Rassegne stampa in Italia: il Palazzo cosa legge?

03/31/2008

Quando ero studente la “rassegna stampa” era un fascicolo in formato A4 con un sommario all’inizio e tante pagine, una per ciascun articolo, ritagliato con le forbici, appiccicato con la Coccoina su un foglio di carta: quando la rassegna era finita qualcuno fotocopiava tutte le pagine e le fascicolava. Nelle aziende e negli enti pubblici (comuni, province, regioni, ministeri, ecc.) la rassegna era uno status symbol: il fascicolo non arrivava sulla scrivania di tutti gli impiegati ma solo su quelli dei dirigenti.Ha ancora senso ritagliare e fotocopiare articoli nell’epoca di internet? Forse no e infatti vedo che esistono rassegne stampe on-line in cui, almeno si risparmia la carta. Incominciamo da quelle del Palazzo:

  • Presidenza del consiglio ( RS): la rassegna stampa (curata da l’Eco della stampa) copre i principali quotidiani italiani (Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore, ecc.). Prime pagine e articoli in formato pdf: solo file singoli, non ricercabili full-text (immagini). Nessuna possibiltà di ricerca sui titoli.
  • Camera dei deputati ( RS): la rassegna stampa copre i principali quotidiani italiani. Ricerca in base a testata, data, autore, titolo e full-text.
  • Senato ( RS): la rassegna copre i principali quotidiani italiani (sono sempre gli stessi). Nessuna possibilità di ricerca. Articoli in formato immagine (tiff): illeggibili. La rassegna del giorno è scaricabile in un unico file (pdf) privo di segnalibri e NON ricercabile (sono immagini).
  • Ministero della Pubblica Istruzione ( RS): gli articoli sono consultabili in formato immagine. Ricerca in base a data, testata e titolo, niente ricerca full-text.
  • Ministero dell’Università e della ricerca ( RS): come per il MPI (niente ricerca full-text)

Conclusione provvisoria:

  • il Palazzo non legge a video (gli articoli e le prime pagine sono in formato immagine)
  • il Palazzo non fa ricerche full-text (solo la rassegna della Camera ha una primitiva ricerca full-text)
  • il Palazzo non legge quello che si scrive all’estero (le rassegne coprono solo testate italiane, comprese le microtestate tipo Il Riformista, Il Foglio, Europa, Avvenire, Liberazione, ecc.)
  • il Palazzo non risparmia: che senso hanno tre rassegne (Camera, Senato e Presidenza)? Non ne basterebbe una? Perché far fare a una società privata la rassegna stampa del Governo quando la Camera dispone già di una rassegna più funzionale?

? Chissà quante rassegne stampa ci sono negli enti pubblici italiani: sono tutte fatte così? Possibile che nessuna sia capace di sfruttare al meglio le potenzialità del formato pdf e di Acrobat? Perché non pensi ad una rassegna delle rassegne come tema per una tesi/na di laurea?


Video di Patagonia

03/30/2008

Patagonia è un’azienda di abbigliamento tecnico per molti sport (ski, alpinismo, trail running, surfing, kayak, pesca, ecc.) e per il tempo libero ( sito). I suoi negozi monomarca attraggono sempre molta gente. Come mai? Sono posti gradevoli dove puoi girare liberamente senza che un commesso ti aliti sul collo. Se non ti interessa quello che vendono puoi sempre guardare le belle foto appese ai muri o vederti un video: entra nel negozio di Milano o di Chamonix e mi darai ragione. Da casa tua i video di Patagonia li trovi on-line su YouTube. A me che sono fissato con lo sci, il video girato su Mt. Waddington in British Columbia sembra strepitoso. Sarò sincero: mi piace un’azienda che finanzia video così.


    Non fare debiti

    03/29/2008

    o se preferisci “No debts, please” dovrebbe diventare il nuovo comandamento per gli americani (e anche per tanti europei): i disastri finanziari di questi tempi derivano da un micidiale cocktail di consumismo e credito senza freni. Tanti, negli Usa e altrove, ne stanno uscendo con le osse rotte e incattiviti dalla disperazione di finire senza casa: l’articolo “Buyers’ Revenge: Trash the House After Foreclosure” ( Wall Street Journal, 28.03.2008) ne offre un quadro impietoso e drammatico. Video e foto le farei vedere nelle scuole.


