Stamperesti su carta i numeri del cellulare?

02/29/2008

Penso che la risposta sia “NO”. E’ molto più comodo avere i numeri a video piuttosto che su carta. Così come le mappe interattive del navigatore auto sono qualcosa di diverso e di superiore rispetto alle vecchie carte stradali. Mi viene da pensare così tutte le volte che vedo qualcuno stampare su carta un e-book nato per essere usato a video. Eppure alcuni lo fanno o lo chiedono manifestando un’irritazione involontaria: a loro la tecnologia dà fastidio specie se li costringe a cambiare. Il loro ritornello è “eh, ma i libri sono un’altra cosa!“. Sono felici quando possono esprimere critiche apparentemente sensate sul tuo e-book:

  • manca il sommario! Già a video hai il pannello dei segnalibri (bookmarks)
  • manca l’indice! Ma in un e-book tutto è ricercabile e linkabile
  • non posso infilare un segnalibro tra le pagine! Con Acrobat puoi inserire segnalibri a piacere
  • questo riferimento non mi dice a che pagina devo tornare! C’era un link su cui fare click
  • mi ha mandato un file: adesso me lo devo stampare? Se proprio vuole, si può…

E così stampano su carta centinaia di pagine facendo la fortuna di copisterie e venditori di cartucce. Eh, ma il libro è un’altra cosa, non mi stamperebbe su carta anche il suo blog? Se sono più vecchi di te o hanno più potere di te, c’è poco da fare: devi soggiacere alle loro richieste oppure perdere la partita.

? Ti interessano questi soggetti refrattari all’innovazione, vorresti studiarli e magari intervistarli per una tesi di ricerca? Da cosa pensi possa dipendere questa loro refrattarietà all’innovazione? Detto in altri termini, pensi che tali soggetti siano equamente distribuiti tra le diverse categorie sociali o invece siano sovra-rappresentati in una? Se così, cosa faresti per verificare questa ipotesi?

BTW: traspare una notevole irritazione da questo post. Il motivo c’è: ieri ho dovuto stampare le quasi 300 pagine di un mio e-book, infilarle in una busta e spedirle. Tra cartucce di inchiostro, carta e affrancatura lo scherzo mi è costato 40€ e uno sforzo sovrumano: è contro i miei principi stampare un e-book.


Segni di recessione sul web?

02/28/2008

Così si direbbe a leggere On the Web, Signs of a Click Recession ( articolo, Wall Street Journal, 27.02.2008): la società comScore rileva a gennaio 2008 un calo dello 0,3% nei click degli utenti USA di Google sugli annunci pubblicitari rispetto al gennaio 2007. E se si considerano i mesi di gennaio 2008 e dicembre 2007, il calo è del 7%, come del resto già tra dicembre e novembre 2007. Ma sono importanti i click? Eh sì che lo sono (per Google) visto che gli inserzionisti pagano in base ai click degli utenti. Tieni conto che il mercato USA della pubblicità on-line ha raggiunto cifre enormi: nel 2007 si parla di 21 miliardi $!

? Interessante la società ComScore: è una fonte primaria di dati sul web (negli USA) cui puoi fare riferimento se ti servono dati aggiornati sull’importanza dei diversi motori (search engine ranking), dei siti web in generale (web ranking), e così via. E dell’Italia che si sa? Mah, ComScore non sembra avere dati sullo stivale. Cerca tu qualcosa di equivalente a ComScore per avere dati sul traffico web in Italia.


Condividere file on-line

02/27/2008

senza lasciare aperto il tuo pc come avviene nei servizi peer to peer è un’esigenza che abbiamo spesso. Certo, per le foto ci sono servizi come Flickr, per i video c’è YouTube, per gli e-book in formato pdf c’è Lulu ma quello di cui sentivo l’esigenza era un servizio che mi permettesse l’upload di file di qualsiasi formato e di renderlo scaricabile da chiunque. Insomma un passo avanti rispetto a chi offre maxi mail con cui puoi fare l’upload di un file pesante e inviare poi a chi vuoi una mail con il link da cui fare il download (ad esempio con Alice Mail).

A questo punto dirai: ma perché non usi il blog? Certo, ho già messo dei file su questo blog e altri ne metterò ma ieri sera cercavo di fare l’upload di un e-book e le sue dimensioni (58 Mb) mi creavano problemi. Quindi ho provato con DivShare. DivShare è un servizio che ti permette di disporre di spazio su cui fare l’upload dei tuoi file di formati diversi: immagini, video, audio, documenti (pdf). Puoi rendere il file accessibile e scaricabile inviando il link per e-mail o inserendo in link in un tuo blog. Gratis DivShare permette l’upload di file fino a 200 Mb e per una dimensione complessiva di 5 Gb. Ti serve più spazio? Puoi aumentare le dimensioni dei singoli file sino a 2 Gb e lo spazio sino a 50 Gb pagando 29 $ al mese.


