A distanza di qualche anno dalla laurea

come vedi la tua esperienza universitaria a Unimore nella facoltà di Comunicazione?

  • nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?
  • cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?
  • quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?
  • cosa proponi di realizzare ex novo?

Da sociologo, anni fa, cercavo di rispondere a queste domande con questionari. Adesso che ci sono i blog mi piacerebbe cercare di dare una risposta tramite i commenti di chi si è laureato. In concreto, chiedo ai laureati in Comunicazione di Unimore di inviare un commento. Se sei studente ma conosci qualcuno che è uscito da qui chiedigli di intervenire.

13 Risposte a “A distanza di qualche anno dalla laurea”

  1. Elena Dice:

    Mi sono laureata in “Nuovi Media e Comunicazione Multimediale” a dicembre del 2006 e lavoro da un anno in una agenzia di comunicazione di Parma.
    I due anni di specialistica a Reggio Emilia (i primi tre anni li ho frequentati a Parma, ma quella è un altra storia) mi sono serviti indubbiamente per arricchire le mie conoscenze. Ma le ricchezze più importante che ho acquisito, come in tutte le nuove esperienze che faccio, sono quelle che vanno a riempire il mio “bagaglio di vita”, le nuove sfaccettature che si aggiungono al mio carattere, i nuovi lati che scopro della mia personalità.
    E non ultimo, una volta laureata, sapevo esattamente quello che volevo fare nella mia vita, merito soprattutto di alcuni corsi (non per fare la “lecchina” ma primi fra tutti quelli di Cordef) che mi hanno aperto nuovi orizzonti, hanno stimolato la mia innata curiosità e mi hanno fatto vedere le cose sotto un’altra prospettiva (indubbiamente migliore, meno piatta).

    Nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?

    Molte competenze che ho acquisito sono un bagaglio di nozioni ormai impolverato, perchè raramente mi capita di farne uso. Sono lì, so che ci sono e ogni tanto mi armo di “piumino” e le rispolvero ma raramente. Altre competenze, come quelle acquisite durante i corsi di Cordef (sono ancora caduta nella trappola della “lecchina”) mi sono molto utili nel lavoro che faccio tutti i giorni.
    Sapere che esistono alcuni programmi che ti semplificano la vita, saper usare acrobat, saper scrivere in modo preciso e conciso, saper utilizzare alcune funzionalità “magiche” di word, saper organizzare il lavoro, saper lavorare in gruppo … possono sembrare delle banalità ma nel mondo lavorativo sono sicuramente una marcia in più perchè oltre ad aiutarti tecnicamente in quello che fai, sono un bel biglietto da visita!!! (Il che non guasta mai).

    Cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?

    Come dicevo prima molte cose sono state affrontate in superficie, senza una reale sperimentazione pratica, pura teoria.
    In una laurea specialistica che si chiama ufficialmente “Nuovi Media e Comunicazione Multimediale” mi è sembrato inoltre un controsenso che la maggior parte dei corsi affrontassero solo marginalmente il mondo internet e quasi mai la comunicazione multimediale nel suo complesso (che non è solamente internet).
    Mi sarebbe piaciuto che nel percorso della laurea specialistica ci fossero state lezioni o corsi interi dedicati ai programmi più utilizzati per fare comunicazione multimediale.
    Quello che è mancata è una applicazione concreta di quello imparato con la teoria.

    Quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?

    Tutto il reparto “informatico” va potenziato … o meglio esiste???
    Mi sembra inconcepibile che gli studenti non possano usufruire di laboratori informatici (se non se messi “sotto chiave”, come dei sorvegliati speciali, e solamente in orari prestabiliti) e non esista una rete wireless. Ma forse le cose sono cambiate? Almeno spero!

    Cosa proponi di realizzare ex novo?

    Ci sarebbero molte cose da fare ex novo … forse ripensare a tutto il sistema universitario in generale!
    Basta con i test a crocette, assolutamente spersonalizzanti. Bisogna dare agli studenti l’opportunità di fare emergere la propria personalità, le proprie attitudini, le proprie passioni, attitudini e passioni che devono essere “tutelate” a maggior ragione nella laurea specialistica.
    Meno teoria e più pratica.
    Basta con gli stage “fotocopia” (sia nel senso che sono tutti uguali, non tengono assolutamente conto del fatto che si stia facendo un determinato percorso di studi e delle reali attitudini e aspirazioni di una persona, sia perchè spesso si finisce a fare fotocopie)
    Esami adeguati di inglese, lingua della multimedialità e della comunicazione globale per eccellenza.

