Già: e il Tibet che fine ha fatto?
Guarda questo video e cerca di non dimenticare.
Se puoi, l’8 agosto alle 13 tingi il cielo di rosso
Già: e il Tibet che fine ha fatto?
Guarda questo video e cerca di non dimenticare.
Se puoi, l’8 agosto alle 13 tingi il cielo di rosso
dove sono andate a finire? Adesso che la facoltà ha un nuovo sito (→ post Nuovo sito: www.sce.unimore.it) mi viene la nostalgia (eufemismo) del vecchio con la sua presentazione che diceva:
Il mondo della Comunicazione [...]
E’ la strada di chi conta senza sommare.
E’ il mondo di chi in un bottone sa vedere una spina.
e che, quando cliccavi su Dolly ti raccontava:
Dolly è stata recentemente clonata da un’università australiana
Dolly è la compagna di banco che ti passa gli appunti quando non vai a lezione [...]
Niente paura: ci pensa Archive.org con la sua Wayback Machine a tenere memoria di ciò che è stato. Se hai nostalgia della spina vai qui e per Dolly vai lì: ohibò, non mi ricordavo che quella roba lì l’ho vista per ben 5 anni…
chiedevano (e forse chiedono ancora oggi) le professoresse. Una domanda così oggi mi farebbe venire i nervi. Eh sì perché quando ero studente i computer e Internet non c’erano e quindi cosa potevi leggere se non i libri e i periodici? Ma oggi una domanda così ha davvero poco senso. Io leggo tantissimo on-line e sempre meno su carta. Di libri ne compro uno al mese e mi irrito sempre a pensare al loro costo: Gomorra di Saviano, ad esempio, dovrebbe costare 1 € e prevedere un premio di 5 € per chi riesce ad arrivare alla fine.
Bene, tutto ciò per segnalarti Literacy Debate: Online R U Really Reading? un bell’articolo che ho letto ieri (→ The New York Times, 28.07.2008): bello il testo e la foto di apertura:
ma non perderti il video che esplora gli stili di lettura di una famiglia americana di upper-middle class e il grafico multimediale: toh, i nuovi lettori (quelli come te e me) sviluppano nuove capacità come cercare, selezionare l’informazione e comunicarla. Fa sempre piacere sentire che non si è soli…
Tutte le volte che faccio esami, sia per i corsi della laurea triennale che per quelli della cosiddetta specialistica o magistrale mi trovo a fare il precettore con studenti (non tutti, beninteso) che in aula non c’erano e se c’erano dormivano. Mi mandano i loro file e mi rendo conto che non hanno capito un accidenti. Così glielo spiego passo passo: sempre le stesse cose dette in aula e ripetute individualmente come si usava nelle famiglie nobili di un tempo che fu. Non gli passa per la mente che la frequenza alle lezioni serve proprio a evitare questa colossale perdita di tempo e di produttività. Sono contenti così: loro si devono laureare ma hanno anche tante altre cose da fare.
Dai loro sguardi traspare spesso incredulità e stupore come se pensassero: “ma che mi sta a dire, a me mi interessa il voto“. Lo so, anche al Ministero interessa che venga ridotto il fenomeno degli abbandoni e che si laurei più gente si può. Quindi, mi faccio forza e do l’ennesimo 18 pro-forma. Esagero? Ma no, leggi qui:
io sinceramente sapevo che dovevo mandare il materiale 10 giorni prima e poi lei dava un giudizio invece da quello che ho capito con l’ultimo e-mail da lei mandato io dovrò sostenere anche l’esame orale, però essendo che mi mancano 2 esami per la laurea, gentilmente anche se lei valuta il mio materiale con un 18 a me mi va bene.
E lo scatto d’orgoglio di cui parlava il presidente Ciampi? E il declino in cui siamo avvitati? Boh!
C’è qualcosa da fare? Il sillablog può essere una soluzione, altra possibilità è replicare il modello Reggio Children anche all’università: ma su questo punto ci torno fra qualche giorno dopo gli esami…
Ieri mattina la mia amica Patti mi ha inviato una mail dalla California con il link a questo video “It’s time for some campaignin“: davvero ben fatto e divertente!
