è quello che genitori, amici, amiche, datori di lavoro ti chiederanno dopo che avrai fatto uno stage. Per caso mi sono trovato sullo schermo i dialoghi di una stagista in casa editrice (di Rossella Messina): un racconto, reale e ciononostante delicato, che ti consiglio per avere un quadro di cosa può capitare a fare lo stage da un editore.
? Come forse ricordi, tempo fa avevo espresso alcune idee sugli stage (→ post Razionalizzare gli stage universitari). Quello che ho in mente oggi è un po’ diverso. Perché non sfrutti l’occasione dello stage per scrivere un racconto/diario, magari con immagini? Ovvio: non potrai usare nomi veri e l’azienda rimarrà anonima ma anche così sarà l’occasione per scrivere qualcosa di utile. Pensaci! Non è un bel tema per la prova finale della laurea triennale o per l’e-book del prossimo corso di Editoria multimediale?
Come già in passato anche quest’estate fino al 15 settembre puoi visitare i 7 mulini di La Magdeleine:
la visita è gratuita, dura circa un’ora e si svolge nelle giornate di:
giovedì alle 9.30
sabato alle 16
domenica alle 10 e alle 15
prenota telefonando al n. 338.3863839 o passando all’ufficio informazioni (di fianco al Comune).
Il sabato e la domenica, dopo la visita, puoi assaggiare pane nero, salumi e vino della valle (5 € a persona).
Il giovedì mattina, dopo la visita ai mulini, verso le 11.30 c’è anche una degustazione gratuita di miele a Lo Dzet (in patois, il dialetto locale, lo dzet è lo sciame di api) il laboratorio mielistico di Monica Voncini. Mi dirai: il miele so cos’è. Può darsi, ma non dirmi che sai come si fa. E poi, di sicuro, non conosci la Mielosità alla nocciola, un prodotto che da solo vale il viaggio a La Magdeleine,
Gli americani adorano i pacchetti che mettono insieme “tutto quello che ti serve“: pensa alle combinazioni BigMac+patatine+bevanda, Word+PowerPoint+Excel, ecc. Ovvio quindi che ci siano pacchetti per fare fronte a emergenze impreviste quando sei in auto:
E nel paese dove gran parte delle case di abitazione sono di legno e i tifoni abbondano è naturale che si sia sviluppato un business per fare fronte alle emergenze in casa. Gli uffici erano ritenuti più sicuri ma dopo l’11 Settembre non è più così e quindi ecco kit di sopravvivenza da tenere in ufficio. Le tensioni internazionali non possono fare altro che stimolare ulteriormente la propensione all’acquisto. Non mi credi? Guarda un po’ la varietà di prodotti offerti da una ditta come Emergency Disaster Systems.
BTW: ho fatto questa ricerca dopo aver letto i vari commenti al post Stai pronto per gli imprevisti. Cosa porto in giro io nel sacco da montagna? Coperta d’emergenza, arva, pala, sonda, guanti di ricambio, un paio di barrette energetiche. Ah già, questo è il kit da sci in uso da ottobre in poi…
Spesso gli studenti mi chiedono: “devo scriverle al suo indirizzo privato o a quello universitario?“. Come tanti ho due indirizzi di mail: uno dell’università e uno personale:
quello dell’università è corrado.defrancesco@unimore.it e, per i miei gusti, è troppo scomodo da usare e far usare
il mio indirizzo mail personale è cordef@gmail.com e su questa mailbox viene reindirizzata tutta la posta che mi arriva nella mailbox universitaria.
Hai quindi già capito che è meglio se scrivi direttamente a cordef@gmail.com
BTW: come mai ho una mailbox con Gmail? Semplice: Gmail è un eccellente servizio (→ post Gmail) che mi mette a disposizione ben 7 gigabyte sul server e non mi costa nulla a differenza di Tin.it (che tengo in vita ancora per qualche mese sino alla scadenza del contratto annuale).
? Questo post è un esempio di come un blog, oltre ad essere un ottimo strumento per aprire e mantenere un dibattito con gli studenti su temi attinenti il corso, possa diventare un eccellente repository di informazioni aggiornabili e, soprattutto, a portata di link quando si scrive una mail. Un piccolo ma efficiente strumento di content management system condivisibile a piacere (→ caratteristiche di WordPress). E’ in questa ottica (e non tanto in quella inflazionata del diario personale) che il tema del blog verrà trattato nel corso di Nuovi media 2008-2009.
ne abbiamo tutti, nel cuore e nella mente. Sono davvero contento che Elisa Piacentini abbia colto l’occasione di un esame universitario (Editoria multimediale) per fissarli sullo schermo. Ne è nato un e-book pieno di gioia di vivere che si legge con grande piacere. Guarda, ad esempio, il sommario: quando l’aveva proiettato in aula era piaciuto a tutti
Ma c’è un’altra cosa che mi ha fatto davvero piacere: Elisa (corso di laurea in Comunicazione e marketing) aveva scelto Editoria multimediale come esame “a libera scelta”: spero sia soddisfatta della sua scelta come io lo sono del suo lavoro.