    Ciao Prof!

  2. valechaos Dice:

    Pur non lavorando ancora, sia nel triennio che nella specialistica ho svolto lo stage e quindi, anche se per pochi mesi, ho avuto modo di “testare” le conoscenze acquisite in facoltà.

    * Nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?
    Entrambi gli stage erano collegati all’editoria e alla comunicazione, quindi i corsi più utili sono stati quelli più tecnici: Editoria, Nuovi Media, DT Online, ma anche i corsi di psicologia in cui si è parlato di usabilità e di strategie per una efficace comunicazione.

    * Cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?
    Avrei voluto un corso di inglese in cui si studiasse veramente la lingua; per me sarebbe stato un ripasso importante e per chi non ha fatto inglese in modo serio sarebbe stato utile, anche solo per navigare nel web in modo più funzionale.

    * Quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?
    L’organizzazione interna; a me stupisce sempre il fatto che siamo noi studenti a doverci spesso attivare per richiedere le attrezzature, per fare spostamenti di aula ecc.. e il 90% delle volte riceviamo risposte negative. C’è poco dialogo tra i vari uffici burocratici della facoltà.
    Poi ci sono le questioni tecniche: la wireless a singhiozzo, i laboratori non accessibili, pochi spazi per lavorare (e poche prese di corrente per chi lavora con i pc)… con una tassa così salata (che aumenta ogni semestre) si pretende qualcosa in più!

    * Cosa proponi di realizzare ex novo?
    Non c’è lo spazio, ma se si pensa ai servizi per gli studenti/professori una mensa interna sarebbe l’ideale.
    Dal punto di vista della didattica: svecchiare i programmi! Gli stessi libri, o libri simili che dicono le stesse cose… pensare che per catturare la nostra attenzione è sufficiente adattare la teoria a qualcosa di più vicino a noi. Per fare un esempio: per il corso di Semiologia dei NM stiamo preparando una presentazione in classe su un tema a scelta; io lavoro con Federico su alcuni telefilm americani, che adoro. Applicare i concetti della semiotica non è mai stato così piacevole!

    Infine quoto Francesca (“tenere una lista degli ex-alunni (volontaria, non obbligatoria) in modo da sviluppare del sano networking. per gli studenti in uscita puo essere utile sapere cosa fanno i loro predecessori ad evere un po’ di guida e dei consigli”); a me è capitato di chiedere informazioni a ex alunni, sarebbe un progetto utile!

  3. Glorian Dice:

    Sullo Student’s Corner aggiungo solo un paio di considerazioni.Il principale limite che ora come in passato ha frenato lo sviluppo di questo spazio è prima di tutto di natura tecnica: lo SC, ma in generale Dolly, poggiano su un’architettura “Moodle”, opensource e ottima per l’e-learnig, ma inadatta sotto molti aspetti per strutturare un forum puro. Sebbene negli ultimi anni gli amministratori si siano dati da fare per migliorare la piattaforma, integrando e implementando per esempio nuove funzionalità, mancano molti degli elementi che potrebbero contribuire a rendere la fruizione dello SC più pratica sia per i moderatori che per gli utenti. Basti pensare che fino ad un anno fa, noi Admin non potevamo editare direttamente i post già inseriti, nè tantomeno spostare i topic. Mancava e manca tutt’ora la funzionalità di “quoting” e “segnalazione”. Inoltre la notifica via feed, o attraverso il comune mailing, degli aggiornamenti sui thread a cui si è iscritti, non è mai stata sviluppata; in altre parole questo significa obbligare gli studenti a visitare di continuo lo Student’s Corner e cercare autonomamente quali sezioni o topic siano stati aggiornati. Una finestra nella home dello SC raccoglie i link ai post editati di recente, ma solo entro un certo limite. Se non si visita il forum con di frequente si possono perdere intere discussioni. Questi sono solo alcuni dei limiti tecnici legati al tipo di piattaforma utilizzata, ma ve ne sono molti altri. Va detto che dei buoni contenuti e una partecipazione maggiore da parte di tutti gli studenti potrebbero riuscire ad ovviare a questi inconvenienti. Una bella “botta morale” noi moderatori l’abbiamo presa quando nel passaggio dal vecchio al nuovo Dolly, ci siam visti amputare tutto quello che era stato fatto nei precedenti anni: interi topic e sezioni sono rimaste ad ammuffire nel vecchio Dolly (2006/2007)senza possibilità di essere traghettate al nuovo e questo a causa dell’ennesima problematica tecnica. Se ora lo SC è un pò vuoto e scarno, è anche per questo motivo. Per quanto riguarda il problema degli accessi va detto che la protezione attraverso login non è casuale e in passato è stata richiesta da noi moderatori. Lo Student’s Corner è infatti uno dei pochi forum (al mondo:) ) in cui si scrive senza la tutela dell’anonimato. Chiunque digitando il vostro nome e cognome da Google può accedere a Dolly e qui carpire ogni genere di informazione che abbiate incautamente e ingenuamente lasciato nei vostri post. Sarà il clima familiare che ha sempre permeato lo SC, ma è un dato di fatto che molti afecionados si siano raccontati più che intimamente nel corso di questi anni (per fortuna) ed è per garantire un minimo di privacy che l’accesso al forum continuerà ad essere protetto. D’altra parte so che per ex studenti è ancora possibile loggarsi senza problemi e se non cambieranno per la centesima volta il sistema di autentificazione, questo potrebbe significare che sarà possibile tornare sul forum anche dopo la laurea. Per non rischiare di portare la discussione eccessivamente fuori dai binari mi fermo qui e chiedo scusa per il breve “fuori tema”. Chiunque volesse partecipare al miglioramento e allo sviluppo dello Student’s Corner può rivolgersi a me o a Lara e sarà sicuramente il benvenuto.

