Il miele a La Magdeleine
si compra da Monica Voncini (tel. 349-105.48.20) che ha appena aperto un negozio/laboratorio proprio a pochi metri da casa nostra.
Siamo molto contenti di avere Monica e Paolo così vicini: non solo sono simpatici e carichi di energia positiva, ma fanno anche un fantastico gelato al miele.
Oltre al gelato ecco gli altri prodotti della ditta Lo Dzet (Dzet in patois vuol dire “sciame”):
- mieli di acacia, millefiori, castagno, tarassaco, rododendro
- crema alla nocciola
- mielosità varie (arancia, menta, ecc.)
- cioccolato fondente
- golasana (miele di acacia e propoli)
- caramelle morbide e dure, leccalecca.
Ah dimenticavo, se vuoi contattare Monica la sua mail è monicavoncini.miele@email.it
Le guerre dell’acqua
è questo il titolo di un reportage multimediale in cui mi sono imbattuto curiosando sul sito di Le Monde. A dire il vero cercavo qualche notizia in più sulla nuova tassa immobiliare annunciata oggi 11 settembre per i nostri cugini greci. Certo Le Monde ne parlava ma non diceva di più delle altre testate. La notizia era già di per sé deprimente e così ho curiosato qua e là. E ho trovato questa serie di 4 articoli multimediali su grandi fiumi del pianeta: Colorado, Nilo, Mekong e Giordano. Questo è quello sul Colorado:
Poi, cliccando sui credits ho visto che il quotidiano francese ha fatto ampio uso di fotografie e interviste prodotte da un gruppo di giornalisti freelance e apparse sul sito Disputed Waters: un’iniziativa davvero meritevole di essere conosciuta e sostenuta. Ti consiglio anche di visitare il sito di uno di loro: Ronald de Hommel.
E Salton Sea che vedi nell’immagine qui sopra? Era una meta turistica in California durante gli anni ’50 e ’60, poi l’acqua ha incominciato a scarseggiare e così… Già, mi vengono in mente tanti posti italiani caduti nel dimenticatoio dopo un breve periodo di boom turistico.
Declino e burocrazia
Il declino di cui si parla tanto in Italia già dai tempi in cui era presidente Ciampi deve molto agli sprechi e all’inefficienza della pubblica amministrazione. Ecco una piccola testimonianza personale. A maggio si è conclusa una causa civile che avevo avviato un paio d’anni prima. Per poter procedere è necessaria copia autentica della sentenza. Per avere tale documento è necessario pagare un’imposta di registro all’Agenzia delle Entrate. Per pagare tale imposta bisogna recarsi in banca o alla posta. Poi, con in mano la ricevuta si può andare all’Agenzia delle Entrate. Lì fai una codina per avere un tagliando con un codice a barre e con quello fai una coda davanti ad un tabellone elettronico (ad Aosta ad agosto è bastata un’ora). Quando compare il tuo codice vai allo sportello e consegni la ricevuta di versamento. La ricevuta contiene il tuo codice fiscale ma lo sportellista te lo chiede di nuovo e lo immette tre volte a video. Poi stampa un paio di fogli e un’altra ricevuta. I due fogli verranno trasmessi a mano al Tribunale che dista in linea d’aria 200 metri. Fra una settimana sarà possibile andare in Tribunale e presentare la richiesta della sentenza che verrà consegnata non so quando. Non occorre aver fatto il consulente per capire che c’è qualcosa che non va.
La XIV edizione del Cervino CineMountain Festival si tiene a Cervinia e Valtournenche dal 30 luglio al 7 agosto. Tanti i film di montagna che verranno proiettati. Qui di seguito i trailer dei film che andrò a vedere:
Mi Chacra di Jason Burlage
The Snow Caveman di Fridtjof Kjaereng
The Broken Moon di Marcos Negrao e Andre Rangel
Summer Pasture di Lynn True e Nelson Walker
Sherpas di Otto Honegger
The Asgard Project di Alastair Lee
I prezzi delle case crescono
Davvero? Non stiamo parlando del dato nazionale negli USA ma della situazione particolare che si sta verificando nella Silicon Valley: Home Prices Exploding in Silicon Valley Amid Millionaires (Bloomberg, 16.06.2011). Ma isole felici non toccate dalla crisi immobiliare esistono anche in Europa, ad esempio a Parigi dove i prezzi continuano a crescere: À Paris, la barre des 8000 € le m2 en passe d’être franchie (Le Figaro, 30.05.2011). Altrove le case invendute sono una zavorra che tiene ferma l’edilizia: in Spagna ci sono 700.000 appartamenti e case da piazzare (articolo).