    360.000 studenti fantasmi nel 2006

    03/28/2008

    La banca dati dell’Ufficio di statistica del MIUR ( sito) ci dice quanti sono stati nel 2006 (a.a. 2005-06) gli studenti universitari italiani che non hanno acquisito crediti ovvero superato esami: 359.882. Quanti si trovano in questa situazione non se la prenderanno se li considero fantasmi. Qui non mi interessa indagare sulle cause che portano così tante persone a rimanere iscritte all’università pur senza sostenere esami. Mi colpisce piuttosto il comportamento del ministero e degli atenei che fanno finta di niente e si limitano a considerare questi iscritti come normali studenti gonfiando così il numero degli studenti universitari in Italia.

    Ah già questa degli studenti fantasmi non è una novità: nel 2002-03 erano 351.000 (de Francesco & Trivellato, Università: cose da sapere, cose da fare, Milano, Apogeo, 2006, p. 64 scheda libro).


    Meno gente al ristorante

    03/27/2008

    è la conseguenza, negli Usa, di due fattori: la tendenza a risparmiare (era ora, visti i livelli di indebitamento delle famiglie Usa) e il calo dell’occupazione femminile. Questo il quadro dipinto in “Restaurants Feel the Bite Of Stay-at-Home Moms” ( Wall Street Journal, 14.03.2008). Mi dispiace per osti, cuochi e camerieri ma trovo la notizia confortante: negli Usa ho sempre trovato angosciante la scena di madre+figli (obesi) seduti al tavolo di un fast food a mangiare schifezze (post Sai cosa mangi al ristorante?). Così come in Italia mi impressionano i nonni/suoceri portati a mangiare all’Ikea o al MacDonald’s da nuore/figlie incapaci e crudeli. Possibile che non sappiano preparare un risotto o un piatto di penne? Possibile che siano state così disattente da accoppiarsi con maschi incapaci di alternarsi ai fornelli? Possibile che l’unica spiegazione che sappiano dare sia “ai bambini piace molto“?

    Oggi abbiamo ospite Olivia studentessa Usa figlia di amici, pensavo di portala a cena fuori: le faccio leggere l’articolo e ceniamo a casa…


    Flip, la video camera basic

    03/26/2008

    ha le dimensioni di un telefono cellulare, si alimenta con 2 pile stilo, è operativa in 2 secondi e soprattutto costa 150 $ ( Flip). Se vuoi saperne di più leggi “Camcorder Brings Zen to the Shoot” di David Pogue ( New York Times, 20.03.2008) e, già che ci sei, guardati il video di David: spiritoso e informativo come sempre. Io l’ho comprata e mi sembra un oggettino utile e pratico. Se la cosa ti interessa, tieni presente che a maggio 2008 è uscita la versione mini: guarda i prezzi su Amazon. Leggi il seguito di questo post »


    Il talento dei laureati in Comunicazione cambia con le sedi

    03/25/2008

    Nel 2006 hanno conseguito la laurea (triennale) in Comunicazione 9.578 laureati: questo il dato del Ministero dell’università e della ricerca ( Ufficio di statistica). Le due sedi universitarie con il maggior numero di laureati (triennali) sono state Roma La Sapienza (816) e lo Iulm di Milano (759). Unimore sarebbe a quota 238. E fin qui nulla da dire anche se sarebbe interessante calcolare il rapporto tra docenti (solo di ruolo e poi in complesso) e i laureati.

    Ma c’è un indicatore che si può calcolare scaricando la tabella (formato xls) con i laureati per voto di laurea. Mi riferisco alla bravura, ovvero alla percentuale di laureati con 110 e lode. Toh, l’Italia non è tutta uguale viene da pensare vedendo che i laureati con lode sono:

    • 0% a Arcavacata (Università della Calabria)
    • 4% allo Iulm di Milano
    • 8% a Modena e Reggio Emilia
    • 39% a Palermo
    • 45% a Roma La Sapienza (ovvio, con un nome così…)
    • 48% a Messina e alla Luiss di Roma

    una bella varianza, non c’è che dire. Peccato che la % di laureati bravi sparisca (0%) all’università della Calabria (Arcavacata) se no verrebbe da pensare che il talento sia in relazione con la latitudine. Ma il ministro (Mussi ancora per poco) lo sa? Se non lo sa si potrebbe suggerirgli di migliorare la bravura dei laureati traslocando un po’ di laureandi dalle sedi “a basso talento” verso quelle “ad alto talento“. Già, ma chi è così stupido da pensare che il talento di un laureato sia segnalato da un voto, quando questo voto viene dato a un laureato su due?