Vendere abiti da sposa in Cina

02/26/2008

sembrerebbe impossibile e invece noi italiani ci riusciamo. Questo è il messaggio di un interessante articolo di Rosamaria Mancini ( How Small Italian Firms Married Style to Globalism, Wall Street Journal, 25.02.2008). Leggilo per capire come le piccole aziende, così diffuse in Italia, possono sopravvivere nell’epoca della globalizzazione.

Sei perplesso sul fatto che ci sia chi prospera sugli abiti da sposa? Vuol dire che non hai letto gli altri post sui matrimoni

? L’articolo contiene un video e uno slideshow: davvero utili per arricchire il testo e per saperne di più sull’azienda di cui si parla. Così si lavora adesso al Wall Street Journal. Sullo stesso tema (le piccole aziende italiane) hai da segnalare altri articoli on-line con video e foto? Hai spirito d’iniziativa? Bene, perché non proponi a qualche azienda di piccole dimensioni un articolo con video e foto in formato pdf (protetto). Non sai quale azienda scegliere? Ma su: le piccole aziende sono talmente tante in Italia che avrai bene un famigliare o parente che ci lavora e che ti può fare da apriporta…

E ancora: se hai letto con attenzione l’articolo di WSJ avrai notato un punto in cui sarebbero davvero utili le competenze che voglio che tu acquisisca con Editoria multimediale (progettare e realizzare testi multimediali in formato pdf): quale?


Getty Images è stata venduta

02/25/2008

per due miliardi di $ ( comunicato stampa, 25.02.2008): un prezzo ben più alto di quanto era stato previsto un mese fa ( post 24.01.2008). La transazione sale a 2,4 miliardi se si tiene anche conto dei debiti che verranno assunti dall’acquirente (la società di private-equity Hellman & Friedman LLC).


Un editor grafico gratuito

02/25/2008

e di buon livello è Gimp (open source per Unix, Windows e Mac). Da quando sono passato a Mac preferisco fare a meno di programmi per Windows anche se ho quel sistema operativo installato e usabile tramite Boot Camp ( post Da Windows al Mac). Prima, il mio editor grafico preferito era Picasa purtroppo disponibile solo per Windows. Per Mac mi sembrava molto interessante Photoshop Elements 6 ( post Foto panoramiche e di gruppo) ma la sua uscita è prevista per fine marzo. Così ho cercato e trovato questo Gimp.


Fare la spesa a Chamois

02/24/2008

è un’esperienza per chi non abita lì. Vediamo perché:

  • Chamois è un paesino a 1.800 m che si raggiunge solo con una funivia dal fondovalle (Buisson), a piedi da Valtournenche, a piedi o in bicicletta da La Magdeleine: niente auto!
  • a Chamois c’è un solo, fantastico negozio dove trovi tutto: giornali, fontina, prosciutto, gelati, pane, vini, calze, stringhe, ecc. ecc. Altro che Esselunga e Coop! Il negozio è in centro al paese e nei festivi e pre-festivi fa orario continuato
  • il fatto di arrivare e partire a piedi rende la spesa molto oculata: non sbatti la roba a casaccio nel carrello come al supermercato e quindi spendi poco!

Se ti è venuta voglia di vedere come sono fatti Chamois e il suo mitico bazar ti consiglio di arrivarci a piedi da Valtournenche: posteggi nella piazza dietro la farmacia e segui i segnavia. In due ore tranquille ci sei. Vuoi arrivarci passando da La Magdeleine (dove abito)? Mi raccomando, in tal caso non seguire la strada sterrata che fanno tutti, continua con l’auto sino alla fine della strada asfaltata: posteggia e scendi alla curva: da lì prendi il sentiero per il col Pilaz. Dal Pilaz una strada poderale si ricongiunge alla sterrata che fanno tutti.

Per saperne di più su Chamois

PS: con Chamois ho un debito di riconoscenza: è grazie a loro se qualcosa si è mosso e è arrivata la bandalarga anche a casa nostra senza dover aspettare i tempi di Telecom.

? Come vedi uno slideshow permette di riunire in un filmato musica e foto: con Acrobat puoi poi inserire questo filmato nella pagina del tuo e-book. Dai, datti da fare con foto e musica.