Piccoli giornalisti crescono
Oggi per caso sono finito sul sito del Master di giornalismo dell’Università di Milano (→ sito web) ho fatto click su “studenti”: pensavo di trovare un sommario visuale di facce. E’ apparso un semplice e asettico elenco di nomi, ciascuno con il suo bravo linkino ad un filino pdf: FABRIZIA ARALLA, LIDIA BARATTA, ROBERTO BRAMBILLA, ELEONORA BRIANZOLI, GIORGIO CACCAMO, TOMMASO CANETTA, CRISTINA CARNELLI, FLAVIA CASELLA, GIULIANA DE VIVO, SILVIA FAVASULI, PAOLO FIORE, CINZIA FRANCESCHINI, STEFANO GLENZER, FRANCESCA GOBBO, LORENZO LAMPERTI, DAVIDE LESSI, ALVISE LOSI, GIANLUCA MAGGIACOMO, EDOARDO MALVENUTI, ELIA MILANI, ALESSANDRO OLIVA, GABRIELE PIERONI, PIETRO PRUNEDDU, SILVIA RAGUSA, FRANCESCO RICCARDI, STEFANO RIZZATO, ARCANGELO ROCIOLA, ELIANO ROSSI, FILIPPO SANTELLI.
Sono tutti qui, non non ho dimenticato nessuno, e sono tutti bravi. Il link che vedi porta ad una paginetta in A4 con una foto a colori di ciascuno (sorridente!) e una breve presentazione di poche decine di parole. Alcune sono belle, molto belle: da leggere! Forse sarebbe stato il caso di inserire per ciascuno anche l’indirizzo di e-mail e magari di Facebook ma può darsi che l’università non fosse d’accordo.
Ho pensato due cose.
- perché non hanno riunito tutte le presentazioni in un solo file cumulativo magari in formato A5? Non era più facile da gestire e soprattutto più interessante? [Tu naturalmente sai che con Acrobat riunire più file pdf in un file cumulativo è un gioco da ragazzi]
- perché non fanno qualcosa del genere in tutte le facoltà che si piccano di insegnare la Comunicazione?
Perché ti posso garantire, leggere le loro storie una pagina dopo l’altra è come leggere un romanzo: saltano fuori le persone ma anche i gruppi e soprattutto vedi l’immagine di un’Italia che tiene giovani di 26 anni dietro un banco invece che dietro una scrivania.
Che bello il Mezzalama
Stamattina 1° maggio, prima delle 6, siamo saliti a Plateau Rosa per vedere il passaggio del Trofeo Mezzalama (→ sito web): la partenza era stata rinviata di un giorno a causa del tempo pessimo. Ed è stato un bene: oggi il tempo era bello anche se in quota faceva freddo e tirava vento. Bello, davvero entusiasmante vedere la passione di un sacco di gente con le pelli di foca sotto i piedi. Non solo i 1200 concorrenti ma anche alcune centinaia di appassionati che salivano verso il Breithorn nelle prime luci dell’alba. La foto che vedi mostra la colonna dei concorrenti in salita sul Ventina:
E dopo che li hai visti passare? Non hai che l’imbarazzo della scelta: noi abbiamo fatto una discesa sul canale del Teodulo alle 8 di mattina (neve rovinata dalla nebbia di ieri), siamo risaliti a Plateau e poi giù a razzo a Trockener Steg per prendere il caffé, poi su al Piccolo Cervino per scendere il Canale delle Guide (neve decente ma niente di che), un paio di piste a Plateau con una polvere che non vedevamo da tempo, un po’ di fuoripista su neve splendida al Goillet e poi una magnifica discesa sul Ventina. Alle 12 eravamo alla curva a mangiare una focaccia.
Ti ho fatto venire voglia? Bene: Cervinia è ancora aperta fino all’8 maggio. E se non hai mai visto passare il Mezzalama facci un pensiero per la prossima edizione fra due anni: dalle 5 alle 7 la salita è gratuita e ti posso garantire che lo spettacolo vale la levataccia.