Beh, dopo aver visto il video spero che vorrai sapere qualcosa su chi l’ha fatto. Ecco qua la storia dei fratelli Evan e Greg Spiridellis. E a questo punto saprai anche qualcosa sui loro sendables…
Quando l’università mi deprime (abbastanza spesso) cerco conforto nell’orticello delle idee. Era un po’ di tempo che rigiravo intorno al problema di mettermi a scrivere i sillabi di Nuovi media e Editoria multimediale per il 2009. Di solito, quando giro intorno a un lavoro senza decidermi a farlo vuol dire che non sono convinto. In effetti ieri, camminando in montagna, ho rimuginato varie cose:
La risposta è NO. Quindi, la decisione è presa: per i corsi 2009 non predisporrò un sillabo classico ma un sillablog con queste caratteristiche:
Tutto chiaro, tutto nuovo, tutto interessante: adesso sì che ho voglia di mettermi al lavoro!
? Devo ricordarmi di registrare il marchio sillablog prima che qualcuno mi freghi l’idea?
io non ho conosciuto i miei nonni: il nonno paterno faceva l’ufficiale e morì in guerra a 33 anni quando mio padre aveva 7 anni, quello materno se ne andò che io non ero ancora nato. So però che il padre di mia madre diceva sempre ai suoi figli “non fare debiti!“. Un principio semplice ma fondamentale per evitare la trappola in cui sono finiti oggi milioni di americani.
I tre video che trovi su New York Times svolgono la funzione di un nonno: ti fanno vedere in anticipo che rischi corri se fai debiti. Meglio tardi che mai…
è obbligatoria e la cosa mi consola anche se dà fastidio a chi la vorrebbe facoltativa: pensa che bello se anche i calcoli del cemento armato di casa tua fossero stati facoltativi.
Sulla questione della frequenza ai corsi e alle lezioni ti segnalo l’intervento del rettore del Politecnico di Torino prof. Francesco Profumo pubblicato su La Stampa del 23.07.2008 in risposta ad un articolo del giorno prima intitolato, con classico stile giornalistico estivo, “O ti licenzi, o salti l’esame“.
Comunque, niente paura, per le facoltà di massa (Sociologia, Scienze Politiche, Comunicazione, e simili) nessun rettore o preside ha intenzione di sollevare la questione della frequenza che rimarrà un optional come nei villaggi vacanze (→ post Quando la laurea è un pezzo di carta).
Da ieri (22 luglio) la facoltà di Scienze della Comunicazione e dell’Economia di Unimore ha un nuovo sito: www.sce.unimore.it
tutto è bene quel che finisce bene: in ogni caso, se hai suggerimenti penso che saranno ben accetti (non inviarli qui ma scrivi direttamente a chi si occupa del sito → credits).
Cosa apprezzo del sito? Quello che Dolly non mi dava e il blog mi ha dato ovvero la possibilità di fare un link direttamente ad un programma o ad un docente: ad esempio, questo è il link al programma 2008-09 di Nuovi media (BTW: questo link ti porta al programma non al sillabo che farò più avanti e che metterò sul blog).
Leggo su New York Times la storia di Arnold Kim, un giovane medico Usa che ha deciso di mollare la medicina per dedicarsi a tempo pieno al suo blog (→ My Son the Blogger). La cosa mi ha colpito perché negli Usa una laurea in medicina costa e vale ancora molto. C’è da dire che il blog di cui si parla è MacRumors: qualcosa che attrae 40 milioni di views al mese e, quindi, soldi. Eh sì perché come spiega Arnold sul suo blog personale:
è un’attività gratificante sia per chi la fa (docente) che per chi la riceve (studente): questo blog ne è la prova. Così come trovo gratificante fare lezione e vedere che arrivo in fondo ai miei novanta minuti senza che nessuno sbadigli o si alzi. Il merito non è mio ma dei contenuti (nuovi media) e del loro uso continuo in aula. Così come “la passione si sente” negli e-book dei miei studenti (→ pagina E-book degli studenti).