In viaggio per tre anni

02/23/2008

sarebbe il sogno di Bianca (mia moglie). In effetti anche a me viene spesso voglia di andarmene per sempre dall’università e mollare gli ormeggi come hanno fatto Karen e Eric. Questi due americani sono partiti nell’aprile 2006 per un viaggio di 3 anni e 100.000 miglia dal Sud America al Nord America.

Come fanno a campare? A quanto dicono, non è un problema insormontabile visto che lui fa il fotografo e lei è giornalista: “You may not believe us, but this trip is our job too“.

Non ti è venuta voglia di andare a vedere il loro sito? No? Vuol dire che stai bene a casa. Sì? OK ecco qua il link. Da vedere: giornale di viaggio e foto.

Come ho trovato questa storia? Leggendo PcMagazine (marzo 2008) a p. 26 trovo un articolo “Office in a backpack“: mi cade l’occhio perché c’è la foto di una sacca/zaino da viaggio (e io sto cercando lo zaino portaPc ideale). L’articolo è firmato da Eric e Karen e alla fine c’è il link con il loro sito: www.trans-americas.com. Ah già: il PcMagazine che sto leggendo è la versione digitale di Zinio e quando c’è un link basta fare click…

? Hai da segnalare reportage on-line di grandi viaggiatori? Qualcosa che mischi testo e immagini, esista solo on-line o come file pdf, sia fatto da persone in carne ed ossa e sia gratuito? Qualcosa che ti dia la carica per realizzare il tuo e-book sul tema del viaggio?


Gli studenti capaci e meritevoli entrano gratis a Stanford University

02/22/2008

Stanford University è un’università privata USA, iperselettiva e ipercostosa:

  • iperselettiva: nel 2007 gli ammessi sono stati 2.444, l’11% dei 22.333 che avevano fatto domanda. L’89% degli studenti undergraduate entrati nel 2007 apparteneva al decile superiore dei diplomati di scuola secondaria (erano, cioè, tra i primi della classe alle secondarie);
  • ipercostosa:
    • 33.000 $ per le tasse (tuition)
    • 10.370 $ per vitto e alloggio (room and board)
    • 1.900 $ per i libri
    • 1.300 $ per spese personali
    • arrivando così ad un totale di 46.600 $ (circa 30.000 €)( Stanford Facts 2007).

Stanford è ricca: nel 2007 ha ricevuto donazioni per oltre 500 milioni € e dispone di mezzi propri (endowment) per circa 11 miliardi €. E così ha deciso che gli studenti ammessi con reddito famigliare inferiore a 100.000 $ non pagheranno tasse di iscrizione. E se provengono da famiglie con reddito inferiore a 60.000 $ avranno gratis vitto e alloggio in una casa dello studente (residence hall)( comunicato stampa 20.02.2008).

? Stanford non è la sola università a prevedere misure sostanziali a favore degli studenti capaci e meritevoli: su questo tema ti segnalo l’articolo di Robert Tomsho, Stanford Joins Its Elite Peers In Boosting Aid ( Wall Street Journal 21.02.2008). Ah già: cosa promettono di fare PD e PDL per quanto riguarda gli aiuti agli studenti capaci e meritevoli?

BTW: Stanford è un gran bel posto per studiare e fare ricerca. Lì trovi 18 premi Nobel e 25.000 alberi ( About Stanford). Dai un’occhiata alle foto e ti renderai conto che un campus così noi ce lo sogniamo.


100 campus entro il 2010

02/21/2008

così leggo nel programma elettorale del PD. I numeri (100 e 2010) sono belli tondi e fanno il seguito ai 1.000 euro al mese. Numeri da spot, facili da ricordare e da capire. Più complesso è far capire all’italiano medio il termine “campus“: penserà al campo. Per quanto mi ricordo i campus universitari negli USA hanno queste caratteristiche, visibili a chiunque e riscontrabili ovunque:

  • grandi superfici, con prati curati e belle piante
  • edifici (residence halls) dove gli studenti abitano
  • faculty club e foresteria (guesthouse) per i docenti e i visitatori
  • diversi (talvolta decine) edifici di vari tipi ed epoche
  • strade dove si gira solo in bicicletta o a piedi
  • impianti sportivi (piste di atletica, piscine, palestre, ecc.)
  • biblioteche affollate ma silenziose
  • tanti, tantissimi studenti in giro (tutti gli iscritti frequentano)
  • caffetterie ben diverse dalle nostre mense.

? Vuoi fare un giretto nei campus USA? Guarda un po’ tra i risultati di questa ricerca fatta con Google (così hai l’occasione per ripassare un po’ la sintassi di ricerca).