I limiti di spazio imposti da WordPress (75 Mb) mi hanno obbligato ad eliminare i due video che Elisa aveva inserito nel suo e-book: due discese, una in paracadute e l’altra in teleferica.
Inserire un file audio con Adobe Acrobat Professional 8 è semplice:
Tools > Advanced Editing > Sound Tool
a questo punto scegli il file audio e, se vuoi, il file di immagine da usare come copertina
per provare che tutto funzioni fai clic sullo strumento Hand (mano): posizioni il cursore sull’immagine fai clic e dai così avvio alla riproduzione.
Tutto bene se ti sta bene che la riproduzione del file audio arrivi fino in fondo: ma cosa fare se vuoi interromperla? Impossibile. Una bella seccatura se hai due o più file audio nel tuo e-book. Hai bisogno di far apparire sullo schermo i controlli dell’audio. Come? Così:
Dal prossimo anno accademico (2008-2009) il corso di laurea triennale in Comunicazione di Unimore sarà disponibile anche a distanza (FAD).
Cosa penso dei corsi FAD in Italia? Siamo all’avanguardia da tempo: nelle nostre università la frequenza è un optional da alcuni decenni. Battute a parte il fatto che la laurea triennale in Comunicazione sia ora erogata anche online porta tanti vantaggi:
gli studenti che si iscriveranno al corso FAD risparmieranno un sacco di tempo e soldi negli spostamenti e potranno essere seguiti di più visto che i corsi FAD hanno i tutor (assenti nei corsi “in presenza” dove la didattica la fanno solo i docenti in senso stretto)
i docenti del nuovo corso FAD saranno obbligati/incentivati a preparare materiali didattici nuovi e a selezionare dei bravi assistenti (i tutor) che potranno anche pagare (a differenza di quanto avviene per i corsi “in presenza”)
l’ateneo guadagnerà qualche soldino in più visto che i corsi FAD prevedono che ogni iscritto paghi un contributo annuo addizionale di 750 € (così da coprire le spese del sito, dei tutor e delle dispense pdf)
infine, io mi aspetto che nei miei corsi diminuiscano gli iscritti in complesso permettendomi così di lavorare meglio: meno studenti fantasmi = meno esami da esamificio (inutili come il pezzo di carta allegato).
Ai vecchi e nuovi studenti della laurea triennale in Comunicazione consiglio quindi di domandarsi se prevedono di poter frequentare regolarmente le lezioni o no. Se la risposta è NO (qualunque sia il motivo) non sarebbe male se passassero ai corsi FAD.
NB: la mia è un wishful thinking (pia illusione). Scommetto un mese di stipendio (2.000 €) sul fatto che anche in futuro mi troverò agli esami un sacco di facce mai viste prima, magari anche un tot di studenti FAD che hanno messo i miei corsi tra quelli “a libera scelta”.
L’e-book che Gilberto Mazzoli ha presentato per il corso di Editoria multimediale parla di un viaggio particolare: l’evoluzione che le interfacce dei personal computer (Mac e Windows) hanno avuto in questi ultimi 20 anni. E’ un e-book che ti consiglio non solo per il contenuto ma anche per come è stato realizzato: non solo è scritto sia in italiano che in inglese ma la navigazione avviene tramite modalità realizzate ad hoc.
Guarda questa pagina in cui Gilberto sintetizza l’evoluzione delle interfacce:
il suo e-book A visual journey into graphical interface (file pdf 37 Mb) è un altro, ottimo esempio, della creatività, passione e bravura di cui possono dare prova gli studenti italiani.
A maggio 2008 l’unico negozio di alimentari ha chiuso. E’ un bel problema per tutti visto che il negozio di alimentari più vicino è ad Antey Sant’André, a 7 km di distanza e 600 metri di quota più in basso.
Vediamo, con calma, di considerare i pro e contro:
per i residenti è un problemino: da tempo molti si sono abituati a fare la spesa più importante nei supermercati in bassa Valle. Certo è una seccatura non avere più il pane fresco 7 giorni su 7 ma con un freezer il problema è risolvibile.
per i ristoratori (bar, ristoranti e alberghi) è un possibile vantaggio: potranno vendere loro i panini e le bibite che prima i turisti di passaggio compravano al negozio.
per i proprietari di seconde case è un problema: dovranno abituarsi a salire con la spesa già fatta e se vorranno il pane dovranno fare la strada fino ad Antey o fare una bella passeggiata fino a Chamois dove esiste un fantastico bazaar fornito di tutto (→ post Fare la spesa a Chamois).
per chi ha una casa da vendere è imbarazzante dire che il bilocale da 250.000 € è in un paese privo di negozio: mi riferisco, in primis, alla coop. Orion che sta costruendo ben 60 unità immobiliari (→ post Un anno a La Magdeleine).