E per vedere foto, articoli e altro vai su Ski-Alper (→ sito web) in attesa della rivista che uscirà entro l’estate.
Dopo Pasqua saranno tutti qui
chi? Gli sciatori. Qui dove? A Cervinia e Zermatt (→ impianti aperti). Come mai? Semplice, tutte le altre stazioni di sci saranno chiuse. C’è chi ha già chiuso da parecchi giorni (→ Bollettino neve situazione Valle d’Aosta). E c’è chi si appresta a farlo tra breve: parlo dei Grands Montets (→ sito web) che contrariamente ai programmi si apprestano a chiudere prima della fine del mese (→ articolo su Le Dauphiné). Per fortuna (nostra) le previsioni meteo per Pasqua sono rosee (neve sopra 2300 m. → Plateau Rosa) e quindi forse riusciamo a fare ancora due settimane di sci prima della chiusura di Cervinia (9 maggio). Stay tuned.
Ma che bravi questi svizzeri
lo penso sempre quando passo il confine con gli sci, in auto o in bicicletta. E l’ho pensato anche guardando il loro video per la promozione turistica. Altro che plis, cam to vizit Italy:
La temperatura sale
ieri abbiamo fatto la discesa dello Schwarztor: al colle a 3600 mt. crepacci aperti con ponti leggeri, neve invernale fin verso 2800 metri poi marcia e inconsistente. La gola alla fine del ghiacciaio è transitabile a fatica: il torrente ruggisce e porta via la poca neve. Qualche svizzero passava senza corda rischiando il tuffo nell’acqua gelata. Poi un km a piedi per arrivare alla pista che scende da Furgg a Furi. Per fortuna un po’ di vento alle 16 conservava in condizioni decenti la neve sul Ventina. Stamattina siamo saliti a Valtournenche e da lì al Colle delle Cime Bianche per vedere la situazione. Polacchi con abbigliamento invernale su neve sempre più acquosa: alle 12 eravamo su un sasso a 2700 senza maglietta e calze. Caldo assurdo come a luglio. Tornando verso casa alle 17 il termometro della macchina segnava 27° a 1600 m. Ma come è possibile che a Milano ci sia la stessa temperatura? Non ci credo e sono contento di essere qui.
Valanghe arrivate
le informazioni riportate dai media italiani e francesi sulla valanga al Gran San Bernardo (Svizzera) di ieri sabato 26 marzo sono il solito copia e incolla dei dispacci di agenzia. Fa eccezione la serie di servizi della Radio Televisione della Svizzera Romanda RSR (→ sito web). Guardati i video, essenziali e informativi. Il primo video (Une avalanche meurtrière…) mostra chiaramente il luogo.
Valanghe in arrivo
stamattina alle 7 nevicava fitto e sul balcone c’erano una quindicina di cm. Mentre facevamo colazione la neve ha cominciato a sgocciolare. Ne veniva giù ancora, ma fradicia, e ha continuato così per tutto il giorno. Adesso (sono le 18) il termometro segna 4 gradi: a 1700 metri! Gli svizzeri, già stamattina alle 8, avevano portato il rischio valanghe a 4:
Il quadro è stato confermato alle 17 dal Bollettino Regionale (chi va piano…).
E pensare che lunedì c’era una magnifica neve polverosa. Vero, ma sulla parte alta della spazzatura (→ post Fuoripista a Plateau Rosa) bastava un passaggio a scoprire placche di ghiaccio nero… In quota domani e dopo verrà giù di tutto.
Fare annotazioni
quando facevo esami mi capitavano studenti che arrivavano con i libri in mano per fare vedere (forse) che li avevano studiati (forse). Un tot invece dell’e-book avevano un bel fascicolo di carta fotocopiato da qualche copisteria. Povere creature cartacee: sprecavo il mio tempo a fare testi digitali, a loro piaceva la carta. Comunque, facevo finta di niente così come non avevo reazioni di sorta a sbirciare le pagine delle loro scartoffie: in realtà avrei dovuto reagire davanti a pagine in cui avevano evidenziato quasi tutto il testo. Le creature in questione non sapevano studiare: alla prima domanda lo si vedeva subito.