  4. Pietro Dice:

    Ciao sono Pietro, laureato SCO mass-media nel 12/2006. Frequento questo master in Svizzera, e attualmente lavoro come interaction designer a un progetto di edutainment in Second Life sviluppato da USI e Polimi.

    1. Nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?

    Ufficialmente sono ancora uno studente, ma nei lavori che ho fatto e sto facendo ho usato i concetti appresi dai corsi più concreti: si tratta di metodi e procedure utili per organizzarmi e quindi essere più produttivo, nonchè di esperienze – sapere dove trovare l’informazione che cerco, avere dimestichezza con computer e digitale. Il resto delle materie che ho studiato in SCO mi sono servite unicamente per avere un sottilissimo background utile per altre materie che sto affrontando ora, giusto per non partire da zero.
    E’ stato utilissimo essere obbligati a uscire dai banchi e presentare qualcosa ai compagni: se non mi fossi abituato a farlo in italiano durante la triennale, mi sarebbe impossibile farlo adesso in inglese.

    2. Cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?

    Avrei voluto imparare di più di queste cose: la teoria è importante, ma non sempre utile. Avrei voluto preparare gli esami senza essere obbligato a comprare un testo, avrei voluto meno lectures e più workshops, avrei voluto imparare facendo insieme ad un professore/assistente e ai miei compagni, avrei voluto fare corsi in inglese.

    3. Quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?

    Se devo sceglierne una, direi l’accessibilità ai computer. Poco tempo fa sono rimasto di sasso vedendo che il professore ha l’obbligo di chiudere a chiave l’aula computer (con gli studenti fuori): 100 macchine che rimangono inutilizzate a tempo pieno. Se uno studente ha bisogno di accedere a internet, l’unica cosa che può fare è mettersi in fila in biblioteca, e usare una delle 20 macchine disponibili – un’ora per volta.
    Problema nel problema: perché le macchine nei laboratori sono laptop? Sono incatenate ai tavoli, non si muoveranno mai da li. E un laptop costa quasi quanto due tower…

    4. Cosa proponi di realizzare ex novo?

    Davvero non saprei da dove cominciare. Il problema più grande è che il tipo di università che si continua a proporre è “vecchio”: andava bene nel 1175, quando Unimore è stata fondata, quando l’università doveva trasmettere sapere e niente più – con quello si campava. Nel 2008 l’università deve trasmettere di più, deve essere una fucina di idee, e nella peggiore delle ipotesi deve almeno insegnare a fare qualcosa. Passi il fatto che le lezioni siano ex-cathedra, ma almeno devono essere interattive; e in ogni caso non riesco a trovare un corso per cui non siano ipotizzabili un qualche tipo di applicazione reale, group work e attività in genere. Basta guardare cosa fanno le università di tutto il mondo per capire che quella che ho fatto io in quei tre anni è un’università fuori dal mondo.
    Per non parlare di organizzazione, coinvolgimento e professionalità.

    Ho pensato più di una volta a quanto scritto da Adele – creare una sorta di community utile soprattutto a studenti e laureandi, in cui scambiarsi consigli. Suppongo che esista già (StudentCorner), ma non ha mai funzionato davvero. Idee?