So far so good. No perché quello che mi domando è come mai le istituzioni siano così disinteressate a quello che fanno le migliaia di docenti come me:
Mi aspetto solo che i singoli atenei o le singole facoltà, nella loro autonomia, incomincino a dare un minimo di visibilità e riconoscimento simbolico (caspita: una pagina web non costa nulla!) a quello che facciamo: è un wishful thinking come tanti altri.
è stato l’obiettivo che Mario Castelli si è proposto di realizzare quando è venuto a stare a La Magdeleine tanti anni fa dopo una vita di lavoro a Milano. Giorno dopo giorno, in 15 anni, Mario ha creato i modellini in scala 1:87 di tutte le case del paese:

Mario Castelli con uno dei suoi modellini: La Magdeleine, 16 luglio 2008
Come vedi nella foto, il lavoro di Mario è splendido: pensa che il suo paese in miniatura occupa oggi 150 metri quadrati. Oggi, Mario ha 81 anni portati molto bene: lui e il suo plastico rappresentano un caso esemplare di passione e costanza da mostrare nelle scuole.
Su Newseum trovi le prime pagine di 649 quotidiani di 60 paesi: una risorsa fantastica che dovrebbe stimolare qualsiasi studente di Comunicazione a mettere il naso fuori dalla sua parrocchia e a guardare su cosa aprono quotidiani vicini e lontani.
Newseum non è solo il sito web ma anche un museo (dell’informazione) che si trova a Washington e che mi piacerebbe poter visitare quanto prima.
Ho dato un’occhiata al sito: l’idea è riuscita a raccogliere 300 milioni € da donatori diversi che qui puoi vedere in ordine di importanza. Ma dove diavolo c’è qualcosa del genere da noi?
? A cosa può servire una risorsa del genere oltre che a stimolare il cervello e a tenerlo in funzione? Ad esempio a vedere come la stessa notizia è trattata da quotidiani diversi. Ma anche a toccare con mano il provincialismo di tanti quotidiani. E ancora a vedere come grafica e colore sono declinati in tante varietà. E il fatto che le prime pagine siano tutte scaricabili (gratis) in formato pdf non protetto è un plus formidabile. Insomma, sia che a te interessi il contenuto o la sua forma, Newseum può essere la risorsa su cui costruire tesi e tesine. O no?
Era ora! Mi sono detto ieri mattina leggendo su un quotidiano che al Liceo Scientifico Statale Einstein di Milano (→ sito web) hanno deciso di dare un premio di 200 € agli studenti migliori. L’entità del premio è simbolica ma è comunque superiore al contributo di 120 € che le famiglie pagano ogni anno al liceo. Quello che conta è il messaggio in un sistema scolastico abituato ad aver paura della bravura e a tenerla sotto un burqa di ottusità.
Ah già dimenticavo: i 200 € non possono essere spesi in happy hour e ricariche telefoniche. L’importo serve infatti a rimborsare le spese documentate per:
Bravi davvero! Chissà se nelle università statali italiane esiste qualcosa di simile?
è qualcosa che ci portiamo dentro da quando siamo nati. All’inizio VOGLIAMO diventare vecchi, cioè grandi. Poi, pian piano arriviamo ad un punto in cui ci piacerebbe fermare il tempo e anzi, magari, farlo andare indietro.
Ogni tanto penso ai miei genitori che, entrambi, erano arrivati oltre i 90. Mio padre se ne è andato ancora pieno di voglia di vivere mentre per mia madre gli ultimi anni sono stati una zavorra che la faceva andare sempre più in basso. Se penso a me, guardo quella prospettiva (i 90) con inquietudine: mi piacerebbe andarmene prima, molto prima, magari sciando fuoripista e finendo in un bel crepaccio. Già, devo lasciare scritto da qualche parte che in tal caso voglio offrire una splendida cena alla squadra del soccorso alpino che verrà a recuperare il corpo.