    ? I dati dell’ufficio statistico del Ministero sono una fonte primaria per analisi impietose del sistema universitario italiano: non solo la distribuzione diseguale dei voti di laurea, ma anche i carichi di lavoro dei docenti, gli studenti fantasma (zero crediti), gli abbandoni, ecc. ecc. Tutti temi ideali per tesi e tesine che mirino alla verità basata sui dati.


    Lontano da ogni cosa

    03/23/2008

    Perbacco, ho fatto il sociologo per tanti anni ma non sapevo che ci fosse anche la Sociologia dell’ascolto: chi è riuscito a laurearsi in una materia del genere mi fa subito simpatia per non dire tenerezza. Parlo di Mattia Signorini, laureato in questa cosa alla facoltà di Comunicazione (Scienze aggiungilo tu se ci tieni) e del suo libro Lontano da ogni cosa ( sito) di cui ho letto una recensione su La Stampa (sabato 22 marzo), al ritorno da un magnifico fuoripista (Spazzatura, canale del Teodulo e Roccebianche) in fantastica neve invernale lontani dalle torme di sciaturisti.

    Nel canale del Teodulo
    Cervinia: nel canale del Teodulo
    ( altre foto su Flickr)

    Se a La Magdeleine ci fosse una libreria andrei a cercare il libro: per 272 pagine costa 14 € e quindi accetto anche il rischio della fregatura. Cosa mi attira? Sentire cosa dice di questa bizzarra (eufemismo) facoltà con cui ho avuto a che fare negli ultimi sette anni della mia vita (altro che Sette anni in Tibet).


    Commento fuori tema

    03/22/2008

    finisce nel cestino. Arrivano commenti che parlano di una parola contenuta nel post ma non del tema del post. Ricordano quei tipi che entrano a gamba tesa nel discorso in atto tra due o più persone avendo capito “Roma per toma“. Se qualcuno non li blocca portano la conversazione fuori strada. In un blog, il qualcuno, va da sé, deve essere l’amministratore del blog.


    Commento non firmato = commento cancellato

    03/22/2008

    mi capita di ricevere commenti da parte di gente che non si firma con un nome e cognome (“pippo”, “pinco”, ecc.) e per di più usa indirizzi di e-mail fasulli o inutilizzabili: mi sembra un comportamento sgradevole e incivile.

    D’ora in avanti chi non si firma con nome e cognome e non fornisce un indirizzo di mail sta fuori dalla porta. Sembra grottesco dover scrivere una cosa così ovvia ma c’è gente che non lo sa.


    Ad Aosta un professore ogni 5 studenti

    03/20/2008

    scrive il Corriere della Sera (20 marzo 2008, p. 23). Una bella differenza rispetto al dato nazionale che, secondo il Corriere, sarebbe di 1 docente ogni 31 studenti. Ma è davvero così? No. Il dato per l’università della Valle d’Aosta è ottenuto considerando tutti i docenti, anche quelli a contratto, mentre il dato nazionale comprende solo i docenti di ruolo. Scorretto. Oppure semplicemente pasticcioni questi giornalisti del Corriere: e sì che i dati li avevano (li riportano nell’articolo): 55 docenti di ruolo a fronte di 1.183 studenti, ovvero un docente ogni 21 studenti.

    Ciò detto, ci sono in Italia realtà universitarie con un docente ogni 5 studenti? Certo che ci sono: a Chimica Industriale nel 2005-06 c’erano 4 studenti per docente (ordinari, associati e ricercatori). Valori superiori ma comunque privilegiati erano registrati a Scienze Ambientali (10 studenti per docente) e a Medicina con 11,5 studenti per docente (Istat, Annuario Statistico Italiano 2007, tavola 7.7 p. 187,  link).