Se le cose stanno così, cosa si può fare? Tra le soluzioni:
c’è chi dice che il Comune dovrebbe/potrebbe intervenire prendendo in affitto il negozio e dandolo poi in uso gratuito ad un gestore. Domanda al Sindaco e al segretario comunale: è praticabile un’ipotesi del genere?
c’è chi dice che il Comune dovrebbe mettere a disposizione di un possibile gestore dei locali a costo zero
c’è chi dice che la coop. Orion (o la sua controllata Immobiliare Tantané) dovrebbe/potrebbe intervenire mettendo a disposizione (comodato o cessione gratuita) un locale commerciale in una delle sue costruzioni (che però saranno pronte fra un paio d’anni). D’altronde, sul sito della Orion leggo che la sua mission significa anche “Impegnarsi verso utenti e collettività per la salvaguardia della loro salute e dell’ambiente e verso gli ambiti sociali dove si opera, per contribuire al loro miglioramento” (→coop. Orion > Missione sociale). [Oggi, 9.06.2009, questo link non è più attivo: il sito è cambiato e della mission non c'è più traccia, c'è un cambiamento organizzativo in corso...]
Aldilà delle soluzioni rimane il problema, non esclusivo di La Magdeleine: i piccoli negozi stanno scomparendo sotto la pressione della grande distribuzione.
Domanda: i consumatori sono disposti a pagare di più per avere la comodità del negozio sotto casa? E se sì quanto? 10%, 20% o 30% in più? Sì? Bene: perché non pensare allora alla costituzione di una cooperativa di consumo aperta a tutti: la quota di iscrizione potrebbe costituire il fondo di avviamento necessario per dare un po’ di tranquillità ad un gestore giovane e volonteroso.
E’ il tema di un dibattito che si è sviluppato sul blog di David Pogue, personal technology columnist di New York Times:
La questione è di attualità anche per noi italiani visto che anche il nostro paese, pian pianino, sta andando in direzione degli e-book o quanto meno dei libri in versione digitale: guarda, ad esempio, il testo dell’accordo siglato il 18 giugno 2008 tra MIUR e AIE (→Ufficio stampa AIE – Associazione Italiana Editori):
Già: la bassa qualità del file pdf prodotto dal MIUR fa intravvedere ampie opportunità per chi sa usare Acrobat. Una domanda: ma perché si ostinano a usare il fax nell’epoca dell’e-mail? Saranno davvero capaci di introdurre gli e-book nella scuola e nell’università?
Faccio seguito ad alcuni commenti circa i questionari di valutazione della didattica e vi mostro:
che forma hanno i dati rilevati che ci vengono comunicati: valori assoluti
tutte le domande relative ai miei due insegnamenti (Nuovi media e Editoria multimediale).
Nuovi media:
Editoria multimediale:
come si vede un bel tabellone di valori assoluti. Sorgono spontanee due domande:
perché non danno le %?
perché non pubblicano un bel tabellone con i dati per TUTTI gli insegnamenti?
Qualche commento si chiedeva come mai io non avessi riportato le risposte a tutte le domande. Ho escluso le domande che giudicavo discutibili:
trovo inutile chiedere “Le aule in cui si svolgono le lezioni sono adeguate (si vede, si sente, si trova posto)?“. Avendo una certa esperienza di didattica penso che sarei in grado io, ed io solo, di dare una risposta chiara e certa a siffatta domanda. Anche perché l’adeguatezza dipende dalla scelta che taluni studenti fanno di sedersi in fondo all’aula alla massima distanza possibile dallo schermo.
Ancora, la domanda “Le conoscenze preliminari possedute sono risultate sufficienti per la comprensione degli argomenti trattati in questo insegnamento?” mi sembrava davvero inutile per corsi come Nuovi media e Editoria multimediale, aperti a chiunque.
Cretina trovo anche la domanda “Sei interessato agli argomenti di questo insegnamento (indipendentemente da come è svolto)?“: ohibò, come si fa a non essere interessati alla possibilità di realizzare un e-book, alla capacità di usare Amazon, Google, New York Times, e compagnia bella? E se la rileggi bene converrai con me che la domanda è anche un pochino offensiva nei confronti del docente…
Non ho preso in considerazione le risposte alla domanda “Le attività didattiche integrative (esercitazioni, laboratori, seminari, ecc.) risultano utili ai fini dell’apprendimento? (se non sono previste, rispondete ‘non previste’)“: che senso ha una domanda del genere quando l’ateneo non è in grado di pagare neppure un addetto alle esercitazioni e i laboratori sono privi del software necessario?