  5. Davide Dice:

    Ciao a tutti, sono Davide e mi sono laureato nel giugno 2004. Attualmente lavoro come addetto stampa/PR

    Ecco il mio pensiero

    1. Nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?

    Al di là di quello che ho concretamente appreso studiando i manuali dei singoli corsi e frequentando le lezioni, penso che il valore aggiunto della mia esperienza universitaria a Reggio sia stato quello di incontrare alcuni docenti che mi hanno fatto capire l’importanza del fattore “curiosità”: bisogna sempre documentarsi, cercare di capire quali sono i trend in atto e in quale modo possono influenzare la propria vita, sperimentare le novità tecnologiche e rinnovarsi. In questo senso, i corsi più utili (brutto termine, ma la verità è questa), sono stati quelli di NM, EM e di Informatica Applicata.
    Importante, poi, è stata la possibilità di produrre contenuti e di presentarli ai colleghi tenendo “mini-lezioni”: un modo per responsabilizzarci ed abituarci al confronto, aspetti fondamentali nello svolgimento di ogni professione.

    2. Cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?

    Concordo con Giorgio quando dice che sarebbe stato bello avere la possibilità di cimentarsi con software per l’editing grafico e video, per la creazione di contenuti web e per l’impaginazione: temo purtroppo che questo desiderio sia destinato a rimanere tale, scontrandosi con la cronica carenza di fondi dell’Università italiana.
    Altri rimpianti sono legati ai corsi di lingua straniera, con un taglio più da scuola dell’obbligo che da università: un segno, questo, del provincialismo italiano.

    3. Quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?

    Premesso che le cose possono essere cambiate e che nell’esprimere il mio giudizio faccio riferimento all’esperienza da me fatta nel periodo 1999-2004, il problema più grosso era rappresentato dal corpo docente: molto spesso mi trovavo di fronte a docenti sì preparati e magari anche di buona reputazione ma svogliati e “costretti” a districarsi tra una miriade di attività non sempre conciliabili con la carriera accademica. Questo non vuol dire che non abbia conosciuto persone straordinarie.
    Ho poi avuto la sfortuna di trascorrere tre dei cinque anni della mia esperienza universitaria in spazi inadeguati come quelli del Tondocenter, senza biblioteca e spazi per lo studio, con laboratori informatici quasi sempre chiusi. Sarei curioso di vedere come vanno le cose oggi nella nuova sede di via Allegri.
    Inoltre, faceva sorridere (eufemismo) il fatto che gli iscritti a due curricola così diversi come “Comunicazione d’Impresa” e “Comunicazione di Massa” di fatto frequentassero insieme non meno dell’80% delle ore di lezione.

    4. Cosa proponi di realizzare ex novo?

    Come scrive giustamente Danila, il sapere è anche saper fare: per questo ritengo importante organizzare incontri con professionisti del mondo del lavoro ed esercitazioni che simulino le difficoltà con cui i ragazzi dovranno misurarsi una volta usciti dall’Università.
    Non sarebbe male anche migliorare il coordinamento tra i diversi corsi, in modo tale da evitare ripetizioni e da rendere ogni lezione un evento, in quanto unica.

  6. Francesca Dice:

    Ciao! Mi sono laureata anche io nel 2005 in Comunicazione di Massa, e dopo un po’ di altalena lavorativa sono tornata sui banchi di scuola e sto terminando un master in cooperazione e sviluppo in inghilterra. Nel frattempo faccio qualche lavoretto, tra cui comunicazione per un centro di ricerca interno al mio dipartimento (faccio un po’ di pubblicita’: http://ophi.org.uk/)

    1. nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?
    Mi ricordo Corrado che a un certo punto parlavi di quelle “tre nozioni su word che nessuno sa di non sapere” come una droga: una volta che inizi non riesci piu a farne senza. E avevi ragione! Poi adesso che sto scrivendo un’altra tesi le uso ancora di piu.

    Poi, una certa attenzioneper il dettaglio, per l’analisi di un prodotto (sia verbale, che iconico, etc) volta ad evidenziarne le potenzialita’ e le carenze al momento dell’utilizzo. La questione piu’ “hardcore” dello sviluppo (paesi in via di sviluppo per intenderci) e’ che come descrivi quello che vedi influenza le carenze che riscontri e le policies che tendi a sostenere. La potenza del linguaggio. Power knowledge. Piu di cosi…

    2. cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?
    Ecco concordo con chi ha evidenziato le carenze pratiche. Non so se la cosa sia cambiata con gli anni, ma sicuramente trovo che una facolta in comunicazione debba puntare molto di piu sull’apprendimento di certi programmi, oltre che sulla valorizzazione degli aspetti teorici. D’altra parte ho pensato spesso che questa fosse una tendenza generale dell’universita italiana, e del tipo di conoscenza che si incoraggia a livello accademico. sembra sempre che la teoria la impari a scuola e la pratica al lavoro, ma non sono per niente d’accordo sul distinguere queste due realta in modo cosi netto.