    Vogliamo parlare dei laureati e del loro costo? Benissimo. Cosa dire dei 13.200 docenti di ruolo di Medicina (ordinari, associati, ricercatori) e dei loro 28.727 laureati (lauree triennali+specialistiche+lauree vecchio ordinamento)? Se la matematica non è un’opinione fa 2,2 laureati per docente. Se poi escludiamo le tesine delle lauree triennali, le tesi (lauree specialistiche e vecchio ordinamento) discusse nel 2005-06 nei corsi di laurea del gruppo medico sono state 8.366: 0,6 laureati per ogni docente.


    Tesi di ricerca

    03/20/2008

    ma come si fa a fare una tesi di ricerca in 500 ore (ovvero 20 CFU)? Non si può: se la vuoi fare metti in conto di dedicare molto più tempo. Ciò detto:

    Se la tua tesi è di ricerca (o sperimentale) la sua struttura tenderà a seguire un modello abbastanza costante, basato in genere su sei parti: introduzione, metodo, risultati, discussione, bibliografia e appendici.

    - Introduzione: oltre a quanto già detto, in questo caso l’introduzione conterrà lo stato dell’arte per quanto riguarda l’ambito in cui si colloca la tesi, con riferimento alla letteratura scientifica sull’argomento e evidenziando le ipotesi di lavoro. Alcuni di questi contenuti, possono diventare capitoli a sé stanti, se nell’ambito della tesi meritano particolare rilievo: pensiamo a capitoli di inquadramento teorico, oppure legislativo o anche sulla rilevanza o diffusione del fenomeno in esame.

    - Metodo ovvero esplicitazione di:
    . soggetti analizzati;
    . metodologie e procedure utilizzate nelle diverse fasi del lavoro.

    - Risultati: presentazione dei dati raccolti e di quanto emerso dalle analisi in forma di tabelle e grafici.

    - Discussione e cioè:
    . esame di come i dati supportano le ipotesi di lavoro;
    . interpretazione e implicazioni di quanto scoperto;
    . conclusioni.
    - Bibliografia: elenco alfabetico degli articoli e libri consultati. Eventuale sitografia.

    - Appendici o allegati, se necessari, per contenere:
    . criteri di scelta del campione;
    . tempi e fasi della ricerca;
    . questionario utilizzato con eventuali distribuzioni di frequenza;
    . procedure di analisi;
    . risultati statistici completi;
    . trascrizione delle interviste;
    . note o schede sui singoli casi, ecc.

    (de Francesco C., Delli Zotti G., Tesi (e tesine) con Pc e web, Milano, FrancoAngeli, 2004, p. 28).


    Tesi compilativa

    03/19/2008

    Il termine compilativo piace a pochi ma come si fa a fare qualcosa di diverso (ovvero una tesi sperimentale o di ricerca) se si pretende di dedicare alla tesi (laurea specialistica o magistrale) il lavoro equivalente a 20 CFU (circa 500 ore)? C’è anche da dire che i più non hanno la più pallida idea di cosa sia una tesi compilativa:

    Una tesi compilativa avrà di sicuro quattro parti, ovvero introduzione, corpo centrale, conclusioni, bibliografia.

    - Introduzione dove puoi chiarire:
    . motivi che hanno portato alla scelta del tema;
    . delimitazione spazio-temporale;
    . percorso logico;
    . struttura e contenuti dei capitoli;
    . fonti di dati ed informazioni (interviste, siti web, articoli, programmi televisivi, ecc.);
    . metodologia impiegata (se non costituisce capitolo a sé stante);
    . ringraziamenti (non al relatore) a persone resesi utili nel corso del lavoro di realizzazione della tesi senza esserne tenute istituzionalmente.

    - Corpo centrale: uno o più capitoli strutturati a seconda del taglio espositivo scelto. L’esposizione può seguire uno dei seguenti criteri logici:
    . cronologico (periodi);
    . spaziale (dal quadro nazionale o internazionale a quello regionale, provinciale o locale);
    . comparativo (paesi, fenomeni, correnti);
    . tematico (teorie, autori).