Infine c’è anche la domanda “Le modalità di esame sono state definite in modo chiaro?“: liberi ovviamente di dire “NO” ma qualcuno mi dovrebbe spiegare cos’altro dovrei indicare nel sillabo oltre a quanto scritto.
Good luck and good night con una valutazione fatta così in cui:
chiunque può decidere a piacere di essere frequentante anche se è venuto a lezione 1 volta su 2 o su 3
il docente interessato non ha alcuna possibilità di replica
la replica è peraltro uno sfizio visto che tanto, anche con il 100% di risposte negative, non succede nulla. Come non succede nulla al celeberrimo assenteista di facoltà che pur prendendo da anni lo stipendio non fa da anni né un corso, né un seminario, né un esame. Chi é? Non si può dire (privacy).
Il video sulle università di Oslo e di Modena-Reggio Emilia (→ post Unimore vs Oslo) ha messo il dito nelle piaghe del nostro sistema universitario. So far so good, per completezza penso però che sarebbe bene anche riflettere su alcune differenze tra Italia e Norvegia e sulle implicazioni che tali differenze possono avere per i sistemi universitari dei due paesi:
Prodotto nazionale lordo (PNL) pro-capite 2007 ($)
In una parola: l’Italia è un paese povero rispetto alla Norvegia. Dovremmo/potremmo compensare la nostra povertà con la creatività: ma la creatività da sola non basta a far funzionare le organizzazioni.
da questo anno sono compilati da tutti gli studenti all’atto dell’iscrizione ad un appello di esami. Forse questa obbligatorietà ha infastidito qualcuno che se l’è presa con me. E così dopo aver fatto tutte le lezioni dei miei tre corsi senza saltarne una e senza MAI un quarto d’ora accademico mi trovo comunque chi alla domanda “Gli orari di svolgimento dell’attività didattica sono rispettati?” risponde “NO” (1 su 17 a Editoria multimediale, 1 su 42 a Nuovi media). Mah: ma dov’era?
Ciò detto, visto che magari sei uno di quelli che hanno dovuto compilare il questionario, penso che sia giusto farti conoscere i risultati (→ post Valuta i prof). Eccoli qua.
Nuovi media, hanno compilato il questionario 42 studenti frequentanti:
83% ritiene “Il carico di studio di questo insegnamento proporzionato ai crediti assegnati“
74% ritiene “Il materiale didattico (indicato o fornito) adeguato per lo studio della materia“
98% ritiene “Il docente effettivamente reperibile per chiarimenti e spiegazioni“
83% ritiene che “Il docente stimola / motiva l’interesse verso la disciplina“
76% ritiene che “ll docente espone gli argomenti in modo chiaro e rigoroso“
69% si dichiara “complessivamente soddisfatto di come è stato svolto questo insegnamento“.
Editoria multimediale, hanno compilato il questionario 18 studenti frequentanti:
94% ritiene “Il carico di studio di questo insegnamento proporzionato ai crediti assegnati“
94% ritiene “Il materiale didattico (indicato o fornito) adeguato per lo studio della materia“
94% ritiene “Il docente effettivamente reperibile per chiarimenti e spiegazioni“
94% ritiene che “Il docente stimola / motiva l’interesse verso la disciplina“
94% ritiene che “ll docente espone gli argomenti in modo chiaro e rigoroso“
94% si dichiara “complessivamente soddisfatto di come è stato svolto questo insegnamento“.
Dati e testi on-line, hanno compilato il questionario 13 studenti frequentanti:
77% ritiene “Il carico di studio di questo insegnamento proporzionato ai crediti assegnati“
77% ritiene “Il materiale didattico (indicato o fornito) adeguato per lo studio della materia“
100% ritiene “Il docente effettivamente reperibile per chiarimenti e spiegazioni“
62% ritiene che “Il docente stimola / motiva l’interesse verso la disciplina“
62% ritiene che “ll docente espone gli argomenti in modo chiaro e rigoroso“
62% si dichiara “complessivamente soddisfatto di come è stato svolto questo insegnamento“.
NB: le percentuali riportate aggregano le risposte “decisamente sì” e “più sì che no“.
Mi servono questi dati? Certo! Mi è utile sapere, ad esempio, che Editoria va meglio di Nuovi media: è uno stimolo a migliorare questo secondo corso. Visto che sto lavorando proprio in queste settimane ai programmi 2008-09 se hai suggerimenti invia un commento. Lascia però perdere il corso di Dati e testi on-line che con questo a.a. va a morire.