Davanti a questo modo assurdo di fare annotazioni mi limitavo a pensare tra me e me che nulla era cambiato nella scalcinata scuola italiana da quando ero studente io. Nessuno mi/gli aveva insegnato a fare annotazioni su un testo. A me a dire il vero l’avevano insegnato a UCLA durante il corso full immersion di lingua inglese offertomi generosamente quando avevo vinto la borsa Fulbright.
Se sei anche tu uno/una che per fare annotazioni usa evidenziatore e biro a tutto spiano ti servirà leggere (con attenzione, senza evidenziare e senza stamparla su carta!) questa utilissima lezione di The Learning Network di New York Times: Briefly Noted: Practicing Useful Annotation Strategies. Ti servirà un sacco e risparmierai molti quattrini facendo a meno degli evidenziatori.
Domenica via dalle piste
ieri (sabato) ho avuto la sensazione che era meglio allontanarsi dalle piste. Alla partenza della telecabina c’era un sacco di gente. Mentre eravamo lì un po’ prima dei tornelli un tizio grande e grosso si è infilato lesto lesto davanti a me e poi ad Alberto. Lasciamolo andare sennò perde il treno, ho pensato. Poi quando è arrivata la cabinetta e ho infilato il primo sci ho visto una zampa con un paio di sci passarmi davanti rifilando uno spintone. Perbacco era ancora lui che spingeva. In qualche modo sono riuscito a infilare il secondo sci e a entrare. Me lo sono trovato di fronte seduto e per un istante ho avuto la sensazione di essere tornato a Perm negli Urali, ai tempi di un bizzarro progetto di assistenza alla Federazione Russa. Lì, nella locale università, avevo incrociato un tizio siffatto: era un burocrate decaduto della vecchio Partito Comunista della vecchia URSS. In sala parlava agli stranieri (noi) camminando davanti alla prima fila a occhi chiusi! Un’espressione di stolido tanghero uguale a quella del mio dirimpettaio. Va bé: non potevo chiedergli se era lui e quindi gli ho solo detto: take it easy and have fun. Mi ha guardato con odio e io mi sono concentrato sulle tracce di leprotto che vedevo sulla neve. In un lampo di generosità e buona volontà ho anche pensato di offrire i datteri tunisini del commercio equo e solidale che compriamo alla Coop di Zermatt ma poi ho lasciato perdere. E ho deciso che oggi (domenica) me ne sarei andato in giro a piedi (anzi, con le racchette).
Così ho fatto. Ho rifatto il giro di cui avevo già parlato qui (→ post a piedi nella neve sotto il sole). Con una fondamentale differenza rispetto a due anni fa. Quella volta non c’era nessuno mentre questa volta avrò incrociato 40 o 50 persone. La crisi fa andare a piedi un sacco di gente. Però così non spendono e il PIL non sale: come se ne esce?
Domattina è lunedì e spero che la gente sia più tranquilla e meno numerosa. Saprò dire.
Vita da gatto
un giorno di qualche mese fa ci siamo trovati un gatto fuori dalla porta. A dire il vero l’avevamo già visto in giro in paese, specie davanti al Comune. Per motivi che non sto a raccontare era stato buttato fuori di casa. Per sua fortuna è socievole e simpatico e così l’abbiamo adottato a part-time. Dorme in una cesta foderata di plaid fuori casa ma al riparo dalla neve. Qualche sera, dopo cena, scompare e torna la mattina dopo per la colazione. Verso le 7 quando apro la tenda della porta per vedere che tempo fa lui mi sente e salta fuori dalla cesta. Miagola: ha fame. E come tanta gente fa le fusa quando capisce che c’è da mangiare a gratis. Al pomeriggio, visto che la casa è esposta a sud-ovest se ne sta a ronfare sul balcone oppure, se non siamo in giro, si piazza sul cofano del Defender:
Per marzo e aprile non ha problemi: dovremo però spiegargli che alla chiusura degli impianti di Cervinia (8 maggio) e alla riapertura del cantiere che ci delizia da qualche annetto noi prenderemo il volo per altri lidi. Ma è un gatto sveglio e per l’estate troverà qualcuno più sedentario di noi cui scroccare croccantini e bustine varie. Chissà, magari potrebbe trovare un incarico stagionale come mascotte dell’impresa edile che fa i lavori qui intorno. Nero non è e quindi non dovrebbe portare sfortuna.