    3. quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?
    I laboratori di informatica. Assurdo, mi ricordo che erano aperti solo in determinati orari. Ma allora a cosa serve investire in un laboratorio per tenerlo chiuso? Mi ricorda tanto il mio compagno dell’asilo: quando disegnavamo mi chiedeva sempre di usare le mie matite colorate perche’ “le sue si consumavano”…bah.

    Sono solo parzialmente d’accordo invece con la critica linguistica. Per quanto in Italia in genere le lingue sono trattate un po’ all’acqua di rose, mi sembra che Unimore fosse abbastanza avanti. per esempio offriva (non so se lo fa ancora) a tutti glistudenti immatricolati la possibilita’ di sostenere gratis una certificazione internazionale ESOL. A suo tempo io avevo fatto il Cambridge Proficiency of English (CPE), che e’ l’equivalente britannico al TOEFL, ma a diferenze di quest’ultimo e’ un vero e proprio diploma, per cui non ha data di scadenza. Anche le certificazioni ESOL, come il TOEFL si aggirano intorno ai 100 euri, per cui direi che Unimore si era data abbastanza da fare nel riconoscere e incentivare questa possibilita’.

    4. cosa proponi di realizzare ex novo?
    - Cercare di superare le carenze, se ci sono ancoora, nel campo informatico
    - diversificare i programmi. basta con i 3 libri obbligatori per corso e i 2 opzionali, che poi non riusciamo bene a capire come sviluppare la nostra individualita’.
    - puntare all’uso di articoli insieme ai manuali: rappresentano le ultime novita’ nel campo prescelto e propongono spesso opinioni critiche che vale la pena analizzare.
    - tenere una lista degli ex-alunni (volontaria, non obbligatoria) in modo da sviluppare del sano networking. per gli studenti in uscita puo essere utile sapere cosa fanno i loro predecessori ad evere un po’ di guida e dei consigli.

    E tutto questo parlare in realta’ e’ l’ennesimo modo per procastinare e non finire di scirvere la tesi…;)

  7. Giorgio Dice:

    Ciao, io mi sono laureato nel 2006 in Scienze delle Comunicazioni vecchio ordinamento indirizzo mass media.
    L’esperienza universitaria per me è stata molto bella, ho fatto un po’ di fatica gli ultimi anni, un po’ perché ho iniziato a lavorare seriamente dal 3° anno in poi, un po’ perché era calato l’entusiasmo degli inizi. Globalmente però devo dire che sono soddisfatto ed è stata un periodo altamente formativo.

    1)Nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?
    Le famose 3 nozioni di Word mi creano un vantaggio competitivo enorme, sembrano cose piccole, ma creano sempre meraviglia nell’interlocutore. Sapere fare una buona ricerca su internet, gestire i propri file e contatti, così come avere backup sempre pronti e aggiornati, sono cose che sembrano piccole, ma spesso fanno la differenza e pochi sanno. Insieme alle capacità tecniche, l’abitudine a scrivere, argomentare (anche verbalmente )le mie posizioni e creare slogan o frasi di immediato impatto.
    Questo sono cose che uso tutti i giorni, ma sono convinto che materie come sociologia, psicologia, linguistica e un po’ di sana economia mi abbiano influenzato e forgiato, molto più di quanto penso.

    2) Cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?
    Sicuramente avrei voluto poter vedere e provare software grafici,per l’editing fotografico o d’immagine (Photoshop)per la creazione di contenuti per il web (Suite Macromedia) o per l’impaginazione e il layering (XPress). Non mi spingo fino alla gestione dei video perché anche erano altri tempi (anche se sembra passato poco), oggi comunque la ritengo fondamentale.

    3) Quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?
    Il dubbio utilizzo dei laboratori informatici e la dotazione di software sono problemi di prima importanza. In egual misura l’assenza di certificazioni per la lingua inglese, rende secondari se non inutili i corsi che trattano questa materia.
    Secondo me anche il numero degli studenti è fondamnetale perché la didattica proposta ottenga il suo massimo, così come la possibilità di una valutazione vera da parte degli studenti sull’operato dei docenti. In più mi piacerebbe che venisse stimolata la creatività e il confronto: spingere gli studenti a ad avere, sostenere, dibattere e cambiare le proprie idee su i temi che si studiano, fino a proporre qualcosa di davvero personale per la tesi finale.