Ma dove diavolo ci sono posti così da noi? Eh sì che negli ultimi 10 anni qualcosa di nuovo è stato costruito: penso ad esempio all’università di Milano Bicocca. Grande e funzionale lo è di sicuro, definirla campus è un po’ dura. Ma quello che mi lascia perplesso è che si possano promettere 100 Bicocche nuove (magari con anche qualche prato e albero in più) in 30 mesi. Ma dove vive Veltroni? E sì che come ex sindaco di Roma dovrebbe avere qualche esperienza dei tempi della pubblica amministrazione.

Ah già: la promessa dei 100 campus è rivolta ai genitori dei futuri studenti universitari, magari anche a Capozzi Addolorata ( Vitadaprof) e al padre di Vandalo ( Milady de Winter). Non è vitale spiegare ad entrambi i genitori e a tutti i genitori d’Italia cos’è un campus? Se non lo sanno come fanno a votare?

E infine, qualcuno dello staff di Veltroni ha provato a stimare il costo di un campus di medie dimensioni (diciamo per 10.000 studenti) e a moltiplicarlo poi per 100?

? Ma perché il PD ha registrato il dominio www.partitodemocratico.it e NON anche www.pd.it e pd.it? Mah!


L’oggetto nelle e-mail

02/20/2008

L’oggetto di un’e-mail è la prima cosa che guardo: si capisce al volo se chi ti scrive ha le idee chiare e è abituato a gestire informazioni in modo efficiente. L’oggetto della mail è infatti come il titolo di un documento: deve sintetizzare in modo chiaro e esaustivo il testo che segue. Alcuni inviano mail senza oggetto: si tratta in genere di simpatiche creature perse sulle nuvole, anime belle abituate a sprecare il proprio tempo senza preoccuparsi del tempo degli altri. La tendenza è buttarli subito nel cestino.

Ai miei studenti chiedo di indicare innanzitutto il corso che frequentano (NM per “Nuovi media”, DT per “Dati e testi on-line”, EM per “Editoria multimediale”) e quindi l’argomento con una/due keyword. Certo se uno dopo la sigla scrive “informazioni” o “richiesta di informazioni” capisco che non sa usare le e-mail. Ogni tanto arriva anche una mail con l’oggetto “NM > keyword keyword“: è la cartina di tornasole della presenza di un’/un idiota (o altro termine preferito per indicare chi legge senza capire).

Sforzati di definire delle keyword utili e chiare per le tue mail: se le crei con logica e attenzione saranno dei criteri di classificazione anche per i tuoi file (testi, immagini, ecc.).

Per saperne di più sulle mail e sul loro uso in azienda ti segnalo un quaderno di Mestiere di Scrivere di Luisa Carrada: L’email per lavorare e vivere meglio in azienda.


Orari e aule dei corsi 2008

02/19/2008

Da un’aula all’altra” è quello che ho pensato ieri ricevendo dalla segreteria della mia facoltà gli orari dei miei corsi ( sillabi) in questo secondo semestre 2008 (dal 3 marzo al 24 aprile).

Editoria multimediale
- lunedì h. 17.30-19 aula 1
- martedì h. 14-15.30 aula 1.4 via Fogliani
- mercoledì h. 8.30-10 aula 1

Nuovi media
- lunedì h. 15.45-17.15 aula 8
- martedì h. 8.30-10 aula 2
- mercoledì h. 12-13.30 laboratorio 13

Dati e testi on-line
- lunedì h. 14-15.30 laboratorio 12
- martedì h. 12-13.30 aula 9b
- mercoledì h. 10.15-11.45 laboratorio 13

Non mi posso né devo lamentare, visto che su 9 lezioni:

  • 4 le faccio in via Fogliani
  • 1 in aula 2
  • 2 in lab 13
  • 1 in aula 9b
  • 1 in aula 1

Le aule sono adeguate al numero di studenti che avrò in aula? E chi lo sa? Lo vedremo alla prima lezione.

La prospettiva è peggiore per i miei studenti visto che in due corsi non avranno mai la stessa aula e nell’altro avranno due aule diverse. E allora? Beh, se ci pensi sarebbe molto meglio se gli studenti di un certo anno di corso facessero sempre lezione nella stessa aula. All’estero fanno così. Addirittura usano poi la stessa aula per fare gli esami. Troppo ordinato, troppo semplice, troppo logico, quasi come la raccolta differenziata…


Il sogno del matrimonio

02/18/2008

è irrealizzabile per molti giovani in Egitto e ciò spiega la crescente attrazione che la religione esercita su di loro: così scrive Michael Slackman ( Dreams Stifled, Egypt’s Young Turn to Islamic Fervor, New York Times, 17.02.2008). Ti segnalo questo articolo per la ricchezza della sua documentazione multimediale:

  • due slideshow di foto
  • un grafico interattivo che, tra le altre cose, mostra la diversa struttura demografica dell’Egitto e degli USA
  • un video con un’intervista ad un giovane egiziano e scene da un matrimonio ( sul tema vedi il post Il business dei matrimoni a Kabul).