    - Conclusioni: se la tesi ha un taglio descrittivo, le conclusioni si riducono ad una sintesi, se la tesi è invece una disamina di diverse posizioni teoriche o critiche le conclusioni riassumeranno gli elementi che ti spingono a propendere per una di esse.

    - Bibliografia: elenca in ordine alfabetico (in base all’autore) tutte le fonti (articoli e libri) consultate e ritenute utili. Se hai fatto riferimento a siti web e non a specifici documenti scaricati dal web, sarà opportuno prevedere una sitografia nella quale riportare i siti (nome e indirizzo) in ordine alfabetico.

    - Appendici o allegati, se necessario, per contenere:
    . legislazione sul tema;
    . schede di lettura;
    . tabelle di dati;
    . commenti critici, ecc.

    (de Francesco C., Delli Zotti G., Tesi (e tesine) con Pc e web, Milano, FrancoAngeli, 2004, p. 27).


    Scaletta della tesi

    03/18/2008

    La scaletta (in inglese outline) della tesi è un’entità sconosciuta a molti, troppi laureandi (della laurea magistrale o specialistica):

    La scaletta è il progetto del lavoro che hai in mente, ma che non hai ancora incominciato a fare. Idealmente, una buona scaletta non dovrebbe limitarsi a presentare la struttura logica del testo, ma anche chiarire come verranno affrontati e sviluppati i singoli titoli. E pertanto una buona scaletta dovrebbe presentare chiaramente tutti i seguenti elementi:

    area tematica e argomento della tesi;

    tema con gli obiettivi del tuo lavoro dal punto di vista scientifico: ovvero cosa vuoi dimostrare e perché;

    titolo provvisorio: costruito a partire dal tema e contenente le parole chiave essenziali (come il titolo di questo libro) con eventuale sottotitolo (contenente eventuali specificazioni: contesto territoriale, metodo, periodo, ecc.);

    metodo che intendi seguire;
    - indice (o sommario) con l’articolazione del lavoro in punti principali e secondari (ovvero i titoli dei capitoli e delle rispettive sezioni);

    fonti (bibliografia e siti web) e dati su cui pensi di lavorare;

    risorse di cui disponi (tempo, conoscenza di lingue straniere, eventuali esperienze di ricerca sull’argomento, possibilità di spostamenti, operatività nell’uso di programmi software, accesso a Internet e posta elettronica).

    Infine, sarebbe anche assai utile definire la lunghezza di ciascun capitolo e il tempo previsto per la sua realizzazione“.

    (de Francesco C., Delli Zotti G., Tesi (e tesine) con Pc e web, Milano, FrancoAngeli, 2004, p. 22).


    Area, argomento e tema della tesi

    03/17/2008

    mi riferisco qui alle tesi della laurea magistrale o specialistica e cerco di fare fronte all’enorme confusione che i laureandi rivelano sull’argomento:

    “Scegliere su cosa fare una tesi significa individuare un’area tematica, un argomento e un tema specifico:

    area tematica: coincide spesso con la materia (disciplina o corso) ad esempio Sociologia del lavoro;

    argomento: ad esempio, per una tesi nell’area tematica Sociologia del lavoro, un argomento può essere Il lavoro degli studenti universitari. Ma l’argomento “lavoro degli studenti universitari” è un po’ troppo ampio e generico per una tesi;

    tema: l’intervento del relatore è determinante per definire l’obiettivo su cui focalizzare il lavoro. Ad esempio, una tesi che affronta l’argomento “lavoro degli studenti universitari” può avere come tema da sottoporre a verifica la seguente affermazione o enunciazione (in inglese si parla di thesis statement): “La crescente diffusione del lavoro tra gli studenti universitari dipende dalla percezione che i rendimenti dei titoli di studio (lauree) sono calanti”.

    (de Francesco C., Delli Zotti G., Tesi (e tesine) con Pc e web, Milano, FrancoAngeli, 2004, p. 19).


