre lo studente parla
- leggere la posta mentre lo studente parla
- non leggere e correggere quello che gli studenti scrivono
- trascurare di riconoscere l’impegno e la creatività
- non ascoltare quello che lo studente dice all’esame
- ripetere lo stesso corso anno dopo anno
- tenere per me quello che so
- essere disorganizzato
- far perdere tempo alla gente
- scrivere testi sciatti e pieni di refusi
- non rispondere alle e-mail
- annullare una lezione all’ultimo momento
- non presentarmi agli incontri
- non ricordare di essere stato studente.
La valutazione della didattica la farei così. Faccio ancora un sacco di errori ma pian piano vedo di ridurli. Come? Con il feedback che ricevo dagli studenti e cercando di “guardarmi dall’esterno”. Il feedback che ricevo dall’istituzione è inesistente e rivelatore della mancanza di attenzione che taluni accademici hanno per gli altri. Conclusione: se non ci fossero gli studenti me ne sarei andato via da un pezzo. Quando facevo il piccolo ricercatore in carriera non avrei mai immaginato che un giorno sarei arrivato a pensarla così.
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Pubblicato da cordef
11/09/2008
Domenica 26 ottobre siamo stati al Passo del Gries (Griespass 2479 m): bel posto in alta Val Formazza:

Il lago di Morasco dal Passo del Gries
Malgrado il sole le marmotte erano già tutte in tana a dormire: mica fesse due giorni dopo nevicava… Oggi, a due settimane di distanza, a quella quota c’è forse già un metro di neve (mi baso sulla neve che abbiamo qui in val d’Aosta). Comunque il periodo tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre resta un momento magico per camminare in montagna: chissà perché ma tanti non lo sanno.
→ Al passo del Gries poco prima della neve (e-card pdf 570 Kb)
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E-card, Montagna |
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11/07/2008
è il Pico recensito da David Pogue di New York Times in un bell’articolo che fa riflettere sulla miniaturizzazione:

A cosa serve un proiettorino così piccolo? A niente e a tutto esattamente come il cellulare, l’iPod, le chiavette USB, i notebook, ecc. ecc. Certo che se la miniaturizzazione non fosse andata avanti io girerei ancora con il mio Compaq da 12 kg. come nel lontano 1986: i colleghi di università dell’epoca mi chiedevano se non avevo paura di sembrare un idraulico con quel borsone a tracolla. Quanta acqua sotto i ponti da allora: i notebook di oggi pesano un paio di kg e alla fine li hanno comprati anche quelli che facevano fatica a usare il mouse.
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Pubblicato da cordef