    4)Cosa proponi di realizzare ex novo?
    Le proposte sono sempre difficili: criticare è molto più facile.
    Un albo degli ex studenti con le loro attività odierne, potrebbe essere un stimolo, come un veicolo pubblicitario. Da qui potrebbero nasccere possibilità privilegiate di stage o di collaborazioni tra l’univeristà e realtà private.
    Incontri, seminari, workshop… a cadenza fissa (mensile?) con professori, professionisti del settore, ex studenti su temi molto settoriali ed estremamente pratici che possano dare conoscenze pratiche di alto livello, immediatamente spendibili

  8. Danila Dice:

    Mi sono laureata in Comunicazione e Marketing e adesso frequento il corso di laurea specialistica in Nuovi Media e Comunicazione Multimediale.
    Ho portato avanti, quasi parallelamente, i miei studi universitari con il lavoro che svolgo ancora oggi. Collaboro con l’ufficio internet del Servizio Comunicazione, Relazioni Esterne e Marketing del Comune di Reggio. Mi occupo principalmente di web.

    Nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?
    Sicuramente si sono rivelati utilissimi gli esami orali e le presentazioni in classe. Mi hanno fatto acquisire un pò di sicurezza; parlare in pubblico mi ha sempre messo timore, adesso me la cavo molto meglio.
    Ci sono stati alcuni esami che più di altri mi hanno lasciato strumenti e nozioni utili per il mio lavoro; si tratta principalmente di esami con carattere pratico come Tecnica dell’intervista e del questionario, Gestione e programmazione di reti e siti e Dati e testi on-line.
    C’è un esame in particolare che racchiude nozioni e spunti spendibili sia nel lavoro ma anche nella vita: Strategie di comunicazione. Sconfina da quella che è il solito esame universitario.
    Tirando le somme i miei anni di studio mi hanno fatto acquisire capacità di organizzazione, di ricerca e tanta curiosità; l’università è/è stata per me come una piattaforma ricca di collegamenti ipertestuali, di punti di partenza utili per la ricerca di approfondimenti.

    Diciamo che di esami che non mi hanno lasciato nulla ce ne sono pochi, ma questa non è una vittoria, si presuppone che TUTTI gli esami ti debbano lasciare qualcosa.

    Cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?
    Avrei voluto che alla teoria fosse stata affiancata la pratica (in egual misura).
    E’ mancato anche un approfondito studio delle lingue, fondamentale per chi ricopre la figura professionale del “Comunicatore”.

    Quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?
    L’elevato numero di esami scritti, le trafile burocratiche, i “paradossi”(mi ritrovo a dover ridare un esame già dato in triennale!), i pochi laboratori pratici.

    Cosa proponi di realizzare ex novo?
    Cosa farò concretamente una volta laureata/o? A molti non è chiaro. Sarebbe utilissima l’introduzione di laboratori, corsi che simulino cosa fa concretamente un professionista del nostro settore. Oltre a studiare cosa è un piano di comunicazione sarebbe utile capire come si fa
    In più propongo un ufficio apposito che esamini cosa gli studenti propongono di realizzare ex novo :D

  9. Ilaria Dice:

    Mi chiamo Ilaria, sono uscita da Unimore nel 2005 (stessa “classe” di Adele: Scienze della Comunicazione vecchio ordinamento, indirizzo mass media) e attualmente sono giornalista pubblicista. Lavoro per una casa editrice/società di comunicazione di Parma: facciamo periodici (vedi http://www.ilmese.it), redazione di siti web e ufficio stampa.

    1) Nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?
    L’approccio ai nuovi media soprattutto: i principi di Nielsen per la web usability, quelle tre nozioni su word che nessuno sa di non sapere (livelli, stili e simili…), i criteri per impostare una buona ricerca sul web. Aggiungo un’infarinatura generale su tanti temi diversi (sociologia, sociologia della comunicazione, storia politica, economia politica, scienze politiche, psicologia della comunicazione…), che però puntualmente devo rispolverare, riprendere, aggiornare, ristudiare. Potrei dire che Unimore è stata un’ottima fornitrice di metaconoscenza…insomma so dove andare a cercare quel che mi serve.