Detto ciò, quando vedo qualcosa sui vecchi (alla mia età sono tali quelli sopra i 70) tendo a voltare pagina. Questo servizio mi ha però attratto. Per due ragioni. Innanzitutto perché è apparso su The Globe and Mail (→ sito web) un bel quotidiano di Vancouver (Canada) che ho conosciuto quando ero là lo scorso maggio. In secondo luogo si tratta di un reportage fotografico: è da quando ero bambino che preferisco “i libri con le figure”. Ho così dato un’occhiata e mi sono trovato di fronte un video in cui Rebecca Dube, una bella (e giovane) giornalista, spiegava il reportage realizzato insieme al suo collega fotografo Kevin Van Paassen nelle tre settimane trascorse con gli ospiti di una casa per anziani chiamata dai suoi ospiti il fishbowl (boccia per pesci)
Il reportage si compone di cinque parti che toccano aspetti diversi della vita di chiunque: l’amore, il cibo, la perdita, ecc. Non ho letto gli articoli ma ho visto i video e mi sono piaciuti, malgrado l’argomento.
? Il lavoro di Rebecca e di Kevin è un ottimo esempio di multimedia journalism che potrebbe darti lo spunto per fare qualcosa di simile per l’e-book di Editoria multimediale o per la tua tesina della laurea triennale. Ah già, lascia perdere i vecchi, perché non lo fai sui giovani?
non sono una coppia di agricoltori del midwest ma due grandi società Usa leader nel settore dei mutui immobiliari e ora in una situazione disastrosa che rischia di avere riflessi di enorme portata non solo negli Usa ma anche all’estero. Dai un’occhiata a questi grafici di New York Times e te ne renderai conto.
Un’altra occasione per rendersi conto di come i grafici siano ormai uno strumento eccellente per spiegare fenomeni complessi.
Già 20 anni fa quando ero ricercatore a Scienze Politiche a Milano c’era un diario (cartaceo) su cui registrare le ore dedicate ogni giorno alle diverse attività: esami, ricevimento studenti, lezioni, ecc. Da qualche parte ne ho ancora un paio che ho conservato a riprova del fatto che nessuno in realtà controllava se il diario veniva consegnato e tantomeno il suo contenuto.
Adesso a Unimore il diario è on-line e si presenta così:
Noterai che nelle giornate dal 7 all’11 luglio alla voce “ricevimento studenti” ho sempre indicato “1 ora”: è un valore pro-forma che tiene conto del fatto che ogni giorno aggiorno il blog, modero commenti, leggo le mail degli studenti e rispondo. Dopo e lezioni e gli esami mi sembra l’attività più utile e importante. Ben più utile delle ore assorbite dai cosiddetti esami di laurea: una liturgia fine a se stessa e totalmente improduttiva (→ post L’esame di laurea).
Compilando questo modulo on-line mi sono più di una volta bloccato come l’asino di Buridano davanti alla casella “esami di profitto”: il tempo che dedico a casa a leggere e correggere gli e-book che gli studenti mi inviano per l’esame di Editoria multimediale lo devo inserire qui o nel ricevimento studenti? A buon senso, visto che si tratta di valutazione, penso che andrebbe messo sotto “esami”: ma se poi un solerte impiegato controlla e vede che quel giorno non era fissato nessun appello che succede? Mi licenziano? Speriamo che prima mi convochino a Modena così ho l’occasione per fare la spesa per l’ultima volta in una splendida salumeria che conosco.
Siccome sono un bravo cittadino sin da quando ero bambino, il diario lo compilerò con la dovuta attenzione e d’ora in poi il tempo dedicato alla correzione degli e-book lo metterò sotto “esami”, capiti quel che capiti.
Ah già: e dove ficco il tempo che da settimana prossima incomincerò a dedicare alla redazione dei miei metafisici sillabi e dei materiali didattici correlati? Nel modulo on-line non compare la voce “materiali didattici”… Ci ho pensato un po’ e poi per non farla tanto lunga ho deciso di ficcare tutto nella casella “compiti organizzativi interni”.
Oggi poi mi è arrivata la mail:
“Si avvisa che il termine ultimo per il rifiuto dell’esito è già trascorso, pertanto può procedere alla stampa dei verbali relativi all’attività didattica DATI E TESTI ON LINE per il corso di studio NUOVI MEDIA E COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE appello ‘2 APPELLO’ del 10/07/2008″
e idem per gli altri due corsi (Nuovi media e Editoria multimediale). Perfetto! Vado sul sito, scarico i miei verbali pdf, li stampo su carta, li firmo, li graffo, li imbusto e affranco la busta. Un’ora di lavoro totalmente inutile e idiota (→ post Verbali on-line con firma) che adesso registro nella casella “Esami di profitto”: accidenti è domenica e spero che questo non crei problemi ai miei controllori.