Ma quanto tempo ha dovuto dedicare Slackman per scrivere un pezzo così? E quanto avrà guadagnato? Mah, sarei proprio curioso di saperlo.

? Ti è capitato di recente di trovare on-line su siti italiani un articolo ricco e documentato come questo sui temi della condizione giovanile in Italia?


Basta seconde case lasciate vuote

02/17/2008

ha pensato il comune di Gressoney La Trinité e ha portato l’ICI al 7 per 1000 per le seconde case non affittate (Giachino D., La Trinité alza l’Ici sulle seconde case per favorire l’affitto, La Stampa, edizione Aosta e Regione, 16.02.2008, p. 55). Il motivo è presto detto: in quel comune ci sono 600 posti letto negli alberghi ma 2.500 posti nelle seconde case usate per pochi giorni all’anno. L’intenzione degli amministratori è lodevole, rimane da vedere che spinta all’affitto possa dare ai proprietari il pagare qualche decina di euro in più all’anno.

Vivendo in un paesino di montagna ( foto di La Magdeleine) in cui le seconde case sono tante, sempre vuote e comunque in crescita continua, la questione mi tocca da vicino. Per capirne di più ho fatto un po’ di conti:

  • qui a La Magdeleine, per la casa dove vivo pago 285 € di ICI (aliquota 4 per 1000),
  • se fosse una casa per le vacanze (seconda casa) perderei la detrazione “prima casa” di 155 € e passerei ad un’aliquota del 5 per 1000 ovvero pagherei 550 €
  • se poi l’aliquota passasse al 7 per 1000 pagherei 770 €
  • se fossi un turista residente altrove pagare 220 € in più all’anno mi dovrebbe spingere ad affittare la casa delle vacanze? Ma va là.

Sarebbe diverso se l’imposizione fiscale aumentasse di qualche migliaio di €: in Svizzera non si farebbero problemi ad aggiungere uno zero ma in Italia non è possibile: per legge l’ICI ha una soglia massima del 7 per 1000. E infine, se le seconde case creano così tanti problemi, perché a Gressoney come altrove continuano a lasciarne costruire di nuove?

? Ma nei programmi per le prossime elezioni politiche cosa dicono della questione? Il PD non ne parla nel suo programma di 1 pagina. E la proposta di Berlusconi di eliminare l’ICI riguarda anche le seconde case?


Un lento genocidio

02/16/2008

è il titolo di un servizio di Jan Grarup (A Genocide in Slow Motion, New York Times, 15.02.2008). Parla del disastro in corso in Chad e Darfur. La voce di Grarup accompagna una sequenza di sue foto in bianco e nero alternate a mappe che ti fanno seguire il suo percorso di fotoreporter. Da vedere, a full screen, per capire e sentire cos’è il fotogiornalismo.

? Vuoi saperne di più sul fotogiornalismo? Ti segnalo il sito della NPPA (National Press Photographers Association): in particolare la pagina dedicata agli studenti. Altre risorse sul tema, a parte l’ovvio Poynter Institute? Invia un commento!


Fare la tesi con il blog

02/15/2008

è un modo per far uscire dal suo splendido isolamento quella strana coppia costituita da relatore/relatrice e laureando/a. E anche per evitare quella situazione ben nota in cui tutto il materiale semilavorato si perde per strada. Il blog permette invece di tenere la memoria storica di quanto si è fatto. In questo caso il blog deve essere aperto e gestito dal laureando che lo userà per pubblicare le sue idee man mano che le stesse prendono forma (e sostanza). Il relatore manda i suoi commenti. Il loro lavoro è aperto a tutti e tutti i visitatori possono inviare commenti. Problemi:

  • essere copiati: ma la pubblicazione on-line del singolo articolo è un modo per fissare la data e il copyright, e poi, suvvia, chi è così cretino (o audace) da copiare qualcosa che è in divenire quando ci sono tesi già pronte?
  • il testo che man mano appare nel blog viene riproposto in sequenze cronologiche (il più recente in alto) ma non logiche: il testo finito dovrà essere ricomposto dal laureando.

Questi limiti mi sembrano ampiamente compensati dai vantaggi propri dei blog ( post Che cos’è un blog?). E in ogni caso il blog sarà poi il canale con cui dare visibilità alla tesi ( post La prova finale della laurea triennale: tesi o tesina?).

? Tu che magari sei parte in causa come studente/laureando vedi altri limiti/problemi?

