La relazione sull’attività didattica

07/08/2008

svolta nel triennio è qualcosa che mi sono trovato a dover scrivere nel dicembre 2007: perbacco, al 31 dicembre 2007 si chiudevano i miei primi tre anni di professore associato a Unimore. L’ateneo (anzi, la Legge) mi chiedeva di scrivere qualcosa ma non forniva alcuno standard cui fare riferimento. Una vecchia storia: quando mai nell’università italiana esiste uno standard? B

on, stando così le cose mi sono messo lì con santa pazienza e ho scritto un po’ di pagine per cercare di sintetizzare quello che avevo fatto. Scrivere è un ottimo modo per riflettere e la relazione sul triennio di insegnamento 2005-2007 è stata un’occasione per ripensare le cose fatte e da fare.

Se la faccenda ti incuriosisce ma non hai tempo e voglia di scaricarti il file pdf di 15 pagine ecco qua le conclusioni:

“L’esperienza didattica realizzata in questo triennio mi ha permesso di mettere a fuoco diverse aree su cui varrebbe la pena intervenire laddove si volesse migliorare la qualità dell’offerta formativa e della didattica:

  • sillabi: sillabi strutturati e analitici dovrebbero essere richiesti per tutti gli insegnamenti; il loro layout andrebbe migliorato rispetto alla versione in essere.
  • Catalog: Esse3 non permette di ottenere un quadro completo dell’offerta formativa. Sarebbe utile una guida di facoltà (catalog) che riunisse i programmi di tutti gli insegnamenti.
  • Interazione in aula: una didattica attiva che spinga gli studenti a intervenire durante la lezione costa fatica al docente e non ottiene alcun tipo di riconoscimento.
  • Stage: le informazioni raccolte durante gli incontri di monitoraggio potrebbero confluire in un database insieme ad altre informazioni sul soggetto ospitante e sull’esperienza svolta.
  • Esami: i dati in possesso delle segreterie di facoltà potrebbero fornire indicatori preziosi circa la varianza delle valutazioni esistente tra i diversi insegnamenti. Sarebbe così possibile individuare i target group sui cui implementare politiche ad hoc di riconoscimento dell’eccellenza e di eventuale sostegno.
  • Tesi: perché non definire degli standard a livello di corso di laurea? Su base campionaria andrebbe effettuata una valutazione ex post delle tesi e tesine per verificare il lavoro di supervisione svolto dai relatori. La pubblicazione delle tesi e tesine migliori in uno spazio web aperto a tutti sarebbe un modo per introdurre elementi di diffusione delle best practice e momenti di riconoscimento simbolico dell’eccellenza.
  • Carico di lavoro: i dati su crediti insegnati, esami verbalizzati e tesi seguite sono disponibili a livello di ateneo e di facoltà. Perché non chiedere all’ateneo di fornire un quadro del workload dei docenti?
  • Qualità della didattica: il quadro quantitativo di cui sopra non può essere l’unico elemento di valutazione del lavoro didattico. Occorre un’attenzione per gli aspetti qualitativi: gestione di aula, modalità di esame, supervisione delle tesi e tesine.

A livello organizzativo viene da domandarsi se, almeno a livello delle lauree specialistiche, non sarebbe il caso di introdurre modalità didattiche “nuove”:

  • Corsi intensivi: perché non concentrare le lezioni di un insegnamento in due settimane a tempo pieno? Non è così che si lavora al di fuori dell’università?
  • Obbligo di frequenza:  come mai la frequenza è richiesta nelle research universities USA a studenti di eccellente standing e la si ritiene superflua in Italia?”

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? OK la “conferma” l’ho avuta, una qualche reazione da parte dell’istituzione a quanto scritto no. Il blog è un ottimo antidoto al senso di inutilità che tende a sopraffarmi in situazioni come questa: la tua reazione, specie se sei studente, è ovviamente gradita.