    Viaggio in Zanskar

    03/16/2008

    sono stato in Zanskar un po’ di anni fa e mi è rimasto nel cuore: montagne severe, grandi fiumi, spazi immensi, villaggi accessibili solo a piedi, sorrisi. Ho ripensato allo Zanskar dopo il post di ieri sulle proteste in Tibet: entrambi sono di religione buddista. Lo Zanskar ha avuto più fortuna del Tibet e fa parte dell’India. Sono andato alla ricerca di diari di viaggio e ne ho trovato uno che ti segnalo:

    Lars Uldall-Jessen, Zanskar-Ladakh travelogue, 2000, http://12357.dk/ladakh/

    ? La ricerca con Google di intitle:zanskar filetype:pdf porta in genere a programmi di viaggio ma non a diari. Vediamo se trovi tu qualcosa che sia alla pari con il bel lavoro di Lars.


    I tibetani rialzano la testa

    03/15/2008

    dopo due decenni di occupazione cinese i tibetani sono scesi in piazza. Le foto stanno facendo il giro del mondo provocando un colossale danno di immagine alla Cina:

    A Lasa e in giro per il Tibet ci sono turisti con fotocamere, videocamere e telefonini: vedrai che prima o poi le loro foto faranno il giro del mondo. Non basta la Cina a fermare l’informazione.


    Cuba libera i pc

    03/15/2008

    to’ non lo sapevo: a Cuba non si poteva comprare un Pc. Raoul Castro, neopresidente per diritto di famiglia (è fratello di Fidel Castro) ha liberalizzato la vendita di Pc e Dvd ( La Repubblica 13.03.2008) wow! Per Internet ci sarà da aspettare visto che, come riporta Repubblica

    A Cuba esiste naturalmente internet, lo stesso quotidiano Granma ha un sito ufficiale, ma le connessioni sono molto lente e difficoltose. La censura limita le connessioni telefoniche e blocca i siti esteri.

    In conclusione (per me): un posto da visitare come turista e da cui scappare come abitante.


    Post o pagina?

    03/14/2008

    Bella domanda. Come puoi vedere in questi ultimi giorni ho inserito delle pagine (che vedi in alto > Sillabi dei miei corsi, E-book utili, E-book sul viaggio). Si tratta di pagine elenco che conto di aggiornare man mano e che rimangono così in evidenza.

    ? Hai delle proposte/suggerimenti da fare? Ci sono temi per i quali lo strumento della pagina ti sembra preferibile al post? Io ho un paio di idee ma vorrei sapere cosa proponi tu prima di procedere…


    Spiegare con i disegni

    03/13/2008

    mi piacerebbe molto. Il fatto è che io non so disegnare. L’unica cosa che posso fare è ammirare chi sa disegnare e usa questa dote per spiegare anche le cose più complesse. Ho quindi ammirato tantissimo questo leefever e i suoi video pubblicati su dotSUB.com: cos’è il photosharing, cosa sono i wiki, gli rss, ecc.

    ? Ma chi è questo tipo? Chissà se insegna all’università: mmmhh, mi sa proprio di no… Ha già, l’avevo già segnalato in un post precedente ( Che cos’è un blog) ma mi sembrava di non avergli dato lo spazio che meritava. Lo faccio perché forse sei uno studente di Nuovi media o di Editoria multimediale e sai disegnare: mi raccomando, usa questa tua capacità durante il corso e condividi in aula quello che sai fare. Ah già, se combini i tuoi disegni in un video potrai poi pubblicarlo su dotSUB.com e inserire lì i sottotitoli: non solo, su dotSUB chiunque potrà poi tradurre i tuoi sottotitoli in qualsiasi lingua del mondo.


    Ridurre la ridondanza nel blog

    03/12/2008

    è un bel problema. Capita di segnalare (in un post o in un commento) qualcosa che è già stato segnalato (in un post o in un commento). L’unico modo per ridurre le segnalazioni multiple è fare una ricerca nel blog di quanto si vuole segnalare. WordPress permette all’amministratore di cercare sia tra i post che tra i commenti e quindi per l’amministratore le doppie segnalazioni sono facilmente evitabili. Il problema nasce per gli utenti: a loro WordPress permette la ricerca tra i post ma non tra i commenti. Questo limite è però facilmente aggirabile usando un motore e cercando la stringa desiderata (ad esempio la URL che si vuole segnalare) all’interno del sito del blog. La sintassi con Google è

    site:cordef.wordpress.com +URL
    ad esempio, per vedere se e dove si è già parlato di Chamonix, con Google cercherò
    site:cordef.wordpress.com +chamonix
    analogamente, per vedere dove (post e commenti) compare un lettore (ad esempio, Flavio) cercherò
    site:cordef.wordpress.com +flavio