La Suisse di Chamois
non si tratta della Svizzera ma di una frazione del Comune di Chamois. Ci siamo passati l’altro giorno tornando a casa dopo la visita dal medico. Sulla strada che da Chamois torna a La Magdeleine c’è una freccia che la indica:
Dopo duecento metri o giù di lì vedi la frazione:
Ancora due o trecento metri e arrivi a Suisse. Ma forse si dice Suis come vedi sul cartello all’ingresso:
Una decina di case in tutto. Nessun rumore, solo quello della fontana:
Come vedi, hanno sistemato una casa e piantato alberi. E il rascard che vedi al centro della foto è in attesa di qualche persona di buona volontà che lo voglia riportare a nuova vita. Così come la casetta che vedi qui sotto e che aspetta paziente i suoi nuovi inquilini:
Niente male davvero, se non abitassimo qui ci farei un pensiero anche se mi sembra costosina. Nel caso ti interessi questo è il link dell’agenzia che la vende (ma non pensare che mi diano la commissione).
Dal medico sotto la neve
il martedì mattina alle 9 il nostro medico di famiglia è a Chamois. Andare dal medico, anche se si tratta di una persona simpatica come il nostro, non è mai occasione di grande contentezza. Un motivo in più per andarci di martedì, specie se nevica. Così ieri mattina alle 7.30 o giù di lì siamo saliti in macchina per fare il primo pezzo di strada:
Il primo pezzo di strada? Sì hai capito bene. Il secondo pezzo (4 km circa) è una strada forestale chiusa al traffico e innevata. Così in un’oretta si arriva a piedi a Chamois. La chiesetta che vedi qui sotto è alla fine del bosco appena prima di arrivare al paese.
Bene, siamo arrivati per primi e non abbiamo dovuto neanche fare coda come capita quando andiamo nell’ambulatorio di fondovalle. Alle 9.30 avevamo finito e tornando indietro siamo passati dalla Suisse. Ma di questo di dico domani.
Chi copia e incolla perde il posto
questo almeno è avvenuto al ministro della difesa in Germania (→ German defence minister resigns over plagiarism row, Guardian, 01.03.2011). Fine ingloriosa di una brillante carriera politica. Un episodio che potrebbe essere oggetto di discussione nei corsi universitari e con i laureandi.
Due film su cui riflettere
domenica il tempo era bruttino. Ci siamo consolati facendo un giro a Cogne dove, tra una nuvola e l’altra, siamo riusciti a vedere il sole. Al ritorno abbiamo colto l’occasione per passare da Blockbuster a prendere due film.
Oggi, a visione avvenuta, questi due film te li consiglio caldamente. Parlo di La scuola è finita (→ IMDB scheda) e di The social network (→ IMDB scheda). Tra le due opere c’è di mezzo il mare. Non sto parlando del regista, degli attori o della sceneggiatura. Il mare è quello che separa i due contesti: una prestigiosa università USA (→ Harvard) e una scalcinata scuola secondaria italiana. Da vedere, per riflettere sull’ampiezza del mare che separa questi due mondi e i giovani che ci vivono.
Come mai il post ha il tag “la passione si sente“? Perché in entrambi i film la passione si sente: in quello americano è la passione del protagonista per la sua creatura (Facebook), in quello italiano è addirittura commovente la passione che i due insegnanti hanno per il loro vituperato mestiere.
Omino sotto la neve
L’omino segnavento che abbiamo sul balcone sta bello fermo sullo sfondo bianco della nebbia:
sono le 15 e sta nevicando: finalmente! Era ora! Da Natale questa è la terza nevicata: non ne possiamo più di sastrugi (→ qualche immagine) e dossi sassosi. Sabato sulle morene del ghiacciaio di Furgg ai piedi del Cervino ho preso sassi a più non posso e stamattina avevo voglia di provare gli sci con le solette rimesse a nuovo.
Siamo saliti tardi a Plateau Rosa (→ webcam): sul versante sud (Italia) erano scesi pochi cm di neve ma già allo skilift Testa Grigia sul versante nord (Svizzera) alle 12 c’era una trentina di cm di polvere. In compenso la visibilità era scarsa (eufemismo) e così abbiamo fatto una sola discesa su una pista (Ventina) morbida come il cotone.
Considero di buon auspicio la neve che sta scendendo: con ieri ho chiuso definitivamente il decennio di università a Unimore e ho spedito alla cara Marina le chiavi dell’ufficio e il badge.