BTW: Tommy David ha rilanciato l’idea sul suo blog suscitando un buon numero di commenti interessanti.


Da dove arrivano i guai dell’università

02/14/2008

Un articolo sull’appassionato blog di Milady de Winter, gagliarda supplente di scuola media, mi ha fatto capire perché insegnare nelle università italiane è difficile. E’ difficile perché molti degli studenti che trovo agli esami sono transitati da scuole così. Classi polpettone in cui si mischia tutto: capaci e incapaci, torpidi e brillanti. Succede lo stesso all’università, almeno nelle facoltà che ho conosciuto (Comunicazione, Sociologia, S. Politiche, Formazione). Quale politico nostrano avrà mai il coraggio di introdurre un po’ di selezione e di differenziazione nell’università esamificio/diplomificio dove qualsiasi attività è opzionale come nei villaggi del Club Med? Tra qualche giorno incominceranno a farci vedere i “programmi”: vedremo.


Che cos’è un blog?

02/13/2008

Difficile dare una risposta in astratto e che valga per tutti, dice Luisa Carrada nel suo Per me un blog è…

Ma una bella presentazione di ciò che i blog sono la trovi in questo breve video di dotSUB.com.

Per me il blog è il modo migliore di condividere ciò che si sa: l’ho sempre fatto in aula ma lì le parole volano via e gli studenti vanno e vengono. Prima dei blog c’erano i libri e gli articoli, cartacei o pdf con cui si cristallizzavano informazioni e conoscenze. Per tanti anni ho usato questi media e ne ho sperimentato i limiti: anche gli e-book invecchiavano (in fretta) e per aggiornare una pagina occorrera rifare tutto. E poi mi trovavo studenti in aula con le fotocopie dei miei e-book: demenziale! Come facevano a seguire i link su carta? Infatti non li seguivano.

Così lo scorso ottobre ho aperto questo blog. Ad oggi, dopo quattro mesi dall’inizio, i risultati sono incoraggianti:

  • 128 articoli: uno al giorno tutti i giorni. E pensare che odio le abitudini e sono un incostante…
  • 415 commenti: escludendo i miei, rimangono quasi 400 commenti pubblicati. Un patrimonio di segnalazioni, precisazioni e osservazioni che migliora con il passare del tempo.
  • 22.000 visite: un picco di quasi 500 e una media giornaliera di circa 300. Non male visto che tutti i miei studenti a Unimore sono meno di 200 e molti di loro (sono certo) il blog non lo visitano mai.

E poi ci sono i pro che il blog ha rispetto al cartaceo:

  • on-line: per creare e gestire un blog non devo installare alcun software, mi basta un pc collegato a Internet
  • in tempo reale: ciò che penso oggi lo pubblico oggi
  • aggiornabile: posso aggiornare gli articoli quando e come voglio
  • linkabile: posso inserire ovunque (in articoli, mail, pagine web, file pdf, ecc.) link a specifici articoli
  • ricercabile: possiamo (sia tu che io) fare ricerche full-text
  • classificabile: grazie a categorie e tag posso creare testi virtuali composti da più articoli
  • condivisibile: ciò che scrivo è on-line a disposizione di tutti (e dei motori)
  • commentabile: quando mai un testo su carta include i commenti dei lettori?

Questi i pro. E i contro?

  • un sacco di tempo assorbito
  • una distanza sempre più profonda dagli standard accademici fatti di articoli cartacei scritti solo per gli addetti ai lavori. D’altronde i blog sono distanti dai prof e i prof dai blog ( post I prof e i blog).

NB: questo blog è realizzato con WordPress, qui puoi vedere un quadro di sintesi delle caratteristiche di WordPress.


Vendere libri a pezzi

02/12/2008

L’editore Random House ha iniziato un test per vendere libri a capitoli (2.99$ l’uno) ( Wall Street Journal 11.02.2008). Lo slogan scelto è provocatorio: You can buy pie by the slice. So why not a book? (“Se puoi comprare una torta a fette perché non un libro?”).

Mi aspetto che prima o poi anche Google introduca qualcosa del genere in Google Book Search. E poi c’è Amazon: il reader ( post Kindle) l’ha già, i libri digitali pure ( funzione search inside). Chi ho dimenticato? Apple! La società di Steve Jobs va alla grande nel commercio on-line di musica e film (con iTunes), nella portabilità con splendidi lettori di Mp3 ( post iPod Touch), telefoni cellulari (iPhone) e Pc che tutti sognano di avere ( post MacBook Air): manca solo un lettore di libri…

? Di fronte alla prospettiva di leggere su schermo (Pc) o schermino (lettori vari) capitoli di libri molti lettori/lettrici della mia generazione starnazzano: “i libri non moriranno mai!“. Certo, lo dicevano anche dei papiri. Io penso che ciò che è nato sulla carta rimarrà sulla carta. Ciò di cui abbiamo bisogno (che non abbiamo e che ti chiedo) sono testi nati a video e per essere letti a video. Di tesi di carta sugli ipertesti ce ne sono troppe (87 su Tesionline). Ah già: pensa che assurdità sarebbe questo post scritto e letto su carta.