NB: ho perso più di un’ora a calcolare le % e a scrivere questo post. L’ho fatto perché da nessuna parte ci sono dati insegnamento per insegnamento. Non mi sembra carino raccogliere dati e poi non restituirli a chi li ha forniti. Non sarebbero dati utili per i nuovi studenti? E ancora: che senso ha raccattare dati se poi gli stessi rimangono nel cassetto e non danno luogo né a sanzioni né a premi?
compilativa/sperimentale: la distinzione riguarda le tesi della specialistica (o del vecchio ordinamento) non le tesine della triennale che sono tutte classificate come compilitive
parole chiave: poche e specifiche, costituite da un unico termine (OK e-book, NO manuale redazionale)
correlatore: solo per le tesi della specialistica (o del vecchio ordinamento) non per le tesine della triennale.
NB: il modulo di dissertazione tesi si apre (su Esse3) SOLO DOPO aver compilato la domanda di laurea.
CD con il file della tesi/tesina. Il CD (in 2 copie) e il suo frontespizio (copertina cartacea) devono riportare:
università, facoltà e corso di laurea
titolo
“tesi di laurea” (per le triennali fa ridere e non lo metterei)
nome e cognome del relatore
nome e cognome del laureando
firma del relatore e firma del laureando
anno accademico.
Invece di usare un crystal box procurati due bustine di plastica trasparente: per motivi ignoti uno dei due uffici vuole la bustina e NON il contenitore rigido.
Copia cartacea della tesi/tesina, rilegata (anche in cartoncino) purché non sia possibile aggiungere/togliere pagine. Il frontespizio e la copertina (A4 verticale) devono riportare:
università, facoltà e corso di laurea
titolo
“tesi di laurea” (per le triennali fa ridere e non lo metterei)
nome e cognome del relatore
nome e cognome del laureando
firma del relatore e firma del laureando (sul frontespizio non sulla copertina in similpelle…)
anno accademico.
Per le tesine della triennale se fossi al posto tuo mi stamperei la tesina a casa, userei un foglio di plastica trasparente per coprire la pagina di frontespizio. Poi con la graffatrice unirei i fogli e infine coprirei i punti metallici usando un pezzetto di nastro adesivo colorato.
Qua sotto vedi un fac-simile per una tesina della laurea triennale: la dicitura “Tesi di laurea” non compare perché la trovo semplicemente grottesca. Se ci tieni proprio aggiungila tu.
Tieni comunque presente che dopo che ti sarai laureato potrai passare all’ufficio tesi e recuperare la tua copia cartacea.
Come mai ho perso tempo a scrivere questo post? Ho pensato ai miei laureandi che, poveretti, non sapevano dove sbattere la testa e ripetevano le stesse domande, infinite volte, alla povera Daniela dell’Ufficio tesi.
era il messaggio elettorale di alcuni partiti un po’ di anni fa. Ma allora c’erano il comunismo e l’Unione Sovietica: a molti veniva l’orticaria solo a pensarci. Adesso lo stesso messaggio ha un suono ben differente: Russi = soldi. Eh sì perché in Russia ci sono oggi milioni di persone con soldi da spendere e libere, finalmente, di viaggiare dove vogliono. Sull’argomento segnalo Free and Flush, Russians Eager to Roam Abroad (The New York Times 15.06.2008). Secondo dati riportati nell’articolo, nel 2006 7,1 milioni di russi si sono recati all’estero per turismo: nel 1995 erano 2,6 milioni…
Una vera e propria manna per tutta l’Italia vista l’importanza del turismo. Ma quanti turisti russi vengono da noi? Ho cercato un po’ in giro e ho trovato un documento del Ministero degli Affari Esteri (MAE) realizzato in collaborazione con l’ENIT:
“Nel 2006, la destinazione Italia e` salita al quarto posto nelle preferenze dei turisti Russi dopo Turchia, Cina e Egitto, con il 8,3% delle preferenze. [...] Nel 2006 gli esercizi ricettivi italiani hanno registrato circa 670.000 arrivi di turisti russi, per un totale di presenze pari a 2.500.000 (circa) ed una permanenza media di 4,7 giorni.” (Ministero degli Affari Esteri, Russia, file pdf scaricato il 15.06.2008, p. 3)
Sempre nel 2006 le presenze di turisti provenienti dagli USA sarebbero state pari a 4,5 milioni (Ministero degli Affari Esteri, USA, file pdf scaricato il 15.06.2008, p. 3). Chissà cosa succederà quest’anno stante la minore propensione dei cittadini USA a recarsi all’estero. Speriamo che la propensione a spendere dei russi possa compensare la tardiva propensione al risparmio degli americani…
? Ah già: i due documenti pdf citati li ho trovati facendo una banale ricerca con un motore. Poi, visto, che riportavano anche il logo dell’ENIT sono andato sul sito di ENIT: lì, a differenza che nel sito del MAE, c’è una pagina da cui si può accedere, previa registrazione e login, ai rapporti per questi e altri paesi. Domanda, ma perché richiedere login e password quando i file sono liberamente scaricabili dal sito di MAE? E ancora, se stai pensando alla tesina per la prova finale (→Tesi di laurea) perché non utilizzare i rapporti MAE-ENIT per un quadro di sintesi dei principali flussi turistici verso l’Italia? Vista la piattezza grafica e comunicativa dei rapporti MAE-ENIT avrai spazio per mettere alla prova le tue capacità.