Oggi è il primo giorno della mia nuova vita. E questo è il primo post della serie/categoria “Nuova vita”.
Sono le 18, ha smesso di nevicare e la nebbia sta andando via: l’omino sembra contento
A scuola di immagine da Gobelins
sono arrivato per caso a Gobelins (→ sito web) una scuola dedicata all’immagine e ai suoi mestieri che esiste a Parigi da 40 anni. Bianca mi ha fatto vedere questo delizioso film di animazione (Oktapodi) realizzato da loro:
E così sono finito sul loro sito. Bello! E semplicemente magnifiche le loro brochures in pdf. Un mondo davvero affascinante in cui mi butterei a capofitto se avessi 20 anni. E poi, vuoi mettere, leggere che lì da loro si lavora per progetti e non per materie slegate tra loro.
Se l’immagine ti attira e ciò che trovi nelle università italiane ti lascia freddino forse varrebbe la pena che tu ti informassi su ciò che fanno a Gobelins.
Commenti e infoglut
Ricevo commenti ai post sul mio exit dall’università. In genere sono di studenti che hanno apprezzato i miei corsi ma c’è anche chi tra le righe sfoga il suo rancore per un 18. A lui/lei consiglio di consolarsi: il 18 era in realtà una bocciatura che ho evitato di dare per non creare problemi dopo la mia dipartita.
Ringrazio tutti per l’attenzione ma, come vedete, i commenti vengono cancellati quasi subito. Perché? Semplice, perché li considero equivalenti a conversazioni: le ricordo ma non le registro.
A ben vedere contribuisco così a ridurre l’infoglut ovvero l’inflazione informativa (per una visione critica leggi Behind the Information Overload Hype). Un fenomeno che tutti viviamo e vediamo quando ad esempio cerchiamo qualcosa con un motore e troviamo tanti, troppi risultati identici frutto di un copia e incolla davvero squallido. Oppure cerchiamo video e foto sul freeride e tra i risultati appaiono schifezze orrende che meritavano un delete immediato. Non parliamo di taluni (troppi) articoli giornalistici vere e proprie rimasticature di notizie di agenzia.
Oggi nevica: è proprio la giornata giusta per fare un po’ di pulizia sul PC e sul blog buttando via tutto ciò che non serve. E magari leggere qualcosa di sensato e di originale come l’articolo dell’ottimo Carl Bialik (Wall Street Journal) che ti ho segnalato qui sopra. Have a nice day!
Trentesimi, addio!
Un paio di giorni fa ho spedito a Reggio Emilia i verbali degli ultimi esami. Ho chiuso la busta con un senso di grande sollievo: era l’ultima volta che lo facevo! Mi sono sempre sentito cretino a fare una cosa del genere. Perché? Adesso te lo spiego.
In primis trovavo demenziale dover stampare su carta e firmare qualcosa che avevo già registrato on-line facendo il mio bravo login. Ma su questo avevo già scritto (→ post Verbali on-line ma su carta e con firma).
Poi c’è la faccenda delle tre firme e del voto in trentesimi. Già: ma lo sai perché i voti all’università li diamo in trentesimi? Non te l’hanno mai detto? La storia è semplice. Una volta, tanto tempo fa (diciamo quando ero matricola io nel 1970) gli esami si facevano davanti ad una commissione di tre membri. Ognuno di loro faceva domande e dava una valutazione in decimi: proprio come a scuola! Alla fine il presidente della commissione si faceva dire dagli altri due membri la loro valutazione e faceva la somma: ecco qua il voto in trentesimi. A me è capitato un paio di volte di fare esami in questo modo: i commissari scrivevano il voto su un foglio e lo passavano in silenzio al presidente. Il presidente guardava, faceva il conto e diceva il voto allo studente che se lo metteva in saccoccia senza osare rifiutarlo (→ post Il paese del voto rifiutato).
Già al 2° anno di università questa pratica non la ritrovai più. C’erano centinaia di esami da fare e l’università di massa portò con sé la commissione fatta da un docente solo. Il termine docente è un eufemismo: già allora c’erano tanti, troppi volonterosi che si prestavano a fare esami, gratis e soprattutto senza alcun controllo. No, non è esatto. Il controllo c’era: siccome i voti erano in trentesimi l’università faceva ancora finta che la commissione di esame fosse sempre composta da tre membri e quindi richiedeva tre firme sui verbali. E controllava che ci fossero (le firme).