Venga a mangiare in cucina

02/11/2008

sembra la proposta trendy che i ristoranti Usa sulla cresta dell’onda fanno ai loro clienti. Raymond Sokolov di Wall Street Journal ha voluto verificare di persona e il titolo del suo articolo (Is It Worth Paying Top Dollar to Eat at the Chef’s Table?) fa intravedere la risposta. Il termine “Top Dollars” si riferisce, lo leggo alla fine, ad un conto di 438$ a persona…

Non so se mi piacerebbe mangiare nella cucina di un ristorante: ho sempre seguito il principio “non guardare mai in cucina” quando mangio fuori casa. Certo, come a tutti, capitano anche a me ristoranti in cui la cucina è a vista ma sono pochini. Conosci ristoranti in cui ti piacerebbe mangiare in cucina? Mah.

? Parlare di ristoranti ti sembra futile? Pensaci bene: i ristoranti sono una delle cose che funzionano meglio in Italia. Trovami un altro paese al mondo con la varietà gastronomica dell’Italia. Sul mangiare noi italiani andiamo alla grande, ancora meglio che sul vestire. Abbiamo una miniera d’oro in casa e non siamo capaci di farla fruttare come meriterebbe. Se sei uno studente di Editoria multimediale e hai una sensibilità gastronomica superiore alla media perché non pensi al tuo e-book sul tema del viaggio in termini di viaggio tra i piatti o viaggio tra i ristoranti? Pensa quanti turisti e viaggiatori lo leggerebbero con piacere.


Albergo a 3.883 metri

02/10/2008

sarà la tagline del nuovo albergo che gli svizzeri stanno costruendo in cima al Klein Matterhorn ( Piccolo Cervino (3.883 m) visto da Plateau Rosa) sulla scia del successo turistico ottenuto in questi anni dalla funivia che lì arriva. Da Zermatt il loro costosissimo albergo pressurizzato non si vedrà, gli italiani lo vedranno arrivando a Plateau Rosa con la funivia da Cervinia ma non certo dal fondovalle. In compenso ci sarà di sicuro un sacco di gente che pagherà per avere il Breithorn (4.164 m) fuori dalla finestra.

Le foto sono state scattate il 9 febbraio 2008: tempo fantastico con poca gente (era sabato e sabato c’è il cambio settimanale dei turisti in settimana bianca). I ghiacciai sono in condizioni pietose: di neve ne è caduta ma è stata portata via dal vento.

Ah già, a quanto si dice, gli svizzeri stanno valutando di acquistare anche le funivie del Cervino. Il confronto tra le pagine web delle piste di Zermatt e di Cervinia lasciava intuire da tempo chi sarebbe stato il venditore e chi il compratore.

PS: nell’estate 2008 gli svizzeri hanno fatto marcia indietro e le funivie del Cervino sono state comprate dalla Regione Valle d’Aosta.


Rispondere alle e-mail

02/09/2008

Quando ricevo una mail la leggo e rispondo subito: mi sembra il sistema più efficiente. Molti mi ringraziano per aver risposto subito: ne deduco che di solito non è così.

Ci sono quelli che rispondono dopo un po’: ho conosciuto adulti che si stampavano le mail su carta, le mettevano nella borsa se le leggevano dopo per rispondere poi, chissà quando…

Ci sono poi quelli che non rispondono proprio: i politici italiani. Hanno il vezzo di indicare il loro indirizzo di e-mail, hanno squadre di addetti alla comunicazione, ma non rispondono. Aspetto sempre che qualcuno della segreteria del presidente del consiglio uscente risponda alla mia mail inviata il giorno di Natale ( post Regali di Natale) sono passati 40 giorni… Suvvia sono un docente universitario e il professore non mi degna di un cenno di risposta? Quasi, quasi rimpiango i politici di una volta che rispondevano con bei biglietti scritti a mano su carta intestata.

Ci sono quelli che rispondono troppo: mandi una mail di due righe e ti torna indietro un testo di decine di righe scritte fitte fitte senza mai un salto che segnali che lì cambia l’idea. Ohibò. Hai toccato un nervo sensibile in una testa troppo sensibile: alla larga!