    Storie di viaggio

    03/11/2008

    Dei due americani in giro per tre anni avevo già parlato ( post In viaggio per tre anni). Oggi voglio segnalarti due siti in cui trovi storie di viaggio:

    • Travel Stories di Lonely Planet: l’editore che tutti conosciamo e apprezziamo per la cura e affidabilità delle sue guide turistiche; le storie che trovi qui prendono la forma di slideshow di foto, pagine html, podcast.
    • Avventure nel Mondo è una strana agenzia di viaggi che organizza viaggi autogestiti dai partecipanti. Nella sua rivista trovi articoli scritti dai partecipanti: sono file pdf con foto, scritti con passione e dal layout essenziale.

    ? Hai siti da segnalare in cui si trovino “storie di viaggio”, in formato pdf? Niente cataloghi di tour operators, please. E neanche brochures di uffici turistici: cerca file pdf con foto scritti da persone in carne e ossa. Con Google prova a cercare “travel diary” o “travel journal” e filetype:pdf
    la sintassi di ricerca potrebbe essere “travel diary” or “travel journal” filetype:pdf
    mi sono accorto che la stringa contiene un errore: quale? Se non lo trovi subito guarda qua.


    E-book utili

    03/10/2008

    Segnalerò qui di seguito gli e-book che mi sembrano utili e ben fatti. Incominciamo:

    • Mazza R., La rappresentazione grafica delle informazioni, Milano, Apogeo, 2007 ( scheda). Un e-book con link interni e esterni, colore, sommario e indice analitico navigabili. Il layout di pagina rimane quello del libro cartaceo. Il sistema di protezione non richiede di immettere la password ogni volta.

    Mangiare in Italia

    03/09/2008

    è fantastico per l’incredibile varietà della nostra cucina. Lo so: quando stavo in California soffrivo per la mancanza di pane, formaggi, salumi. Jamie Oliver la pensa nello stesso modo. Jamie è uno chef inglese fuori dall’ordinario ( sito): un tipo che ispira simpatia e che mette appetito. Sto leggendo Il mio giro d’Italia: una via di mezzo tra un diario di viaggio e un libro di cucina, pieno di belle foto. A differenza che nei libri di cucina classici qui non hai le immagini patinate e irritanti di piatti irripetibili.

    ? Se segui editoria multimediale e devi fare l’e-book sul “viaggio” il cibo potrebbe essere un tema o addirittura il filo conduttore del tuo lavoro.


    La stampa pdf di un libro cartaceo non è un e-book

    03/08/2008

    mi sembra ovvio. E invece il termine e-book viene usato (inflazionato) per indicare il banale file pdf che chiunque può ottenere, convertendo con Acrobat il file realizzato con Word, InDesign, xPress o qualsiasi altro prodotto di word processing o di publishing. Ma questo file pdf, anche se viene venduto e chiamato e-book non è un e-book:

    • l’impaginazione è la stessa, fitta fitta, del libro cartaceo, senza spazio tra i capoversi
    • il colore è assente e la grafica è quella classica da libro
    • mancano link interni
    • sommario e eventuale indice per argomenti non sono navigabili (non ci sono link)
    • spesso non esiste una mappa del documento
    • foto e figure a colori sono assenti, per non parlare di audio e video.

    Ma allora perché usano il termine e-book? Fa fino, dà un’idea di tecnologico, non sconcerta gli accademici che potranno rimanere nella loro convenzione che “il libro è un’altra cosa“. Vero, verissimo, ma “l’e-book è un’altra cosa” rispetto al libro cartaceo tradizionale.

    ? Vuoi vedere cosa stanno facendo gli editori italiani in tema di e-book? Io ho incominciato dal mio editore storico (FrancoAngeli). Con Google e questa stringa di ricerca: site:.francoangeli.it filetype:pdf areaPDFDemo ho trovato i “campioni gratuiti” di alcuni libri venduti anche in versione e-book. Puoi replicare una ricerca di questo tipo (senza “areaPDFDemo”) sul sito di qualsiasi editore: Il Mulino, Laterza, ecc.