Il 4 giugno eravamo a Port Hardy all’estremo nord di Vancouver Island. Da lì 50 km di strada sterrata portano a Cape Scott. Dopo una decina di Km abbiamo visto questo cartello:
messaggio efficace! Mi ha ricordato le decine di auto incidentate lasciate dalla polizia Jugoslava sul ciglio della (auto)strada calante dal nord verso Zagabria e la Grecia nella pia illusione che ciò rendesse più prudenti i guidatori turchi diretti a casa con un tour de force iniziato in Germania.
Vuoi mettere in programma un giro a Cape Scott? Guarda le foto di Conan Reis ma attenzione: lui ha trovato bel tempo. A Cape Scott se ben ricordo le precipitazioni annue arrivano a oltre 400 cm.
? Toglimi una curiosità (che forse hanno anche altri): cosa tieni in auto (o nel cassettino della moto) per gli imprevisti?
o lasciar perdere? E’ una domanda che mi sono posto tante volte: ci sono colleghi che dicono “non sono mica la maestra!“. Vero: neppure io sono un maestro elementare. Ma ci sono tanti, troppi studenti che, a quanto pare, non hanno mai avuto un maestro/a elementare che leggesse e correggesse i loro errori. Questo andazzo è continuato anche nelle medie inferiori, poi alle superiori e infine all’università: certi errori ripetuti con pervicacia più volte (ad es. “un’altro”, “un altra”) mi fanno pensare che nessun adulto preposto all’insegnamento abbia mai letto i testi di quella persona.
Quindi mi sono adattato all’idea che correggere sia un male necessario e che gli errori vadano sanzionati. Come? Per ora posso solo togliere qualche punto da votazioni comunque inflazionate. In futuro mi piacerebbe che ogni refuso implicasse il versamento di 10 € in un fondo per l’acquisto occhiali (non da sole) dei docenti.
il post sul Voto rifiutato ha suscitato un certo numero di commenti sul tema della non frequenza. C’è chi ha dichiarato il suo apprezzamento per il mio lavoro didattico: grazie! Ma allora non riesco a capire come mai a Nuovi media (corso obbligatorio del 2° anno → sillabo 2007-08) non ho mai avuto in aula il 100% degli iscritti ma si è no il 70% poi calante man mano. Converrete quindi con me che, al di là dell’impegno del docente, dell’utilità concreta dei temi trattati a lezione, dell’interattività docente/studenti, dell’uso di web e proiettore, dei materiali didattici (sillabo, e-book, ecc.) per molti (troppi) studenti la frequenza è un optional.
Non penso che la cosa cambierebbe se i corsi fossero impostati in forma seminariale: il seminario richiede che i partecipanti (15-20 max) lavorino giorno per giorno e siano preparati sui temi in discussione. Anche nel mio corso di Dati e testi on-line (→Sillabo 2007-08) della laurea specialistica dove i numeri erano ottimali (12-15 persone) questo si è verificato solo per una minoranza dei presenti. L’impegno costante sembra dunque essere raro nelle aule. Non è una novità: all’inizio degli anni ‘80 avevamo già rilevato come per una quota rilevante di studenti (specie in alcune facoltà) l’università fosse un impegno part-time (de Francesco & Trivellato, 1985, p. 101-112).
C’è poi il problema della varianza degli studenti: a fronte di pochi bravi e molti normali c’è una quota significativa priva delle competenze e metacapacità di base. Ne risulta che alcuni dei bravi preferiscono non frequentare piuttosto che perdere tempo così come molti degli studenti in difficoltà interrompono la frequenza per l’impossibilità di stare al passo. Cosa fare? Per me la risposta passa per una differenziazione istituzionale che preveda ambiti formativi differenziati a seconda delle competenze degli studenti e dei docenti: è quello che avviene negli USA dove le caratteristiche di studenti e docenti cambiano notevolmente a seconda dell’università o del college considerato (→US NewsAmericas Best Colleges 2008).