Un consiglio: evita che nel testo della tua mail di risposta compaia in fondo il testo della mail ricevuta: se la conversazione continua la mail diventerà un lenzuolo. Se la mail che hai ricevuto tocca più di un punto, struttura la tua risposta in punti: a ciascun punto del tuo interlocutore (tra virgolette) e fai seguire la tua risposta.

? Un bel tema da sviluppare in una tesina ma anche in una tesi (laurea specialistica): la risposta alle mail da parte di (politici, enti pubblici, docenti universitari, giornalisti, ecc.). Il disegno della ricerca prevede innanzitutto la scelta della categoria, la sua delimitazione, l’individuazione di una sotto-popolazione o di un campione. E poi, la stesura del testo della mail, la gestione degli invii e delle risposte, la loro analisi (rapidità, esaustività, ecc.).


Ma come scrive!

02/08/2008

è quanto pensa spesso Luisa Carrada leggendo le mail e le tesine dei suoi studenti (leggi il suo post del 6 febbraio 2008). Lo penso anch’io. Lo pensiamo in molti. Lo pensano anche gli studenti quando in aula ci capita di fare insieme un po’ di “analisi critica” delle tesi e tesine trovate su Tesionline. Bibliografie agghiaccianti, pagine piene di refusi e senza nessuna articolazione logica (a capo dopo ogni frase e via, a capo a casaccio, a capo dopo due pagine, ecc.). Testi che rivelano l’incapacità di scrivere di quei poveri laureati e di riflesso, la cialtroneria dei loro relatori che non hanno mai letto quelle tesi. Grazie Internet per conservare queste testimonianze del declino della nostra università: fra qualche decennio gli storici potranno usarle per costruire saggi memorabili!

? Non ci credi? Vai su Tesionline, cerca delle tesi su un argomento che ti interessa e scarica (gratis) la bibliografia e il primo capitolo. Vedrai che spesso, troppo spesso, troverai carne per i tuoi denti di futuro editor. Anzi, se trovi qualcosa di davvero mostruoso perché non lo segnali? Se vuoi mettere alla prova la tua capacità di segugio puoi farti aiutare da Google: nella ricerca fai una prima scrematura guardando, ad esempio, le bibliografie di quanti scrivono “Mondatori” invece di “Mondadori” ( esempio di ricerca con Google).


I prof e i blog

02/07/2008

potrebbe essere il titolo di una tesi di laurea o di un progetto di ricerca. L’altro ieri in Consiglio di dipartimento si è parlato di “seminari di dipartimento”: non c’erano molte proposte e ho pensato che valesse la pena proporre qualcosa. Così ieri, per sondare il campo, ho inviato questa mail al direttore di dipartimento:

se la cosa può risultare di qualche interesse ti segnalo la mia disponibilità ad un seminario su “Il blog: uno strumento per la didattica”.
Ho aperto un blog a metà ottobre 2007 http://cordef.wordpress.com
Il blog è rivolto agli studenti e l’ho pensato come sussidio didattico. Ad oggi i risultati sono incoraggianti:
i 120 articoli pubblicati hanno ottenuto 20.000 visite e 380 commenti pubblicati.

Se la cosa va avanti sarà interessante vedere:

  • quanti partecipanti ci saranno
  • livello di uso di blog
  • piattaforme utilizzate
  • problemi incontrati
  • aspettative
  • vincoli percepiti
  • ecc.

In precedenza avevo già segnalato alcuni blog didattici ( post I corsi universitari e i blog).

Vediamo un po’ allora se il blog può essere uno strumento per far circolare le idee anche al di fuori del duo docente e laureando…


Thinkforce in Italia: che pochi!

02/06/2008

OECD utilizza il termine thinkforce per indicare i ricercatori “engaged in the conception and creation of new knowledge,
products, processes, methods and systems, spanning civil, military and business interests
“. Per permettere il confronto tra paesi diversi OECD li rapporta agli occupati in complesso. Vediamo la situazione in alcuni paesi nel 2005:

  • Italia: 3 per 1.000 occupati
  • Francia: 8
  • Germania: 7
  • Regno Unito: 5,5
  • Stati Uniti: 9,7

Fonte: OECD, OECD in Figures 2007, Paris, OECD, 2007, p. 40-41 (file pdf scaricabile da http://caliban.sourceoecd.org/pdf/figures_2007/en/oif.pdf)(link).

La scarsità di ricercatori in Italia non è certo dovuta al loro costo: un dottore di ricerca arriva sì e no a 1.000 € al mese ( ADI) e un ricercatore universitario all’inizio della carriera ha uno stipendio netto mensile di 1240 € ( link).