    2) cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?
    è mancato l’approfondimento specialistico, lo studio universitario propriamente detto. L’impressione è stata quella di navigare sempre in superficie, privilegiando l’ampiezza dell’area esplorata più che la profondità. Oltre ad essere una caratteristica insita al corso di Scienze della Comunicazione (quale tema più trasversale?),penso che la mancanza di approfondimento (e quindi anche l’occasione di fare ricerca) sia problema è dell’Università tutta…forse sarebbe bene ripensare la specialistica proponendo corsi a numero chiuso, laboratoriali, molto partecipati e con verifice/scambi continui. Non è per lecchinaggio, ma è ciò che abbiamo fatto nei corsi di Nuovi Media ed Editoria Multimediale.

    3) quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?
    Nel mio ultimo anno di univ spuntavano come funghi corsi in cui l’esame finale era un test a crocette. Per me assolutamente idioti…bisogna far fare, far parlare, far scrivere. per questo bisognerebbe, però, ridurre il numero dei “partecipanti” (vedi sopra)… secondo voi è una rinuncia giusta, realmente possibile? Ora come ora, comunque, Scienze della Comunicazione è spesso una specie di facoltà-barzelletta: dove tutti vanno quando non sanno cosa fare.

    4) cosa proponi di realizzare ex novo?
    Aumenterei le possibilità di fare stage in azienda, verificandone con molta puntualità e rigore la coerenza rispetto al corso di studi (niente fotocopie insomma); inglese certificato, come il Toefel; e poi, una volta ancora, meno ‘mandria’, meno gente, accessi chiusissimi ed esami laboratoriali.

    Ciao prof!

  10. Eleonora Dice:

    1)Nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?
    Molto poco. Gli unici corsi che mi hanno insegnato qualcosa di utile per il mondo del lavoro sono stati quelli più pratici (NM, EM, Musica e filimica industriale). Ho imparato molto invece frequentando un master allo IED (improntato su progetti settimanali e con insegnanti che sono professionisti nei vari campi della comunicazione).

    2)Cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?
    Finita la laurea triennale mi sono resa conto che non avevo poi tanto arricchito il mio “sapere”, e men che meno il mio “saper fare”… Quello che mi mancava è vedere messe in pratica tutte quelle nozioni teoriche valutate con quiz a crocette!!

    3)Quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?
    Sicuramente la mancanza di laboratori e tutte le trafile burocratiche e gli esami a crocette :)

    4)Cosa proponi di realizzare ex novo?
    Non saprei da che parte iniziare… Sicuramente il metodo di valutazione e aggiungerei corsi di inglese (almeno 2 all’anno se non corsi interamente tenuti in lingua), e modificherei le regole per gli stage, più che altro per tutelare gli studenti e non farli finire a fare le fotocopie…

  11. Alessandra - Darkest Princess Dice:

    1) nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?

    Lavoro soltanto da due settimane, ma mi è già abbastanza chiaro quali conoscenze acquisite mi servono e quali no: sicuramente, visto che sono in un ufficio stampa e comunicazione in cui scrivo anche degli articoli, mi sono serviti quegli esami in cui ho dovuto scrivere e imparare a scrivere sugli argomenti più diversi e per cui ho dovuto produrre tesine (tanti) ma mi hanno insegnato veramente qualcosa solo quelli in cui il docente leggeva effettivamente il prodotto (pochi); per tutta la parte più “tecnica” della scrittura e della gestione di altri strumenti come sito web, newsletter, rassegna stampa, sicuramente il corso di DT della specialistica, di Informatica e Comunicazione, di Informatica e Nuovi Media, di Editoria Multimediale e il laboratorio sul linguaggio html del triennio.

    2)cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?
    avrei voluto anche io ci fossero altri esami dedicati alle lingue straniere anche nella specialistica… tutto ciò che viene fatto nel triennio a livello di lettorati, nella specialistica viene totalmente perso se lo studente non “fa da sé”

    3)quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?
    concordo con la questione dei laboratori, la wireless (!!!) e soprattutto il fatto che per i tesisti che hanno bisogno di software o di altre risorse in genere non disponibili in facoltà non ci siano soluzioni “economiche” e pratiche sia a livello di tempo sia a livello di denaro.
    L’efficienza a livello burocratico… quante scartoffie inutili che bisogna compilare per qualunque cosa!

    4)cosa proponi di realizzare ex novo?
    su questo ho ancora le idee confuse forse perché ci sarebbero troppe cose da fare ex novo..anche se l’idea di Flavio non mi dispiace affatto!