In conclusione, temo che non frequenza e richiesta di voti alti siano due aspetti dello stesso fenomeno di inflazione/svalutazione delle credenziali scolastiche nel nostro paese: stante la bassa redditività del titolo di studio diventa razionale per molti studenti puntare al massimo risultato formale con il minimo sforzo. Le risorse fisiche e mentali vengono concentrate su altri versanti della vita quotidiani capaci di dare senso e gratificazione reale (non sempre immediata): attività ludiche, sport, volontariato, hobby, ecc. Non è certo una novità: sto facendo riferimento alla teoria del modello di eleggibilità sviluppata da Louis Lévy-Garboua alla metà degli anni ‘70.
Il problema è che un comportamento individualmente razionale aggregandosi in comportamenti collettivi (i noti effetti perversi studiati da Raymond Boudon) porta nel lungo periodo a conseguenze devastanti per l’intero sistema formativo e socio-economico: mi riferisco alla bassa produttività e professionalità di molti lavori svolti da laureati nel nostro paese che chiunque può toccare con mano nella vita di ogni giorno.
Boudon, Raymond (1981) Effetti “perversi” dell’azione sociale
Milano, Feltrinelli.
Boudon, Raymond (1980) La logica del sociale,
Milano, Mondadori.
de Francesco, Corrado & Trivellato, Paolo (1985) L’università incontrollata,
Milano, FrancoAngeli.
Levy-Garboua, Louis (1976)
“Les demandes de l’étudiant ou les contradictions de l’université de masse” Revue francaise de sociologie, XVII, p. 53-80.
Nel caso dell’iPhone chi ha aspettato ha fatto bene: negli USA il prezzo di un iPhone è sceso da 599$ (giugno 2007) a 199$ (prezzo attuale). Apple ha risposto così ad un mercato diventato pessimista e poco propenso a spendere.
Può darsi che un calo della domanda e quindi dei prezzi sia all’orizzonte anche per benzina e gasolio: in autostrada ho la netta sensazione che adesso molti tengano il piede leggero sull’acceleratore e pur andando a 120 Kmh supero molte più auto di un mese fa. Negli USA e in Canada questi comportamenti sono meno percepibili visti i limiti di velocità ma la maggiore sensibilità verso il costo della benzina (salita a 4 $ al gallone ovvero 0,67 € al litro) ha già prodotto un crollo delle vendite di SUV e pickup (→Auto sales plunge in face of 4$ gas, CNNMoney.com 3.06.2008). Non oso immaginare cosa succederebbe se un litro di benzina arrivasse a 2 $ (1,3 €).
Con il gasolio da riscaldamento avrei essere ancora più drastico e aspettare fino a settembre. Purtroppo non avevo più gasolio in cisterna e in casa c’erano 11°: un po’ pochini. Così oggi ho dovuto comprare a 1,25 € il gasolio che a settembre avevo pagato 0,95 € al litro. Mi dispiace di aver stimolato nel mio piccolo la spirale di crescita dell’energia: l’unica soluzione che avevo era andare al mare.
Una delle conquiste del mitico 68 è stata l’introduzione della regola del voto rifiutato. Da noi lo studente può rifiutare il voto che non gli piace e rifare l’esame all’infinito come in una sorta di gratta e vinci a costo zero. Alcuni docenti fiutano il rischio di dover fare troppi esami e adottano un rimedio semplice e efficace: voti alti (dal 28 in su) a tutti. Ne deriva una bella inflazione dei voti (→ post Il talento dei laureati…) e un allungamento dei tempi di laurea: due laureati su tre sono fuori-corso (→ post Istat: Università e lavoro 2008).
Per fortuna da quando vivo a 1.600 metri resisto meglio alla fatica degli esami (solo orali così evito le copiature). Mi spazientisco un po’ solo quando sento parlare di valutazione della didattica in cui studenti che non hanno mai messo piede in aula o che hanno frequentato una lezione ogni tanto valutano la didattica con un bel questionario on-line. Eh sì perché l’Italia è anche il paese della frequenza alle elementari e della non frequenza all’università (→ post La frequenza è un optional). Sulla questione segnalo l’articolo di Umberto Eco (→I “dottori” del triennio, L’Espresso, 30.05.2008).
Il New York Times si è posto la domanda e ha cercato di aiutare i suoi lettori a trovare una risposta razionale con un notevole grafico interattivo:
L’utente può personalizzare a suo piacimento le variabili in gioco: prezzo della casa, incremento di valore (stimato), inflazione e così via. Vale la pena osservare il peso percentuale delle property taxes che partono dall’1,35% annuo: un bel disincentivo al possesso di seconde case (→ post Basta seconde case lasciate vuote).