In conclusione, sembra che l’ateneo si sia dato una mossa e che d’ora in poi l’attività dei docenti venga registrata e poi, chissà, valutata. Fischia: se fra qualche anno riscriverò il mio libro del 1985 non potrò più titolarlo L’università incontrollata. Mi piacerebbe, comunque, che la valutazione del lavoro didattico di un docente universitario non si limitasse a una ragionieristica contabilità delle ore e dei verbali di esame stampati e firmati ma implicasse anche il mettere il naso in aula e dare un’occhiata ai materiali didattici. Chissà, forse prima o poi qualcuno ci penserà.
è l’obiettivo dei tre incontri che terrò alla biblioteca di La Magdeleine nei giorni 12, 14 e 16 agosto (h. 18-19.30).
L’iniziativa (a costo zero per i partecipanti e per il Comune che la promuove) è rivolta a chiunque abbia a disposizione delle foto digitali e un personal computer portatile: nel corso degli incontri vedremo come realizzare (con Adobe Acrobat) degli e-book che riuniscano testo, immagini e video in un file pdf facile da distribuire e da usare.
Temi trattati nei tre incontri:
? Domande, dubbi, chiarimenti? Invia un commento o scrivimi >>> cordef@gmail.com.
→ Locandina (poster)
nel 1973 avevo 21 anni, stavo finendo l’università e l’anno dopo sarei partito per il servizio militare (merda!): così quando un gruppetto di persone “più vecchie” (25-26 anni) mi propose di aggregarmi a loro per andare a Persepolis (Iran) accettai al volo.
Con due auto a metà agosto lasciammo Milano diretti a Istanbul. Ci mettemmo 3 giorni o 4? Chi lo sa: ricordo solo che attraversare la Jugoslavia fu una bella pizza visto che l’avevo già fatto l’anno prima.
Il viaggio per me cominciò solo a Istanbul: da lì dopo qualche giorno ci dirigemmo verso la Siria. Damasco non mi ha lasciato grandi memorie ma Palmyra sì: un posto mitico dove tornerei domani anche se odio il caldo. E in agosto faceva un caldo boia nel deserto siriano. La notte al posto di frontiera con l’Iraq ce l’ho chiara nella memoria: era troppo caldo per dormire per terra e così passammo il tempo a dare la caccia agli scorpioni, tanti, troppi. All’alba alzarono la sbarra e entrammo in Iraq: del viaggio sino a Baghdad mi è rimasta nella testa la sensazione del vento rovente che non ho più trovato così.
Nel 1973 non c’erano problemi a passare in Iran: figurati, c’era ancora lo Scià. A Tehran ci fermammo qualche giorno al campeggio: era piccolo e c’erano diversi australiani e neozelandesi che con i loro pulmini VW facevano il viaggio via terra per arrivare a Londra. Per pagarsi le spese vendevano man mano quello che avevano comprato a Kabul: camicie ricamate, gioielli, giacconi di montone e hashish. Tutte cose favolose che mi facevano immaginare l’Afghanistan come un posto mitico. Avevo 21 anni.
Magari nella prossima vita ci andrò in Afghanistan, in questa no. La penso così tutte le volte che vedo foto su Kabul e dintorni. Ad esempio, questo reportage fotografico su Kabul (Tyler Hicks per New York Times). (→ altre foto e video su New York Times). Di sicuro non tornerò più in Iraq ( guarda questo servizio di Reuters su fare giornalismo in Iraq).
è il titolo di un bel servizio di fotogiornalismo di Kenneth Jarecke e di Jeremy Caplan per Time:
Bel servizio, bel personaggio e bella l’idea di raccontare una giornata della vita di un giovane. Potrebbe essere lo spunto per un e-book: tra l’altro penso che l’e-book avrebbe la meglio sullo slideshow.