  12. Adele Dice:

    Mi sono laureata nel 2005 e complessivamente sono soddisfatta della formazione che ho ricevuto a Reggio Emilia.
    Ma io sono ottimista per natura…

    Ecco le risposte:
    1. Nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?
    Le abilità di scrittura, cioè il sapere scrivere diversi tipi di testi in buon italiano. La capacità di argomentare, strutturare logicamente il mio pensiero e supportare le mie tesi con delle prove.
    La consapevolezza che si comunica affinchè l’altro possa capire, la capacità di lavorare per obbiettivi, anche in gruppo. Inoltre le conoscenze acquisite in diverse discipline, mi permettono di muovermi con una certa disinvoltura in diversi ambiti, dalla psicologia al marketing. Infine, banale a dirsi, uso Internet ed il computer, con accuratezza, come Cordef ci insegnava a lezione e cerco di puntare all’efficienza, come faceva lui.

    2.Cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?
    Le lingue straniere, come al solito messe da parte come se fossero di secondaria importanza. E poi alcuni software per la realizzazione grafica, competenze sempre richieste nelle agenzie di pubblicità. Infine, il saper esercitare maggiormente la capacità critica e di elaborare un pensiero autonomo che non fosse frutto della mente dei professori.

    3. Quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?
    Carenza appunto di laboratori di lingua e informatica. Mancanza in generale di attività pratiche riguardanti le lingue e la realizzazione di montaggi video ed elaboazioni grafiche. Carenza di dialogo a partnership con il mondo aziendale locale.

    4.Cosa proponi di realizzare ex novo?
    Obbligatorietà di ottenere certificazioni esterne di lingua (es. TOEFL e IELTS per l’inglese)e di computer (ECDL?), richiesti da moltissimi datori di lavoro. Così la piantiamo con la pagliacciata dell’”inglese ottimo” nei CV e soprattutto siamo costretti ad imparare qualcosa che sicuramente ci serve.
    Percorsi più individuali per la specialistica, in cui si valorizzino le abilità, propensioni ed interessi di ricerca del singolo studente. Nell’era della personalizzazione, perchè i nostri percorsi universitari devono essere gli stessi?

    Un saluto a tutti

  13. Flavio Dice:

    Ottimo post, ma qui sì che ci sarebbe spazio per un’intera tesina! Provo a riassumere il più possibile:

    Nel lavoro che fai oggi cosa usi di quello che hai imparato?
    Non per “addolcire” il professore (devo ancora dare l’esame di DT!) ma dato il tipo di lavoro che svolgo si stanno dimostrando molto utili in generale le nozioni dei corsi di NM/EM/DT e tutte quelle di informatica raccolte nei vari corsi (PGDB, IA); non da meno mi sono utili le nozioni di italiano (“sai scrivere!”, mi hanno detto, come se fosse una cosa fuori dal mondo, e questo mi ha fatto riflettere) e inaspettatamente anche quelle di psicologia stanno dando buoni frutti (nei rapporti con i colleghi e con il capo)

    Cosa avresti voluto imparare a Unimore (e non hai imparato)?
    Più sapere pratico (laboratori, magari?!) e un po’ meno teoria, anche se è vero che la teoria è sicuramente il fondamento della pratica; più attenzione al mondo Internet (che verosimilmente sarà sempre più “determinante” in futuro) e alle sue possibili applicazioni in vari campi

    Quale carenza di Unimore e/o della facoltà va assolutamente sistemata?
    1)il problema dei laboratori informatici: grande risorsa e grande investimento, ma davvero mal utilizzati. Perché non sfruttare le famose 150 ore per gli studenti anche per servizi di questo tipo, come accade per la biblioteca?
    2) gli orari e le aule: che siano al servizio degli studenti e non della struttura universitaria, adeguati/e e non decisi/e a tavolino a inizio anno; semmai decidere un orario provvisorio (1/2 settimane) e verificare eventuali possibili miglioramenti “sul campo” prima di stilare un orario definitivo
    3) il problema delle prese elettriche e delle torrette sotto la scrivania del professore, ma per quello bisognerebbe “denunciare” (iperbolicamente) chi ha fatto tali scelte in fase di progettazione/costruzione

    Cosa proponi di realizzare ex novo?
    Una sorta di equivalente universitario di quello che è lo “spazio (o angolo)del cittadino” del Comune di RE: in due parole, un posto dove risolvono problemi. Uno spazio (fisico o virtuale, o entrambe le cose) aperto negli orari di effettiva frequentazione degli studenti, eventualmente gestito o comunque compartecipato da ex-studenti (che quindi conoscono bene ambiente e situazione).

    Mi scuso per la lunghezza.

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