Come fare per firmare centinaia di verbali di esame? Semplice, nella mia facoltà dell’epoca la soluzione fu quella di inventarsi la commissione unica: tutti i docenti dell’istituto/dipartimento potevano firmare i verbali dei colleghi. Io mettevo duecento firme a te e tu ne davi un tot a me. Guai se mancava una firma: la segreteria le contava e chiamava a rapporto chi aveva saltato una pagina! Per i non docenti era l’occasione di far sentire incapace il docente di turno: una bella valvola di sfogo alle frustrazioni del lavoro amministrativo.
I moduli che ho spedito e firmato per l’ultima volta hanno ancora lo spazio per le tre firme ma gli uffici non ci chiedono più di apporle. Si accontentano di una, in fondo a ciascun foglio. Il foglio riporta anche lo spazio per le domande, per fortuna anche questo è per finta, tanto per fare scena.
Come vedi sono passati quarant’anni da allora ma siamo sempre allo stesso punto. Controlli solo formali, carta su carta, rispetto delle tradizioni. La prossima Gelmini oserà dare un taglio a questa prassi fine a se stessa? Vedremo.
PS: vedo adesso (18 febbraio) su Esse3 che il plico con i verbali di carta è arrivato a destinazione e che i voticini risultano adesso “caricati” su Esse3. Vedi che la posta funziona e che tutto è bene ciò che finisce bene?
Le voci del bilancio USA
un grafico di questo tipo viene usato da alcuni anni per mostrare l’andamento del mercato azionario (→ Smartmoney > Map of the market). Oggi vedo che è utilissimo per vedere a colpo d’occhio le diverse voci del budget degli Stati Uniti così come proposto dal presidente Obama per il 2012. Spostando il mouse vedi apparire dei pop-up con i valori assoluti e il loro importo per famiglia (household): ma guarda, gli USA prevedono di spendere 4.000 $ per famiglia in interessi sul debito pubblico.
Capisci perché ai quotidiani cartacei preferisco quelli digitali?
Quotidiano cartaceo o digitale?
Sino a pochi mesi fa ero a favore dei quotidiani su carta: una semplice forza dell’abitudine senza nessuna giustificazione logica. Una piacevole abitudine quando ero a Reggio Emilia in albergo: al mitico Morandi (→ sito web) sapevo che alle 6.30 potevo scendere a fare colazione e che il simpatico Socol mi avrebbe consegnato con un sorriso il Sole 24 Ore e, a scelta, Repubblica o Corriere della Sera. Vuoi mettere?
A La Magdeleine le cose sono però un po’ differenti: i giornali arrivano alle 8.30-9 e bisogna uscire per acquistarli. Tu dirai: ma così fai due passi e non ti viene la pancia. Vero, ma per la pancia preferisco sciare. E poi uscire a comprare il giornale mi fa sentire pensionato: orrore visto che lo sono quasi.
La ragione della migrazione al digitale è però diversa: se non vivi da solo/sola sai che non c’è nulla di peggio che aspettare il tuo turno per leggere il giornale. Per me e Bianca è così e quindi per evitare la seccatura dell’attesa ci eravamo adattati a comprare due quotidiani.
Per un paio d’anni abbiamo fatto così. Poi una mattina mentre mi facevo la barba ho fatto due conti: 1,20 € x 2 x 365 giorni. Due quotidiani costano circa 900 euro all’anno! NOVECENTO EURO! Cioè come due paia di sci! Una follia scomoda e poco ecologica visto che si tratta di un paio di quintali di carta all’anno.
Detto fatto, mi sono abbonato a La Stampa in formato pdf: per 93 euro all’anno posso leggere l’edizione Aosta anche quando sono fuori valle (→ abbonamenti).
Tu dirai ma così leggi un solo quotidiano. Vero, ma basta e avanza: il secondo lo leggevo solo per avere qualcosa da fare mentre Bianca leggeva La Stampa. Adesso mi basta fare la copia del file pdf e passargliela su una chiavetta.
Mi dispiace non passare più al bar a prendere i giornali ma ho pensato che posso entrare ogni tanto a comprare qualche gelato: con 800 euro risparmiati posso riempire il frigo tutte le settimane.

