Anche un’occasione per riflettere sulla natura del lavoro manuale (come quello del cowboy) rispetto al cosiddetto lavoro intellettuale: se fai il cowboy o comunque lavori con le mani non puoi barare, non puoi copiare, non puoi fare finta. Nel cosiddetto lavoro intellettuale invece sì: riflessione dopo l’ennesimo squallido caso di studente che copia e che pesco…
Big Sur è un fantastico posto sulla costa del Pacifico tra Los Angeles e San Francisco. L’area è interessata da un grande incendio e giorni fa è stata fatta evacuare: per condividere informazioni e notizie sul disastro e sulla sua evoluzione alcuni residenti hanno aperto un sito web e un blog:
Segnalo l’iniziativa perché è un’occasione per riflettere sull’utilità dei blog in caso di emergenze dovute a disastri naturali, guerre, colpi di stato e simili.
Michel Brioni ha trascorso il suo periodo di Erasmus a Helsinki: una bella esperienza che lo ha segnato per sempre e che il suo e-book ci permette di condividere. All’inizio il suo file era di OTTANTA pagine! Diamine, troppe! Di sicuro mi ha maledetto quando gli ho chiesto di limitarsi a una trentina di pagine, eliminare refusi vari e fare alcuni cambiamenti di layout. Il risultato è ottimo:
“oggi sogno ancora di tornare nella mia Finlandia” scrive Michel nell’ultima pagina del suo racconto: non ti sembra il più bel risultato che ci si possa aspettare dal programma Erasmus?
→ Tervetuloa Helsinkiin! (Arrivederci Helsinki!) di Michel Brioni (file pdf 34 Mb)
svolta nel triennio è qualcosa che mi sono trovato a dover scrivere nel dicembre 2007: perbacco, al 31 dicembre 2007 si chiudevano i miei primi tre anni di professore associato a Unimore. L’ateneo (anzi, la Legge) mi chiedeva di scrivere qualcosa ma non forniva alcuno standard cui fare riferimento. Una vecchia storia: quando mai nell’università italiana esiste uno standard? B
on, stando così le cose mi sono messo lì con santa pazienza e ho scritto un po’ di pagine per cercare di sintetizzare quello che avevo fatto. Scrivere è un ottimo modo per riflettere e la relazione sul triennio di insegnamento 2005-2007 è stata un’occasione per ripensare le cose fatte e da fare.
Se la faccenda ti incuriosisce ma non hai tempo e voglia di scaricarti il file pdf di 15 pagine ecco qua le conclusioni:
“L’esperienza didattica realizzata in questo triennio mi ha permesso di mettere a fuoco diverse aree su cui varrebbe la pena intervenire laddove si volesse migliorare la qualità dell’offerta formativa e della didattica:
A livello organizzativo viene da domandarsi se, almeno a livello delle lauree specialistiche, non sarebbe il caso di introdurre modalità didattiche “nuove”:
>>>>>
? OK la “conferma” l’ho avuta, una qualche reazione da parte dell’istituzione a quanto scritto no. Il blog è un ottimo antidoto al senso di inutilità che tende a sopraffarmi in situazioni come questa: la tua reazione, specie se sei studente, è ovviamente gradita.
Bell’idea quella di Linkup: aggregare le offerte di lavoro che le aziende pubblicano sui propri siti web. Un passo avanti rispetto a siti come Monster che si limitano a ricevere domande e offerte di lavoro.
Al momento Linkup copre perlopiù gli Stati Uniti: l’idea è comunque eccellente e sta a vedere che prima o poi si diffonderà anche in Italia. Tra l’altro dai un’occhiata ai job cloud: le keyword che ti possono essere utili sia quando cerchi un lavoro sia quando scrivi il tuo CV.
Qui di seguito le attività previste per l’estate 2008 a La Magdeleine:
Attività, date e orari sono ripresi dal sito web del Comune di La Magdeleine.
? Premesso che La Magdeleine è un paesino di 100 abitanti a 1640 metri, con meno di 100 posti letto in albergo (4 alberghi e 1 B&B), un po’ di appartamenti in affitto e qualche centinaio di letti in seconde case perlopiù chiuse, queste attività servono alla promozione turistica? Hai proposte per il prossimo inverno e per la prossima estate?