Grafici interattivi come questo sarebbero stati molto, molto utili per evitare i comportamenti demenziali di milioni di individui che sono alla radice dell’attuale crisi economica e finanziaria.
Scrivo dall’aeroporto di Vancouver usando la wireless pubblica nell’area voli internazionali che vedi nel filmato qui sotto:
Fra poche ore la sensazione di ordine che si prova qui in Canada sarà un pochino sfumata: qui guidare è un piacere, le indicazioni sono sempre chiare, non vedi spazzatura in giro e neanche un kleenex nei boschi, mai vista una scritta sui muri né a Vancouver né in giro. Diciamo che tutto dipende dal fatto che Vancouver Island è un’area grande come Lombardia, Piemonte e Veneto messi insieme ci vivono solo 200.000 persone.
In compenso il pane lascia a desiderare, il formaggio e il salame non sanno cosa siano per nor parlare dei prosciutti e dei primi piatti. Per motivi a me ignoti la loro valuta (dollaro canadese) è debole rispetto all’euro anche se è chiaro a chiunque che la nostra economia non è poi così forte. Comunque, finché dura, cogliete l’occasione per venire qui (o andare negli USA).
Ah già, dimenticavo: il video è stato fatto con Flip (→ post Flip la videocamera basic) che ho comprato stamattina da Wal-Mart per circa 100 €. La videocamerina è un vero piacere da usare e conferma le recensioni favorevoli che sono apparse sui media. Dispone di un software di editing video essenziale e intuitivo. Il libretto di istruzioni è un pieghevole di mezza pagina che non ho nenache letto. D’altra parte se ne hanno vendute 1.000.000 un motivo ci sarà stato…
Ho messo questo post nella categoria produttività. Come mai? Semplice: per me è un’occasione per riflettere su come è cambiato il modo di lavorare oggi grazie a:
Premetto che a casa a La Magdeleine non abbiamo la TV e quindi rischio di segnalarti come novità qualcosa che magari in Italia c’è già da 10 anni. Sto parlando di HGTV: un canale TV che ho visto in Canada (e che esiste anche negli Stati Uniti). I video (che trovi su www.hgtv.ca) trattano i temi legati alla casa: comprare, vendere, ristrutturare, riarredare, ecc.
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Mi è piaciuto il fatto di presentare casi concreti con persone comuni: per un italiano come me è anche interessante vedere che all’estero esistono ruoli professionali da noi ancora sconosciuti (ad esempio l’house inspector).
Port Renfrew, un paesino di 200 abitanti sulla costa oceanica dell’Isola di Vancouver in British Columbia, è il punto di partenza del West Coast Trail: un sentiero di 75 km creato all’inizio del secolo scorso per dare una via di salvezza ai naufraghi che riuscivano ad arrivare a terra (→Best hike). Chi vuole percorrere il sentiero deve registrarsi alla stazione dei guardiaparco. Il motivo è duplice: per ridurre l’impatto sull’ecosistema ogni giorno possono inoltrarsi sul sentiero non più di 30 persone. L’anno scorso (2007) ne sono transitate 8000. In secondo luogo, devi sapere che per arrivare al capolinea (Bamfield) ci vogliono tra i 5 e i 7 giorni e è facile farsi male: l’anno scorso sono state evacuate 120 persone infortunate. Il sentiero quest’anno è aperto dal 1° maggio e nel primo mese i recuperi sono stati 13 a fronte di circa 300 hikers.
A noi interessava un permesso giornaliero e ci siamo trovati nella casetta dei guardiaparco ad assistere alla presentazione con foto e slide che una ranger faceva a una coppia di americani. La presentazione è obbligatoria e fornisce un sacco di informazioni utili sui rischi e sulle norme di sicurezza da seguire (orsi, maree, scalette sdrucciolevoli, tempeste, ecc.). La presentazione era di chiarezza esemplare e alla fine mi sono messo a parlare con la ranger. Non era canadese ma svizzera: prima lavorava a Ginevra nel settore finanziario, da qualche anno fa la guardiaparco. Perché? Non gliel’ho chiesto: mi è bastato guardarla negli occhi per capirlo.
i video che importi nel documento pdf sono convertiti in Flash
puoi riunire file di diversi formati in un portfolio
puoi convertire porzioni di pagine web
le pagine web che includono animazioni in Flash le mantengono nella versione pdf.
NB: per il momento non è annunciata una versione per Mac. Per capire le funzioni dei diversi prodotti della famiglia Acrobat guarda questo quadro comparativo.
? Sei a favore o contro l’idea di utilizzare nei corsi (Nuovi media e Editoria multimediale questa nuova versione o pensi che sia meglio usare ancora la versione 8?